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PALESTINA - LE RAGIONI DEGLI ARABI E DEGLI ISRAELIANI
Prof. Giovanni De Sio Cesari ( http://www.giovannidesio.it/)
Vedi Anche : QUESTIONE PALESTINESE - Conflitto Arabo - Israeliano
Indice :
Da oltre mezzo secolo si combatte un aspro conflitto fra
israeliani e arabi e le conseguenze negative si
ripercuotono in tutto il medio oriente. La soluzione
Spesso si pensa che essere ebreo significa seguire una certo credo religioso ma non è affatto cosi: si è ebrei anche se non si ha una fede religiosa ebrea. A un primo livello la risposta è semplice : è ebreo il figlio di ebrei e precisamente, secondo le consuetudini bibliche, chi è nato da madre ebrea. Ma a un secondo livello la risposta è oltremodo complessa : cosa distingue gli ebrei dai non ebrei? Bisogna tener presente vari fattori:
RELIGIONE: è l'elemento più importante. Ma l'ebreo rimane tale anche se non segue alcuna religione e d'altra parte non si diventa ebrei per conversione religiosa ( come si puo diventare buddista o mussulmano). La religione ebraica infatti ha la caratteristica di essere una religione nazionale, non fa proseliti presso gli altri popoli. Dio infatti ha stretto un patto con i discendenti di Israele e al patto non possono accedere altri. Si noti che il temine "ebreo" di incerta origine (forse significava " nomade") è stato sempre il termine usato dagli altri popoli : il termine esatto invece è " israeliti " cioè discendenti da " Israele" nome con il quale ,secondo il racconto biblico, l'angelo del Signore designò Giacobbe.
CULTURA:potrebbero allora essere identificati in una cultura. Tuttavia gli ebrei hanno assunto la cultura dei popoli presso i quali vivono ad eccezione di tutto ciò che riguarda la religione e quindi gli usi ad essa connessa. Un ebreo in Germania avrà una mentalità da tedesco, in Iraq da arabo. Si rimanda quindi alla religione
GRUPPO ETNICO: Si può considerare gli ebrei nel senso di
un insieme che persone che hanno caratteri genetici comuni
in quanto discendenti da un piccolo, antico
LINGUA In genere è la lingua a individuare un popolo.
L'ebraico è la lingua originale e in essa furono scritti i
primi libri della Bibbia. Tuttavia già dalla antichità ( V
secolo a. C. ) gli ebrei persero la loro lingua e usavano
l'aramaico che era la lingua comune del
Ci si pone allora il problema storiografico come gli ebrei abbiano potuto mantenere la loro individualità per duemila anni senza essere assorbito dai popoli circostanti. Bisogna distinguere il " prima" e il "dopo" la formazione dello stato moderno laico e liberale. Sia nel modo islamico come nel modo cristiano nei quali gli ebrei si sono diffusi, lo Stato ha sempre avuto forti connotazioni confessionali: solo gli aderenti alla religione dominante avevano la pienezza dei diritti, gli altri gruppi potevano essere più o meno tollerati ma restavano sempre ben distinti . Nel mondo dell'islam non solo si sono conservato come entità distinta gli ebrei ma anche gruppi di cristiani aderenti alle più diverse confessioni: i Maroniti del Libano, i Caldei dell'Iraq, i Copti dell'Egitto. In Occidente per ragioni storiche che sarebbe troppo lungo ad esaminare l'unico gruppo non cristiano furono gli ebrei. Essi furono sempre identificati solo su base religiosa: la conversione al cristianesimo significava anche uscire dalla identità ebraica. In effetti proprio per questo però non era facile psicologicamente per un ebreo passare al cristianesimo perchè questo avrebbe significato troncare i rapporti di solidarietà con tutti gli altri aderenti al gruppo, con parenti ed amici. Malgrado persecuzione ed emarginazione o meglio proprio per questo, la identità ebraica si manteneva forte.
La situazione cambiò radicalmente in Europa nell' 800 con
la formazione dello stato laico e liberale e la
contemporanea perdita di importanza della identità
religiosa e il diffondersi anche dell'ateismo.
