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QUANTO CI COSTANO I POLITICI


dalla Pagina Daily: Lo stipendio dei parlamentari 

Proprio mentre Silvio Berlusconi annunciava a reti unificate che bisognava stringere la cinta e riformare le pensioni se non si volevano far saltare i conti pubblici, gli onorevoli si sono concessi un nuovo aumento. Quatti quatti, appellandosi all’automatismo che lega gli “stipendi” degli eletti a Montecitorio a quelli dei magistrati presidenti di sezione della Cassazione, i deputati a fine settembre hanno incrementato l’indennità parlamentare di 605 euro. Così da 10.974 euro al mese, la retribuzione sale a 11.579. Con un aumento percentuale del 5,5, ben superiore all’inflazione programmata cui è agganciata la dinamica salariale dei comuni mortali. Non contenti, gli onorevoli si sono concessi anche gli arretrati, a partire dal primo gennaio 2003. Così nella busta paga di settembre hanno trovato l’una tantum di 4.840 euro. Un bel modo per festeggiare la riforma delle pensioni. A proposito di trattamenti di quiescenza, quelli degli ex parlamentari vanno da un minimo del 25 a un massimo dell’80 per cento dell’indennità, a seconda degli anni di mandato, e il vitalizio, per chi è stato più a lungo a Montecitorio, può essere goduto dai 60 anni. Cambierà dal 2008? Per completezza, è bene ricordare che i deputati ricevono mensilmente anche una diaria di circa 4 mila euro (che si riduce se sono assenti alle votazioni), più 4.190 euro per i collaboratori e per altre spese nel proprio collegio, più una cifra tra i 3.323 e i 3.395 euro al trimestre per raggiungere l’aeroporto, più 3.100 euro annui per viaggi all’estero (di studio, naturalmente), più 3.099 euro annui per le spese telefoniche, più...” Una pausa per riaversi è indispensabile. Pochi istanti e la pressione arteriosa e le pulsazioni cardiache torneranno nella norma. Forse. Già nell’Agosto del 2002 (se non ricordo male la data) il nostro parlamento aveva approvato quasi all’unanimità (si era astenuto un unico parlamentare, leghista) un incremento dell’indennità parlamentare, camuffandolo in un emendamento di una legge minore votata con un vero e compatto atteggiamento bipartisan dall’assemblea per nulla schifata dall’imbarazzante collimare d’interessi degli opposti schieramenti, sempre pronti a pugnace atteggiamento reciproco, mediaticamente studiato ad uso e consumo dei rispettivi elettorati. (la fonte allora fu il Corriere della Sera). Ora accade di nuovo. Le cifre dell’articolo di Forcellini parlano da sole. E’intollerabile che i parlamentari italiani possano legiferare in tema dei loro stessi stipendi. E’ come se ognuno di noi decidesse da solo il proprio salario senza concordarlo con nessun’altra parte in causa. Che poi l’aumento dell’indennità sia in percentuale più o meno doppia dell’inflazione programmata è un abuso. La carriera politica si rivela sempre più un lucroso affare, al momento superiore alla media degli investimenti del mercato borsistico. Spiegabile a questo punto la pletora di candidati che sgomitano in concomitanza di ogni consultazione elettorale e che con un fair play anglosassone, non paghi degli spazi per le pubblicità messi a disposizione dalle autorità locali, arrivano a tappezzare cassonetti per l’immondizia e alberi delle nostre città: passi per i primi, adatti ad accogliere certe proposte, ma per lo meno il verde pubblico, quel poco che c’è, sarebbe utile che fosse risparmiato da parlamentari e parlamentandi che immancabilmente hanno nei loro programmi elettorali il rispetto dell’ambiente.

A presto, con la speranza di non dover condividere la sorte di tale Josef K.


 

dalla Pagina Stipendi parlamentari

 
 

 

Ecco perché i parlamentari fanno di tutto -anche cambiare ideologie politiche- 
pur di arrivare alle mitiche poltrone. 

