VINI BIANCHI E VINI ROSATI
Queste le tecniche di produzione dei bianchi: le uve vengono spremute
in particolari presse orizzontali, dotate di cilindri bucherellati che
ruotano sul loro asse facendo avvitare internamente delle piastre. Il
mosto cade attraverso i buchi in un serbatoio sottostante e la
fermentazione avviene solo nella parte liquida del mosto, che non
contiene sostanze coloranti rosse. Questa vinificazione "in bianco"
può anche essere usata per particolari uve rosse, quando si vogliano
ottenere mosti non colorati o appena rosati: i primi vengono
utilizzati soprattutto come basi per gli spumanti (lo Champagne sono
per due terzi prodotti con uve Pinot Nero) ed i secondi per i vini
rosati, che non sono quindi dei tagli fra i vini bianchi e quelli
rossi, ma frutto di una particolare tecnica di vinificazione.
VINI ROSSI
Questo il procedimento per i rossi: le pigiatrici sono molto diverse e
separano, prima di pressarli, gli acini dai graspi. In seguito, bucce
e mosti fermentano insieme per periodi differenti a seconda delle
varietà dell'uve e del tipo di vino che si vuol fare: per un rosso
leggero e fragrante, occorrono pochi giorni; per i grandi rossi
(Barolo, Barbaresco, Brunello, Chianti, Amarone), il periodo di
fermentazione ed il contatto del mosto con le bucce può protrarsi dai
20 ai 30 giorni (la durata dipende dal vitigno e dall'area di
produzione) e per favorire una migliore estrazione delle sostanze,
vengono effettuati continui rimontaggi. La vinificazione "in rosso"
può, raramente, essere adottata anche con uve bianche. Il contatto del
mosto con le bucce può anche avvenire per poche ore ed a bassa
temperatura, quando si devono produrre vini bianchi con particolari
caratteri aromatici (per passare al vino sostanze che si trovano nelle
bucce degli acini e non nella polpa). Dopo la svinatura, il vino è
messo in botti o barriques di legno di diversa capacità e lì rimane
per il tempo previsto dal disciplinare di produzione, in linea di
massima da due a tre anni per la maggior parte dei vini d'alto pregio.
VINI SPECIALI
La distinzione, logicamente, si trova anche nella legislazione
italiana che classifica come "vini speciali" tutti quelli che non
rientrano nel normale trattamento di cantina, ma che subiscono
trattamenti particolari: frizzanti, spumanti, passiti e liquorosi,
aromatizzati.
VINI FRIZZANTI
Si tratta di vini "spumeggianti" ma con una pressione inferiore a
quella degli spumanti (massimo 2,5 atmosfere anziché minimo 3
atmosfere) e un tipo di confezione e tappatura in genere diverso da
quello tradizionale degli spumanti stessi. Questa categoria, che in
Italia pone alla ribalta soprattutto il
Lambrusco, ma anche parecchi vini bianchi.
VINI SPUMANTI
Le mille bollicine e la forte pressione interna che determina il
classico botto all'apertura della bottiglia sono opera dell'anidride
carbonica, che si forma in modo naturale nel vino spumante durante il
processo di fermentazione alcolica. Due sono i metodi di
spumantizzazione adottati dai produttori: mediante autoclave (metodo
Charmat) oppure lasciando spumeggiare spontaneamente il vino già
imbottigliato (metodo Classico).
Il metodo Charmat è un sistema di spumantizzazione molto più rapido ed
anche economico: la nuova fermentazione avviene sempre addizionando al
vino base uno sciroppo di lieviti e zuccheri, a differenza del Metodo
Classico, non più in bottiglia, ma in autoclavi (grandi contenitori di
acciaio che sopportano pressioni fino a 10 atmosfere). E' ideale
soprattutto per i vini che non hanno bisogno di un lungo periodo
d'invecchiamento e che hanno negli aromi primari di freschezza la loro
principale caratteristica. Il Prosecco e l'Asti sono i migliori
esempi.
