La
TABACCHERIA 21 Propone il
Proprio Pensiero ed i Suoi Prodotti Sotto la Specifica Riserva, Che la loro Utilizzazione da Terzi Non Sia Contraria Alle Vigenti Leggi Italiane;
Inoltre Non Intende Promuovere Il Consumo Di Sostanze Stupefacenti, Ne Tantomeno Incitare Terze Persone Ad Agire Al Di Fuori Della Legge;
Attiriamo In Particolar Modo La Vs. Attenzione Sul Fatto Che Chiunque Accetti Di Visitare Il Ns.SitoWeb Sia consapevole del Contesto e del Contenuto Trattati .
E qualora qualcuno si accorgesse che ?Presente, a ns.
insaputa,materiale coperto da " Diritti D'Autore ",
oppure non desidera che venga utilizzato in questo sito,
perch?lede in qualche
modo al proprio nome, ?invitato a segnalarcelo e si provveder?
immediatamente alla Rimozione
Non è la luna, non è una
gemma misteriosa e affascinante non è una fabbrica di sogni. Non è neppure un pezzo di legno, né una macchina a vapore. E' una pipa. Cioè il miglior modo di
fumare. Il più bello, sano, naturale, intelligente, genuino, semplice modo di
fumare.
Poi la pipa diventa quello che volete, quello che sarete capaci di chiederle,
perché la vostra pipa siete voi. Cominciare è facile. L'esempio di un amico, la
preoccupazione per le troppe sigarette, anche l'indubbio fascino di quell'oggetto
elegante, essenziale o bizzarro, ed eccovi nel negozio, modesta tabaccheria o
sofisticato salotto in cui si riuniscono gli iniziati. E' bello avere una pipa
fra le mani, le buste di tabacco sono colorate e invitanti. Sì, cominciare è
facile. Difficile è continuare. Forse perché si può fumare la pipa solo se si è
predestinati? Perché ci vuole un'attitudine speciale? Perché ci sono
insormontabili difficoltà tecniche? Niente di tutto questo, chiunque può fumare
la pipa con soddisfazione. Occorre soltanto un briciolo (ma un briciolo) di
pazienza iniziale, di applicazione, di fantasia. E le poche, semplici regole che
qui illustriamo. Modeste attenzioni, piccoli sforzi che poi saranno ripagati a
mille. Se non con le celestiali beatitudini di cui favoleggiano i poeti della
pipa, con oneste e placide fumate, con pause serene, con tranquilli momenti di
distensione
Interrogate un fumatore di pipa e questi vi confermerà che fumare la pipa è una
delle abitudini più deliziose e raffinate della vita, fumare la pipa non è solo
fonte di massimo piacere ma persino un'arte.
Una pipa non si lascia trattare con indifferenza. E' abbastanza esigente nei
confronti del sto proprietario, ma in modo piacevole: richiede conoscenza,
pazienza, perseveranza e soprattutto amore.
Il fumatore principiante dovrà entrare in sintonia con il carattere peculiare
della sua pipa; per contro, il fumatore che ha già acquisito una certa maestria
in quest'arte cercherà di ampliare e raffinare il suo passatempo all'infinito.
E proprio in questo consiste il piacere e l'avventura che l'arte di fumare la
pipa offre ai suoi cultori.
In queste schede troverete molte informazioni di cui avrete bisogno: le
informazioni di base necessarie per un primo contatto con la pipa e un buon
numero di consigli e di spunti interessanti per i fumatori un po' più esperti
che desiderano approfondire e perfezionare le proprie conoscenze.
Da sempre il fumo ha
esercitato sull'uomo un fascino particolare, a partire dai riti preistorici
quando si bruciavano erbe aromatiche o inebrianti sulle braci per propiziarsi
gli spiriti e per ottenerne i favori. La pianta del tabacco era considerata
sacra; semi e foglie di tabacco sono state trovate recentemente durante i
restauri di una mummia egizia. Semi di tabacco erano usati dai cinesi oltre 3
mila anni fa quali antifecondativi.