L'appartenenza al culto ebraico non era più un impedimento
alla piena integrazione e d'altra parte moltissimi ebrei
abbandonavano la religione che d'altra parte perdeva
rilievo sociale. Gli ebrei si integravano rapidamente e la
identità che millenni di persecuzione non avevano potuto
cancellare tendeva a perdersi in pochi decenni di libertà.
Un contributo culturale grandissimo, sproporzionato alla
modesta consistenza numerica è venuta alla civiltà
occidentale dagli Ebrei. Ma si noti: in nessun caso si
tratta di un contributo della "cultura ebraica", ma sempre
di persone di origine ebraica che operavano a prescindere
e in genere in contrasto con la loro cultura tradizionale.
Insomma non c'è nulla di ebraico nel pensiero di Marx o di
Freud o di Einstein (anche se qualcuno crede di vedere
qualche lontano riflesso). Il processo di integrazione
ebraico fu però improvvisamente e tragicamente interrotte
dalle follie dell'antisemitismo soprattutto nazista.
L'antisemitismo si distingue dall'antiebraismo
tradizionale perchè identifica l'ebreo come appartenente a
una razza Ne " Il giardino dei Finzi Contini" di Bassani ben si ritrae il fenomeno del ritorno all'identità: gli ebrei di Ferrara non formano gruppo, non hanno particolari relazioni fra di loro, non si conoscono nemmeno bene tra loro anche se vivono in una piccola città, in maggioranza non sono nemmeno più credenti. ma con la promulgazione delle leggi razziali sono "costretti" a divenire gruppo, a ritrovare la identità. Cacciati incredibilmente dal circolo del tennis cittadino perchè "non ariani" formano un loro circolo privato separato "ebraico" La immane tragedia seguita alla follia nazista ha creato una nuova coscienza ebraica fondata sulla paura che avvenimenti del genere possano ripetersi: nessuno avrebbe pensato negli anni trenta che sei milioni di esseri umani potessero essere sterminati nei lager: chi ci assicura che avvenimenti del genere non possano ripetersi? Si è pure creato in occidente un senso di solidarietà e anche un senso di colpa profondo per non aver saputo impedire la immane tragedia. Il nazismo ha provocato insieme il risorgere della coscienza ebraica e il passaggio dalla millenaria ostilità europea a una profonda solidarietà: Hitler certo non lo aveva previsto
Essere israeliano significa essere cittadino dello Stato di Israele. Non si tratta di un fatto etnico culturale ma di un fatto giuridico: tuttavia il problema è molto complesso per la presenza di cittadini dalle origini molto diverse. Hanno la cittadinanza israeliana innanzi tutti coloro che abitavano nei confini dello stato di Israele alla sua formazione e i loro discendenti. Tuttavia gli arabi che abitavano quelle zone in maggioranza fuggirono ritenendo di poter tornare in breve al seguito degli eserciti arabi vincitori. Per tutti costoro Israele ha sempre negato la cittadinanza. Quelli che invece restarono (e discendenti) hanno la piena cittadinanza. ed eleggono i rappresentanti al parlamento israeliano. Il perdurare di uno stato di aspro conflitto li pone però in situazione particolarmente delicata: essi sono cittadini di uno stato che è in lotta con il gruppo etnico a cui essi sentono di appartenere, si dicono discriminati e in effetti gli Israeliani si fidano poco della loro lealtà ed essi restano sospesi fra due mondi in lotta.
