Ritorna alla Pagina " INFODRUGS "


Produttori  Lotta alla Droga  NarcoMafie  Dati Statistici  Letteratura


 HAKO; Piante Allucinogene e Culture Indiane

Percezioni di realtà - di Albert Hofmann

Progetto di Piano d'Azione UE 2000 - Droga e  Asia Centrale 

Geopolitica della Droga - Il Mercato Mondiale

DROGA - Mercato e Rotte

 


Vedi anche  Droghe - Paesi Produttori, esportatori e di Transito, Consumatori


Dove viene coltivata la droga (sud) e dove viene consumata (nord), chi viene represso (sud) e da chi (nord), chi intasca i guadagni (nord) e a chi viene data la colpa di cio' (sud).

La guerra della droga contro i piccoli

"Sembra che si voglia estirpare noi coltivatori piccoli invece della coca". Questo il commento di una coltivatrice di coca colombiana riguardo ai provvedimenti di estirpazione di coltivazioni illegali. La guerra quotidiana contro la droga nei cosidetti paesi produttori di droga, ad esempio l'America Latina è rivolta, proprio come da noi, contro i piccoli. Provvedimenti che portano ad una politica di droga piu' pacifica come proposta dall'«iniziativa popolare per una politica piu' ragionevole in materia di droga» vengono seguiti e accolti con grande interesse da parte dei piccoli coltivatori che sono l'anello piu' debole nella catena del mercato della droga. Specialmente considerando tutto cio' che li aspetta nel ventunesimo secolo.

Nel programma di controllo sulla droga dell'ONU (UNDCP) è stato di recente presentato un piano per l'estirpazione totale della coltivazione di papavero e coca in tutti i continenti fino al 2008. La rabbia distruttiva di questi guerrieri della droga non si ferma nemmeno davanti al fatto che l'esecuzione di questo piano portera con sé la violazione dei diritti umani della popolazione coinvolta, e che ci si dovra' aspettare delle controreazioni violente da parte del commercio di droga. In altre parole: si progetta una guerra che sicuramente superera' la "scarsa intensita" delle guerre alla droga precedenti. A questo scopo gli USA vogliono allestire per l'anno 2000 un centro multilaterale per la lotta alla droga nel Panama'. Cio' darebbe loro la possibilita' di continuare a controllare il loro "cortile latino-americano" dal Panama'. Da anni viene praticata un'accanita politica di dominio con il pretesto di un controllo sulla droga. "Secondo la mia opinione le guerre contro la droga non hanno niente a che vedere con la droga di per sè, ma con il controllo sociale e politico e con l'obiettivo di mantenere il sistema di potere", dice il filosofo americano di lingue e combattente per i diritti umani Noam Chomsky*. La consolazione di poter esercitare uno "sviluppo alternativo" dopo la sopravvivenza a questa guerra vale ben poco per la popolazione di queste regioni. Cosa potrebbero coltivare nei campi bruciati dai pesticidi?

Ma la lotta contro la guerra non infuria soltanto nei campi del terzo mondo contro i piccoli coltivatori, ma anche nelle metropoli contro i consumatori di droga. I tossicodipendenti di certe metropoli dell'America Latina (Brasile, Colombia) non vengono visti come malati da dovere aiutare con misure di sopravvivenza, come succede da noi, ma come merce da gettare. Durante le azioni di pulizia attraverso certe bande omicide parapoliziesche, queste persone vengono brutalmente assassinate. In certi stati asiatici c'è la pena di morte per violazioni anche minime della legge sugli stupefacenti.

Esplosione di coltivazione nonostante le guerra contro la droga

Nonostante questi provvedimenti barbari non si ha nessuna soluzione al problema. Le azioni di distruzione delle coltivazioni tramite uso di pesticidi causano danni ecologici disastrosi e non fanno che provocare lo sboscamento di ulteriori foreste di pioggia (centinaia di migliaia di ettari) come compensazione alle piantaggioni distrutte; tutto cio' non è servito comunque a estinguere la coltivazione di droga. Al contrario: nel periodo dal 1988 al 1994 in Asia, Africa e nell'America Latina è aumentata in media di 250%. Questo processo viene accelerato dagli effetti negativi della globalizzazione dell'economia, visto che i prodotti agricoli illegali sono attualmente gli unici prodotti in grado di garantire la sopravvivenza delle piccole famiglie agricole nel terzo mondo. Pero' il commercio di droga non è un modello praticabile per uno sviluppo durevole per i piccoli agricoltori del terzo mondo, ma una soluzione d'emergenza per alternative che mancano.

