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notizie
sul ... " toscano "
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Ecco
come si puo' leggere il seriale composto da numeri che
sta sotto ogni scatola di toscano
primi
due numeri:
settimana dell'anno
terzo numero:
giorno della settimana
quarto numero:
anno
quinto numero:
turno
ultimi tre numeri:
bagno
lettera finale:
C=Cava
de' Tirreni,
L=Lucca
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Queste le date che
fissano i passaggi di proprietà in questi ultimi
anni a partire dai Monopoli di Stato:
. 1999-2004: La produzione e la
commercializzazione passa dai Monopoli di Stato
all’E.T.I., Ente Tabacchi Italiani spa.
. 2004-2006: BAT Italia acquisisce
il sigaro toscano nel 2004 da E.T.I. SpA, - Ente
Tabacchi Italiani - ente creato per la
privatizzazione di tutte le attività di produzione,
commercializzazione e distribuzione dei prodotti da
fumo prima sotto la gestione dei Monopoli di Stato.
. luglio 2006: Il Gruppo Maccaferri
acquisisce la proprietà dello storico sigaro
italiano dalla British American Tobacco per 95
milioni di euro. Nasce la nuova società MANIFATTURE
SIGARO TOSCANO S.p.A.
Il
sigaro diventa complementare all’interno del Gruppo
Maccaferri che già vede il comparto agro-alimentare
determinante nelle attività di business.
Per
riportare a noi italiani questo pezzo di storia e
per valorizzarne pienamente il prodotto sia in
Italia che all’estero, Gaetano Maccaferri ha chiesto
l’assistenza, nella fase dell’acquisizione, al suo
amico Piero Gnudi e la
partecipazione al suo compagno d’infanzia
Luca Cordero di Montezemolo entrambi uniti
da una lunga passione per il sigaro italiano.
dalla
Pagina
http://www.corriere.it
21 novembre 2007
Un’icona della nostra biodiversità». Coltivazioni quasi dimezzate negli
ultimi due anni
La Ue taglia i fondi, protesta dei produttori: qualità a rischio
FIRENZE
— Qualcuno lancia l’allarme. E sembra il titolo di un film
catastrofico: 2010, la fine di un mito. Il mito in questione è un sigaro. O
meglio «il sigaro », il Toscano, tabacco kentucky coltivato in Italia, con amore
e passione di altri tempi. Un must, un doc, una prelibatezza indicibile,
raccontano i fumatori. Entro il 2010, tagli ai finanziamenti comunitari (una
novantina di milioni di euro), rischiano di annientare i coltivatori di tabacco
italiani e le colture di qualità con le quali si fa il Toscano. «Un problema
gravissimo, perché 65 mila tra produttori e lavoratori dell’indotto rischiano di
perdere il lavoro e l’Italia il vero sigaro di qualità», avverte Gabriele
Zippilli, presidente dell’Associazione dei coltivatori di tabacco dell’Italia
centrale. Dopo la denuncia e l’interrogazione in consiglio regionale di Roberto
Benedetti e Giuliana Baudone, due esponenti di An, i coltivatori, insieme a una
delegazione dei Verdi, la prossima settimana andranno in pellegrinaggio a
Bruxelles. Chiederanno agli europarlamentari di ripensare ai tagli e in cambio
dell’attenzione regaleranno loro un sigaro doc. L’iniziativa si chiama «Non
mandare i Toscani in fumo» e sarà l’inizio di una battaglia durissima per far
sopravvivere non tanto il marchio—che continuerà a regnare prospero anche dopo
il 2010—ma la qualità, oggi altissima. Basti pensare che l’80% del tabacco della
Manifatture sigaro toscano, la società del gruppo Maccaferri che oggi produce i
sigari, è italiana. A vigilare sul tabacco nostrano (si produce in Toscana,
Umbria, Lazio, Campania e Veneto) c’è pure un’università, quella di Pisa. «Da
decenni monitoriamo la qualità del tabacco dei sigari toscani—conferma Sergio
Miele, professore ordinario del Dipartimento di agronomia dell’ateneo pisano—
