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LA CAMERA DEI
CUMULATI - A MONTECITORIO UN VITALIZIO NON SI NEGA A NESSUNO -
DUEMILA EX PARLAMENTARI RICEVONO OGNI MESE UN ASSEGNO DI MIGLIAIA DI
EURO, A CUI SPESSO SI AGGIUNGE LA PENSIONE - LE BENEMERITE RINUNCE
DI VELTRONI,LETTA E GUZZANTI.
Pierluigi Franz per "La Stampa"
Ci sono anche due volti noti del mondo del pallone, Giancarlo Abete
e Guido Rossi, fra i beneficiari del vitalizio regalato dallo Stato
agli ex parlamentari. Il neo presidente della Figc riceve 6.590 euro
al mese per i suoi 13 anni a Montecitorio, mentre l'ex Commissario
straordinario della Figc riceve ogni mese 3.108 euro per i suoi 5
anni trascorsi al Senato dall' 87 al '92.
E pensare che il 76enne ex presidente di Telecom Italia non ama
incassare pensioni. Preferisce gestirsele direttamente tanto è vero
che citò la Cassa Forense per riavere in contanti tutti i contributi
che vi aveva versato come avvocato. E nel 2003 la Cassazione gli
dette ragione: la Cassa gli rimborsò parecchi milioni di euro, ma
cambiò poi le regole per evitare che altri legali lo imitassero.
Sono circa 2 mila gli ex parlamentari e poco più di mille gli eredi
di deputati e senatori che ricevono gratis da Camera e Senato un
vitalizio, variabile da 3 mila 108 (più di 6 volte la pensione
sociale) a 9 mila 947 euro al mese a seconda della durata in carica.
Costo annuo per l'Erario: 187 milioni di euro (127 pagati dalla
Camera e 60 dal Senato).
Il vitalizio non può essere rifiutato. Unica alternativa è quella
seguita dal Sindaco di Roma Walter Veltroni, già ministro dei Beni
Culturali, che con un nobile gesto ha devoluto in beneficenza alle
popolazioni africane l'assegno di 9.014 euro mensili. Ma quanti
seguiranno il suo esempio? Se il vitalizio può essere in qualche
modo giustificato come segno di riconoscenza dello Stato per chi ha
rappresentato la Nazione, sedendo sui banchi di Montecitorio o di
palazzo Madama senza avere altre forme di pensione, fa invece
discutere l'entità dell'assegno anche per chi è rimasto poco tempo
in
carica e la sua cumulabilità con altri redditi.
Da 37 anni c'è poi un'altra anomalia che nessun politico intende
correggere: i dipendenti pubblici e privati eletti deputati,
senatori, europarlamentari, governatori di Regioni e sindaci di
grandi città - grazie all'art. 31 dello Statuto dei lavoratori -
possono conservare il posto di lavoro mettendosi in aspettativa con
il diritto di vedersi accreditare i contributi figurativi
dall'Inpdap, dall'Inps o dall'Inpgi.
In pratica, quasi per magia magistrati, professori universitari,
militari, ambasciatori, insegnanti, bancari, piloti, medici
ospedalieri, ferrovieri, telefonici e giornalisti hanno diritto al
vitalizio dello Stato ed ai contributi in gran parte gratuiti (fino
al '99 il regalo era, invece, totale) sulla loro futura
pensione per tutta la durata del
mandato se al momento dell'elezione era già aperta una posizione
previdenziale. Molti
vitalizi finiscono così per sommarsi a pensioni maturate a spese di
"Pantalone" o di enti previdenziali di categoria. E d'incanto
ottengono quasi gratis 2 pensioni per lo stesso arco di tempo in cui
hanno svolto funzioni pubbliche.
Il costo per l'Erario è stato calcolato in almeno 5 miliardi di
euro, pari a circa 10 mila miliardi di lire, ma nella legge n. 300
del '70 non era prevista alcuna copertura di spesa. Ad esempio,
molti giornalisti parlamentari hanno chiesto l'accredito dei
contributi figurativi: dal leader di An ed ex ministro degli Esteri
Gianfranco Fini al ministro degli Esteri ds Massimo D'Alema, dall'ex
ministro delle Poste Maurizio Gasparri (An) all'ex ministro della
Sanità Francesco Storace (An), dall'ex Sottosegretario alla
Presidenza del Consiglio Paolo Bonaiuti (Forza Italia) all'ex
segretario Udc e ideatore del Movimento dell'Italia di Mezzo Marco
Follini.
