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Nel mese di ottobre del 1962, il farmacologo Albert Hofmann e il micologo Gordon Wasson si trovavano a San Jose' Tenango, un villaggio a circa 1200 m di altitudine   nella Sierra Mazateca, in Messico. Dopo anni di tentativi infruttuosi, speravano di risolvere il mistero della 'ska Maria Pastora', un'erba ben nota ai curanderos, gli  sciamani mazatechi, che la usavano nelle loro pratiche divinatorie e mediche, ma sconosciuta ai botanici. Il nome mazateco della pianta significa 'foglia (o erba) di Maria Pastora' e fa riferimento alla tradizione locale che associa la pianta alla Vergine Maria, vista nel ruolo di pastora.

I due scienziati ne avevano sentito parlare molte volte durante i loro precedenti viaggi nella regione, intrapresi per studiare il ruolo delle sostanze allucinogene nella vita religiosa dei Mazatechi. In due occasioni, nel 1960 e nel 1961, avevano ottenuto campioni di foglie, insufficienti per l'identificazione della specie botanica. Inoltre, non era possibile sapere dove vivesse la pianta: gli sciamani, prodighi di notizie sull'uso della pianta, custodivano gelosamente il segreto delle località di raccolta.

Così, Hofmann e Wasson conoscevano molte cose su questa pianta. Sapevano che veniva impiegata ritualmente quando non erano disponibili i funghi del genere Psilocybe, che contengono potenti allucinogeni; che l'infuso ottenuto da 50 foglie era somministrato a persone affette da malattie sconosciute, per indurle in uno stato di trance nel quale i pazienti stessi descrivono la loro malattia in modo che il curandero possa guarirla; che la somministrazione avviene secondo un elaborato rituale, in un locale appartato e silenzioso, da mezzanotte alle prime luci dell'alba; che la stessa dose era impiegata per accertare la verità nei casi di furto o scomparsa di oggetti; che dosi diverse erano usate nella fase di addestramento dei nuovi curanderos, che tramite la pianta potevano ascoltare la voce della Vergine Maria. Conoscevano bene gli effetti della somministrazione dell'infuso, che essi stessi avevano provato. Alla loro conoscenza mancava ancora un elemento fondamentale: la pianta stessa.

Come in altri villaggi, anche a San Jose' Tenango i due scienziati avevano parlato con i curanderos locali per avere campioni fioriti della pianta; finalmente, Lunedì 8 ottobre, dopo tanti insuccessi, una anziana curandera portò loro un fascio di piante in piena fioritura. Le piante furono inviate a Carl Epling, dell'Orto Botanico dell'Università della California, che le identificò come una specie di salvia nuova per la scienza, alla quale dette il nome di Salvia divinorum, cioè salvia degli indovini. Un mistero era svelato, ma altri interrogativi sorgevano: come era possibile che la pianta fosse sfuggita ai botanici fino a quel momento? Perché non era stata notata dai conquistadores spagnoli, ai quali peraltro non erano sfuggite altre piante allucinogene impiegate nei riti sacri? E perché sembrava confinata a località remote, note solo ai curanderos?

Una risposta - soltanto parziale - a questi interrogativi proviene dalla biologia della pianta: in primo luogo, è difficile trovare esemplari fioriti, dato che la fioritura, sebbene sia estesa tra settembre e maggio, si manifesta sporadicamente. Senza i fiori, la pianta può essere confusa con altri arbusti.
Inoltre, in esperimenti di
impollinazione artificiale si è osservato che solo il 3% dei frutti arriva a maturità e produce semi. La riproduzione della pianta, dunque, è in larga parte affidata alla propagazione vegetativa: in effetti i rami, lunghi e flessuosi, si piegano fino a terra e producono ai nodi radici avventizie che consentono a un ramo di diventare una nuova pianta. Indubbiamente si tratta di un sistema poco competitivo con altre piante, che può render conto della ridotta distribuzione di questa specie. Alcuni ipotizzano che la pianta sia un ibrido - anche se non è possibile individuarne i "parenti" - che sopravvive solo in coltivazione.
Infine, i conquistadores spagnoli che erano rimasti impressionati dai 'funghi magici' (Psilocybe mexicana) e dai 'fiori della vergine' (Rivea corymbosa),contenenti potenti allucinogeni con effetti simili a quelli indotti dall'assunzione di LSD, potevano aver trascurato la 'ska Maria Pastora' i cui effetti sono molto più blandi e il cui uso da parte degli sciamani è riservato ai periodi in cui i funghi magici o i fiori della vergine non sono disponibili.