che oggi ha raggiunto un livello altissimo, certamente il migliore al mondo ed è
di una tipologia irripetibile». A guidare la delegazione in pellegrinaggio a
Bruxelles, formata da coltivatori, produttori, Fabio Roggiolani, leader dei
Verdi toscani, già presidente della Commissione agricoltura. «I dati parlano
chiaro — dice Roggiolani — lo scorso anno i minor incentivi comunitari hanno
provocato un calo della coltivazione del kentucky del 18%. Le tonnellate
prodotte sono passate da 4.190 a 3. 450 e per quest’anno si parla di un
ulteriore diminuzione del 20%. Il fumo fa male e va combattuto, ma il sigaro
toscano è un’altra cosa e un’icona della nostra biodiversità ». Meno allarmata
la Manifattura sigaro toscano. Il business va a gonfie vele. Nel 2006 il
fatturato ha superato i 60 milioni di euro e sono stati prodotti 110 milioni di
sigari di diciotto qualità. «Come sempre siamo accanto ai coltivatori — dice
Andrea Marazzi, direttore generale della società — , ma siamo certi che anche
dopo il 2010 la produzione di kentucky per i sigari toscani sarà di alta
qualità. Nelle nostre manifatture si miscelano in progressione stock di materie
prime di oltre 3 anni. In questo modo ci cauteliamo sia da eventuali raccolti
non soddisfacenti ».
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il toscano diventa
inglese
E' accaduto. Le Nazionali sono estere, e non parliamo di Camoranesi tra
gli azzurri di Trapattoni. I Toscani sono inglesi, e non ci riferiamo ai
sudditi di Sua Maestà nascosti dietro ogni cespuglio tra Firenze e Siena.
Il gruppo britannico Bat, secondo produttore mondiale di sigarette, s'è
comprato l'Ente tabacchi italiano (Eti) per 2,3 miliardi di euro. Un sacco
di soldi, diciamolo, che segnano la fine di un'epoca. Alzi la mano - e
tossisca, in segno di pentimento - chi non ha mai fumato una «emme esse» (Ms).
La sigla non era eccitante (significa «Monopoli di Stato»); il pacchetto,
con la riga dorata come la giacca di un domatore, era forse il più brutto
in circolazione. Ma le Ms hanno fatto la storia d'Italia. Erano le
sigarette di chi non poteva permettersi le Muratti e si vergognava delle
Nazionali; delle prime gite e delle ultime trasgressioni. Le sigarette
della normalità raggiunta, quelle che fumava il sottoscritto prima di
smettere platealmente, vent'anni fa (ultimo mozzicone gettato in mare da
una nave; proposito miracolosamente mantenuto). Bè: ora le «Ms» sono
inglesi.
Si faccia avanti chi non ha un ricordo legato alle Nazionali. Un film, un
nonno che va in tabaccheria, un padre che le fumava per farsi coraggio
durante una guerra che non capiva, un pacchetto molle dimenticato in
cucina. La grande N per i francesi ha un sapore imperiale. Per noi sapeva
di tabacco e lusso povero, di risparmio e di abitudine. Aveva un profumo
sempre al confine con la puzza, ma era una puzza familiare. Ebbene: ora le
Nazionali sono inglesi.
E i Toscani? Proprio in Toscana inizia la storia del tabacco italiano.
La coltivazione risale al 1561, un anno dopo che Jean Nicot (da cui il
termine nicotina), ambasciatore di Francia in Portogallo, mostrò alla
corte di Parigi i semi della pianta, consigliandone l'uso contro mal di
stomaco, asma e malattie polmonari (oggi possiamo dirlo: bravo come
diplomatico e commerciante; meno come pneumologo). Nel 1818 il granduca di
Toscana Ferdinando II iniziò a produrre sigari toscani, che si diffusero
in tutta Europa. Tra gli appassionati Vittorio Emanuele e Garibaldi,
Stendhal e Churchill (che sia questo ad aver spinto i compratori
britannici?). Mario Soldati, lo scrittore, vent'anni fa propose di dare il
nome «Garibaldi» a un Toscano speciale. Ma ora i Toscani sono inglesi.
