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DROGA nei Continenti                  Mezzaluna d'Oro                 Triangolo D'Oro

Bolivia      Afganistan     Colombia

Droghe - Paesi Produttori, esportatori e di Transito, Consumatori


 

L’oppio si estrae dal papavero bianco ed è prodotto nei paesi della Mezzaluna D’Oro (Afghanistan, Iran, e Pakistan) e del Triangolo D’Oro (Myanmar, Laos, Tailandia).

Sempre dalla medesima sostanza si ottiene il lattice. Sono prodotte circa 5000 tonnellate annue di papavero bianco, di cui 1/3 è consumato sotto forma d’oppio. Inoltre dall’oppio si estrae a sua volta la morfina.

La cocaina è estratta dalle foglie di coca che è coltivata, su 200000 ettari, soprattutto in Perù, Bolivia e Colombia. Questa produzione è raddoppiata dal 1985 al 1997.

Dalle foglie di canapa indiana si ricavano l’hashish e la marijuana: circa mezzo milione di tonnellate annue.

I principali centri di produzione dell’hashish si trovano in Russia, in Kazakistan e in altri Paesi dell’Asia centrale un tempo parte dall’Unione Sovietica e poi ancora in Marocco, in Afganistan e in Pakistan. La marijuana viene prodotta in Messico, Columbia, Brasile, Giamaica, Sud Africa, Malawi, Nigeria, Ghana, Thailandia, Cambogia, Indonesia, Filippine, India, Nepal e Sri Lanka.

Le droghe sintetiche, anfetamine, ecstasy e Lsd sono prodotte in laboratori sparsi in tutti i continenti e poi immesse nel mercato sotto diversi tipi.

Il commercio della droga è gestito da potenti organizzazioni che utilizzano strutture centralizzate.

La materia prima viene acquistata da grandi medi e piccoli produttori. La droga viene immessa nel mercato dopo la trasformazione. Le droghe sintetiche sono gestite direttamente dai laboratori in cui vengono prodotte.

Il commercio di droga oggi registra introiti di 400 miliardi superiori al ricavato in denaro dell’industria siderurgica e automobilistica.

Si sta combattendo una guerra nelle terre desolate dell’Iran orientale: ci sono le forze della Repubblica Islamica, con le loro uniformi verdi, i berretti a visiera e gli scarponi militari, in volo su vecchi elicotteri americani Huey o barricate in moderne versioni delle antiche fortezze persiane; dall’altro lato c’è il nemico (furbo, spietato e ben armato) costituito dai trafficanti di droga afghani e pakistani, sostenuti da complici iraniani. I criminali sono intenti a trasportare centinaia di tonnellate di oppio ed eroina, prodotte ogni anno in Afghanistan, attraverso una via sicura verso le aree interne e desertiche dell’Iran, dove venderle ai consumatori locali o spedirle in Turchia e in Europa occidentale. Le forze iraniane stanno cercando di bloccare il flusso di droghe attraverso i confini, per motivi religiosi e anche per il preoccupante diffondersi dell’uso di eroina tra i giovani iraniani annoiati e disoccupati.

Ma chiudere le frontiere ai trafficanti è compito arduo: ci sono più di 1.800 km di confini da controllare e difendere tra l’Iran, l’Afghanistan e il Pakistan. La regione è tra le più ostiche della Terra, un miscuglio di montagne brulle e arido deserto, dove le temperature possono variare da molti gradi sotto lo zero in inverno a parecchi gradi sopra i quaranta d’estate. In questa cornice impossibile, quasi sempre vi sono molti morti tra iraniani e trafficanti. Il Paese ha perso moltissimi poliziotti e soldati (per l’esattezza 2.500) nella guerra contro i narcos, che prosegue da 15 anni. Solo nel 1999 sono morti più di 100 poliziotti, tra i quali 36 sono stati catturati in uno scontro avventuroso nello scorso novembre, ed in seguito giustiziati dopo un periodo di torture. Non si sa di certo a quanto ammontino le perdite tra i narcos, ma nelle prigioni Iraniane ne sono giunti 9.000. Il problema è particolarmente acuto: il vicino Afghanistan controlla i tre quarti della produzione mondiale annua del papavero da oppio, con un totale raccolto che l’anno scorso corrispondeva a 4.600 tonnellate.

Molti tra gli esperti affermano che i Talebani, il movimento integralista musulmano che ha conquistato la maggior parte dell’Afghanistan, usufruisce del commercio di droga per finanziarsi. Il 90% del traffico di eroina utilizzata in Europa proviene dall’Afghanistan, e ancora più intenso è il traffico diretto verso l’America.

L’Iran è così considerato la rotta più sicura per portare l’eroina ai consumatori occidentali direttamente dall’Afghanistan o tramite  il Pakistan. 


DROGA: RAPPORTO ONU, PAESI PRODUTTORI SEMPRE PIÙ POVERI

APPENA L'1% GUADAGNO COLTIVATORI, 99% RICAVI ALIMENTA NARCOTRAFFICO


I coltivatori delle piantagioni ci guadagnano, complessivamente, circa 1.100 milioni di dollari: una cifra pari all'1% dell'effettivo guadagno del traffico internazionale di droga, per il 99% saldamente in mano ai narcotrafficanti. Un Paese come gli Stati Uniti deve spendere piu' di 100 volte tanto, circa 161.000 milioni di dollari, per i costi sociali del consumo di droga, dal calo della produttivita' alle terapie per la disintossicazione. Il Rapporto 2002 dell'International Narcotics Control Board delle Nazioni Unite traccia un'analisi incontrovertibile: gli indicatori economici dimostrano che dall'Afghanistan alla Colombia ''c'e' un rapporto inversamente proporzionale fra la produzione di droghe illecite e la crescita economica di un Paese''.