Entrando nel dettaglio, di questi 20 milioni lordi un deputato guadagna netti 9.240.000 lire ai quali si aggiungono 5.500.000 di diaria mensile netti, sempre che il deputato partecipi a tutte le sedute, 15 mediamente ogni mese, per un emolumento di 350.000 a seduta. Per ogni assenza in aula vengono detratte dalla diaria giornaliera solo 300.000 che in genere sono integrate dalla indennità di missione in Italia, ovvero: 300.000 lire. Hanno un rimborso medio mensile per le spese di trasporto pari a 1.300.000  per taxi, traghetti, autobus privati ecc. Per le spese di rappresentanza e di segreteria percepiscono altri 6.870.000 mensili. Sommando il tutto, il guadagno netto di un deputato che non abbia incarichi speciali o di commissioni, e di 23.000.000 puliti, portaborse compreso.  Numerosi sono poi i benefit: aerei gratis, treni gratis, autostrade gratis, stadio gratis, musei gratis, viaggi all’estero gratis fino a 4 milioni annui, telefono gratis, fotocopie gratis, corsi di lingue gratis; perfino gli occhiali sono gratis. Senza contare le polizze assicurative e il trattamento di fine mandato (la liquidazione degli onorevoli). Se non si viene rieletti scatta l’indennità di reinserimento nella società civile, e sono quattrini; una fotografia di queste prebende è stata scattata da Gian Antonio Stella. Nel suo ultimo libro, lo spreco, Stella ci illustra come, Arnaldo Forlani famoso trombato della prima Repubblica passando alla cassa dello Stato ritirò la bellezza di 439 milioni, De Mita prima di rientrare in politica, percepì 378 milioni, il Bettino nazionale 317 milioni, Gava 268 milioni. E le pensioni? Sono d’oro anche queste. Il motto sembra essere questo: “tagliamole ai poveri per darle ai ricchi”, una specie di Robin Hood all’incontrario. Basta una legislatura, infatti, per assicurarsi un trattamento pensionistico da passare il resto della vita a comprare gelati ai bambini: 3.700.000 lire ogni mese; con due legislature, 5.200.000; tre legislature, 7.000.000 e cosi via fino ad arrivare agli oltre 10 milioni di chi legislature ne ha collezionato sette. Peraltro, il numero dei parlamentari messi a riposo, e di gran lunga superiore ai 955 tra deputati (630) e senatori (325). Beneficiano di privilegi quasi come se fossero in carica. A cominciare appunto dalle pensioni. Il Quirinale invece è impenetrabile, si dice che è la privacy del Colle. La legge 441 del 82,  permette di conoscere le indennità e le spese degli amministratori, dal Presidente del Consiglio dei ministri ai consiglieri comunali, fuorché uno: il capo dello Stato. Nel ’97 la prima velina sulle spese quirinalizie ci informa che l’assegno personale, chiamato anche appannaggio del presidente della Repubblica, allora Scalfaro, è stato di 351.476.000. Il Quirinale nel suo complesso costa agli italiani da 250 a 300 miliardi l’anno, il che vuol dire che un settenato può costare oltre 2.000 miliardi. Una ciliegina da porre sopra questa torta pubblica è la seguente: il nuovo ordinamento in elaborazione al Quirinale prevede che sia assegnata ai figli primogeniti degli ex presidenti della Repubblica un’auto di servizio con relativo autista. Amici come prima. Le recenti elezioni in Giugno hanno eletto rappresentanti al Parlamento europeo, nei consigli provinciali e nei consigli comunali.  Un brevissimo sguardo su Strasburgo per vedere cosa significa l’Europa è d’obbligo. Essere eurodeputato nel ’99 significa: un’indennità di carica di 18.700.000 ogni mese; per la gestione degli uffici, posta, computer, giornali e telefono, altri 6.500.000 ogni mese; per le spese di segreteria ed assistenti altri 18.544.000 ogni mese; per i corsi di lingua 250.000 ogni mese; corsi di informatica, 333.000 ogni mese; per le spese mediche, altri 2.500.000 ogni mese; la diaria è di 4.700.000 ogni mese; per i trasferimenti dal Bel Paese a Strasburgo sono 12.000.000 ogni mese (3 milioni a trasferimento per quattro volte al mese). La somma? Eccola: 63.527.000 al mese, il che vuol dire per 12 mesi 762.324.000 che per i cinque anni di legislatura fa una montagna di soldi: 3.811.620.000. Benefit esclusi, come ad esempio i 90 milioni di reinserimento se non rieletti dopo la prima legislatura, piuttosto che i 12.980.000 di pensione che un eurodeputato dovrà riscuotere all’età di 60anni, e se è vero che in Italia si vive fino a 78 anni, come stabilito dalla legge, rimarrebbero 18 anni da vivere serenamente, calcolo alla mano: 12.980.000 moltiplicato 12 mesi e ancora per 18 anni. Totale: 2.803.680.000. Il tutto reversibile.