Tribù pellerossa fumavano in occasioni eccezionali: per accogliere degnamente
l'ospite importante e per onorare il Grande Spirito, la loro pipa era il
Calumet, e il rito era il seguente: ciascuno tirava quattro sbuffate verso i 4
punti cardinali.
Una strana pipa a forma di cilindro è stata scoperta a Mossul (odierna Siria);
si stima che risalga a migliaia di anni fa.
Pipe d'epoca preistorica furono trovate in tutta l'America del Nord, nel
Mississippi Superiore nel Missouri, nell'Ohio, sui fianchi dei Monti Alleghanis,
sulle rive del Lago Ontario e nella regione del Saint-Laurent.
Nell'America Centrale e nel Sud America la coltivazione e l'uso del tabacco
risalgono a millenni.
Pipe Gallo-Romane in ferro sono state trovate nel sud della Francia e in Valle
d'Aosta.
La pipa compare in Europa, con il tabacco nei primi anni dei '500. Sono pipe in
terracotta; piccole, semplici, ma già funzionali. Il loro basso costo, la
facilità di fabbricazione, l'estetica sempre accattivante, invogliavano a farne
uso, anche se la durata era piuttosto limitata a causa della fragilità del
materiale. Questo inconveniente ha fatto sì che siano ormai rarissime quelle
sicuramente antiche. Tutte pipe piccole, agli inizi, perché il tabacco è raro e
costoso. Le si vedono nella bocca di marinai spagnoli e portoghesi,
successivamente in quella degli inglesi ed è proprio in Inghilterra che la pipa
ha la sua prima affermazione (Sir Walter Raleigh la introduce persino alla corte
britannica).
Il suo uso è osteggiato in vari paesi, ma la guerra dei Trent'anni diffonde la
pipe in tutta Europa.
Artigiani inglesi esportano nei Paesi Bassi la produzione delle pipe di
terracotta e gli olandesi diventeranno presto i più grandi produttori di "pipe
di gesso" (in realtà di argilla bianca) che ancora oggi si usano e che hanno la
loro capitale, con relativo museo, a Gouda.
Altri centri attrezzati per questa produzione erano in Francia, Belgio, Nord e
Sud Italia e Spagna.
Addirittura imponente la produzione della Gambier di Parigi che dal 1850 al 1926
ha sfornato qualcosa come 1.940.400.000 pipe. Ma questo fu un caso unico di
"industrializzazione" applicata a questa tipologia di pipa.
Dopo la nascita di questo prodotto "terra-terra", a seguito della richiesta di
fumatori più pretenziosi ed esigenti, si studiarono pipe fabbricate nei più
svariati materiali, sempre più nuovi, resistenti, pregiati. Metalli come bronzo,
ottone, argento, avorio; legni come bosso, palissandro, ulivo, betulla, olmo,
quercia, ciliegio.
Anche le forme del fornello e del bocchino subirono parecchie trasformazioni
alla ricerca continua della migliore funzionalità prima di arrivare alle forme
attuali.
Accanto alle pipe di argilla (che, secondo la terra usata e i sistemi di
cottura, possono essere bianche, rosse o anche nere) hanno un loro spazio le
pipe di legno, genere in cui diventeranno famose quelle tedesche di Ulm.
Tedesche e austriache sono le pipe di porcellana che compaiono verso la fine del
'600. Sono grosse, vistosamente dipinte, con un coperchio di metallo, spesso
legate a un'appartenenza militare; hanno ancora oggi una certa diffusione nei
due paesi, soprattutto a fini decorativi.
In varie città europee si aprono locali per fumare in pace e in compagnia;
Federico I di Prussia fonda addirittura un'Accademia di pipatori.