Il gruppo di maggioranza è quello ebraico ma esso a sua
volta è formato da ondate di immigrati di origine e tempi
diversi. Fra le due guerre mondiali si stabilirono in
Palestina, allora mandato britannico, in base alla
dichiarazione Balfour un numero non eccessivo di ebrei:
essi intendevano avere un loro "focolare", un loro " luogo"
dove potessero conservare la loro identità minacciata,
come abbiamo visto, dalla assimilazione in Europa. Si
trattava di persone di cultura e mentalità europea, molto
motivate e determinate che misero a frutto con grande
intraprendenza terre fino ad allora povere e che
intrattennero con gli arabi rapporti in genere abbastanza
buoni. La tragedia della Seconda Guerra Mondiale fece
affluire in Palestina ondate di ebrei in La costituzione dello Stato però ha il principio secondo il quale ogni ebreo che desidera stabilirsi in Israele ha diritto ad avere la cittadinanza. si tratta di un caso unico al mondo (ma la " unicità" è molto comune quando si parla di ebrei). Pertanto tutti gli ebrei che lo desideravano poterono stabilirsi in Israele, Ricordiamo alcuni ondate in particolare:Il conflitto con gli arabi portò alla emigrazione degli ebrei residenti nei paesi arabi in Israele. Si trattava di comunità che avevano convissuto pacificamente per oltre un millennio con gli arabi di cui avevano assimilato cultura e lingua e che improvvisamente si trovavano catapultate in un mondo "occidentale", a loro del tutto estraneo. C'era chi veniva dallo Yemen con molte mogli e con i "rotoli della legge " (proprio letteralmente "rotoli") e si trovava in città dal traffico caotico. Un caso particolare furono i Falascia dell'Etiopia: si tratta di un gruppo di pelle nera e di religione ebrea, delle cui origini nulla si sa di preciso tranne che sono antichissime e che passarono all'improvviso da un mondo fermo a duemila anni fa nel XX secolo. Recentemente vi è stata una ondata massiccia di immigrazioni dalla Russia e dai paesi slavi ex comunisti. Con lo sfacelo del URSS e la terribile crisi economia molti russi di origine ebrea hanno ritenuto conveniente inserirsi in un paese dalla economia abbastanza florida. Prevalgono quindi motivi economici e non ideali: la identità ebraica in Russia era molto poco sentita, non si sa nemmeno quanti effettivamente degli immigrati possano considerarsi ebrei data la difficoltà di chiarire questo concetto come abbiamo prima visto. Inoltre gli ebrei di origine slava abituati al comunismo hanno anche difficoltà a inserirsi in un ambiente economico liberista di tipo occidentale.
Si intende con questo termine gli abitanti della Palestina
non ebrei che vivevano ivi prima della immigrazione ebrea.
La Palestina però non ha mai ,fin dall'antichità, I Palestinesi sono tutti di lingua araba ma non tutti sono mussulmani. Infatti circa il 10 % sono cristiani appartenenti a comunità preesistenti all'invasione araba ("melkiti", cioè partigiani del Melk" .nome arabo che designava l'imperatore bizantino ) o costituitosi con l'arrivo dei crociati. L'elemento cristiano tuttavia pare in forte diminuzione per la emigrazione. Vi sono però molte "categorie" di Palestinesi che cerchiamo di distinguere:
I palestinesi poi si trovano in una situazione giuridica paradossale. I territori infatti non sono annessi allo stato di Israele che in questo caso dovrebbe riconoscere la cittadinanza ai palestinesi e quindi rischierebbe con il consegnare lo stato alla maggioranza araba. Ma i palestinesi non sono nemmeno Giordani perchè omai la Giordania ha rinunciato a ogni sovranità, non costituiscono nemmeno poi uno stato indipendente, non possono essere assimilati alle colonie come quelle europee dell'800. Sono abitanti di territori occupati durante una guerra: ma in questo caso l'occupazione termina rapidamente dopo la la fine della guerra e comunque resta la struttura amministrativa preesistente ( si pensi all'Italia sotto occupazione tedesca e alleata durante la Seconda Guerra Mondiale). Ma la guerra in Palestina è terminata da 36 anni, lo stato preesistente (la Giordania) si è ritirato da ogni pretesa.
