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Il discorso di Colin Powell all'ONU,
ovviamente pensato per fare oltraggio al popolo
americano e costringere l'ONU a scendere in guerra,
mi è sembrato essere un nuovo record negativo di
ipocrisia morale e
manipolazione politica. Ma la conferenza di
Donald
Rumsfeld a Monaco di Baviera lo scorso fine
settimana, è andata un passo più in là
dell'impacciato Powell nell'atteggiamento da sermone
untuoso e nella derisione bullesca.
Per il momento,
risparmierò Bush e la sua corte di consiglieri,
guide spirituali e manager politici come Franklin
Graham e Karl Rove: mi sembrano schiavi del potere perfettamente
incarnati da quel monotono ripetivivo del loro
portavoce collettivo, Ari Fliescher (che credo sia
cittadino di Israele). Bush è, ha affermato, in
diretto contatto con Dio, o, se non Dio, almeno con
la Divina Provvidenza. Forse solo i coloni
israeliani possono conversare con lui. Invece i
segretari di stato e della difesa sembrano provenire
dal mondo materiale degli uomini e delle donne reali,
perciò può essere in qualche modo più opportuno
soffermarci sulle loro parole e sui loro atti.
Prima di tutto, alcuni preliminari.
Gli USA hanno chiaramente già deciso riguardo a
questa guerra. Sembra non esserci un'alternativa.
Però che la guerra abbia luogo o meno (date tutte le
attività intraprese non dagli stati arabi, che come
al solito sembrano in fibrillazione e paralizzati
allo stesso tempo, ma dalla Francia, dalla Russia e
dalla Germania) è un'altra cosa. Nondimeno, il fatto
di aver trasportato 200 mila soldati in Kuwait,
Arabia Saudita e Qatar, per non parlare degli
stanziamenti minori in Giordania, in Turchia ed in
Israele può significare una sola cosa.
Secondo, i pianificatori di questa
guerra, come Ralph Nader ha detto con molta forza,
sono "falchi da pollaio", cioè, falchi che sono
troppo codardi per combattere essi stessi. Wolfowitz,
Perle, Bush, Cheney ed altri di quel gruppo di soli
civili erano a favore della guerra in Vietnam,
eppure ciascuno di essi fu esonerato in virtù del
privilegio di cui godevano, e perciò nessuno ha mai
combattuto e neppure soltanto prestato servizio
nell'esercito. La loro belligeranza è perciò moralmente ripugnante e, nel vero senso della parola,
estremamente antidemocratico. Ciò che questa banda
priva di qualunque rappresentanza cerca in una
guerra contro l'Iraq non ha niente a che fare con
considerazioni di carattere militare, in realtà.
L'Iraq, quali che siano le disgustose qualità del
suo indesiderabile regime, non è una minaccia
imminente o credibile per i suoi vicini, la Turchia
o Israele o finanche la Giordania (ciascuno dei
quali potrebbe sicuramente affrontarlo militarmente)
e certamente non per gli USA. Ogni tentativo di
sostenere il contrario è semplicemente assurdo e
stupido. Con alcuni Scud invecchiati ed un piccolo
arsenale di materiali chimici o biologici, in gran
parte fornito dagli USA in altri tempi (come ha detto Nader, lo sappiamo dalle fatture delle aziende
americane all'Iraq), l'Iraq è, ed è stato anche,
contenibile, benché ad un prezzo irragionevole per
la popolazione irachena che soffre da tempo. Dato
questo terribile stato di cose, credo sia
assolutamente vero sostenere che ci sia stata
collusione tra il regime iracheno e i propugnatori
delle sanzioni occidentali.
Terzo, una volta che le grandi
potenze comincino a sognare un cambio di regime - un
processo già avviato dai Perle e Wolfowitz di questo
paese - semplicemente non c'è modo di vederne la
fine. Non è oltraggioso che persone tanto dubbie
continuino a blaterare di portare democrazia,
modernizzazione e liberalizzazione in Medio Oriente?
Dio solo sa se la regione non ne abbia bisogno, come
hanno sempre ripetuto così tanti intellettuali e
persone qualunque arabe e musulmane. Ma chi li ha
nominati in ogni caso agenti del progresso? E cosa
dà loro il diritto a pontificare così
svergognatamente quando esistono così tante
ingiustizie ed abusi cui porre rimedio nel loro
paese?