Nel '700 la pipa deve fare i conti con il propagarsi, specie nelle classi più
elevate, della voga del fiuto che dà origine alla produzione di oggetti spesso
di pregio artistico (si pensi alle tabacchiere) e a un vero e proprio rito
sociale. La pipa, a sua volta, si impreziosisce e si differenzia nelle forme e
nella materia prima: metalli più o meno nobili e persino vetro (ricercata
specialità, questa, di Bristol e di Venezia).
Ma è l'uso di una nuova materia, la schiuma; a segnare un'ulteriore epoca di
trionfi.
Si deve arrivare verso il 1700 per vedere prodotte le prime pipe in "schiuma di
mare", ancor oggi considerate assai pregiate e ricercate nella loro pur sempre
limitata produzione, sia nelle forme classiche che in quelle scolpite nelle
forme più fantasiose, a volte di dimensioni eccezionali. Questo minerale è
chimicamente denominato "silicato di magnesio" e, almeno nella specie più
pregiata, si trova solo in Anatolia (Turchia) nel sottosuolo argilloso. La
schiuma ebbe il suo periodo di maggior splendore dal 1800 al 1900; le migliori
erano fabbricate a Vienna. Di pipe in questo materiale ne vengono tuttora
prodotte soprattutto in Turchia.
Verso il 1850-60, con l'impiego di un nuovo legno durissimo e dalla venatura
particolare, la Radica (Erica Arborea un arbusto che cresce solo sulle sponde
del Mediterraneo) la pipa venne prodotta industrialmente con torni e macchine
all'uopo fabbricate. I primi furono i francesi a Saint-Claude nel Jura; poi
subito gli italiani. Val la pena di ricordare la Fabbrica Rossi di Molina di
Barasso (Varese) che arrivò, nel periodo del suo massimo splendore, a produrre
oltre 50.000 pezzi al giorno impiegando circa 800 operai. Si era attorno al
1900. Un primato mai superato nel mondo.
Di pipe in radica se ne producono oggi in vari stati d'Europa, ma l'ltalia vanta
il primato delle cosiddette "pipe fatte a mano" prodotte da validi ed
insuperabili artigiani.
Molto conosciute sono anche le classiche pipe inglesi richieste dai più snob, le
tradizionali pipe francesi e le avveniristiche danesi.
Collezionisti di pipe esistono in tutte le parti del mondo: già nel 1910 un
membro della famiglia Imperiale russa dei Romanoff collezionava pipe rare, e si
dice ne possedesse addirittura 27.000. Attualmente questa passione si è diffusa
e in certi casi è diventata addirittura maniacale; solo in America si contano
collezionisti a migliaia. In Italia collezionare vecchie pipe è di attualità.
Le più importanti case d'aste hanno già battuto pipe pregevoli, e non sono pochi
gli antiquari che hanno riservato nelle loro botteghe un angolo per i
collezionisti di oggetti da fumo, con in bella mostra tabacchiere in argento,
oro, avorio, smalti, armadietti o mobiletti per la custodia delle pipe, bocchini
fumasigari e naturalmente pipe di tutte le epoche e provenienze.
Esistono anche Musei ben frequentati, in Inghilterra, Francia, Germania,
Danimarca, Olanda, Stati Uniti.
L'Italia vanta l'unico Museo al mondo che può mostrare, oltre ad una collezione
di oltre 30.000 pezzi di pipe, gli utensili originali e tutta le serie dei
vecchi torni a pedale e altre macchine per la fabbricazione artigianale delle
pipe: è il Museo della pipa di Gavirate anche sede della "Académie
Internationale de la pipe.
