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AMICIZIE PERICOLOSE: OSAMA BIN LADEN E GLI AMERICANI
di Michel Chossudovsky,
docente di Economia
all’Università di Ottawa, centro per la ricerca sulla Globalizzazione (CRG)
Il seguente testo traccia la
storia di Osama bin Laden e dei legami della Jihad Islamica con le opzioni
della politica estera degli USA durante la Guerra Fredda e le sue
conseguenze.
Primo sospettato nell'attacco
terroristico a New York e a Washington, bollato dalla FBI come “terrorista
internazionale” per il suo ruolo nell'attentato alle ambasciate USA in
Africa, il saudita Usama bin Laden venne reclutato durante la guerra
sovietico-afghana sotto gli auspici della CIA, per combattere gli “invasori
sovietici".
Nel 1979 “la più grande
operazione occulta nella storia della CIA” fu lanciata come risposta
all’invasione sovietica dell'Afghanistan, avvenuta a sostegno del governo
filo-comunista di Babrak Kamal:
“Con l'attivo incoraggiamento della CIA e dell'ISI (Inter Services
Intelligence) del Pakistan che cercava di trasformare la jihad afghana in
una guerra globale pagata da tutti gli stati mussulmani contro l'Unione
Sovietica, circa 35,000 radicali mussulmani provenienti da 40 paesi
islamici raggiunsero i combattenti dell'Afghanistan tra il 1982 e il 1992.
Decine di migliaia, inoltre, andarono a studiare nelle madrasa Pakistane.
Infine più di 100,000 radicali mussulmani stranieri furono direttamente
influenzati dalla jihad afghana”.
La jihad islamica era supportata
dagli Stati Uniti e dall'Arabia Saudita con una significativa parte delle
risorse generate dal commercio di droga nella
Mezzaluna Dorata: “Nel Marzo 1985, il Presidente Reagan firmò il
National Security Decision Directive 166, che autorizzava gli aiuti
militari e le operazioni occulte in favore dei mujahidin, e chiarì che la
guerra segreta in Afghanistan aveva un nuovo obiettivo: la sconfitta delle
truppe sovietiche in Afghanistan tramite le operazioni coperte e la
ritirata dei sovietici.
La nuova assistenza occulta degli
USA iniziò con un vertiginoso aumento delle forniture di armi - un
costante aumento dalle 65.000 tonnellate annuali nel 1987, inoltre un
flusso incensante di specialisti della CIA e del Pentagono che viaggiavano
verso il quartier generale segreto dell'ISI Pakistano sulla principale
strada per Rawalpindi in Pakistan. Qui gli specialisti della CIA
incontravano gli ufficiali dell'intelligence Pakistano per aiutarli a
pianificare le operazioni in favore dei ribelli afghani”.
La CIA, usando l'ISI militare del
Pakistan, giocò un ruolo chiave nell'addestramento dei Mujahidin. In
cambio la CIA sponsorizzava l'addestramento alla guerriglia integrata con
l'insegnamento del Corano: “I temi predominanti erano che l'Islam fosse
una ideologia socio-politica completa, che il sacro Corano era stato
violato dalle atee truppe sovietiche, e che il popolo islamico
dell'Afghanistan avrebbe riottenuta l'indipendenza rovesciando il regime
di sinistra appoggiato da Mosca”.
L'APPARATO PAKISTANO D'INTELLIGENCE
L'ISI Pakistana fu usata come un
tramite. La CIA appoggiava di nascosto jihad, operando attraverso la ISI
Pakistana e la CIA non canalizzava direttamente i suoi aiuti ai Mujahidin.
In altre parole, per condurre al
successo queste operazioni coperte, Washington fu attenta a non rivelare
lo scopo ultimo della jihad, che consisteva nel distruggere l'Unione
Sovietica.
Come disse Milton Beardman,
agente della CIA “Noi non dovevamo addestrare gli arabi”.
Secondo Abdel Monam Saidali, del
Centro Studi Strategici di Al-aram, in Cairo, bin Laden e gli “arabi
afghani” avevano ricevuto un “addestramento assai sofisticato che
era stata permesso dalla CIA”.
