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I Veda sono i più antichi documenti
riguardanti lo Spirito umano, e probabilmente anche i più antichi
testi riguardanti quella che è stata definita la Scienza Sacra.
La parola Veda significa "Conoscere" e
letteralmente sta a indicare "ciò che è stato visto, dai Saggi" (Rsi),
vengono infatti definiti Sruti, o il ritmo dell'infinito
udito dall'anima. Le parole drsti e sruti, che sono
espressioni vediche, indicano come la conoscenza vedica non sia
oggetto di dimostrazione logica, ma di penetrazione intuitiva. L'anima
del poeta ode la verità rivelata in una condizione ispirata, quando la
mente è innalzata al di sopra del ristretto piano della consapevolezza
discorsiva.
Sono composti da quattro raccolte:
RgVeda, YajurVeda, SamaVeda, AtharvaVeda.
La compilazione di questi testi viene
fatta risalire quasi sicuramente intorno al xv sec a.C.
Ogni Veda a sua volta è suddiviso in
tre sezioni; i Mantra, i Brahmana e gli Aranyaka, e le Upanisad.
I Mantra sono delle raccolte di Inni,
chiamata anche Samhita, e sono l'opera di poeti.
I Brahmana raccolgono i precetti e i
doveri di carattere religioso, e appartengono ai sacerdoti.
Le Upanisad rappresentano le
meditazioni dei filosofi, e gli Aranyaka fungevano da anello di
congiunzione tra i due.
Vennero codificati dalla civiltà
indoariana in base ai quattro stadi coscienziali di vita, lo studente
si avvicinava agli Inni, i rituali dei Brahmana dovevano essere
osservati dal capofamiglia, che però una volta raggiunta la vecchiaia
e quindi lo stadio di anacoreta si ritirava nella foresta e doveva
sostituirli con gli Aranyaka iniziandosi alla contemplazione del culto
sacrificale sui suoi aspetti simbolico e spirituali.
L'ultimo stadio è quello del Samnyasin,
il rinunciatario che viene guidato dalla saggezza delle Upanisad
La Rgvedasamhita è sicuramente la prima
raccolta e la più importante.
Nel suo stato attuale, la raccolta
comprende 10.462 strofe di lode formanti con alcune ripetizioni,1017
inni (sukta: i ben detti), più 11 posteriormente aggiunti, per un
totale di 153.836 parole.
Questa enorme massa di testi, si
articola in dieci "cerchi" (i Mandala), detti per convenienza libri,
contenenti materiale appannaggio di diverse famiglie (i kula) aventi
per eponimo famosi veggenti, talora di discendenza divina, i cui nomi
sono stati trasmessi in testa alla maggior parte degli inni, o come
dato tradizionale, o per accrescerne l' autorità.
Il corpus dello Rgveda viene poi
completato con gli inni che appartengono al periodo posteriore, i
Brahmana Aranyaka che accompagnano la Samhita in un ricco repertorio
di notizie sui riti e la loro eziologia, periodo questo in cui la
convenzione e il formalismo prendono il posto dello slancio poetico e
intuitivo tipico dei veggenti precedenti.
Comunque ogni Brahmana termina con un
omonima Upanisad (testo esoterico da apprendersi sedendo (sad)
rispettosi in basso (upa) presso (ni-) i piedi del maestro), frutto di
una riflessione matura e consapevole sul significato del mondo e del
posto che l'uomo vi occupa.
Sono vari e contrastanti le opinioni
riguardo lo spirito degli inni vedici. Secondo alcuni la Rgveda e' una
raccolta di semplici e spontanee preghiere, secondo altri i Veda sono
la rappresentazione di una prima forma di monoteismo.
Altri ancora considerano le divinità
vediche come delle allegorie, degli attributi della Divinità Suprema.
Interessante e' l'opinione del mistico
filosofo indiano Aurobindo Gosh per il quale i Veda sono praticamente
delle dottrine mistico filosofiche segrete accessibili solo agli
iniziati.
Considera gli Dei degli inni come
simboli di qualità psicologiche.
I Veda per Aurobindo sono una religione
misterica similmente alle dottrine orfiche ed eleusine dell'antica
Grecia.