LAICI E FONDAMENTALISTI IN ISRAELE
Le posizioni israeliane sono molte diversificate e possono essere ricondotte parzialmente alle ondate di immigrazioni che si sono succedute non nel senso che ciascun gruppo conservi le proprie posizioni ( i gruppi si sono fusi) ma ciascuno ha portato esigenze proprie. I primi immigrati portarono una concezione che insieme era di forte identità ideale ebraica ma anche democratica, tollerante, laica propria della democrazie europee dalle quali provenivano. Le ondate proveniente dalle persecuzioni naziste invece portarono nel profondo dell'anima un clima di terrore al quale erano sfuggiti e soprattutto una vera "ossessione" per la sicurezza. Per i profughi dei paesi arabi pure vi è rivalsa contro gli arabi dai quali sono stati scacciati perdendo molto spesso posizioni economiche vantaggiose conquistate con un lavoro di generazioni. I più recenti profughi russi invece sono estranei a tutto queste esigenze e cercano semplicemente una posizione economica dignitosa che non riuscivano più ad avere nei paesi di origine. La distinzione fondamentale però in Israele è quella fra "fondamentalisti" e "laici".
FONDAMENTALISTI Un certo numero minoritario ma
organizzato e combattivo di Isaraeliani trova la
legittimazione dello stato di Israele nella fede
religiosa. Nella bibbia è detto che "tutta" la Palestina
appartiene agli Israeliti per volere diretto di Dio.
Pertanto essi ritengono che con il tempo "tutti" gli arabi
debbano andare via da "tutta" la Palestina: in questa
prospettiva essi si stabiliscono nella Cisgiordania ,
anche nella striscia di Gaza per costituire un avamposto,
mettere le basi di una futura espansione ebrea in quelle
zone . Difficile ogni discorso con i "fondamentalisti":
essi si affidano a
LAICI Si tratta della grande maggioranza. Si tratta di persone che o non sono credenti o non prendono comunque alla lettera il principio biblico che la Palestina appartenga agli Ebrei. Essi giustificano il loro Stato con considerazioni storiche, con necessità concrete. Sono potenzialmente favorevoli quindi nell'accettazione della formazione di uno stato palestinese: il problema riguarda in generale la sicurezza. In parte temono che i palestinesi comunque saranno loro nemici che cercheranno sempre di distruggere Israele e che quindi la formazione di uno Stato palestinese sia solo un "regalo pericoloso" ai loro nemici, in parte invece sono convinti che un accordo con i palestinesi sia comunque necessario per creare una vita normale , ordinata, pacifica nel loro Stato: la prevalenza dell'una o dell'altra convinzione determina in effetti la politica di Israele.
LAICI E FONDAMENTALISTI FRA I PALESTINESI
Al momento della decisione dell'ONU della spartizione della Palestina era opinione comune fra gli arabi che gli eserciti regolari degli stati arabi (soprattutto quello egiziano) avrebbero spazzato facilmente le resistenze ebraiche: I profughi pensarono a un ritorno in qualche mese. I fatti andarono diversamente , gli israeliani resistettero validamente e poi contrattarono gli eserciti arabi che furono respinti. Malgrado ciò i palestinesi ritennero che si trattasse solo di un infortunio e aspettavano con fiducia la rivincita degli eserciti arabi. Venne la guerra del 56 poi soprattutto quella del 67 che spazzò ogni illusione. In seguito la guerra del Kippur e gli accordi di Camp David tolsero ogni residua possibilità che gli stati arabi "liberassero" la Palestina. I palestinesi allora si organizzarono autonomamente per una guerra di lunga durata contro Israele conservando la convinzione di una vittoria finale. La lotta fu portata da varie organizzazioni più o meno in concorrenza e talvolta in lotta fra di loro fra le quali quella più rappresentativa fu l' OLP diretta da Arafat. Il modello a cui si si ispirarono era quello della sinistra europea con la quale ebbero sempre stretti rapporti. La lotta ad Israele fu assimilata a una lotta contro il colonialismo e il capitalismo,si adottarono tecniche di guerriglia che allora parevano dare buoni frutti (in Viet-nam, in America latina), si ebbe l'appoggio attivo dei movimenti giovanile nati dal 68 (divenne di moda il copricapo tradizionale palestinese che tuttora porta Arafat ma che è in generale disuso presso i palestinesi). La lotta coinvolse la Giordania (Ottobre Nero del 1970) portò alla disastrosa guerra civile del Libano, si estese in Europa e in America con oscuri contatti con organizzazione terroristiche dell'estrema sinistra. Il carattere della organizzazione si mantenne sempre decisamente laico ( ma non antireligioso)