Un Mondo di Privilegi

A Noi le Pensioni!
Silvio Berlusconi lo annunciò nel 1994, allorquando era a capo della prima esperienza governativa del centro destra: “per raddrizzare il Paese è necessario apportare delle modifiche al sistema pensionistico”. Un boato squarciò le piazze di mezza Italia. Lo presero per pazzo, sindacati in testa. Poi, una volta messo alla porta da Palazzo Chigi, tutti, nessuno escluso, gli hanno fatto eco: “per il Paese non è necessaria, ma vitale una riforma delle pensioni”. Quasi ammiccando. A dimostrazione che cambia il musicista ma non la musica, il pastore ma non il gregge. Poi nel corso di questi anni nel Bel Paese in tanti si sono affilati, da auditorium in videotorium, per dire la propria sulle pensioni. E sempre più spesso è emersa chiara una cosa: che da qui a qualche anno -taluni dicono il 2020, talaltri invece, prevedono addirittura il 2010- non ci saranno più i soldi per le pensioni. Ed è stato ripetuto più volte come un appello premonitore spalmato poco alla volta sulla pelle degli italiani, da chi di pensioni se ne intende più di ogni altro, vale dire Ciampi, Dini e Fazio, ossia la triade del doppio Stato: quello politico e quello economico. Oggi dunque, agli italiani non rimane che assistere desolati agli effetti di una cattiva quanto non remota gestione della politica. C'è chi le pensioni vuole tagliarle, e chi invece, vorrebbe applicare loro la legge del taglione. Mentre altri –ci si riferisce a chi, dal sacro mondo delle pensioni rimarrà tagliato fuori, (disoccupati, maloccupati e neooccupati)- insorgono: “Tagliate i privilegi!” affermano con tono deciso. È senza torto. Saranno rimasti a bocca aperta quando, sfogliando il settimanale l'Espresso, hanno trovato in bella mostra la conclave dei super privilegiati, fra i quali compare anche chi, dei tagli alle pensioni, vuole farsene una rendita politica in un contesto europeo. Conti in tasca dunque, a banchieri, politici, sindacalisti, manager e giornalisti. Secondo l’esauriente dossier del settimanale, sono 50 gli uomini d'oro che percepiscono soldi a fiumi, ma gli italiani che ricevono mediamente un assegno da 19 milioni ogni mese, sono 2.310. Il motto sembra essere questo "tagliamole ai poveri per darle ai ricchi", una specie di Robin Hood all'incontrario. Citando in ordine i più conosciuti troviamo l'ex governatore della Banca d'Italia, ex Presidente del Consiglio, ex ministro e attuale capo dello Stato (quello economico) Carlo Azeglio Ciampi, l'uomo che ha ricoperto tutte le cariche più importanti senza essere mai stato eletto da nessuno. L'assegno, o meglio gli assegni di Ciampi provenienti da Inps e da Banca d'Italia S.p.A., ammontano a 852.423.639 l'anno, che diviso dodici fa 71 milioni mensili. Be’, lordi s’intende. Lamberto Dini attuale ministro degli esteri sempre da Inps e Banca d'Italia S.p.A. incassa 650.529.477 l'anno, vale a dire 54 milioni al mese. Giuliano Amato attuale ministro del Tesoro, percepisce la pensione erogata direttamente dal tesoro: 441.599.304 ossia 36.800.000 di lire il mese. Il senatore Di Pietro, già da quando aveva 45 anni è titolare di una pensione di poco più di 4 milioni di lire al mese. Il sindacalista Larizza segretario generale Uil percepisce 77 milioni l'anno, circa sei milioni al mese. Il giornalista Vittorio Feltri tra Inps e Inpgi preleva ben 347.817.030 l'anno, vale a dire quasi 30 milioni al mese. Ernesto Pascale, manager, consulente ed ex amministratore di Telecom Italia incassa dall'Inps 547.761.500 cioè oltre 42 milioni, sulla sua pratica figura la dicitura "recupero indebito in corso". Tuttavia, l'esempio peggiore arriva dai parlamentari. Basta una legislatura, infatti, per assicurarsi un trattamento pensionistico da passare il resto della vita a comprare gelati ai bambini: 3.700.000 ogni mese; con due legislature, 5.200.000; tre legislature, 7.000.000 e cosi via fino ad arrivare agli oltre 15 milioni di chi legislature ne ha collezionato ben sette. Peraltro, il numero dei parlamentari messi a riposo, e di gran lunga superiore ai 955 tra deputati (630) e senatori (325). Beneficiano di privilegi quasi fossero in carica. A cominciare appunto dalle pensioni. Ma lo sperpero di risorse pubbliche e dato soprattutto dalle indennità (d'oro anche queste ovviamente). Non ultimo infatti, è il sostanzioso aumento di stipendio che i deputati si sono autoconcessi in Giugno, adeguando cosi l'indennità a quella dei senatori che già dal mese di Gennaio percepivano 1 milione e 300mila in più ogni mese.

 
 
 

 

 

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