In pratica, la loro pensione finisce per essere in parte pagata dai
loro colleghi in attività perché l'Inpgi è un ente privatizzato
senza più l' ombrello dello Stato. Altri loro colleghi hanno,
invece, già maturato la pensione: il ministro della Giustizia
Clemente Mastella (Udeur), il presidente della Rai Claudio
Petruccioli, gli ex direttori del Tg2 Alberto La Volpe, del Gr Rai
Gustavo Selva, di "Panorama" Carlo Rognoni, de "L'Europeo" Gianluigi
Melega, de "Il Tirreno" Sandra Bonsanti, de "La Gazzetta del
Mezzogiorno" Giuseppe Giacovazzo, de "L'Avanti" Ugo Intini, nonchè
Corrado Augias, Alberto Michelini, Carla Mazzuca, Luciana Castellina
e Gianfranco Spadaccia.
Solo due giornalisti hanno sinora rinunciato ai contributi
figurativi gratis sulla loro pensione: l'ex direttore de "il Tempo"
ed ex Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta e
il Vicedirettore de "il Giornale" Paolo Guzzanti.
Persino chi ha frequentato poco o niente Montecitorio come il
professor Toni Negri, eletto nell'83 nelle file dei radicali, e che
ha preferito restare in quei 5 anni a Parigi perché ricercato,
incassa 3.109 euro al mese oltre ai contributi gratis per 5 anni
sulla pensione di docente universitario. Anche l'ex ministro della
Difesa Mario Tanassi condannato nel '79 dalla Corte Costituzionale
per lo scandalo Lockheed gode di un vitalizio di 7.709 euro.
Ricevono lo cheque tre ex presidenti della Corte Costituzionale:
Leopoldo Elia (6.590 euro) e Aldo Corasaniti (3.108 euro) poi eletti
al Senato, mentre l'ex ministro, Mauro Ferri, riceve 9.387 euro per
i suoi 25 anni trascorsi alla Camera. Per la loro attività
parlamentare assegni anche per due ex vicepresidenti della Consulta:
Ugo Spagnoli (9.760 euro) e Francesco Guizzi (3.108).
Duplice vantaggio (vitalizio di 8.455 euro più contributi gratis
sulla futura pensione Inpdap) per il presidente di sezione di
Cassazione ed ex sottosegretario agli Esteri Claudio Vitalone e per
l'ex ministro dei Lavori Pubblici Enrico Ferri (3.108 euro).
Pensione di magistrato con contributi figurativi per l'ex Capo dello
Stato e senatore a vita Oscar Luigi Scalfaro, che ha indossato la
toga solo per pochi anni nel dopoguerra. Anche l'ex P.G. di Roma ed
ex ministro della Giustizia Filippo Mancuso beneficia di un
vitalizio della Camera di 4.725 euro. Stesso importo per l'ex p.m.
del pool
di Mani Pulite Tiziana Parenti, mentre l'ex deputato di An Publio
Fiori percepisce 9.947 euro, ma gli spettano anche i contributi
gratuiti sulla pensione di avvocato dello Stato.
Altri legali beneficiano del vitalizio: 3.108 euro sia al professor
Carlo Taormina, ex difensore della signora Annamaria Franzoni, sia
all'ex presidente della Commissione pari opportunità Tina Lagostena
Bassi. Più consistenti, invece, gli importi per il radicale Mauro
Mellini rimasto per 16 anni a Montecitorio (6.963 euro) e per
l'Udeur Lorenzo Acquarone (9.387 euro) . A questa cifra risultano
ex-aequo l'attuale presidente del Cnel ed ex ministro per le
Attività produttive Antonio Marzano, l'ex ministro dei Lavori
Pubblici Nerio Nesi, il demoproletario Mario Capanna e il sindaco di
Venezia Massimo Cacciari.
Lunga la lista di altri ministri della Prima Repubblica: Franco
Bassanini, Giuseppe Zamberletti, Remo Gaspari, Luigi Gui, Virginio
Rognoni, Vincenzo Scotti e Franco Nicolazzi (9.947 euro ognuno),
Antonio Gava (9.636 ), Filippo Maria Pandolfi (9.512), Salvatore
Formica (9.387), Salvo Andò, Pietro Longo e Claudio Martelli
(8.455), Renato Altissimo (8.828) ed Emilio De Rose (4.725). Tra i
medici incassa un vitalizio di 3.108 euro il celebre cardiochirurgo
Gaetano Azzolina. Stessa cifra per il regista Pasquale Squitieri,
mentre a Franco Zeffirelli vanno 4.725 euro.
Tra i beneficiari del vitalizio come ex parlamentari non mancano,
infine, personaggi del mondo della finanza, ma nel loro caso non vi
è, però, il cumulo con i contributi figurativi a spese di
"Pantalone": l'ex ministro degli Esteri Susanna Agnelli (8.455
euro), l'ex ministro dei Lavori Pubblici Francesco Merloni (9.947),
Luigi Rossi di Montelera (8.455), Franco Debenedetti (6.590),
Vittorio Cecchi Gori (4.725) e Luciano Benetton
(3.108).
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