Una svolta decisiva si è avuto dall'inizio degli anno
'90. Realisticamente, specie dopo il dissolvimento
dell'URSS e del fallimento di tutte le azioni violente si
è fatta strada nei dirigenti palestinesi la necessità di
un accordo che rinunciasse all'obbiettivo ormai
chiaramente utopistico della distruzione dello stato di
Israele e si limitasse alla formazione di uno stato
palestinese accanto a quello israeliano. Dopo la prima
Guerra del Golfo con la mediazione attiva a volte autoritaria degli
USA si giunse ad accordi che avrebbero dovuto portare
gradatamente alla formazione di uno stato palestinese
autonomo. Gli accordi furono sempre estremamente
impopolari fra i palestinesi: per oltre cinquanta anni
avevano aspettato con incrollabile fiducia la distruzione
di Israele, avevano sempre sacrificato ogni cosa a questo
fine e ora invece dovevano accontentarsi di quello che
avevano sempre rifiutato, tutti i loro morti, tutti i loro
sacrifici erano stati vani. Era certamente difficile da
accettare, bisogna riconoscerlo, ma pure era l'unica
soluzione realistica. Nel frattempo però nel mondo arabo
era cresciuto il fenomeno che noi in Occidente definiamo"
fondamentalismo islamico", Già nel 79 Komeini aveva
bandito un ritorno a un Islam integrale rifiutando ogni
influenza europea: Il fenomeno poi era dilagato
nell'Afganistan in lotta con i Russi, In Algeria con la
sanguinosa guerriglia del FIS (Fronte islamico di salvezza),
si diffondeva un pò dappertutto nel mondo arabo. Anche fra
i palestinesi allora prevalsero le correnti a carattere
integralista religioso soprattutto "HAMAS" . Il
rovesciamento di mentalità era fortissimo. La OLP era
sempre stata laica, progressista, vicina alla sinistra
europea e comunque una parte dei palestinesi, spesso i più
impegnati , erano di origine cristiana. Il
fondamentalismo islamico considera invece ogni influenza
europea come In queste condizioni si comprende come difficile possa essere il raggiungimento della pace: i laici e i moderati sia di Israele che che di Palestina ormai temono la prevalenza in Palestina o in Israele di correnti fondamentaliste dagli effetti imprevedibili e tragici. Prendiamo ora in esame alcune delle vertenze fra arabi e palestinesi cercando di illustrare il piu oggettivamente possibili del ragioni degli uni degli altri.
LEGITTIMITA' DELLO STATO DI ISRAELE
PALESTINESI: si tratta di un aggressione internazionale contro la quale è lecito e doveroso combattere. non è pensabile che un popolo rivendichi come proprio una terra nella quale non risiede da millenni. E' questo il punto fondamentale che ogni palestinese non può accettare. sul quale ogni arabo di qualunque corrente si impunta considerandolo una immensa ingiustizia. Al limite, nel passato, potevano concedere che un numero non eccessivo di ebrei vivessero in uno stato arabo L'aggressione viene vista o come un aspetto del capitalismo e imperialismo (correnti laiche) o come un episodio di lotta fra civiltà, di lotta , di guerra contro gli infedeli (gihad)( correnti fondamentaliste)
ISARELIANI:lo stato di Israele è nato da une decisione dell'ONU, gli arabi hanno la colpa di tutto quello che è successo dopo perchè essi non hanno accettato tale decisione, hanno voluto continuamente la guerra e l'hanno continuamente persa: essi sono gli aggressori. Gli ebrei avevano anche diritto a una loro patria e comunque dalla Seconda Guerra Mondiale sono mutati tanti confini, ma nessuno Stato rivendica i territori persi. Si nota poi che in effetti lo Stato di Israrele occupa circa 20.000 Kmq: se si tiene presente che la metà del territorio è poi costituita dal deserto del Negev ,in effetti tutto il territorio di Israele è ben piccola cosa , paragonabile a un una piccola regione italiana come l' Umbria di fronte agli immensi territori dei popoli arabi che si estendono dall'Iraq al Marocco. Per i "fondamentalisti" la motivazione è come abbiamo notato la volontà divina manifestata nella Bibbia che ha assegnato "tutta" la Palestina agli ebrei.