Queste considerazioni, tuttavia, non chiariscono l'origine della pianta e del suo uso magico, che rimane un enigma irrisolto.

  

Proprietà allucinogene e usi di Salvia divinorum
 

 Nella tradizione mazateca, le foglie fresche di Salvia divinorum vengono masticate lentamente; alternativamente, se ne estrae il succo spremendo le foglie con le mani oppure pestandole in una sorta di mortaio. Il succo è quindi diluito con acqua e bevuto. Per ogni dose sono impiegate da 20 a 80 foglie.

Le allucinazioni indotte dall'infuso sono state descritte da diversi ricercatori, che ne hanno personalmente sperimentato l'effetto, come "colori danzanti in elaborati, tridimensionali disegni", "sorprendenti immagini colorate dai bordi brillanti", "complesse figure lentamente cangianti", che avvenivano solo nella completa quiete e ad occhi chiusi. In alcuni casi l'effetto è descritto come uno stato di aumentata sensibilità mentale. Non sono riportati disegni geometrici colorati - che sembrano caratterizzare l'ingestione di altri allucinogeni - e neppure immagini auditive. Gli effetti sono bruscamente interrotti da rumori improvvisi o dalla luce. L'apice si manifesta tra 10 e 30 minuti dall'assunzione, ma effetti più lievi possono perdurare anche per alcune ore. Alcuni ricercatori hanno provato vertigini o nausea, ma tutti sono stati concordi nel valutare gli effetti complessivi come "molto più deboli" di quelli indotti dai funghi magici.

Gli sciamani sfruttano questi effetti per predire il futuro, curare le malattie e ottenere indicazioni riguardo ad amici, nemici, parenti. A seconda dei casi, l'infuso è assunto dal curandero, dal paziente o da entrambi. La Salvia divinorum è molto importante anche per gli apprendisti sciamani, che nello stato mentale indotto dalla pianta, sotto il controllo di uno sciamano esperto, imparano ad ascoltare la voce della Vergine Maria mentre illustra i sintomi delle malattie, ne prescrive la terapia, e insegna a identificare e usare le piante medicinali. In effetti, la Salvia è impiegata nelle prime fasi di apprendistato; nelle fasi avanzate, gli apprendisti sono guidati nell'uso dei semi di 'fiore della vergine' (Rivea corymbosa) e successivamente dei funghi magici. La Salvia è ben indicata per le fasi iniziali dell'apprendistato visto che, come già ricordato, i suoi effetti sono più blandi e possono essere interrotti in qualunque momento da un rumore improvviso - bastano anche poche parole a voce alta - o dalla luce. E' probabile che la specifica sequenza di utilizzo della Salvia e della Rivea prima dei funghi magici abbia il compito di rendere l'apprendistato meno traumatico di un programma basato esclusivamente sui funghi, i cui effetti allucinogeni sono molto più intensi e meno controllabili. Inoltre, in questo modo i futuri sciamani scoprono la varietà di esperienze allucinogene.

 

Il principio attivo è una molecola terpenica denominata Salvinorina A, che allo stato puro è considerata la sostanza allucinogena più potente del mondo, in grado di agire anche a dosi molto basse. L'assunzione di Salvinorina A in dosi elevate determina la perdita del controllo sul corpo, che si muove continuamente in modo indipendente dalla volontà e senza che i soggetti ne siano consapevoli, con la possibilità di gravissime conseguenze. Questi effetti sono evitati dai Mazatechi grazie ai modi di assunzione e ai dosaggi adottati, che impediscono l'assunzione del principio attivo oltre i livelli di sicurezza: tutte le descrizioni riportate, infatti, caratterizzano gli effetti come blandi, mai violenti.

di Gianni Bedini

 ( http://www.myristica.it )"tratto da Myristica n. 3 - aprile 2001 "


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