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Il Toscano,
figlio casuale di un furibondo acquazzone estivo, non
poteva avere come sua caratteristica peculiare che
la fermentazione. Questa gioca un ruolo
fondamentale ai fini del gusto, perché attraverso di
essa si eliminano le particelle azotate, che
renderebbero il Toscano amaro. Ovvero si dona al
sigaro sapore e aroma, contemporaneamente forti e
gradevoli. L'immagine di questo tabacco che a poco a
poco inizia a "fumare" è resa magistralmente nella
descrizione di Mario Soldati: "In un vasto locale ben
areato fermenta un grosso mucchio cilindrico di foglie
Kentucky, alto come un uomo di media altezza, e largo
come se per abbracciarlo siano necessari da due a tre
uomini con le braccia tese. La sommità del mucchio ha
la forma di una cupola, e al centro della cupola è
praticato un profondo buco rotondo, diametro da dieci
a venti centimetri. Restando lì qualche tempo il
mucchio delle foglie, lentamente e naturalmente, senza
nessun altro aiuto se non un fenomeno della massa
stessa, comincia a scaldarsi e a fermentare come il
mosto del tino: finché fuma , senza fuoco e senza
fiamme.
Arriva così il momento in cui il
mucchio raggiunge il grado giusto di fermentazione:
allora lo si spacca e si sparpagliano tutte e foglie e
le si mettono a seccare sui grandi vassoi vegetali,
all'aria di finestroni sempre aperti. Infine,
quando le foglie sono abbastanza secche, le operaie le
dividono in due parti: di qua i frammenti, le foglie
meno belle e strapazzate destinate a fornire l'interno
del sigaro, e di là quelle intatte, destinate a
rivestire il sigaro, e chiamate, appunto, ''la fascia''.
A questo punto le operaie,
aiutandosi appena appena con l'appoggio di una obliqua
tavoletta di legno, e soltanto a mano (mani abili ma
delicate, veloci ma pazienti), arrotolano i sigari uno
per uno, assottigliando, affusolando i frammenti
dentro la fascia verso le due punte opposte, e
lasciandoli più grossi verso il centro". La
fermentazione è un fenomeno legato a tanti fattori,
tra cui ambientale, ed è probabilmente questa una
delle ragioni per cui si è deciso di non produrre più
i Toscani a Firenze dopo il 1945. Ma il motivo rimane
alquanto misterioso.
Per quasi
centotrent'anni - a partire dal 1818 - la
fabbricazione del Toscano ha visto la sua sede
principale nel capoluogo toscano. La
lavorazione era inizialmente concentrata nella
Manifattura Centrale di via Guelfa, che assunse poi,
nel 1889, il nome di S. Orsola (per via
dell'originario monastero in cui era ubicata). A
questa sede ne vennero aggiunte due: la sezione del
Barco (nella zona delle Cascine) e la sezione di S.
Frediano (sostituita nel 1883 dal complesso di S.
Pancrazio). Il 4 novembre 1940, infine, venne
inaugurata la nuova struttura manifatturiera alle
Cascine che riuniva in un'unica sede tutti i processi
produttivi. Ma negli anni successivi al periodo
post-bellico il Toscano lascia definitivamente Firenze
per trasferire la sua produzione alla Manifattura
di Lucca e a quella di Cava dei Tirreni.
In quest'ultima si iniziarono a produrre i Toscanelli
(appariva infatti una stravaganza il nome "Toscano"
per un sigaro che veniva fabbricato in Campania), i
Garibaldi e gli Ammezzati. La Manifattura
principale lucchese ha sede in un ex convento di suore
domenicane e i finestroni dei suoi magazzini - dove si
asciugano le foglie sparpagliate nei vari ripiani a
castello - si aprono sulla via dei Tabacchi (pochi
minuti a piedi da piazza Napoleone).
