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Entrando
nel dettaglio, di questi 20 milioni lordi un
deputato guadagna netti 9.240.000 lire ai quali si
aggiungono 5.500.000 di diaria mensile netti, sempre
che il deputato partecipi a tutte le sedute, 15
mediamente ogni mese, per un emolumento di 350.000 a
seduta. Per ogni assenza in aula vengono detratte
dalla diaria giornaliera solo 300.000 che in genere
sono integrate dalla indennità di missione in
Italia, ovvero: 300.000 lire. Hanno un rimborso
medio mensile per le spese di trasporto pari a
1.300.000 per taxi, traghetti, autobus privati ecc.
Per le spese di rappresentanza e di segreteria
percepiscono altri 6.870.000 mensili. Sommando il
tutto, il guadagno netto di un deputato che non
abbia incarichi speciali o di commissioni, e di
23.000.000 puliti, portaborse compreso. Numerosi
sono poi i benefit: aerei gratis, treni gratis,
autostrade gratis, stadio gratis, musei gratis,
viaggi all’estero gratis fino a 4 milioni annui,
telefono gratis, fotocopie gratis, corsi di lingue
gratis; perfino gli occhiali sono gratis. Senza
contare le polizze assicurative e il trattamento di
fine mandato (la liquidazione degli onorevoli). Se
non si viene rieletti scatta l’indennità di
reinserimento nella società civile, e sono quattrini;
una fotografia di queste prebende è stata scattata
da Gian Antonio Stella. Nel suo ultimo libro, lo
spreco, Stella ci illustra come, Arnaldo Forlani
famoso trombato della prima Repubblica passando alla
cassa dello Stato ritirò la bellezza di 439 milioni,
De Mita prima di rientrare in politica, percepì 378
milioni, il Bettino nazionale 317 milioni, Gava 268
milioni. E le pensioni? Sono d’oro anche queste. Il
motto sembra essere questo: “tagliamole ai poveri
per darle ai ricchi”, una specie di Robin Hood
all’incontrario. Basta una legislatura, infatti, per
assicurarsi un trattamento pensionistico da passare
il resto della vita a comprare gelati ai bambini:
3.700.000 lire ogni mese; con due legislature,
5.200.000; tre legislature, 7.000.000 e cosi via
fino ad arrivare agli oltre 10 milioni di chi
legislature ne ha collezionato sette. Peraltro, il
numero dei parlamentari messi a riposo, e di gran
lunga superiore ai 955 tra deputati (630) e senatori
(325). Beneficiano di privilegi quasi come se
fossero in carica. A cominciare appunto dalle
pensioni. Il Quirinale invece è impenetrabile, si
dice che è la privacy del Colle. La legge 441 del
82, permette di conoscere le indennità e le spese
degli amministratori, dal Presidente del Consiglio
dei ministri ai consiglieri comunali, fuorché uno:
il capo dello Stato. Nel ’97 la prima velina sulle
spese quirinalizie ci informa che l’assegno
personale, chiamato anche appannaggio del presidente
della Repubblica, allora Scalfaro, è stato di
351.476.000. Il Quirinale nel suo complesso costa
agli italiani da 250 a 300 miliardi l’anno, il che
vuol dire che un settenato può costare oltre 2.000
miliardi. Una ciliegina da porre sopra questa torta
pubblica è la seguente: il nuovo ordinamento in
elaborazione al Quirinale prevede che sia assegnata
ai figli primogeniti degli ex presidenti della
Repubblica un’auto di servizio con relativo autista.
Amici come prima. Le recenti elezioni in Giugno
hanno eletto rappresentanti al Parlamento europeo,
nei consigli provinciali e nei consigli comunali.
Un brevissimo sguardo su Strasburgo per vedere cosa
significa l’Europa è d’obbligo. Essere eurodeputato
nel ’99 significa: un’indennità di carica di
18.700.000 ogni mese; per la gestione degli uffici,
posta, computer, giornali e telefono, altri
6.500.000 ogni mese; per le spese di segreteria ed
assistenti altri 18.544.000 ogni mese; per i corsi
di lingua 250.000 ogni mese; corsi di informatica,
333.000 ogni mese; per le spese mediche, altri
2.500.000 ogni mese; la diaria è di 4.700.000 ogni
mese; per i trasferimenti dal Bel Paese a Strasburgo
sono 12.000.000 ogni mese (3 milioni a trasferimento
per quattro volte al mese). La somma? Eccola:
63.527.000 al mese, il che vuol dire per 12 mesi
762.324.000 che per i cinque anni di legislatura fa
una montagna di soldi: 3.811.620.000. Benefit
esclusi, come ad esempio i 90 milioni di
reinserimento se non rieletti dopo la prima
legislatura, piuttosto che i 12.980.000 di pensione
che un eurodeputato dovrà riscuotere all’età di
60anni, e se è vero che in Italia si vive fino a 78
anni, come stabilito dalla legge, rimarrebbero 18
anni da vivere serenamente, calcolo alla mano:
12.980.000 moltiplicato 12 mesi e ancora per 18 anni.
Totale: 2.803.680.000. Il tutto reversibile.
