Sinteticamente : - le principali differenze fra le tecniche in uso,
allo scopo di dare una idea generale sull'argomento.
La
vinificazione avviene grazie alla complessa azione di alcuni lieviti
(normalmente presenti sulla buccia degli acini) che trasformano lo
zucchero in alcol, provocando la cosiddetta fermentazione alcolica.
Durante questa azione avvengono migliaia di processi chimici che danno
origine alla complessa struttura del vino. Sebbene la fermentazione
alcolica tenda ad avvenire spontaneamente dopo la spremitura dell'uva,
generalmente vengono aggiunti al mosto lieviti selezionati che
garantiscano uno svolgimento ottimale del processo.
Parleremo di vinificazione in rosso, in bianco e in rosato.
Accenneremo anche alle tecniche per la spumantizzazione: Metodo
Classico e Charmat. Infine troverete qualche appunto sulla
fermentazione malolattica e sulla sua importanza.
Nella vinificazione in rosso le parti solide dell'uva (bucce e
semi, chiamati vinaccioli) vengono lasciate in macerazione insieme al
mosto. Prima della pigiatura l'uva viene quasi sempre diraspata, in
quanto i raspi rendono il gusto astringente e diluiscono la
concentrazione di colore. Più tempo le bucce restano a contatto con il
mosto, maggiore sarà l'intensità di colore del vino. Generalmente
questo tempo oscilla da un minimo di 4/5 giorni per i rossi più
leggeri, fino a un massimo 3/4 settimane per i rossi più tannici e
concentrati. Terminato questo tempo, le parti solide vengono tolte dal
mosto, o sgrondate, e torchiate. La torchiatura produce un mosto molto
tannico e colorato che spesso viene vinificato a parte e aggiunto al
vino fiore in quantità calibrata per dargli spessore.
La vinificazione del mosto prosegue con meticolosi controlli,
travasi e colmature, e al termine di questi processi avviene
l'imbottigliamento.
Rispetto alla vinificazione in rosso, quella in bianco differisce
principalmente per il fatto che le parti solide, o vinacce, dell'uva
non non vengono lasciate in macerazione con il mosto. In questo modo
il vino non si carica di tannini e sostanze coloranti. A questo scopo
possono venire impiegate pigiatrici molto sofisticate con membrane a
camera d'aria che schiacciano l'uva con estrema delicatezza, e fanno
in modo che le parti solide non cadano nella vasca insieme al mosto.
Le vinacce vengono subito torchiate con pressione calibrata, e il
risultato della torchiatura può essere aggiunto, tutto o in parte, al
resto del mosto. La quasi totale mancanza di tannini rende il mosto
bianco particolarmente delicato e bisognoso di attenzioni.
La vinificazione in bianco può essere eseguita anche con uve scure:
il Pinot Nero, per esempio, è una varietà usata spesso per produrre
vini bianchi.
A volte, per ottenere vini bianchi di maggiore struttura, si
pratica una breve macerazione delle vinacce insieme al mosto.
E' fondamentalmente una via di mezzo fra la tecnica di
vinificazione in rosso e quella in bianco. Si ottiene dalla
vinificazione di uve scure, avendo cura di lasciare le vinacce in
macerazione per un periodo molto breve, in modo da conferire un colore
delicato.
Il metodo Classico, o Champenois, è la tecnica di
vinificazione usata per la produzione dei migliori spumanti. La base
di partenza è un vino bianco già maturo, fermo, spesso una cuvée (o
miscuglio) di vini accuratamente selezionati. Si esegue
l'imbottigliamento in bottiglie di tipo borgognone con l'aggiunta di
lieviti selezionati. La chiusura è ottenuta con un particolare tappo a
corona dotato, verso l'interno della bottiglia, di una piccola vasca
di raccoglimento. Il vino rifermenta all'interno della bottiglia, e
questa fase, detta "sui lieviti", può durare anche anni. Poi le
bottiglie vengono messe in particolari rastrelliere chiamate "pupitres"
dotate di un foro ogivale che permette di variare l'inclinazione della
bottiglia. Le bottiglie vengono poste in orizzontale e poi col passare
dei giorni gradualmente inclinate a testa in giù fino alla posizione
verticale, per consentire ai sedimenti di raggiungere la vaschetta
incorporata nel tappo. Al termine di questo procedimento le bottiglie
sono pronte per la sboccatura: il tappo a corona viene tolto insieme
ai sedimenti e al suo posto, dopo avere ricolmato la bottiglia, viene
immediatamente inserito il classico tappo da spumante in sughero.
La differenza principale tra metodo Classico e metodo Charmat,
è che quest'ultimo non prevede la rifermentazione in bottiglia. Il
vino di base viene rifermentato in un grande vaso vinario ermetico
chiamato autoclave. Questa tecnica si presta alla meccanizzazione del
processo, e consente, spacialmente per grandi quantità, una notevole
riduzione dei costi. Il metodo Charmat, sapientemente condotto, può
dare origine a ottimi spumanti.
Fermentazione malolattica
La fermentazione malolattica non è una tecnica di vinificazione ma
un particolare fenomeno che si verifica generalmente all'inizio della
primavera. L'innalzamento della temperatura, infatti, favorisce questo
tipo di fermentazione lenta che trasforma l'acido malico in acido
lattico. Ne risulta un ammorbidimento del vino dovuto al fatto che
l'acido lattico è meno astringente al gusto rispetto all'acido malico.
La fermentazione malolattica gioca un ruolo fondamentale nel
determinare il carattere del vino. Tutti i vini, bianchi e soprattutto
rossi con corpo e struttura hanno svolto la malolattica; diversamente,
questa fermentazione non è desiderabile quando si vogliono ottenere
vini freschi e acidi, specialmente bianchi di pronta beva.
Nelle giuste condizioni e con una concentrazione non eccessiva di
anidride solforosa (usata come disinfettante durante i processi di
vinificazione), la fermentazione malolattica può avvenire
spontaneamente. Diversamente, può essere indotta con l'aggiunta di
lieviti selezionati.