Il metodo Classico o Tradizionale è quello fatto con i lieviti: con la
fermentazione degli zuccheri e la trasformazione in alcol ed anidride
carbonica, si forma quella spuma che rimane imprigionata nella
bottiglia chiusa ermeticamente. Le uve usate devono essere non molto
mature e devono essere lavorate secondo la tecnica della vinificazione
in bianco, pressando l'uva in modo soffice ed in più fasi; il mosto
prodotto si terrà separato ed, in primavera, si effettuerà la cuvée,
un "blend" delle diverse partite di vino. Il vino è quindi
imbottigliato ed a questo punto che si aggiunge il "liquer de tirage",
uno sciroppo formato da lieviti e zuccheri. Questa operazione viene
condotta per ogni singola bottiglia, poi sigillata con tappo a corona.
Le bottiglie vengono adagiate, in posizione orizzontale, su cavalletti
in legno (pupitres), dove rimangono per un periodo compreso tra i 12
ed i 36 mesi. In questo tempo avviene una nuova fermentazione
alcolica, che produce anche anidride carbonica e residui fecciosi.
Questi ultimi vengono fatti precipitare verso il collo della bottiglia
con piccole rotazioni manuali periodiche (remouages); ogni piccola
rotazione dà sempre maggiore inclinazione alla bottiglia fino a
raggiungere una posizione quasi verticale. A fermentazione avvenuta,
il collo delle bottiglie, dove si sono concentrati i depositi
fecciosi, viene congelato. Togliendo il tappo corona, la pressione,
che si è formata per effetto dell'anidride carbonica, provoca
l'espulsione del tappo di fecce, con conseguente fuoriuscita di una
piccola quantità di spumante, prontamente ricolmata con un "liquer d'expédition"
(una miscela di zucchero, spumante vecchio o cognac o altro liquore).
Questo "liquer" determina la tipologia dello spumante. La bottiglia è
quindi tappata con tappo dalla tradizionale configurazione a fungo e
relativo ancoraggio con gabbietta metallica. Lo spumante può essere
definito, secondo il residuo zuccherino:
- Brut, con residui inferiori a 15 grammi/litro
- Extra Brut, con residui compresi tra i 15 ed i 20 grammi/litro
- Secco, con residui compresi tra i 20 ed i 35 grammi/litro
- Semi-Secco, con residui compresi tra i 35 ed i 50 grammi/litro
- Dolce, con residui superiori ai 50 grammi/litro
Gli spumanti senza aggiunta del "liquer d'expédition" prendono il nome
di pas dosé.
VINI PASSITI E LIQUOROSI
Sono vini di gradazione alcolica effettiva compresa tra i 15 e i 22
gradi. Appartengono a questa classe anzitutto il Marsala e poi vini
come il Passito di Pantelleria, Caluso passito, Vernaccia di Oristano,
Cinqueterre Sciacchetrà, oltre ai diversi Moscati, Aleatici, Malvasie
… Il processo di appassimento inizia quando l'uva ha raggiunto il
massimo grado di maturazione e gli acini iniziano a perdere acqua.
Questa procedura dà origine alle uve che serviranno per la
vinificazione dei vini passiti o da meditazione. Le tecniche
d'appassimento sono diverse da regione a regione: grappoli che
rimangono sulla vite, esposti al sole o messi al riparo in locali
aerati, appesi al soffitto o disposti su graticci, o in cassette o
tavole … Le uve rimangono in questa posizione per diversi mesi e la
fermentazione è molto lenta, a causa dell'alto tenore zuccherino che
attenua l'azione dei lieviti. La realizzazione di vini passiti ha
bisogno d'uve particolari e di condizioni climatiche specifiche (in
alternanza, umidità e sole). Con l'arricchimento alcolico (alcol o
mosto concentrato), questi vini si definiscono liquorosi.
VINI AROMATIZZATI
Si distinguono per il gusto caratteristico determinato dall'aggiunta
d'estratti naturali. Il Vermut è senz'altro il più noto tra questi
vini; a determinare il suo sapore peculiare è l'artemisia. Tutti i
vini di questa tipologia hanno una gradazione compresa tra i 16 e i 22
gradi e un contenuto zuccherino non inferiore a 14 grammi per 100
millilitri di vino (se all'uovo almeno 25 grammi), ma il Vermut "dry"
deve avere non più di 4 grammi di zucchero e almeno 18 gradi d'alcool
effettivo. Altro prodotto che sta tornando in auge è il Barolo
Chinato, che deve il suo nome alla china calissaia usata per
ottenerlo.