L'agente della CIA Beardman
conferma, a tal riguardo, che Osama bin Laden non era consapevole del
ruolo che egli svolgeva per conto di Washington. Nelle parole di Osama bin
Laden (citate da Beardman): “né io, né i miei fratelli abbiamo mai
avuto sentore degli aiuti statunitensi”.
Motivati dal nazionalismo e dal
fervore religioso, i guerriglieri islamici erano inconsapevoli di
combattere l'Armata Rossa per conto dello Zio Sam. Mentre vi erano
contatti ai massimi vertici della gerarchia dell'intelligence, i leader
dei ribelli islamici nel teatro delle operazioni non avevano contatti con
Washington o con la CIA. Assieme alla CIA - che appoggiava e riforniva la
guerra con massicci quantitativi di aiuti militari USA - l'ISI pakistana
aveva sviluppato una “struttura parallela che aveva grande influenza su
tutte le decisioni di governo”.
L'ISI aveva uno staff composto da
militari e da ufficiali dell'intelligence, burocrati, agenti occulti e
informatori, stimati in 150.000 unità.
Inoltre le operazioni della CIA avevano anche rinforzato il regime
militare del Pakistan guidato del Generale Zia Ul Haq: ”Relazioni tra
la CIA e l'ISI si erano accresciute in continuazione in seguito
all'eliminazione da parte del General Zia di Bhutto e l'avvento del regime
militare. Durante buona parte della guerra afghana, il Pakistan era assai
più aggressivamente anti-sovietico che gli stessi USA. Subito dopo
l'invasione militare sovietica dell'Afghanistan nel 1980, Zia Ul Haq inviò
il capo dell'ISI a destabilizzare gli stati dell'Asia centrale sovietica.
La CIA approvò tale piano solo nell'ottobre 1984. La CIA era assai cauta
dei pakistani. Sia il Pakistan che gli USA adottarono una politica di
inganni con prese di posizione pubbliche per la negoziazione di soluzioni,
mentre in privato erano d'accordo che una escalation militare sarebbe
stata la strada migliore”.
La storia del traffico di droga
in Asia Centrale è intimamente collegata con le operazioni coperte delle
CIA.
Prima della guerra
sovietico-afghana, la produzione di oppio in Afghanistan e Pakistan era
diretta unicamente verso piccoli mercati regionali. Non vi era una
produzione locale di eroina.
A tal riguardo, lo studio di
Alfred McCoy conferma che in due anni di operazioni della CIA in
Afghanistan, “il confine Pakistan-Afghanistan divenne il maggior
produttore mondiale di eroina, fornendo il 60% della domanda USA. In
Pakistan, la popolazione eroinomane passò dallo zero del 1979 al 20% della
popolazione nel 1985, il più alto tasso di incremento registrato al mondo”.
Gli agenti della CIA controllavano tale commercio. Quando i mujahidin
occupavano un territorio in Afghanistan, essi ordinavano ai contadini di
coltivare il papavero come forma di tassa rivoluzionaria. Attraverso il
confine con il Pakistan, i leader afghani e i gruppi locali sotto
controllo dell'Intelligence del Pakistan gestivano centinaia di laboratori
dell'eroina. Durante questo decennio la DEA (la U.S. Drug Enforcement
Agency) di Islamabad non riuscì a imporre alcuna contromisura. Ufficiali
USA avevano rifiutato di investigare sui carichi di eroina gestiti dai
propri alleati poiché la politica sul narcotraffico USA in Afghanistan era
subordinata alla guerra antisovietica.
Nel 1995, l'ex direttore della
CIA delle operazioni afghane, Charles Cogan, ammise che la CIA aveva
sacrificato la guerra alla droga per combattere la guerra fredda. “La
nostra missione principale era di arrecare il maggior danno possibile ai
sovietici. Non avemmo mai le risorse o il tempo necessari per dedicarci ad
investigare sul traffico di armi, e non credo che dobbiamo rammaricarci
per questo. Ogni situazione comporta delle conseguenze (…) e le
conseguenze erano in termini di droga, sì. Ma l'obiettivo principale era
stato raggiunto. I sovietici avevano lasciato l'Afghanistan”.