Voi direte: quante storie. All'estero vendono i simboli nazionali senza
pensarci troppo. Basta che il prezzo sia buono; e quello pagato per l'Eti,
certamente, lo è. In Italia è già accaduto alle squadre di calcio, agli
aeroporti, a pezzi di televisione.
Vero. Ma il fumo è più antico di queste cose, e si porta dietro un
frullato di memorie, fantasie, imbarazzi, immagini e posture, sali e
tabacchi, T di tabaccheria accese nella notte, sensi di colpa, citazioni
sbagliate («Alle donne il fumo piace, anche perché lo ritengono, e magari
a ragione, un gradevole presagio dell¹arrosto», Carlo Emilio Gadda, «La
cognizione del dolore»). Adesso, quello che non è americano, è inglese.
Facciamo così. Se non avete dato retta ai medici che ammonivano e
minacciavano; se non avete creduto alle fidanzate che discutevano il
vostro alito; se non avete ascoltato gli amici che osservano inorriditi le
vostre dita gialle, almeno riscoprite il tricolore. Voglio dire: se volete
smettere di fumare (e fareste bene), adesso avete un motivo in più.
( Dal Corriere della Sera di giovedì 17 luglio 2003, )
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il toscano torna in
italia La British American
Tobacco (BAT) Italia S.p.A. ed il Gruppo Maccaferri,
tramite la Holding S.E.C.I. S.p.A., hanno siglato
un'intesa per l'acquisizione per 95 milioni di euro
del ramo d'azienda relativo al sigaro Toscano da
parte del gruppo bolognese.
L'accordo, che include la cessione degli stabilimenti
produttivi di Lucca e Cava dè Tirreni (SA) e
la premanifattura di Foiano della Chiana (AR), è
soggetto alle approvazioni del Ministero dell'Economia e
delle Finanze e dell'Autorità Garante per la Concorrenza e
il Mercato italiana.
La Bat Italia ha deciso di vendere in base alla
volontà di concentrare le attività aziendali sul business
della produzione e commercializzazione delle sigarette.
Il Gruppo Maccaferri ha una storica presenza,
particolarmente significativa, nel settore agroalimentare,
tramite Eridania Sadam, con la possibilità quindi di
attivare sinergie sia nel settore agricolo che in quello
industriale.
Bat Italia fin dall'acquisizione dell'Eti SpA
e quindi del business del Toscano , ha messo in pratica
una serie di iniziative volte al consolidamento e allo
sviluppo del brand (passato dal 76% all'83% di quota di
mercato) e alla preparazione delle basi per l'export.
dalla
Pagina
IL SIGARO TOSCANO TORNA IN MANI ITALIANE :: FINANZA DI
LUSSO
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Il
sigaro TOSCANO ha una nuova “casa” Inaugurata a Lucca la
nuova Manifattura
Lucca, 22 maggio 2004 – La “Manifattura di Mugnano a Lucca”
è, da questa mattina, la nuova casa del sigaro TOSCANO. A
tagliare il fiocco, alle 12 in punto, sono stati il
Presidente del Senato Marcello Pera, il Sindaco della città
Pietro Fazzi, l’Amministratore Delegato di ETI e BAT Italia
Francesco Valli e il Direttore della Funzione Sigari della
Società Thies Bosch. Le centinaia di dipendenti e di
“innamorati” del sigaro italiano presenti hanno trasformato
l’evento in una festa.
La scelta di confermare Lucca come Capitale del sigaro
TOSCANO conferma il ruolo che la città e suoi abitanti
rivestono “di diritto”, dopo 2 secoli attività, nella storia
e nel futuro di questo “mito” italiano. “L’inaugurazione
della nuova Manifattura – ha dichiarato l’Amministratore
Delegato Francesco Valli durante la cerimonia – è una
decisione fortemente voluta dal nuovo management, a conferma
di una giusta scelta fatta da quello
precedente, finalizzata a far sì che il TOSCANO, prodotto
fino a ieri in un edificio di proprietà del Comune, potesse
godere di una struttura propria”.
