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Devi sapere che l'uso
di arrotolare le foglie di tabacco e di fumarle appartiene alla
tradizione indigena cubana, trasmessa ai conquistatori che la fecero
conoscere al mondo intero.
Da allora la produzione dei famosi "avana"
(si chiamano così perchè si fabbricavano nella capitale) ha sempre
avuto una lavorazione artiginale:
Ogni
sigaro viene fabbricato da foglie
accuratamente selezionate, arrotalate a mano e misurate al centimetro.
La produzione, insieme alla coltivazione
delle pianta di tabacco, che si concentra nella provincia del Pinar
el Rìo e nella zona di Vuelta Abajo, è una vera e propria arte.
Nel 1810 venne registrato il primo
marchio di sigaro della Real Fàbrica de Tabaccos, da allora
comparvero numerose altre marche (Bolivar, H.Upmann, Ramon Allones,
Romeo y Julieta).
Nessuno saprebbe affermare con certezza quando è iniziata la
coltivazione del tabacco, ma non si possono avere dubbi sul dove… Con
la scoperta dell'America si viene infatti a conoscenza di una
tradizione secolare per le popolazioni indigene: il fumo.
Prima dell'avvento degli europei nel Nuovo Continente sono i
Maya a coltivare la pianta del tabacco e ad utilizzare le sue foglie
per confezionare i sigari (dal termine maya "sikar" che significa
"fumare" deriva infatti la parola spagnola "cigarro"). Le tecniche di
semina vengono in seguito esportate in tutte le regioni del continente
come dimostra la pratica del fumo da parte dei pellerossa.
Agli inizi del XVI secolo i Conquistadores diffondono in Spagna
e in Portogallo l'abitudine di fumare il sigaro che diviene un simbolo
di benessere e ricchezza. Nel secolo successivo è la volta della
Francia tramite il suo ambasciatore in Portogallo Jean Nicot (dal
quale deriva il termine nicotina), della Gran Bretagna grazie
all'esploratore Sir Walter Raleigh e infine dell'Italia.
Nel XVIII secolo un comandante dell'esercito degli Stati Uniti
di ritorno da una campagna militare a Cuba introduce nell'area
dell'attuale Connecticut la pianta del tabacco: la sua coltivazione fa
sì che quella regione diventi uno dei principali produttori mondiali
di fascia per sigari.
E' nuovamente grazie ai soldati di ritorno dalle campagne
militari nelle colonie spagnole che nella prima metà dell'800 il fumo
del sigaro da la sua comparsa in tutti i salotti europei: in Francia,
Spagna e Gran Bretagna vengono istituite apposite sale per fumatori e
si confeziona uno specifico abbigliamento (la giacca per fumare si
chiama "smoking", dall'inglese "fumare", ed in Italia e in Francia il
termine è tutt'oggi associato agli abiti da sera maschili).

Nella seconda metà del XIX secolo è l'isola di Cuba il
principale produttore di sigari con le sue circa 1300 fabbriche: dalla
coltivazione del tabacco al confezionamento del sigaro la produzione
viene eseguita totalmente a mano. Agli inizi del nuovo secolo vengono
però introdotti nuovi macchinari in grado di aumentare la produzione
ma a discapito dell'occupazione. A Cuba c'è infatti una forte
opposizione al nuovo modello produttivo che porta in pochi decenni
all'emigrazione di alcuni marchi verso le vicine regioni del Messico,
dell'Honduras, della Repubblica Dominicana e riduce drasticamente il
numero delle fabbriche a meno di 130.
Nel 1959 c'è una svolta epocale con l'avvento di Fidel Castro
che insorge contro il generale Batista e prende il potere: il nuovo
regime procede alla nazionalizzazione delle società cubane e di quelle
estere con l'esproprio delle fabbriche e l'istituzione del monopolio
di stato, la Cubatabaco. Questo processo porta i principali
proprietari e le proprie famiglie ad espatriare nella vicina
Repubblica Dominicana per riprendere la produzione lontano da casa.
Per ritorsione si arriva nel 1962 ad un embargo degli Stati
Uniti che consentono l'importazione di piccoli quantitativi di sigari
cubani solo per uso personale. Quest'ultimo è un duro colpo per le
attività produttive isolane che fino a quel momento esportavano in
nord America gran parte dei 250 milioni di sigari prodotti in un anno.
Dopo la rivoluzione si passa a circa 30 milioni di sigari all'anno e
occorrono alcuni decenni per arrivare ai 350 milioni di sigari
attuali, di cui 100 milioni destinati all'esportazione.
Anche la qualità dei sigari subisce all'inizio una flessione: la
razionalizzazione della produzione operata dal governo fa sì che si
passi dai quasi 1000 tra marchi e varietà ai soli 35 attuali (alcune
fabbriche infatti accorpano vecchie varietà sotto un unico marchio),
ma contemporaneamente diventano disponibili le migliori produzioni al
pubblico. Il sigaro è da sempre un simbolo di ricchezza e di potere ed
è un ironia della sorte che il migliore prodotto provenga da uno dei
pochi bastioni del comunismo.
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