|
Una tradizione plurisecolare
Il sigaro Toscano viene confezionato esclusivamente con tabacco Kentucky, che arriva alla lavorazione da varie provenienze italiane (Toscana, Umbria, Veneto) o dagli Stati Uniti. Le foglie migliori - integre e di tessuto fine ed elastico - sono destinate alla “fascia” del sigaro; le altre, trinciate, servono per il “ripieno”.
Le foglie per la “fascia” vengono, in un apposito reparto, “scostolate”: con un semplice apparecchio, i due lembi fogliari sono staccati dalla costola per essere poi utilizzati per “arrotolare” il sigaro.
Il Kentucky per ripieno, dopo essere stato passato alla “battitura” per eliminare le costole e sminuzzare le foglie, viene racchiuso in appositi gabbiotti ed immerso nell’acqua. Cominciano così i processi di fermentazione, che hanno luogo in appositi contenitori, detti “marnoni”. Dopo alcuni rivolgimenti la fermentazione ha termine, e il tabacco è pronto per la lavorazione che può essere o manuale (per quello di più elevata qualità) o meccanica.
Nella lavorazione manuale la “sigaraia” dispone, sul proprio banco di lavoro, di un mucchietto di mezze foglie e di una ciotola con colla d’amido di mais e, accanto, di un sacchetto con il trinciato. Stende il lembo fogliare, bagnato di colla, su una tavoletta, lo spiana ben bene e, con abili colpi di coltello, lo taglia nella forma voluta (approssimativamente quella di un fagiolo). Prende un certo quantitativo di trinciato, lo allunga sulla fascia predisposta e, arrotolandolo, plasma il sigaro nella sua caratteristica forma.
L’abilità della sigaraia si rivela nel prendere il giusto quantitativo di ripieno e nella perfezione dell’arrotolatura: se la fascia è arrotolata imperfettamente e viene lasciata qualche via d’aria, il sigaro non “tirerà”; invece, tirerà male se il ripieno è eccedente, e quindi troppo pressato.
Infine, sul banco di lavoro c’è una cesoia che serve a tagliare nettamente le estremità, sfrangiate, dei sigari via via formati e a far sì che essi abbiano tutti la stessa lunghezza. Un’esperta sigaraia riesce a confezionare a mano circa 550 Toscani al giorno.
Le macchine di confezionamento “imitano”, per quanto possibile, la lavorazione manuale: la sigaraia pone il lembo fogliare su un’apposita forma, che lo “ritaglia” nella dimensione voluta; un tampone lo bagna di colla; una superficie mobile di gomma lo arrotola attorno al ripieno, ricalcando il movimento delle mani; una “cesoia” spunta le estremità del sigaro.
I sigari confezionati sia a mano sia a macchina, ovviamente separati, vengono allineati su appositi telai di juta e immessi nelle cosiddette celle di “essiccazione”. Dopodiché comincia la “stagionatura”: proprio come le bottiglie di vino pregiato, i sigari vengono posti in cantine ad invecchiare, per un periodo di tempo che non è mai inferiore ai sei mesi.
|