Alla fine della guerra fredda, le
regioni dell'Asia Centrale non sono strategiche soltanto per le loro
estese riserve di petrolio: esse producono tre/quarti dell'oppio mondiale,
rappresentando così un provento di miliardi di dollari per i gruppi
affaristici, le istituzioni finanziarie, le agenzie d'intelligence ed il
crimine organizzato.
Il ricavato annuale del traffico
di droga della mezzaluna
d'oro (tra i 100
e i 200 miliardi di dollari) rappresenta all'incirca un terzo del ricavato
del traffico mondiale dei narcotici, stimato dall'ONU nell'ordine dei 500
miliardi di dollari.
Con la disintegrazione
dell'Unione Sovietica, una nuova ondata nella produzione di oppio era
stata scatenata. (Secondo le stime dell'ONU, la produzione di oppio in
Afghanistan nel 1998-99 - in coincidenza con la destabilizzazione delle ex
repubbliche sovietiche - raggiunge la cifra record di 4600 tonnellate).
Il potente business delle mafie
nella ex-URSS, alleate con il crimine organizzato, conta sul controllo
strategico delle rotte dell'eroina.
L'ISI, che aveva una estesa rete
d'intelligence militare, non venne smantellato alla fine della guerra
fredda.
La CIA continuò a supportare la
jihad islamica anche fuori dal Pakistan.
Nuove operazioni coperte furono
attuate nell'Asia centrale, nel Caucaso e nei Balcani. L'apparato militare
e d'intelligence del Pakistan servì essenzialmente come “catalizzatore
della disintegrazione dell'URSS e l'emergere di sei nuovi paesi mussulmani
dell'Asia centrale”.
Intanto le missioni islamiche
della setta dei Wahabiti provenienti dall'Arabia Saudita si erano
stabilite nelle stesse repubbliche mussulmane e all'interno della
Federazione Russa, usurpando il ruolo delle istituzioni secolari dello
stato. Nonostante la sua ideologia anti-americana, il fondamentalismo
islamico era largamente utile alla strategia di Washington nell'ex URSS.
Dopo la ritirata delle truppe
sovietiche nel 1989, la guerra civile in Afghanistan continuò
intensamente. I Talibani erano sostenuti dai Deobandi pakistani e dal loro
partito politico la Jamiat-ul-Ulema-e-Islam (JUI).
Nel 1993, JUI entrò nella
coalizione di governo del primo ministro Benazzir Bhutto. Furono stabiliti
legami tra il JUI, l'esercito e l'ISI.
Nel 1995, con la caduta del
governo del Hezb-I-Islami di Hektmatyar, a Kabul, i Talibani non solo
instaurarono un governo islamico rigido, ma arrivarono a controllare anche
“centinaia di campi di addestramento in Afghanistan e le fazioni del
JUI”. E il JUI, con il supporto del movimento saudita Wahabita, giocò
un ruolo chiave nel reclutamento di volontari nelle guerre nei Balcani e
nell'ex-URSS.
Il Jane Defense Weekly
conferma a tal riguardo che “metà delle truppe Taliban e del loro
equipaggiamento provengono dal Pakistan, grazie all'ISI”. Ciò avvenne
dopo la ritirata delle truppe sovietiche: entrambe le parti nella guerra
civile esplosa in Afghanistan continuarono a ricevere appoggi occulti da
parte dell'ISI.
In altre parole, appoggiate
dell'intelligence militare del Pakistan che era a sua volta controllato
dalla CIA, lo stato islamico dei Talibani ha largamente servito gli
interessi geopolitici degli USA. Il commercio di droga della
Mezzaluna
d'oro è stato, inoltre, usato per
finanziare e equipaggiare l'esercito mussulmano bosniaco (partendo dagli
inizi degli anni '90) e l'UCK in Kosovo.