Nella Manifattura di Mugnano il sigaro TOSCANO continuerà ad
essere lavorato secondo i processi tradizionali, conservando
intatte la sua originalità e artigianalità. Le sigaraie
continueranno a lavorare il Kentucky manualmente.
La nuova struttura permetterà al TOSCANO, uno degli asset
principali dell’Azienda, di consolidare le proprie posizioni
(circa 80% del mercato italiano) e di essere valorizzato
anche in chiave export, con potenziali positive
ripercussioni sul piano occupazionale.
“A Mugnano, nella nuova casa del sigaro TOSCANO, - ha
concluso Valli - continuerà una grande storia iniziata
duecento anni fa”.
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(21/08/2006) |
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Completata
l’operazione di acquisizione
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A seguito
dell’approvazione da parte del Ministero delle
Finanze e della Autorità Garante della Concorrenza,
si è perfezionato il passaggio di proprietà del ramo
d’azienda relativo al sigaro Toscano, come previsto
dal contratto di vendita stipulato tra BAT
Italia e SECI (Gruppo
Maccaferri) nel mese di marzo 2006.
La nuova Società prende la denominazione
Manifatture Sigaro Toscano S.r.l., con la
missione di sviluppare ulteriormente tutte le
attività legate a questo indiscusso simbolo del
“made in Italy”.
MANIFATTURE
SIGARO TOSCANO S.r.l.
Largo Toniolo 6 - 00186 Roma
Tel. +39 06684011 fax +39 0668401140
Contacts:
pierfrancesco.saccotelli@toscanoitalia.it
mauro.rizzo@toscanoitalia.it
da Milano
Via libera dell’Antitrust all’acquisizione da parte
della Manifatture Sigaro Toscano (Mts) dei sigari
Pedroni. Nel bollettino dell’Autorità garante della
concorrenza e del mercato, infatti, è stata
pubblicata la delibera con la quale si dà semaforo
verde all’acquisizione del ramo d’azienda del gruppo
Bs/Dannemann, costituito essenzialmente dai marchi
relativi al nome «Pedroni», dai macchinari e dal
know-how per la produzione di tali sigari. Si amplia
così la gamma dei sigari prodotti dalla Mst
proprietà del gruppo Seci, della famiglia Maccaferri.
L’acquisizione (è previsto anche un patto temporale
di non concorrenza con il soggetto venditore)
riporta in Italia un marchio storico: il sigaro
Pedroni trae origine dal fondatore, l’emiliano
Rodolfo Pedroni, che nel 1848 si trasferì in
Svizzera dove fondò la Fabbrica Tabacchi Bressago.
Nel 2006, Mts ha fatturato 60 milioni di euro. Sono
circa 100 milioni i sigari venduti ogni anno. Tre
gli impianti produttivi, dove sono occupati 400
dipendenti.
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Attenzione:
il presente servizio giornalistico non nuoce
gravemente alla salute. Con i tempi che corrono,
le campagne mediatiche sempre più pressanti (e
talvolta scioccanti) per prevenire il vizio del
fumo tra i più giovani, meglio mettere subito le
cose in chiaro. Il concetto che intendiamo qui
esprimere potrebbe infatti risultare facilmente
equivocabile: quando si accostano ambiti più o
meno «sacri» del vivere civile, come la politica o
la cultura, alla passione per il tabacco.
Eppure è proprio così
che stanno le cose, soprattutto quando si dirotta
il discorso dalle «viziose» sigarette al rituale
sigaro. Vi serve una prova? Le Manifatture del
Sigaro Toscano, società del gruppo Maccaferri,
lanciano in questi giorni il «Modigliani», un
nuovo prodotto che ripropone filologicamente i
leggendari sigari «stortignaccoli» che Amedeo
Modigliani fumava già dagli anni livornesi. Un
progetto che porta con sé anche una significativa
operazione di mecenatismo, perché la stessa
azienda conferma il proprio sostegno a «Casa
Modigliani», la nuova sede degli archivi legali
dell’artista (oltre seimila fra disegni,
documenti, lettere e fotografie) trasferiti in
Italia nel 2005 da Parigi. E poi diciamocelo:
collegare il prodotto sigaro all’immagine di un
personaggio celebre che in passato ne fu
consumatore funziona eccome.