È particolarmente fastidioso che
Perle,
quanto di più incompetente si possa immaginare su
qualunque tema vicino a democrazia e giustizia,
debba essere stato consigliere elettorale del
governo di estrema destra di Netanyahu dal '96 al
'99, quando consigliò a quell'israeliano rinnegato
di rifiutare ogni tentativo di pacificazione, di
annettere la West Bank e Gaza e cercare di
sbarazzarsi di quanti più palestinesi fosse
possibile. Quest'uomo ora parla di portare la
democrazia in Medio Oriente e lo fa senza suscitare
la minima obiezione da parte di nessuno degli "esperti"
dei media, che educatamente (ed abiettamente) lo
interrogano sulla tv nazionale.
Quarto, il discorso di
Colin
Powell, nonostante i suoi molti punti deboli, le sue
prove plagiate o create ad arte, i suoi nastri audio
e le sue fotografie sofisticate, ha detto il vero su
un punto. Il regime di Saddam Hussein ha violato
numerose risoluzioni dell'ONU e dichiarazioni sui
diritti umani. Non c'è da discutere su questo e non
si possono ammettere scuse. Ma ciò che è così
immensamente ipocrita nella posizione ufficiale
americana è che tutto ciò di cui Powell ha accusato
i ba'athisti è stato naturale per ogni governo
israeliano dal 1948 in poi, e mai altrettanto
chiaramente che dopo l'occupazione del 1967. La tortura, la detenzione illegale, l'assassinio, gli
assalti contro i civili con i missili, gli
elicotteri ed i caccia, l'anessione dei territori,
il trasporto di civili da una parte all'altra per
imprigionarli, assassinii di massa (come a Qana,
Jenin, Sabra e Chatila per menzionare solo i casi
più evidenti), rifiuto dei diritti di passaggio e
libero spostamento civile, istruzione, assistenza
medica, uso di civili come scudi umani, umiliazione,
punizione di intere famiglie, demolizioni di edifici,
distruzione di terra agricola, espropriazione
dell'acqua, insediamenti illegali, depauperamento,
attacchi su ospedali, personale medico ed ambulanze,
uccisione di personale ONU, per citare solo gli
abusi più gravi:
tutti essi, bisognerebbe
sottolineare con enfasi, sono stati portati a
termine con il più totale e incondizionato supporto
degli USA, che non solo hanno fornito ad Israele le
armi necessarie, ma gli hanno anche fornito aiuti
economici per 135 miliardi di dollari, tanto da far
apparire un'elemosina l'ammontare di spesa pubblica
pro-capite sostenuta per gli stessi cittadini
americani.
Questo è un dato moralmente
inaccettabile che si può agitare contro gli USA, e
contro Powell in particolare in quanto suo simbolo
in carne ed ossa. In quanto persona responsabile
della politica estera USA, è suo specifico compito
difendere le leggi di questo paese e assicurarsi che
la difesa dei diritti umani e della libertà - la
linea proclamanta centrale nella politica estera
degli USA almeno dal 1976 - sia praticata
uniformemente, senza eccezioni ed incodizionatamente.
Il fatto che egli ed i suoi capi e collaboratori
possano alzarsi in piedi di fronte al mondo e tenere
una predica contro l'Iraq e allo stesso tempo
ignorare completamente la collaborazione americana
alle violazioni dei diritti umani da parte di
Israele li priva di ogni credibilità. Eppure nessuno,
tra tutte le giuste critiche alla posizione
americana che hanno fatto la loro comparsa dopo che
Powell fece il suo grande discorso all'ONU, si è
soffermato su questo aspetto, nemmeno i
sempre-così-retti francesi e tedeschi. I territori
palestinesi sono oggi testimoni di una incipiente e
massiccia carenza alimentare; è in corso una crisi
sanitaria di proporzioni catastrofiche; il dazio di
vite umane varia tra le 15 e le 30 vittime alla
settimana; l'economia è crollata; centinaia di
migliaia di civili innocenti sono impossibilitati a
lavorare, studiare o spostarsi a causa dei
coprifuoco e di circa 300 barricate che impediscono
loro la vita quotidiana; le case sono fatte saltare
o rase al suolo con i bulldozer in quantità (ieri
sessanta).
E tutto questo grazie ad equipaggiamento
americano, con il supporto politico ed il
finanziamento degli USA. Bush dichiara che Sharon,
che è un criminale di guerra secondo qualunque
misura, è un uomo di pace, come sputare sulle
innocenti vite palestinesi che sono andate perdute e
devastate da Sharon e dal suo esercito criminale. Ed
ha anche il coraggio di dire che agisce in nome di
Dio, e che lui e la sua amministrazione agiscono per
servire un "Dio giusto e degno di fede". E, ancor
più incredibile, fa lezione al mondo sull'insulto di
Saddam alla risoluzione dell'ONU quando sostiene un
paese, Israele, che si è irriso di almeno 64 di esse
giorno dopo giorno per almeno 50 anni.