Guadagno ricavato dalla droga: il 90% va il nord

Ogni qualvolta parte un impulso positivo dall'economia illegale della droga, riguarda il nord industrializzato. Il 90% del guadagno ricavato dalla droga finisce praticamente indisturbato e riciclato nei mercati insaziabili degli USA, dell'Europa e del Giappone. La Svizzera svolge un ruolo di primaria importanza come piattaforma finanziaria nel riciclaggio del danaro sporco guadagnato con la droga. Ma non si sono mai avute condanne ragguardevoli di luoghi di riciclaggio di danaro o addiritura di banche! Quel 10% massimo di guadagno sulla droga, che rimane nel terzo mondo non viene investito in progetti produttivi (per es. fabbriche d'industrializzazione), ma sopratutto in attrezzature e articoli di lusso importati, in terreni per una piccola minoranza. Nonostante il prosperoso commercio di stupefacenti la poverta' delle masse in questi paesi è in aumento, così come la problematica sulla violenza e la corruzione. Il danaro della droga attraversa tutte le sfere della societa' e fa esplodere la gia' esistente cultura corrotta. La possibilita' di creare una societa' giusta e democratica si allontana sempre di piu'. La nuova alleanza tra la mafia di droga e il latifondo non fa' che rafforzare le strutture tradizionalmente ingiuste.

DroLeg: passi incoraggianti verso la direzione giusta

Con un si all'«iniziativa popolare per una politica ragionevole in materia di droga» non vengono certo eliminati i problemi nei cosìdetti paesi produttori di droga, ma perlomeno si farebbe un primo passo nella direzione giusta. Sarebbe una disdetta alle battaglie insensate dell'ONU. E un segnale motivante per tutti coloro che hanno da lottare contro le varie conseguenze negative della proibizione della droga. La cerchia di costoro si sta allargando anche nei paesi produttori di droga del terzo mondo ed esige, insieme al portatore del premio Nobel Gabriel Garcìa Marquez: "Per quanto riguarda la discussione sulla droga bisogna acchiappare il toro per le corna e concentrarsi sulle varie possibilità di legalizzazione. Ciò significa che bisogna terminare questa guerra interessata, distruttiva e insensata imposta dai paesi di consumo. Il problema mondiale della droga dev'essere affrontato come un problema di natura prevalentemente etica e di carattere politico. Ciò non è possibile se non attraverso un accordo generale - in prima linea con gli Stati Uniti d'America. È chiaro che ciò richiede degli obblighi seri da parte dei paesi consumatori nei confronti dei paesi produttori".*

Una politica di legalizzazione coerente e responsabile come è tracciata dall'«iniziativa popolare per una politica ragionevole in materia di droga» si rende conto della serietà degli obblighi dei paesi consumatori verso i paesi produttori. Ecco perché difende la causa di concetti preventivi che combattono la causa racchiudendo anche provvedimenti di sviluppo politico per i produttori. Solo quando i piccoli e dipendenti produttori di droga avranno delle alternative valide per la sopravvivenza, potranno uscire dal commercio della droga, scelto non liberamente.

*vedi al riguardo il contributo in:
B. Rütsche, P. Stirnimann: Droga e terzo mondo, requisitoria per una nuova politica della droga nord-sud, Exodus, Lucerna 1997

Pagina Tratta da : http://www.droleg.ch/i_nun7.html


Nel 1992, il principale produttore di marjiuana era il Messico con 7795 tonnellate.Per quanto riguarda l'Hashish, il Libano resta il maggior paese produttore.Questa categoria di stupefacenti tuttavia non gode da parte degli organismi internazionali preposti all'osservazione e allo studio delle droghe della stessa attenzione che ricevono gli altri prodotti.


Sicuramente non è facile calcolare le superfici coltivate e le quantità raccolte, perchè la cannabis spesso cresce allo stato selvatico e i suoi canali di produzione sono molteplici. Inoltre, l'uso culturale della cannabis e la sua larga diffusione fungono da elemento banalizzante sull'opinione pubblica.


Il mercato mondiale della cannabis e dei suoi derivati è diviso tra Stati Uniti (80%) ed Europa (19%).

 


No Copyright © 2003 TABACCHERIA21 di O.Samuele ( Rivendita Tabacchi n° 21 ) Via Santa Maria 109 - 56125 PISA           Email   smokshop@tabaccheria21.net
Ultimo aggiornamento 02/01/2009 00.59.33
                                    Webmaster: Maurizio B. ( ShopPatner ) mabaita@hotmail.com