Già
da qualche anno sugli scaffali dei tabaccai è
riconoscibile il volto di Mario Soldati,
uomo di lettere, teatro e cinema tra i più attivi
del Novecento ma anche grande fumatore. Fu lui,
cui non mancavano amicizie influenti, a suggerire
prima di tutti per la produzione dei Toscani
l’utilizzo dei tabacchi Kentucky coltivati in
Campania, gli stessi che oggi danno corpo ai
sigari Soldati esplicitamente dedicati
all’intellettuale torinese. Padre di tutte le
serie dedicate è comunque il Garibaldi, in
produzione dal 1982: qui il riferimento è a
Giuseppe Garibaldi, l’eroe dei Due Mondi che,
secondo le cronache, tra una battaglia
risorgimentale e l’altra non disdegnava di
accompagnarsi con uno stortignaccolo.
Se
è vero che il Toscano è il sigaro più antico al
mondo, altrettanto antico è il suo rapporto con le
celebrità. In ambito musicale suoi grandi
estimatori furono per esempio i padri del
melodramma Giacomo Puccini e Pietro
Mascagni, nonché il virtuoso del pianoforte
Ferrucio Busoni. Neanche a dirlo, toscani
tutti e tre. In tempi più recenti, non è raro
vedere alle prese con il caratteristico sigaro il
cantautore Paolo Conte. In letteratura,
estimatore del Toscano fu il fiorentino Vasco
Pratolini che, non a caso, ne «Le ragazze di
Sanfrediano» canta le gesta erotiche di alcune
spregiudicate sigaraie d’Oltrarno. Illustre
estimatore fu Gianni Brera, romanziere e
padre del giornalismo sportivo che ricorreva ai
sigari se non aveva tempo o spazio per preparare
la sua celebre pipa.
Quando
si parla di cinema, i riferimenti più immediati
riguardano l’icona della «Dolce vita» Marcello
Mastroianni e il principe Antonio De Curtis da
Bisanzio, in arte Totò. Ma è assai
romantica la passione di Clint Eastwood
che, stando agli aneddoti, conobbe il sigaro
all’italiana sul set di «Per un pugno di dollari»,
primo western all’italiana da lui interpretato. E
apprezzò così tanto da fumarlo durante le riprese.
In
politica, il Toscano è un attributo perfettamente
bipartisan: a destra lo fuma Cesare Previti
ma anche il «Senatùr» Umberto Bossi; al
centro chissà quante volte avrete ammirato i
cerchi di fumo prodotti dall’ex presidente della
Camera Pier Ferdinando Casini e quelli del
filosofo sturziano Rocco Buttiglione; a
sinistra la lista degli aficionados è assai ampia
e tale da spaziare dal segretario del Pd
Pierluigi Bersani a quello di Rifondazione
comunista Paolo
Ferrero, ancora all’ex inquilino numero uno di
Montecitorio Fausto Bertinotti. Antonio Di
Pietro lo ha sfoggiato per scherzo, con tanto
di coppola a corredo, durante una clamorosa
protesta antigovernativa. Celeberrima, poi, la
foto d’epoca che immortala un giovanissimo
Massimo D’Alema che, ai tempi della
contestazione, insieme con il compagno Fabio
Mussi si concede una boccata. Certo, qualcuno
subito dirà che Whiston Churchill si
concedeva solo i «puros» cubani di Alejandro
Robaina, che Fidel Castro e Che Guevara
preferivano i ben più costosi Montecristo o Cohiba
ma… a ciascuno il suo. Noi siamo italiani.
Parliamo e fumiamo toscano.
DALLA PAGINA
http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Tempo%20libero%20e%20Cultura/2010/04/sigaro-modigliani-personaggi-famosi.shtml?uuid=eddc614e-5162-11df-95dd-47b0345b4152&DocRulesView=Libero
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