La concezione però fino ad oggi più
adottata e' quella che già allora si erano fatta i successivi
compilatori dei Brahmana e delle Upanisad, cioè che i Veda sono quegli
Inni poetici a volte sublimi, a volte misteriosi ed oscuri, che i
veggenti vedici si deliziavano a decantare, contemplando gli splendori
della natura.
Il culto della natura, del sole, del
cielo, delle stelle, ecc...e' la prima forma della religione vedica,
segnando il passaggio dall'adorazione delle forze esteriori della
natura alla religione spirituale delle Upanisad.
Infatti nella prima fase di
composizione gli inni erano frutto di pura poesia, di vero slancio
creativo, non si ha nessuna traccia di quello che caratterizzerà
l'epoca più tarda, il sacrificio. Qui l'unica offerta fatta agli Dei
era la preghiera.
Solo successivamente gli Inni vennero
raggruppati e poi raccolti sistematicamente delineando pian piano le
idee riguardanti appunto il Sacrificio.
Nello Rgveda compaiono Agni, Indra,
Varuna, Soma, Mitra, ecc....tutte divinità prodotte dalle intuizioni
dei veggenti (Rsi) che proclamarono divine tutte le bellezze e le
forze della natura.
Sorprendente e' la quantità di divinità
presenti, cosa che dona un carattere politeistico agli Inni.
Nonostante questo possiamo individuare altri strati di pensiero,
caratteristici del monoteismo e infine del monismo.
Le divinità Vediche
L' ariano era intento a forgiare gli
dei a propria immagine, e nello Rg veda è chiaramente visibile tutto
il procedimento con la quale l'uomo li creò.
Nel Rgveda compare per la prima volta
il termine "Deva".
Il solo, la luna, il cielo sono deva,
perché "donano luce all'intero creato", Deva e' colui che da
all'uomo".
Il padre. la madre sono Deva, il
sapiente che dona i suoi insegnamenti e' Deva.
Deva significa luminoso, quindi Deva e'
anche Dio in quanto Dio e' Luce.
Ed è Dayus il termine generale che
denotava le caratteristiche comuni di tutti gli esseri risplendenti.
Esso non è soltanto una divinità indoiranica, ma anche indoeuropea;
esiste in Grecia come Zeus, in Italia come Juppiter (Padre celeste) e
tra le tribù teutoniche come Tyr e Tyi.
Il numero degli dei crebbe e a molti
altri venne dato il potere creativo e il riconoscimento di "Colui
che creò il cielo e la terra".
Varuna, il dio del cielo, il dio più
etico dei veda.
Il suo nome deriva dalla radice var che
significa coprire, circondare, legare, e corrisponde al greco Urano e
all'Ahura Mazda dell'Avesta.
Mitra è il suo fedele compagno. Varuna
e Mitra, considerati insieme esprimono il giorno e la notte.
Ma Varuna è soprattutto il custode
della legge cosmica il "Rta".
Egli veglia sul mondo, punisce i
malfattori e perdona gli errori di coloro che implorano la sua
misericordia; il sole è il suo occhio, il cielo è la sua veste e la
tempesta il suo respiro. I fiumi scorrono per suo ordine; il sole
brilla, le stelle e la luna seguono il suo corso per timore di lui.
Egli è onnisciente, è il dio supremo
che segue la legge eterna del mondo morale che egli stesso ha
stabilito.
Il Rta che letteralmente significa "il
corso delle cose" indica l'ordine cosmico, la legge in generale, e
la giustizia, corrisponde agli universali di Platone.
Egli è la Realtà permanente che rimane
immutabile attraverso il tumulto del cambiamento.
Il Rta esiste prima della
manifestazione di tutti i fenomeni.
Qui fa la comparsa, per la prima
volta, la tendenza verso una concezione mistica di una realtà
immutabile.
Altre divinità vediche sono i Marut, i
venti; Surya il sole con il suo doppione Savitr. Anche in lui è
presente un elevato aspetto morale, allorchè viene implorato dal
peccatore ravveduto che invoca il suo perdono.