PALESTINESI :si tratta di persone scacciate dalle loro case con la violenza, hanno il diritto a tornare se lo desiderano. Nei campi profughi ogni famiglia dice di " essere " di un "luogo" della Palestina (ora Israele) che magari non hanno mai visto (solo gli anziani vi abitavano ). Nel ricordo il luogo di origine diventa poi spesso un mito, un "eden" perduto al quale "bisogna" tornare. In questo sono molto simili agli ebrei della dispersione che si salutavano dicendo "l'altro anno a Gerusalemme" e sognavano la terra "dove scorre latte e miele."
ISRAELIANI I profughi hanno volontariamente lasciato le loro sedi con l'intento di tornare e distruggere Israele. Inoltre si trattava di un numero limitato i persone: il numero è divenuto enorme per la sconsiderata politica palestinese di un esagerato sviluppo demografico perseguito proprio con lo scopo dichiarato di creare un problema irrisolvibile. Il mondo arabo è costituito da immensi territori con centinaia di milioni di abitanti: poche centinaia di migliaia di profughi avrebbero potuto essere facilmente assorbiti. Si notino i molti milioni di tedeschi scacciati dai territori che abitavano da secoli assorbiti senza problemi dalla Germania. Anche circa 300.000 istriani si sono rifugiati in Italia ma non per questo l'italia rivendica l'Istria. I profughi sono un problema creato artatamente proprio dagli arabi stessi.
ISRAELIANI Gerusalemme è il loro unico luogo di culto e
di memorie storiche."deve" essere la loro capitale.
Cristiani e mussulmani hanno tanti altri luoghi di culto
ma gli ebrei hanno solo "il muro del pianto" .
Gerusalemme non è mai stata veramente importante per i
PALESTINESI dalla spianata di Gerusalemme Maometto è stato assunto in cielo, Su di essa sorgono infatti una magnifica moschea "Al Alaqsa" (la spendente) e sempre è stato un luogo sacro (terzo dopo La Mecca e Medina)
NOTA:si tratta propriamente solo della città antica, solo qualche chilometro quadrato La parte nuova è abitata da israeliani , la periferia araba ad alcuni chilometri di distanza prende il nome di Ramallah . Gli accordi di pace sono caduti proprio per le violente manifestazioni scoppiate fra gli arabi quando Sharon si recò sulla spianata per rivendicare la sovranità israeliana su Gerusalemme. La questione di Gerusalemme riveste una importanza enorme , tutti si dichiarano pronti a combattere e a morire per essa. la qual cosa pare difficilmente comprensibile a un europeo. LA Santa Sede ha sempre proposto uno "status" particolare per Gerusalemme come città aperta a tutte e tre religioni ma la proposta, per quanto ragionevole, è stata sempre respinta sia da israeliani che dagli arabi
TERRORISMO- GUERRA DI LIBERAZIONE
ISRAELIANI considerano prioritaria la lotta al terrorismo.
I Kamikaze sono assassini, espressione di barbarie,
mostrano il vero volto dei palestinesi. Si tratta di una
lotta globale al terrorismo islamico che minaccia la
stabilità i tutto il mondo e tutto il mondo deve
rendersene conto: i terroristi palestinesi si muovono con
le stesso fanatismo religioso, con lo stesso rituale, con
la stessa ideologia degli attentatori dell' 11
PALESTINESI Rifiutano anche il termine di "terrorismo" ma parlano di lotta di liberazione. Rigettano ogni parallelismo con terrorismo del tipo di Bin Laden di cui prendono le distanze. E ' una lotta di liberazione che essi portano avanti con i mezzi che possono: non hanno eserciti, non hanno carri armati o aerei come Israele: hanno solo il coraggio dei loro martiri (in arabo "Shaid", il termine Kamikaze viene rifiutato). Anche la resistenza europea effettuò attentati contro i nazisti. La responsabilità di tutto è Israele che occupa i territori palestinesi. Come potrebbero poi gli esponenti moderati frenare la lotta armata ( il terrorismo) se in pratica con l'occupazione israeliana il loro potere in effetti non esiste più. Non possono combattere contro la loro stessa gente: se Israele si ritira e si pone su una strada di pace la lotta armata finirà perché non avrà più ragione d'essere. Il terrorismo è l'effetto non la causa dell'occupazione Israeliana.