Chi fuma la pipa compie
tutta una serie di gesti che non sono richiesti ai semplici fumatori di
sigarette. Si tratta per i primi di un vero e proprio rituale che permette loro
di offrire all'interlocutore un'immagine di sé quali persone calme, pazienti,
meticolose, riflessive, perfino sagge. In realtà colui che fuma la pipa
approfitta del lungo rituale dell'accensione per guadagnare tempo! Tempo che gli
è necessario per riflettere e quindi preparare le sue risposte. Sono sempre più
numerose le persone che utilizzano la pipa quale strumento, come se si trattasse
di un prolungamento della mano. Si può brandire la pipa dirigendola verso
l'interlocutore nel momento in cui si intende dare più forza a un ragionamento;
si può utilizzare la pipa per indicare un oggetto lontano; se poi il fumatore si
strofina la guancia con la mano che regge la pipe accentuerà in tal modo la
propria espressione dubitativa. Quando si tiene la pipa fra i denti risulta
ovviamente difficile parlare, si tratta quindi di un ulteriore trucco per
prendere tempo e riflettere meglio. Certi fumatori di pipa sanno giocare bene
con questo accessorio tanto che esso diventa uno strumento di comunicazione, una
vera e propria appendice del corpo.
In base alle osservazioni cui sono stati sottoposti gli adepti della pipa e
quelli delle sigarette, sembrerebbe persino che queste due categorie di persone
siano caratterizzate da due tipi diversi di intelligenza. I primi sarebbero
dunque dotati di un intelligenza astratta, vale a dire di una capacità di vedere
il proprio pensiero proiettato nel tempo e nello spazio, mentre i secondi
avrebbero un'intelligenza concreta, sentirebbero cioè il desiderio costante di
ricollegare il proprio pensiero a situazioni reali per attribuirgli concretezza.
Questa particolarità non può che contraddistinguere personalità diverse. I
fumatori di pipa sono abili nel coinvolgere e affascinare l'interlocutore ancor
prima di avere esposto per esteso le loro idee mentre i secondi si soffermano a
lungo su minuziose spiegazioni prima di passare al punto seguente della loro
esposizione.
"L'ultima sigaretta".
L'estremo desiderio del condannato a morte; un gesto che abbiamo visto ripetere
centinaia di volte al cinema e in televisione. Un gesto che nella sua semplicità
raccoglieva di volta in volta il godimento della raccolta in pochi istanti di
tutta una vita, il piacere di assaporare un ricordo avvolto nel fumo, la
sensazione di pace interiore prima della morte del corpo.
Il fumo ha accomunato in vita personaggi noti in tutti i settori della cultura,
dell'arte della storia.
Tra i condottieri, Pietro il Grande e Federico il Grande, primo collezionista di
scatole da tabacco. E poi Napoleone, la cui tabacchiera era la fida compagna sui
campi di battaglia.
Napoleone III e Guglielmo II non disdegnavano la sigaretta. Stalin invece
preferiva la pipa, Churchill non si mostrava mai in pubblico senza l'adorato
sigaro. Mao era così dipendente dalla sigaretta che dopo la Lunga Marcia,
coltivò personalmente il tabacco. "Fumare tutto il giorno e non fare moto" era
la ricetta di Joseph Chamberlain per aver successo in politica.
Il concetto che la riflessione sarebbe impossibile senza l'aiuto di uno
stimolante artificiale quale il tabacco, ha preso talmente l'umanità che non ci
sogneremmo di leggere un'avventura di Sherlock Holmes dove egli non fumasse in
modo talmente assiduo da far uscire dalle pagine del libro l'odore stesso del
tabacco.
E cosa dire del mondo dello spettacolo? Oscar Wilde, Hemingway, Charlie Chaplin
(solo in tarda età diventò un convinto non fumatore a causa dei danni che il
tabacco poteva arrecare).
Chi non ricorda nel film "Casablanca", Humphrey Bogart con l'eterna sigaretta
tra le labbra noncuranti? Ed il commissario Maigret, sempre occupato a pulire ed
a ricaricare la pipa?
L'eccesso nell'uso del tabacco fu la causa del cancro alla bocca che condusse
alla tomba Freud. Darwin imparò a fumare dai gauchos quando cavalcava con loro
nelle pampas; dopo un mese di astinenza confessò di sentirsi "estremamente
letargico, ottuso e malinconico".