Il bellissimo inno a Gayatri è
indirizzato a Surya sotto forma di Savitr: " Meditiamo
sull'adorabile splendore di Savitr; che egli possa illuminare le
nostre menti."
Surya sotto forma di Visnu "sostiene
tutti i mondi".
Visnu è il dio dei tre grandi passi.
Egli percorre la terra, il cielo e i più alti mondi visibili ai
mortali. Occupa una posizione subordinata nel Rg veda anche se in
seguito acquisterà una grande importanza.
Pusan, altra divinità solare,
protettore dei pastori, dei viandanti e degli agricoltori.
I figli del cielo, i gemelli Asvin
inseparabili signori della luminosità.
Sono stati idealizzati contemplando i
fenomeni crepuscolari dell'alba e del tramonto.
Aditi, l'illimitato, il libero, padre
dei vari aditya, tra cui spiccano gli dei Varuna e Mitra.
"Aditi è il cielo, Aditi è la
regione intermedia, Aditi è padre madre e figlio, Aditi è tutti gli
dei e le cinque tribù, Aditi è tutto ciò che è nato, Aditi è tutto ciò
che nascerà"-
Segua Agni secondo per importanza
soltanto ad Indra, a cui vengono dedicati almeno 200 inni; Agni che
come il sole ardente accende ogni cosa che sia infiammabile. E' il
fulmine che viene dalle nuvole ed ha come vessillo il fumo.
Fumo che diventerà sacro in quanto
anello di congiunzione tra la terra e il cielo.
Agni assume così il ruolo di mediatore
tra gli uomini e gli dei.
Divenne anche importante il culto di
sostanze inebrianti ricavate da piante, che diventarono per la
popolazione piante per eccellenza, e divenne un sacrificio sacro anche
tutto il processo della loro preparazione.
E' Soma, il dio dell'ispirazione,
simile all'Haoma dell'Avesta e al Dioniso greco, il dio dell'ebbrezza,
del vino e dell'uva.
Gli inni dedicati a Soma venivano
cantati mentre il succo veniva spremuto dalle piante: "Noi abbiamo
bevuto il Soma, siamo diventati immortali, siamo entrati nella luce,
abbiamo conosciuto gli dei". C'è poi Yama, il signore della morte,
Parjanya, il dio ariano delle nuvole che forse divento in seguito in
Indra.
Indra lo Zeus indiano; probabilmente il
dio più popolare dei Veda.
Dirige il fulmine e sconfigge
l'oscurità da la luce e la vita, vigore e freschezza.
Diventa col tempo lo spirito divino, il
signore di tutto il mondo e di tutte le creature, colui che ode e
sente tutto, il vittorioso dio delle battaglie degli ariani nelle
lotte con il popolo indigeno.
I tempi cambiarono e gradatamente Indra
prende il posto di Varuna nella posizione più elevata del pantheon
vedico.
Varuna il maestoso, il sereno, il
giusto, non risponde più ai tempi di azione di lotta e di conquista in
cui vengono a trovarsi gli ariani.
Segue Rudra, il dio guerriero, che nel
Rg veda non occupa un posto importante diventerà poi Siva il benefico,
intorno al quale andrà sviluppandosi tutta una tradizione.
In una fase più tarda torniamo ad uno
sviluppo monoteistico del pensiero ariano, ritorna il concetto di
Unità già realizzato nell'idea del Rta.
L'ariano vedico sentì profondamente il
mistero di una realtà ultima e l'inadeguatezza delle concezioni
prevalenti, interessati come erano alla scoperta di un unico principio
creativo dell'universo che fosse inerente e imperituro.
Pian piano l'idealizzazione graduale
del concetto di Dio così come appare nel culto di Varuna tende a
sostituire un antropomorfismo politeistico con un monoteismo
spirituale.
Gli innumerevoli dei furono considerati
manifestazioni dello spirito universale e governarono sotto la
sovranità del Supremo.
Il Signore delle creature, il Supremo, diventa Visvakarman o
Prajapati, a volte descritto come il Dio dorato, Hiranyagarba, l'unico
signore di tutto ciò che esiste. |