PALESTINESI GLi occidentali chiamano terroristi i
palestinesi ma il vero terrorismo è quello israeliano.
Ogni attacco, ogni rappresaglia israeliana provoca morti
fra la popolazione civile spesso bambini. non è vero che
si colpiscano solamente gli
ISRAELIANI: Israele ha il diritto di difendersi e quindi di colpire tutti coloro che organizzano attentati. La loro azione è mirata quindi a esponenti del terrorismo, non colpisce deliberatamente gli innocenti come invece fanno i palestinesi. Non è colpa di Israele se gli esponenti del terrorismo si nascondono in mezzo alla folla o fra i bambini, anzi essi lo fanno deliberatamente : la colpa della morte degli innocenti ricade quindi sulla loro responsabilità
Nel linguaggio internazione: "settlements": sono costituiti da ebrei che si stabiliscono nei territori occupatati, Alcuni di tali insediamenti, posizionati ai confini hanno prevalentemente motivazioni economiche in quanto in quei luoghi le case costano meno. Ma gli insediamenti politicamente importanti sono quelli che si pongono ben all'interno del territorio palestinese e sono costituiti da ebrei osservanti (fondamentalisti) che intendono in questo modo porre una seria ipoteca alla formazione di uno stato autonomo arabo: infatti essi non accetteranno mai certo di rinunciare alla cittadinanza Israeliana per assumere quella palestinese . Tali insediamento risvegliano un forte ostilità araba e pertanto sono protetti dall'esercito. Ma tale protezione impedisce una regolare vita civile ed economica. Ad esempio alcuni insediamenti posti nel centro della striscia di Gaza comportano una serie di posti di blocco dell'esercito israeliano che rende penosa tutta la circolazione e quindi la vita di tutta la zona. Certamente il problema degli insediamenti insieme a quello del terrorismo costituisce la difficoltà più immediata per una cammino verso la pace.
Non si può non riconoscere che gli arabi hanno subito una
"ingiustizia storica" ma l'ingiustizia di ieri diventa la
legalità del presente: ogni stato è nato da un atto di
forza. Si possono esaminare le ragioni dell'una e
dell'altra parte ma questo modo di ragionare non ci porta
a niente. Il problema è irrisolvibile con valutazioni di
merito o di astratta giustizia ma diventa di semplice,
evidente soluzione se ci poniamo in una prospettiva
realistica: appare chiaro allora che Israele non può
essere cancellata e che gli arabi debbono avere un loro
stato. La soluzione non può che essere questa: ciò viene Sia arabi che Israeliani è come se combattessero due guerre insieme, una giusta e una ingiusta. Gli arabi infatti affermano che vogliono solo la fine dell'occupazione Israeliana dei Territori e questa viene universalmente approvato: tuttavia le organizzazioni religiose che sembrano prendere il sopravvento mostrano di voler condurre la lotta fino a cancellare Israele e questo viene universalmente riprovato dalla comunità internazionale. GLi israeliani si dicono a loro volta favorevoli alla formazione di uno stato arabo purchè cessi il terrorismo e ciò a tutti pare ragionevole ma allo stesso modo la loro intransigenza e soprattutto la formazione degli insediamenti fa sospettare che essi non abbiano alcuna reale intenzione di lasciare i Territori e questo viene condannato da tutti. Questo fatto rende difficile la posizione di tutti gli Stati che sono unanimi nell'appoggiare le richieste "giuste " e riprovare quelle " ingiuste" ma nessuno sa effettivamente quale sia la guerra che ciascuna parte persegue, quella "giusta" o quella "ingiusta": nemmeno gli stessi ebrei e gli stessi Palestinesi lo sanno.
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