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14 Febbraio 2003
ZNet Al-Ahram

Un monumento all'ipocrisia
Edward Said


 

 
 

È diventato intollerabile ascoltare o guardare i programmi di informazione in questo paese. Mi sono detto ripetutamente che bisognerebbe sfogliare i quotidiani o accendere la televisione sul telegiornale nazionale ogni sera, solo per scoprire ciò che "il paese" pensa e ha in programma, ma la pazienza ed il masochismo hanno i loro limiti.

 

Il discorso di Colin Powell all'ONU, ovviamente pensato per fare oltraggio al popolo americano e costringere l'ONU a scendere in guerra, mi è sembrato essere un nuovo record negativo di ipocrisia morale e manipolazione politica. Ma la conferenza di Donald Rumsfeld a Monaco di Baviera lo scorso fine settimana, è andata un passo più in là dell'impacciato Powell nell'atteggiamento da sermone untuoso e nella derisione bullesca.

Per il momento, risparmierò Bush e la sua corte di consiglieri, guide spirituali e manager politici come Franklin Graham e Karl Rove: mi sembrano schiavi del potere perfettamente incarnati da quel monotono ripetivivo del loro portavoce collettivo, Ari Fliescher (che credo sia cittadino di Israele). Bush è, ha affermato, in diretto contatto con Dio, o, se non Dio, almeno con la Divina Provvidenza. Forse solo i coloni israeliani possono conversare con lui. Invece i segretari di stato e della difesa sembrano provenire dal mondo materiale degli uomini e delle donne reali, perciò può essere in qualche modo più opportuno soffermarci sulle loro parole e sui loro atti.

Prima di tutto, alcuni preliminari. Gli USA hanno chiaramente già deciso riguardo a questa guerra. Sembra non esserci un'alternativa. Però che la guerra abbia luogo o meno (date tutte le attività intraprese non dagli stati arabi, che come al solito sembrano in fibrillazione e paralizzati allo stesso tempo, ma dalla Francia, dalla Russia e dalla Germania) è un'altra cosa. Nondimeno, il fatto di aver trasportato 200 mila soldati in Kuwait, Arabia Saudita e Qatar, per non parlare degli stanziamenti minori in Giordania, in Turchia ed in Israele può significare una sola cosa.

Secondo, i pianificatori di questa guerra, come Ralph Nader ha detto con molta forza, sono "falchi da pollaio", cioè, falchi che sono troppo codardi per combattere essi stessi. Wolfowitz, Perle, Bush, Cheney ed altri di quel gruppo di soli civili erano a favore della guerra in Vietnam, eppure ciascuno di essi fu esonerato in virtù del privilegio di cui godevano, e perciò nessuno ha mai combattuto e neppure soltanto prestato servizio nell'esercito. La loro belligeranza è perciò moralmente ripugnante e, nel vero senso della parola, estremamente antidemocratico. Ciò che questa banda priva di qualunque rappresentanza cerca in una guerra contro l'Iraq non ha niente a che fare con considerazioni di carattere militare, in realtà.

L'Iraq, quali che siano le disgustose qualità del suo indesiderabile regime, non è una minaccia imminente o credibile per i suoi vicini, la Turchia o Israele o finanche la Giordania (ciascuno dei quali potrebbe sicuramente affrontarlo militarmente) e certamente non per gli USA. Ogni tentativo di sostenere il contrario è semplicemente assurdo e stupido. Con alcuni Scud invecchiati ed un piccolo arsenale di materiali chimici o biologici, in gran parte fornito dagli USA in altri tempi (come ha detto Nader, lo sappiamo dalle fatture delle aziende americane all'Iraq), l'Iraq è, ed è stato anche, contenibile, benché ad un prezzo irragionevole per la popolazione irachena che soffre da tempo. Dato questo terribile stato di cose, credo sia assolutamente vero sostenere che ci sia stata collusione tra il regime iracheno e i propugnatori delle sanzioni occidentali.

Terzo, una volta che le grandi potenze comincino a sognare un cambio di regime - un processo già avviato dai Perle e Wolfowitz di questo paese - semplicemente non c'è modo di vederne la fine. Non è oltraggioso che persone tanto dubbie continuino a blaterare di portare democrazia, modernizzazione e liberalizzazione in Medio Oriente? Dio solo sa se la regione non ne abbia bisogno, come hanno sempre ripetuto così tanti intellettuali e persone qualunque arabe e musulmane. Ma chi li ha nominati in ogni caso agenti del progresso? E cosa dà loro il diritto a pontificare così svergognatamente quando esistono così tante ingiustizie ed abusi cui porre rimedio nel loro paese?

