ha ormai destinazione secolare, ma la sua struttura rammenta, in virtù di un chiostro interno, la precedente natura conventuale.
Ovviamente l'edificio ha dovuto essere abbondantemente rimaneggiato, specie dopo l'aggiunta della fabbricazione delle sigarette; tuttavia esso è destinato a rimanere nella memoria storica dei lucchesi come il regno del Toscano e del suo "rinascimento".
Lucca è un luogo dell'anima per come è incastonata nelle sue straordinarie mura che ne fanno un'isola in terraferma. Che l'edificio della manifattura sia a ridosso di questa struttura imponente, se non ne fa risaltare la mole, lo contamina della sua suggestione. Non per nulla le mura sono storicamente una difesa mentale. Arrivare a Lucca per autostrada ed essere automaticamente catapultati a Porta Sant'Anna e da qui, superato il buio dello spessore della cinta, in Piazzale Verdi - sulla cui destra si erge un fianco della Manifattura - è come assistere all'inizio di una rappresentazione teatrale all'alzata del sipario.
La Manifattura, a Lucca, la conoscono tutti; è una presenza molto familiare.
Quando ne chiedi notizie non avverti la minima esitazione e le risposte riflettono sentimenti di benevolenza. Già nel dopoguerra solo le sigariste, assieme alle signore abbienti, frequentavano il "Bar di Simo" in Via Fillungo, espressione del loro stato di emancipazione sociale e economica. L'ambiente
sociale della fabbrica trasuda attaccamento all'istituzione e orgoglio per il fatto di dare vita al Toscano; e infatti il numero dei volontari impegnati nella sua produzione a mano è in aumento. Entrare nell'opificio significa immergersi in tante sensazioni olfattive. Tra i possibili percorsi, quello della produzione del Toscano potrebbe essere segnato dall'avvicendamento di odori che caratterizzano i vari momenti della sua fabbricazione.
Per il senso dell'olfatto sarebbe una rivincita: affidarsi al naso in questo ambiente consente non solo di avvertire i vari passaggi, ma anche di apprezzare l'identità della materia.
Non c'è davvero altro senso capace di cogliere, come l'olfatto, tutte le trasformazioni che la foglia di tabacco deve subire per realizzarsi, a cominciare dalla cura, che muta la foglia verde, inutilizzabile per qualsiasi consumo tradizionale
e di odore poco gradevole, in qualcosa dal piacevole profumo e già buono per essere fumato.
Se l'odore identifica i cambiamenti che avvengono nel tabacco, il calore e l'umidità li determinano.
Merita riflettere, che nella fabbricazione del sigaro i risultati poggiano soltanto sull'intervento dei fattori suddetti, opportunamente modulati, senza null'altro di estraneo alla natura di tabacco, a differenza di quanto accade con la concia del trinciato di quasi tutte le sigarette attuali. La lavorazione del tabacco resta il regno della materia prima organica ai più alti livelli d'impiego. Perché ciò che è percepibile soltanto attraverso i nostri sensi rientra nello stesso privilegio di apprezzare il bello.
Dal 1818, anno in cui fu trasferita in fabbrica a Firenze, la produzione del Toscano è rimasta sostanzialmente invariata e la meccanizzazione di qualche fase non ne muta l'origine artigianale.