Anzi, piu' un Paese produce droghe e piu' e' condannato al sottosviluppo. Infatti, malgrado i guadagni immediati derivanti dalla coltivazione di droghe, la destabilizzazione a lungo termine delle strutture dello Stato, dell'economia e della societa' civile (come dimostra in modo emblematico il caso della Colombia) impedisce lo sviluppo del capitale umano e alimenta il narcotraffico.

''Le droghe generano guadagni a breve termine per pochi e perdite a lungo termine per molti'' sottolinea il Rapporto, nel considerare il problema della droga nel contesto economico dei Paesi. Nel 2001, il valore totale della coltivazione illecita di oppio e' stato stimato intorno ai 400 milioni di dollari, quello di coca intorno ai 700 milioni.

Un valore complessivo per i produttori di 1.100 milioni di dollari, indica il Rapporto, che sembra insignificante in confronto agli 86 mila milioni di dollari della produzione agricola dei Paesi in questione, principalmente Bolivia, Colombia e Peru' per l'America latina, Afghanistan e Iran per l'Asia centrale. Negli Stati Uniti i costi connessi all'uso di droghe hanno raggiunto nel 2000 quota 161.000 milioni di dollari, fra i 110.000 milioni della perdita di produttivita' e i 15.000 milioni di spese sanitarie.

Si calcola che negli Stati Uniti i consumi di cocaina ed eroina sono stati di 36.000 milioni e di 12.000 milioni di dollari, il 76% del consumo complessivo di droga. In Europa, il triste primato del consumo di stupefacenti va a gran Bretagna e Irlanda del nord: 3.900 milioni di dollari per l'eroina e 3.600 per la cocaina sono stati spesi nel Regno Unito, dove vivono circa il 20% di eroinomani e il 29% di cocainomani dell'Europa occidentale.

Sia negli Stati Uniti che in Europa occidentale, i principali mercati di droghe, sono stati spesi 48 milioni di dollari in cocaina e 32 milioni in eroina: meno dell'1% di queste cifre vanno a ingrossare le tasche dei coltivatori nei Paesi del Terzo Mondo. Il 99% di tali introiti costituisce infatti il giro d'affari dei narcotrafficanti.

Il grosso dei guadagni non arriva nei Paesi in via di sviluppo, ma in quelli del Primo mondo: il 74% dei guadagni, ad esempio, , circa 36.000 milioni di dollari, va agli Stati Uniti per il consumo interno. Cifre elevate in valore assoluto, modeste se si considera che corrispondono allo 0,4% del Pil degli Usa.

Secondo le stime dell'agenzia dell'Onu per il controllo internazionale delle droghe (United Nations International Drug Control Programme - Undcp), nel 2001 la cifra del contributo globale di fondi connessi con le droghe all'economia nazionale dei Paesi in via di sviluppo produttori di droga e' salita a 3.800 milioni di dollari. Si calcola che negli ultimi anni la produzione e il traffico illecito di droghe abbiano costituito dal 10 al 15% del Pil in Afghanistan e Myanmar, dal 2 al 3% in Colombia e Laos, poco piu' dell'1% in Bolivia.

Inoltre dall'analisi degli indicatori di sviluppo si evince che, proprio perche' gran parte degli introiti alimenta il narcotraffico, la produzione di droga aumenta solo a breve termine lo sviluppo economico, mentre la riconversione in altri tipi di colture assicura lo sviluppo sostenibile e a lungo termine dei vari Paesi.

E' vero per Paesi dell'America latina come Bolivia e Peru', ma anche in Asia centrale nonostante ci siano meno dati disponibili. ''In Afghanistan -e' l'analisi del Rapporto- ci sono prove sufficienti che la crescita economica del Paese e' stata negativa da quando e' iniziata la coltivazione su vasta scala dell'oppio, che con l'impressionante aumento della sua produzione ha trasformato l'Afghanistan nel piu' grande produttore di oppiacei illegali del mondo all'inizio degli anni '90 senza contribuire allo sviluppo socio-economico del Paese e acutizzando la guerra civile''.

Al contrario, Pakistan e Iran, che hanno ridotto o eliminato completamente la produzione di oppio, hanno registrato tassi positivi di crescita sia negli anni '80 che '90. Per questo il Rapporto conclude raccomandando la massima multilateralita' nel contrasto del traffico internazionale. ''Non puo' esserci sviluppo a lungo termine senza un controllo efficace del traffico e produzione di droghe''.

''C'e' un rapporto inversamente proporzionale fra la produzione illecita di droga e la crescita economica di un Paese, perche' la maggior parte dei guadagni vanno ai Paesi sviluppati mentre le conseguenze del problema della droga si sentono molto di piu' nei Paesi in via di sviluppo, dove il valore commerciale delle droghe illecite rappresenta una percentuale maggiore dell'economia rispetto ai Paesi ricchi''.


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