È particolarmente fastidioso che Perle, quanto di più incompetente si possa immaginare su qualunque tema vicino a democrazia e giustizia, debba essere stato consigliere elettorale del governo di estrema destra di Netanyahu dal '96 al '99, quando consigliò a quell'israeliano rinnegato di rifiutare ogni tentativo di pacificazione, di annettere la West Bank e Gaza e cercare di sbarazzarsi di quanti più palestinesi fosse possibile. Quest'uomo ora parla di portare la democrazia in Medio Oriente e lo fa senza suscitare la minima obiezione da parte di nessuno degli "esperti" dei media, che educatamente (ed abiettamente) lo interrogano sulla tv nazionale.

Quarto, il discorso di Colin Powell, nonostante i suoi molti punti deboli, le sue prove plagiate o create ad arte, i suoi nastri audio e le sue fotografie sofisticate, ha detto il vero su un punto. Il regime di Saddam Hussein ha violato numerose risoluzioni dell'ONU e dichiarazioni sui diritti umani. Non c'è da discutere su questo e non si possono ammettere scuse. Ma ciò che è così immensamente ipocrita nella posizione ufficiale americana è che tutto ciò di cui Powell ha accusato i ba'athisti è stato naturale per ogni governo israeliano dal 1948 in poi, e mai altrettanto chiaramente che dopo l'occupazione del 1967. La tortura, la detenzione illegale, l'assassinio, gli assalti contro i civili con i missili, gli elicotteri ed i caccia, l'anessione dei territori, il trasporto di civili da una parte all'altra per imprigionarli, assassinii di massa (come a Qana, Jenin, Sabra e Chatila per menzionare solo i casi più evidenti), rifiuto dei diritti di passaggio e libero spostamento civile, istruzione, assistenza medica, uso di civili come scudi umani, umiliazione, punizione di intere famiglie, demolizioni di edifici, distruzione di terra agricola, espropriazione dell'acqua, insediamenti illegali, depauperamento, attacchi su ospedali, personale medico ed ambulanze, uccisione di personale ONU, per citare solo gli abusi più gravi:

tutti essi, bisognerebbe sottolineare con enfasi, sono stati portati a termine con il più totale e incondizionato supporto degli USA, che non solo hanno fornito ad Israele le armi necessarie, ma gli hanno anche fornito aiuti economici per 135 miliardi di dollari, tanto da far apparire un'elemosina l'ammontare di spesa pubblica pro-capite sostenuta per gli stessi cittadini americani.

Questo è un dato moralmente inaccettabile che si può agitare contro gli USA, e contro Powell in particolare in quanto suo simbolo in carne ed ossa. In quanto persona responsabile della politica estera USA, è suo specifico compito difendere le leggi di questo paese e assicurarsi che la difesa dei diritti umani e della libertà - la linea proclamanta centrale nella politica estera degli USA almeno dal 1976 - sia praticata uniformemente, senza eccezioni ed incodizionatamente.

Il fatto che egli ed i suoi capi e collaboratori possano alzarsi in piedi di fronte al mondo e tenere una predica contro l'Iraq e allo stesso tempo ignorare completamente la collaborazione americana alle violazioni dei diritti umani da parte di Israele li priva di ogni credibilità. Eppure nessuno, tra tutte le giuste critiche alla posizione americana che hanno fatto la loro comparsa dopo che Powell fece il suo grande discorso all'ONU, si è soffermato su questo aspetto, nemmeno i sempre-così-retti francesi e tedeschi. I territori palestinesi sono oggi testimoni di una incipiente e massiccia carenza alimentare; è in corso una crisi sanitaria di proporzioni catastrofiche; il dazio di vite umane varia tra le 15 e le 30 vittime alla settimana; l'economia è crollata; centinaia di migliaia di civili innocenti sono impossibilitati a lavorare, studiare o spostarsi a causa dei coprifuoco e di circa 300 barricate che impediscono loro la vita quotidiana; le case sono fatte saltare o rase al suolo con i bulldozer in quantità (ieri sessanta).

E tutto questo grazie ad equipaggiamento americano, con il supporto politico ed il finanziamento degli USA. Bush dichiara che Sharon, che è un criminale di guerra secondo qualunque misura, è un uomo di pace, come sputare sulle innocenti vite palestinesi che sono andate perdute e devastate da Sharon e dal suo esercito criminale. Ed ha anche il coraggio di dire che agisce in nome di Dio, e che lui e la sua amministrazione agiscono per servire un "Dio giusto e degno di fede". E, ancor più incredibile, fa lezione al mondo sull'insulto di Saddam alla risoluzione dell'ONU quando sostiene un paese, Israele, che si è irriso di almeno 64 di esse giorno dopo giorno per almeno 50 anni.