Un Mondo di Privilegi
A Noi le Pensioni!
Silvio Berlusconi lo annunciò nel 1994, allorquando
era a capo della prima esperienza governativa del
centro destra: “per raddrizzare il Paese è
necessario apportare delle modifiche al sistema
pensionistico”. Un boato squarciò le piazze di mezza
Italia. Lo presero per pazzo, sindacati in testa.
Poi, una volta messo alla porta da Palazzo Chigi,
tutti, nessuno escluso, gli hanno fatto eco: “per il
Paese non è necessaria, ma vitale una riforma delle
pensioni”. Quasi ammiccando. A dimostrazione che
cambia il musicista ma non la musica, il pastore ma
non il gregge. Poi nel corso di questi anni nel Bel
Paese in tanti si sono affilati, da auditorium in
videotorium, per dire la propria sulle pensioni. E
sempre più spesso è emersa chiara una cosa: che da
qui a qualche anno -taluni dicono il 2020, talaltri
invece, prevedono addirittura il 2010- non ci
saranno più i soldi per le pensioni. Ed è stato
ripetuto più volte come un appello premonitore
spalmato poco alla volta sulla pelle degli italiani,
da chi di pensioni se ne intende più di ogni altro,
vale dire Ciampi, Dini e Fazio, ossia la triade del
doppio Stato: quello politico e quello economico.
Oggi dunque, agli italiani non rimane che assistere
desolati agli effetti di una cattiva quanto non
remota gestione della politica. C'è chi le pensioni
vuole tagliarle, e chi invece, vorrebbe applicare
loro la legge del taglione. Mentre altri –ci si
riferisce a chi, dal sacro mondo delle pensioni
rimarrà tagliato fuori, (disoccupati, maloccupati e
neooccupati)- insorgono: “Tagliate i privilegi!”
affermano con tono deciso. È senza torto. Saranno
rimasti a bocca aperta quando, sfogliando il
settimanale l'Espresso, hanno trovato in bella
mostra la conclave dei super privilegiati, fra i
quali compare anche chi, dei tagli alle pensioni,
vuole farsene una rendita politica in un contesto
europeo. Conti in tasca dunque, a banchieri,
politici, sindacalisti, manager e giornalisti.
Secondo l’esauriente dossier del settimanale, sono
50 gli uomini d'oro che percepiscono soldi a fiumi,
ma gli italiani che ricevono mediamente un assegno
da 19 milioni ogni mese, sono 2.310. Il motto sembra
essere questo "tagliamole ai poveri per darle ai
ricchi", una specie di Robin Hood all'incontrario.
Citando in ordine i più conosciuti troviamo l'ex
governatore della Banca d'Italia, ex Presidente del
Consiglio, ex ministro e attuale capo dello Stato (quello
economico) Carlo Azeglio Ciampi, l'uomo che ha
ricoperto tutte le cariche più importanti senza
essere mai stato eletto da nessuno. L'assegno, o
meglio gli assegni di Ciampi provenienti da Inps e
da Banca d'Italia S.p.A., ammontano a 852.423.639
l'anno, che diviso dodici fa 71 milioni mensili.
Be’, lordi s’intende. Lamberto Dini attuale ministro
degli esteri sempre da Inps e Banca d'Italia S.p.A.
incassa 650.529.477 l'anno, vale a dire 54 milioni
al mese. Giuliano Amato attuale ministro del Tesoro,
percepisce la pensione erogata direttamente dal
tesoro: 441.599.304 ossia 36.800.000 di lire il mese.
Il senatore Di Pietro, già da quando aveva 45 anni è
titolare di una pensione di poco più di 4 milioni di
lire al mese. Il sindacalista Larizza segretario
generale Uil percepisce 77 milioni l'anno, circa sei
milioni al mese. Il giornalista Vittorio Feltri tra
Inps e Inpgi preleva ben 347.817.030 l'anno, vale a
dire quasi 30 milioni al mese. Ernesto Pascale,
manager, consulente ed ex amministratore di Telecom
Italia incassa dall'Inps 547.761.500 cioè oltre 42
milioni, sulla sua pratica figura la dicitura "recupero
indebito in corso". Tuttavia, l'esempio peggiore
arriva dai parlamentari. Basta una legislatura,
infatti, per assicurarsi un trattamento
pensionistico da passare il resto della vita a
comprare gelati ai bambini: 3.700.000 ogni mese; con
due legislature, 5.200.000; tre legislature,
7.000.000 e cosi via fino ad arrivare agli oltre 15
milioni di chi legislature ne ha collezionato ben
sette. Peraltro, il numero dei parlamentari messi a
riposo, e di gran lunga superiore ai 955 tra
deputati (630) e senatori (325). Beneficiano di
privilegi quasi fossero in carica. A cominciare
appunto dalle pensioni. Ma lo sperpero di risorse
pubbliche e dato soprattutto dalle indennità (d'oro
anche queste ovviamente). Non ultimo infatti, è il
sostanzioso aumento di stipendio che i deputati si
sono autoconcessi in Giugno, adeguando cosi
l'indennità a quella dei senatori che già dal mese
di Gennaio percepivano 1 milione e 300mila in più
ogni mese. |