Ma i regimi arabi sono oggi tanto
codardi ed inefficaci che non osano affermare
nessuna di queste cose pubblicamente. Molti di essi
hanno bisogno dell'aiuto economico statunitense.
Molti di essi temono il loro popolo e hanno bisogno
del sostegno USA come puntello del loro regime.
Molti di essi potrebbero essere accusati di alcuni
degli stessi crimini contro l'umanità. Perciò non
dicono nulla, e semplicemente sperano e pregano che
la guerra passi e che alla fine mantengano il loro potere attuale.
Ma è anche un fatto grande e nobile
che per la prima volta dalla seconda guerra mondiale
vi siano proteste massicce contro la guerra che
hanno luogo prima ancora piuttosto che durante la
guerra stessa. Ciò non ha precedenti e dovrebbe
diventare il fatto politico centrale di questa nuova
era globalizzata in cui il nostro mondo è stato
spinto a forza dagli USA e dal suo stato di
superpotenza. Ciò che si dimostra è che nonostante
il potere immenso
posseduto dagli autocrati e dai tiranni come Saddam
ed i suoi antagonisti americani, nonostante la
complicità dei mass media che ha (consapevolmente o
no) accelerato la corsa alla guerra, nonostante
l'indifferenza e l'ignoranza di moltissime persone,
l'azione di massa e la protesta di massa in nome
della comunità umana e della sostenibilità umana
sono ancora uno strumento formidabile di resistenza
umana. La si chiami, se si vuole, l'arma del giorno.
Ma che abbia potuto almeno interferire con i piani
dei falchi da pollaio di Washington e delle
multinazionali che li appoggiano, così come dei
milioni di estremisti religioni (cristiani, ebrei e
musulmani) che credono nelle guerre di religione, è
un faro di speranza nel nostro tempo. Ovunque vada
per conferenze o per parlare contro queste
ingiustizie, non ho trovato nessuno che appoggi la
guerra. Il nostro compito come arabi è collegare la
nostra opposizione all'azione americana in Iraq al
nostro supporto ai diritti umani in Iraq, Palestina,
Israele, Kurdistan ed ovunque nel mondo arabo - ed
inoltre chiedere agli altri di imporre la stessa
associazione a tutti, arabi, americani, africani,
europei, australiani ed asiatici. Sono questioni
mondiali, questioni umane, non semplicemente
questioni strategiche per gli Stati Uniti o le altre
potenze maggiori.
Non possiamo in alcun modo prestare
il nostro silenzio ad una politica di guerra che la
Casa Bianca ha annunciato si servirà di un numero
variabile da 3 mila a 5 mila missili cruise al
giorno (800 nelle prime 48 ore di guerra) che
precipiteranno sulla popolazione civile di Baghdad
allo scopo di produrre "shock e sgomento", o
finanche un cataclisma umano che produrrà, come il
suo ideatore pieno di sé, un certo sig. (o forse è
dott.?!) Harlan Ullman, ha detto, un effetto tipo
Hiroshima sulla popolazione irachena. Si noti che
durante la guerra del Golfo del 1991, dopo 41 giorni
di bombardamento questa scala di devastazione umana
non fu nemmeno sfiorata. E gli USA hanno seimila
missili "intelligenti" pronti a fare il loro lavoro.
Che razza di Dio potrebbe volere questa cosa
formulata ed annunciata come politica per il suo
popolo? e che razza di Dio vorrebbe che sia una cosa
del genere a portare la democrazia e la libertà alla
popolazione non solo dell'Iraq ma del resto del
Medio Oriente?
Queste sono domande che non proverò
neppure a rispondere. Ma so bene che se una
qualunque cosa simile a questa sarà mai riversata su
qualunque popolazione sulla terra, sarebbe sicuro un
atto criminale, ed i suoi responsabili ed ideatori
criminali di guerra secondo le leggi di Norimberga
che gli USA stessi contribuirono a formulare in
maniera determinante. Non per nulla Sharon e Shaul
Mofaz danno il benvenuto a questa guerra ed
esprimono il loro apprezzamento per Bush. Chi sa
quanto altro male si commetterà in nome di Dio?
Ciascuno di noi deve alzare la voce e marciare in
protesta, ora e poi ancora ed ancora. Abbiamo
bisogno di un pensiero creativo e di un'azione forte
per impedire che gli incubi di uno staff
professionalizzato a Washington, Tel Aviv e Baghdad
si tramutino in realtà. Perché se quello che hanno
in mente è quello che chiamano "maggiore sicurezza",
allora le parole non hanno significato. Che Bush e
Sharon disprezzino le persone non bianche di questo
mondo è chiaro. La questione è: per quanto tempo
ancora possono farla franca?
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