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MANTRA

Om Namah Shivaya

 

Namah Shivaya è il mantra che rimuove tutti gli ostacoli e le sofferenze e dà eterna beatitudine e immortalità. Colui che fa japa con questo mantra viene liberato dal ciclo di nascite e morti e ottiene l’eterna beatitudine. Questa è l’enfatica dichiarazione dei Veda. Questo mantra è il corpo del Signore Shiva Nataraja, il Danzatore Cosmico, è la dimora di Shiva. Aggiungendo Om all’inizio, il mantra diventa di sei sillabe. Namah significa prostrazione. Shivaya Namah significa Prostrazione al Signore Shiva. L’anima è il servitore del Signore. Namah rappresenta l’anima individuale. Shiva rappresenta l’anima universale. Aya denota l’identità dell’anima individuale e l’universale, per cui Shivaya Namah significa identità tra l’anima individuale e il Signore.

Le cinque sillabe del mantra corrispondono alle cinque azioni del Signore: creazione, mantenimento, distruzione, il velare, la grazia. Esse corrispondono anche ai cinque elementi e a tutte le creazioni attraverso la combinazione di essi. Nel mantra di cinque sillabe Namah Shivaya, Na è il potere di proiezione del Signore che fa muovere l’anima nel mondo, Mah è il vincolo che la lega alla ruota delle nascite e morti, Shi è il simbolo del Signore Shiva, Va sta per la sua grazia e Ya sta per l’anima individuale. Se l’anima tende a Na e Mah sarà immersa nel materialismo, se invece si associa a Va si muoverà verso il Signore Shiva. Namah Shivaya forma il corpo di Shiva. La mano di Shiva che tiene il fuoco è Na. Il piede che schiaccia il demone Muyalaka è Mah. La mano che tiene il damaru, il tamburo, è Shi. Le mani destra e sinistra che si muovono sono Va. La mano che mostra protezione, è Ya.

Fate il bagno oppure lavate le mani, i piedi e il viso. Indossate una mala (rosario) di rudraksha (semi sacri a Shiva). Sedete in posizione del loto o a gambe incrociate rivolti a Nord o ad Est in un luogo o una stanza tranquilli. Ripetete silenziosamente il mantra e meditate sulla forma del Signore Shiva, tenendo l’immagine nel cuore o nello spazio tra le sopracciglia. Si può meditare anche su Shiva nel suo aspetto immanifesto e senza forma, Oceano illimitato di Pura Consapevolezza: identificandosi con esso si nega l’idea di essere confinati nel corpo. Si può anche scrivere Om Namah Shivaya in un bel quaderno per una mezz’ora o più, in silenzio, ripetendo il mantra nella mente, senza guardare qui e là. Si avrà maggiore concentrazione. Quando il quaderno sarà completo, lo si terrà in una scatola nella stanza della meditazione.

 

OM è la prima lettera dell’alfabeto sanscrito. La sua pronunzia comprende tre suoni, di cui un O lunga (Au), una U breve e la "pausa" ovvero la consonante labiale M. A questa triplice natura si ricollega un profondo significato mistico e simbolico. Essa esprime tre qualità distinte per quanto unite: Brahma, Vishnu e Shiva, ovvero Creazione, Preservazione e Distruzione. Considerata nell’insieme essa implica "l’Universo". Nella sua applicazione all’uomo au si riferisce alla scintilla dello Spirito Divino che si trova nell’umanità; u al corpo attraverso il quale lo Spirito si manifesta; m alla morte del corpo ossia alla scomposizione nei suoi elementi materiali. In rapporto ai cicli che interessano ogni sistema planetario, essa implica in primo luogo lo Spirito, rappresentato da au, come base dei mondi manifestati, poi il corpo o materia manifestata, attraverso cui opera lo Spirito, rappresentata dalla u; ed infine, rappresentato dalla m, "l’arresto o il ritorno del suono alla sua sorgente", il Pralaya o la Dissoluzione dei mondi. Nell’occultismo pratico questa parola è messa in rapporto con il Suono o con la Vibrazione e con tutte le proprietà e gli effetti che ne derivano, essendo questo uno dei più grandi poteri della natura. Se si usa questa parola nella disciplina pratica, la sua pronunzia, a mezzo dei polmoni e della gola, produce un effetto particolare sul corpo umano. Nell’Aforisma 28 questo nome è impiegato nel suo significato più alto il quale include necessariamente tutti gli altri. La pronunzia della parola Om in tutte le pratiche della disciplina, ha un rapporto potenziale con la separazione cosciente dell’anima dal corpo.

 

OM MANI PADME HUM (Om Mani Pémé Hung)

è il mantra di Chenrezi, o Avalokiteshvara, il Buddha della compassione, protettore del Tibet.
Sono sillabe sacre che significano:

"La gemma (mani, cioè Buddha, o la sua dottrina) è nel loto (padma, cioè nel mondo)",

om e hum sono formule dagli infiniti significati.
Nel Tibet a queste parole è attribuita una grande potenza benefica,

e per questo motivo vengono continuamente ripetute, scritte, e dipinte ovunque.

Il mantra scritto più volte su strisce di carta è introdotto nelle cavità di "ruote", o mulini di preghiera (Manichorkor), che saranno girati a mano o dall'acqua.
Le ruote di preghiera sono usate dai tibetani per purificare se stessi, ed il mondo,

dal karma negativo accumulato, in base alla convinzione che il mettere in movimento il mantra scritto produce gli stessi benefici effetti del pronunciarlo.

 


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