E tra i musicisti famosa era la pipa di Händel mentre Bach ha dedicato al fumo
persino un poema. Mozart non abbandonava mai la scatola del tabacco da fiuto ma
detestava gli ambienti impregnati di fumo. Beethoven prediligeva la pipa, mentre
Wagner, impegnato a suonare il piano per alcuni amici, avendo terminato il
tabacco da fiuto, esclamò: "Niente più tabacco, niente più musica".
Una pipa è composta da un
certo numero di parti, ciascuna con un nome ed una funzione specifica ben
definita. Per quanto diverse possano essere le forme della pipa, vi ritroverete
sempre i seguenti elementi:
1 Nella testa è ricavato il fornello, in cui viene caricato il tabacco.
2 Il cannello, ricavato dal ciocco tutt'uno con la testa, serve a trasmettere il
fumo al bocchino.
3 Il bocchino è la parte amovibile della pipa e deve combaciare ermeticamente
con il cannello.
4 L'innesto è la parte del bocchino che connette lo stesso con il cannello; è
una delle parti più vulnerabili della pipa
perché è relativamente fragile.
5 L'imboccatura è l'estremità del bocchino che viene stretta Ira i denti.
6 Nel fornello o camera di combustione viene caricata la pipa e vi brucia il
tabacco.
7 Le pareti del fornello sono ricoperte da uno strato di carbone disposto con
regolarità, questo strato si forma
fumando; oggi lo si applica anche artificialmente.
8 Il condotto lascia passare il fumo dalla testa, attraverso il cannello, sino
all'imboccatura.
9 Nel condotto vi può essere inserito o meno un sistema o dispositivo, sia esso
una spirale metallica, un tubetto o
altro, che consente di regolare il flusso del fumo, filtrandolo.
Oggi, il numero dei
modelli di pipa è molto grande. Negli ultimi tempi, soprattutto, sono state
create molte forme nuove, disegnate spesso con gusto e fantasia, ma quasi sempre
derivate dalle indistruttibili e immutabili forme classiche.
In linea di massima le pipe sono di forma dritta, curva o ricurva, con la testa
sferica o cilindrica. In tutto il mondo sono conosciute nella classica
nomenclatura inglese.
Billiard
Il modello più famoso e popolare del mondo. E' una pipa dritta fornita di una
ben equilibrata testa cilindrica con pareti verticali.
Apple
Ha una testa sferica-ovale. Quando la si prende nel palmo della mano dà
l'impressione di stringere una mela; da cui il nome.
Pot
Può essere considerata una lontana parente della Billiard. la sua testa, dritta,
è più bassa e le pareti più spesse. Un modello più pesante e meno slanciato.
Canadian
Della stessa famiglia della Billiard, ma con cannello lungo e bocchino curvo.
Bulldog
Una pipa robusta. Sulla parte più larga della testa vi è una scannellatura al di
sopra della quale la testa si restringe.
Bent
E' una pipa curva (halfbent) o ricurva (fullbent); la testa può variare o può
essere uno degli altri modelli, per esempio una "bent billiard".
Forme varie o a fantasia
Non hanno una dizione ufficiale; sono riconducibili a combinazioni varie dei
modelli principali.
Freehands
Sono pipe fatte a mano; pezzi unici artigianali, prodotti fuori serie.
Dalla grandissima
diversità di pipe e dalla varietà dei materiali usati risulta ben evidente che
la pipa è presente in tutte le culture del mondo.
Ogni paese, ogni cultura ha prodotto, accanto ai tipi universalmente conosciuti,
modelli e tipi particolari.
Pipe di porcellana
Non sono nate per essere usate. Sono testimonianza di un gusto artistico, spesso
particolare, con decorazioni rustiche o raffinate, ma sempre belle. Sono oggetti
preziosi per i collezionisti di porcellane, di arte popolare o di curiosità. Ma
sono e rimangono oggetti soltanto da ammirare.