Ne fa una
bella descrizione Aldo Santini, giornalista livornese
di lungo corso: "Percorrendo la via dei Tabacchi - di
cui mai nome fu più appropriato - ci investe l'afrore
potente, acuto, e insieme rassicurante, delle foglie
Kentucky in attesa di essere scelte e arrotolate per
contribuire alla formazione degli ''Antichi Toscani''.
Un afrore che abbraccia e avvolge, penetra. E in
certe giornate stordisce. Non ci fosse il transito
delle automobili dirette al vicino posteggio, un
pellegrino in visita al santuario del sigaro Toscano,
con un minimo di letture alle spalle, si sentirebbe un
moderno Edmondo De Amicis (lo scrittore che giunto a
Siviglia, varcò il ponte sul Guadalquivir per
inoltrarsi nel quartiere di Triana, fra le fabbriche
di sigari che accoglievano cinquemila ''Carmen''
seminude intente a confezionare cigarros e cigarillos)".
Chi ha visitato la Manifattura, come Giuseppe Bozzini
(un giornalista molto noto tra i fumatori) è stato
colpito, oltre che dalle capacità tecniche dei quadri
e delle maestranze, dallo "spirito di corpo" che
galvanizza tutti quelli che ci lavorano. Dice lo
stesso Bozzini (cfr. Il signor sigaro): "Sembra
incredibile di questi tempi ma ci si trova gente
che mostra con orgoglio il risultato del proprio
lavoro e che è in particolare fiera della fascetta
tricolore che avvolge le confezioni di sigari
destinati all'estero".
Il processo di
lavorazione che, come abbiamo visto, ha nella
fermentazione una fase chiave per la qualità finale
del sigaro è oggi sostanzialmente rimasto invariato
rispetto a duecento anni fa. Soprattutto per quanto
riguarda il laboratorio di formazione manuale dei
Toscani.
Si inizia con la bagnatura delle
foglie in acqua distillata al fine di favorire una
fermentazione che dura 15 giorni, sviluppando una
temperatura superiore a 65°. Con il primo asciugamento
l'umidità presente dopo la bagnatura (54%) scende al
40%. Segue poi la battitura e la separazione delle
costole rigide della foglia. Al secondo asciugamento
l'umidità è scesa al 22% e da qui inizia il ciclo
produttivo. Le materie prime vengono trasportate nelle
sale di lavorazione dove i sigari prenderanno vita,
mentre in un apposito reparto mani esperte preparano
la colla naturale (d'amido) che legherà l'involucro.
Alla lavorazione a macchina sono addette circa 80
persone e ciascuna di esse produce mediamente 2200
sigari al giorno, mentre nella tradizionale
lavorazione a mano ciascuna delle 25 donne addette
produce circa 550 sigari al giorno di alta qualità (il
Toscano Originale e il recente Toscano Originale
Selected sono i due tipi lavorati a mano). Al
confezionamento del tabacco segue una prima
essiccazione in camere a temperatura ed umidità
controllate che dura per tutti i prodotti 30 giorni
(60 per il Toscano Antica Riserva). La fermentazione
della foglia di copertura si ottiene in questa fase.
Dopo la prima essiccazione inizia il processo di
"condizionamento" durante il quale il sigaro, ormai
asciutto (umidità 12%), viene inserito nel cellophane
ed inanellato con il classico bollino colorato. Il
prodotto, così confezionato, viene posto in "sacconi"
(pianali in legno e yuta) ed avviato al magazzino di
maturazione opportunamente coperto con carta
traspirante (del tipo in uso fino agli anni ''50 per
il confezionamento di pasta, pane, carne). La fase
di maturazione, dal punto di vista tecnologico è,
con la fermentazione, quella che più incide sulla
qualità del sigaro. Avviene in locali privi di luce
a temperatura controllata, che varia secondo il
prodotto: sei mesi per il Toscanello, sette per
l'Extra Vecchio, nove per il Toscano Antica Riserva e
dieci per il Toscano Originale. Quindi per preparare
un Antico Toscano occorreranno oltre undici mesi di
lenta e paziente artigianalità.
Un processo
produttivo, quello della manifattura lucchese, unico
al mondo.
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