Negli ultimissimi mesi è stata
raggiunta la prova che mercenari mujahidin combattono nelle fila dell'UCK
(l’Esercito di liberazione del Kosovo) impegnato in assalti terroristici
contro la Macedonia. Senza dubbio, ciò spiega perché Washington abbia
chiuso gli occhi sul regno di terrore imposto dai Talebani e sulla
lampante violazione dei diritti delle donne, la chiusura delle scuole per
bambine, il licenziamento delle impiegate dagli uffici del governo e il
rafforzamento della legge delle punizioni della Sharia.
Per quanto concerne la Cecenia,
il principale leader dei ribelli Shamil Basayev Al Khattab fu addestrato e
indottrinato nei campi sponsorizzati dalla CIA in Afghanistan e Pakistan.
Secondo Yossef Bodansky,
direttore della Task Force sul terrorismo e la guerra non convenzionale
del Congresso USA, la guerra in Cecenia era stata pianificata durante un
summit segreto della Internazionale hezbollah tenutasi nel 1996 a
Mogadiscio, in Somalia.
Il summit fu seguito da Osama bin
Laden e da alti ufficiali dell'intelligence iraniano e pakistano. A tal
riguardo, il coinvolgimento dell'ISI in Cecenia “iniziò con la
fornitura di armi e di esperti ai ceceni: l'ISI e i suoi alleati radicali
incitavano alla lotta in questa guerra".
Il principale oleodotto della
Russia transita attraverso la Cecenia e il Daghestan. Nonostante la
formale condanna del terrorismo islamico da parte di Washington, i
beneficiari indiretti della guerra in Cecenia erano proprio le compagnie
petrolifere anglo-americane, che cercavano di controllare le risorse
petrolifere e le pipelines vicine al Mar Caspio.
I contingenti dei due principali
eserciti dei ribelli ceceni (rispettivamente guidati da Shamil Basayev e
da Emir Khattab) erano stimati in 35.000 effettivi, supportati dall'ISI
pakistano, che inoltre giocava un ruolo chiave nell’organizzare ed
addestrare l'esercito ribelle ceceno.
Nel 1994 l'ISI aiutò Basayev e i
suoi aiutanti addestrandoli alla guerriglia nella provincia di Khost in
Afghanistan, nel campo di Amir Muawia, costruito nei primi anni '80 dalla
CIA e dall'ISI e comandata dal famoso signore della guerra afghano
Gulbuddin Hekmatyar.
Nel luglio 1994, lasciato il
campo di Amir Muawia, Basayev venne trasferito a Markaz-i-Dawar, un altro
campo di addestramento in Pakistan, per un addestramento avanzato nelle
tattiche di guerriglia. In Pakistan, Basayev incontrò i più alti gradi
militari e agenti dell'intelligence del Pakistani: il ministro della
Difesa, gen. Aftab Shahban Mirani, il ministro dell’Interno, gen.
Naserullah Babar ed il capo della branca dell'ISI incaricata di supportare
la causa islamica, gen. Javed Ashraf (ora in pensione). Questi accordi ad
alto livello si rivelarono veramente utili a Basayev.
Dopo il suo addestramento Basayev
venne assegnato a guidare gli assalti contro le truppe federali russe
nella prima Guerra Cecena, nel 1995.
La sua organizzazione aveva anche
sviluppato legami con organizzazioni criminali a Mosca e forti legami con
la mafia albanese e l'UCK. Nel 1997-98, secondo il Servizio di Sicurezza
Federale Russo (FSB): “i signori della guerra cecena hanno iniziato a
comparare delle proprietà in Kosovo... utilizzando aziende di copertura
regolarmente registrate in Jugoslavia”.
L'organizzazione di Basayev è stata coinvolta nel
racket internazionale, nel traffico di narcotici, nel sabotaggio di
oleodotti russi, rapimenti, sfruttamento della prostituzione, traffico di
dollari falsi, traffico di materiale nucleare, nonché nel crollo del 1997
della piramidi finanziarie della mafia albanese.