Ma i regimi arabi sono oggi tanto codardi ed inefficaci che non osano affermare nessuna di queste cose pubblicamente. Molti di essi hanno bisogno dell'aiuto economico statunitense. Molti di essi temono il loro popolo e hanno bisogno del sostegno USA come puntello del loro regime. Molti di essi potrebbero essere accusati di alcuni degli stessi crimini contro l'umanità. Perciò non dicono nulla, e semplicemente sperano e pregano che la guerra passi e che alla fine mantengano il loro potere attuale.

Ma è anche un fatto grande e nobile che per la prima volta dalla seconda guerra mondiale vi siano proteste massicce contro la guerra che hanno luogo prima ancora piuttosto che durante la guerra stessa. Ciò non ha precedenti e dovrebbe diventare il fatto politico centrale di questa nuova era globalizzata in cui il nostro mondo è stato spinto a forza dagli USA e dal suo stato di superpotenza. Ciò che si dimostra è che nonostante il potere immenso posseduto dagli autocrati e dai tiranni come Saddam ed i suoi antagonisti americani, nonostante la complicità dei mass media che ha (consapevolmente o no) accelerato la corsa alla guerra, nonostante l'indifferenza e l'ignoranza di moltissime persone, l'azione di massa e la protesta di massa in nome della comunità umana e della sostenibilità umana sono ancora uno strumento formidabile di resistenza umana. La si chiami, se si vuole, l'arma del giorno. Ma che abbia potuto almeno interferire con i piani dei falchi da pollaio di Washington e delle multinazionali che li appoggiano, così come dei milioni di estremisti religioni (cristiani, ebrei e musulmani) che credono nelle guerre di religione, è un faro di speranza nel nostro tempo. Ovunque vada per conferenze o per parlare contro queste ingiustizie, non ho trovato nessuno che appoggi la guerra. Il nostro compito come arabi è collegare la nostra opposizione all'azione americana in Iraq al nostro supporto ai diritti umani in Iraq, Palestina, Israele, Kurdistan ed ovunque nel mondo arabo - ed inoltre chiedere agli altri di imporre la stessa associazione a tutti, arabi, americani, africani, europei, australiani ed asiatici. Sono questioni mondiali, questioni umane, non semplicemente questioni strategiche per gli Stati Uniti o le altre potenze maggiori.

Non possiamo in alcun modo prestare il nostro silenzio ad una politica di guerra che la Casa Bianca ha annunciato si servirà di un numero variabile da 3 mila a 5 mila missili cruise al giorno (800 nelle prime 48 ore di guerra) che precipiteranno sulla popolazione civile di Baghdad allo scopo di produrre "shock e sgomento", o finanche un cataclisma umano che produrrà, come il suo ideatore pieno di sé, un certo sig. (o forse è dott.?!) Harlan Ullman, ha detto, un effetto tipo Hiroshima sulla popolazione irachena. Si noti che durante la guerra del Golfo del 1991, dopo 41 giorni di bombardamento questa scala di devastazione umana non fu nemmeno sfiorata. E gli USA hanno seimila missili "intelligenti" pronti a fare il loro lavoro. Che razza di Dio potrebbe volere questa cosa formulata ed annunciata come politica per il suo popolo? e che razza di Dio vorrebbe che sia una cosa del genere a portare la democrazia e la libertà alla popolazione non solo dell'Iraq ma del resto del Medio Oriente?

Queste sono domande che non proverò neppure a rispondere. Ma so bene che se una qualunque cosa simile a questa sarà mai riversata su qualunque popolazione sulla terra, sarebbe sicuro un atto criminale, ed i suoi responsabili ed ideatori criminali di guerra secondo le leggi di Norimberga che gli USA stessi contribuirono a formulare in maniera determinante. Non per nulla Sharon e Shaul Mofaz danno il benvenuto a questa guerra ed esprimono il loro apprezzamento per Bush. Chi sa quanto altro male si commetterà in nome di Dio? Ciascuno di noi deve alzare la voce e marciare in protesta, ora e poi ancora ed ancora. Abbiamo bisogno di un pensiero creativo e di un'azione forte per impedire che gli incubi di uno staff professionalizzato a Washington, Tel Aviv e Baghdad si tramutino in realtà. Perché se quello che hanno in mente è quello che chiamano "maggiore sicurezza", allora le parole non hanno significato. Che Bush e Sharon disprezzino le persone non bianche di questo mondo è chiaro. La questione è: per quanto tempo ancora possono farla franca?

Documento originale   A monument to hypocrisy

Traduzione di Sergio De Simone

 
 

 

 

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