Accanto all'esteso riciclaggio di
narcodollari, i ricavati di varie attività illecite sono state incanalate
verso il reclutamento di mercenari e l'acquisto di armi. Durante il suo
addestramento in Afghanistan, Shamil Basayev strinse rapporti con il
comandante mujahidin veterano saudita Al Khattab che aveva combattuto come
volontario in Afghanistan. Non appena Basayev fece ritorno a Grozny,
Khattab venne invitato (all'inizio del 1995) a costituire una base
dell'esercito in Cecenia per l'addestramento dei combattenti mujahidin.
Secondo la BBC, la presenza di
Khattab in Cecenia era stata possibile “tramite l'Organizzazione di
Aiuto islamico con base in Arabia saudita, un’organizzazione religiosa
militante, fondata da miliardari che trasferivano fondi in Cecenia”.
Fin dalla Guerra Fredda,
Washington ha consapevolmente appoggiato Osama bin Laden, mentre lo
inseriva nella lista dei maggiori ricercati dall'FBI come il più
pericoloso terrorista del mondo.
Mentre i Mujahidin erano occupati
a combattere la guerra degli USA nei Balcani e nell'ex-URSS, l’FBI
conduceva una guerra interna contro il terrorismo, agendo in maniera
indipendente dalla CIA che, invece, fin dalla guerra sovietico-afghana,
appoggiava il terrorismo internazionale.
Paradossalmente, mentre
l’amministrazione Bush definiva la jihad islamica “una minaccia per
l'America”, questa stessa organizzazione islamica era da tempo
diventata uno strumento chiave delle operazioni di intelligence militari
degli USA nei Balcani e nell'ex-URSS.
Sull’onda degli attacchi
terroristici a New York e a Washington, la verità prevarrà per impedire
che l'amministrazione Bush, assieme alla NATO, imponga operazioni militari
avventuristiche che minaccino l'umanità.
Hugh Davies, International: “Informers' point the finger at binLaden”;
“Washington on alert for suicide bombers”, The DailyTelegraph,
London, 24 August 1998.
Si
veda anche Fred Halliday, "The Un-great game: the Country that lost
theCold War, Afghanistan”, New Republic, 25 March 1996.
Steve Coll, Washington
Post, July 19, 1992. Dilip Hiro, “Fallout from the Afghan Jihad”,
Inter Press Services, 21 November 1995. Weekend Sunday (NPR);
Eric Weiner, Ted Clark; 16 August1998.Ibid.Dipankar Banerjee;
“Possible Connection of ISI With Drug Industry”, India Abroad,
2 December 1994.
Ibid. Vedi Diego Cordovez and Selig Harrison, “Out of Afghanistan: The
Inside Story of the Soviet Withdrawal”, Oxford university Press, New
York, 1995. Vedi anche The review of Cordovez and Harrison in
International Press Services, 22 August 1995.
Alfred McCoy, “Drug fallout: the CIA's Forty Year Complicity inthe
Narcotics Trade”. The Progressive; 1 August 1997.
Douglas Keh, “Drug Money in a changing World”, Technical document
no 4, 1998, Vienna UNDCP, p. 4.
Vedi anche: Report of the International Narcotics Control Board for
1999, E/INCB/1999/1 United Nations Publication, Vienna 1999, p49-51. E
Richard Lapper, “UN Fears Growth of Heroin Trade”, Financial Times,
24 February 2000.
Report of the International Narcotics Control Board, op cit, p49-51.
Vedi anche: Richard Lapper, op. cit.
International Press Services, 22 August
1995.
Ahmed Rashid, “The Taliban: Exporting Extremism”, ForeignAffairs,
November- December, 1999, p. 22.Quoted in the Christian Science
Monitor, 3 September 1998)
Tim McGirk, “Kabul learns to live with its bearded conquerors”, The
Independent, London, 6 November1996.
Vedi: K. Subrahmanyam, “Pakistan is Pursuing Asian Goals”, India
Abroad, 3 November 1995.
Levon Sevunts, “Who's calling the shots?: Chechen conflict finds
Islamic roots in Afghanistan and Pakistan”, The Gazette, Montreal,
26 October 1999.
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