Pipe ad acqua
Sono peculiari della cultura orientale. Il principio è semplice. Tra la testa ed
il cannello il fumo viene filtrato e rinfrescato per mezzo dell'acqua pura o
profumata contenuta nella bottiglia. La si fumava prima ancora della scoperta
del tabacco, venendo caricata con varie specie di erbe aromatiche e medicinali
od anche di droghe. Oggi solo qualche hobbista fa ancora uso della pipa ad
acqua.
Pipe di pannocchia
Le sue qualità sono molto discusse. Viene ricavata dalla pannocchia di una
specie di granturco americano dalla fibra dura che cresce nel Missouri (USA).
C'è chi la trova mediocre e chi la considera ottima; ma c'è unanimità nel non
considerarla la pipa migliore del mondo. E' innegabile che tali pipe non siano
costose e che producano, grazie alla loro porosità un fumo molto fresco.
Svantaggio notevole è che "la pannocchia" si satura molto presto per cui alla
lunga il tabacco acquista un retrogusto. Inoltre, a causa del calore, le pareti
si forano facilmente.
Le Calabash ( pipe di
zucca )
Sono pipe molto speciali. Il fornello esterno, in pratica un contenitore o camera di condensazione, è dato dal frutto di una zucca esotica di origine africana. Nell'interno viene alloggiato il vero e proprio fornello di schiuma, tenuto in sito da una guarnizione di sughero. Fra i due materiali rimane un piccolo spazio che serve per il raffreddamento del fumo. Di linea molto elegante si trovano soltanto da qualche specialista. Danno luogo ad una fumata asciutta e gradevole procurando al fumatore un inatteso senso di piacere.
Il sistema é un
dispositivo speciale che, inserito nel condotto di molte pipe, ha lo scopo di
regolare o di rafforzare il flusso d'aria o di fermare il liquido prodotto dalla
combustione del tabacco.
Sono tali accorgimenti necessari o meno?
E' questa una domanda che sarà probabilmente sempre causa di molte polemiche.
L'esperto fumatore li considererà come un qualcosa di superfluo. Ed è probabile
che vi sia una parte di verità. Ma e indubbio che alcuni particolari sistemi
possono rendere il fumo molto più piacevole e confortevole, e più facile
l'accostamento al principiante. In ogni caso sono la soluzione per chi è alla
ricerca di un modo di fumare pulito e facile.
Esistono vari sistemi:
Sistema refrigerante
Consiste in un tubetto metallico che ha la funzione di allungare il "corso del
fumo". Si ottiene così un raffreddamento della temperatura sì che il fumo una
volta in bocca ha una temperatura più piacevole.
Sistema refrigerante
anticatrame
E' un sistema refrigerante perfezionato. Può consistere, per esempio, in un
tubetto a forma di spirale, che oltre a raffreddare il fumo, riesce a trattenere
in parte l'umidità e i residui della combustione.
Filtri assorbenti
Rientrano in tale categoria sia i filtri costituiti da cilindri di carta
assorbente speciale, sia il funzionalissimo filtro a base di materiali
assorbenti speciali, quali la schiuma di mare. Questi filtri assolvono
completamente la funzione di assorbire i liquidi condensati dal fumo assicurando
una piacevole fumata asciutta e purificata. Il loro uso è molto facile.
Diversi
In questa categoria rientrano, per esempio, quelle pipe nelle quali il sistema
refrigeratore è alloggiato in tutto il cannello, pipe con la testa svitabile o
pipe con uno speciale dispositivo di regolazione dell'aria, con un'apertura
regolabile, quali le Pipe Personalizzate Anphora con A.R.S.
E' la parte della pipa
più soggetta a rotture. Nell'acquistare una pipa spesso non si pone molta
attenzione al bocchino, benché questo ne sia una parte essenziale. Un bocchino
non soddisfacente irrita; un bocchino buono è piacevole, funzionale, forte e
resistente. Non è forse la parte della pipa che si tiene tra le labbra?
I bocchini possono essere di ebanite, metacrilato, osso, corno, ambra, etc.
Le pipe a prezzi più bassi hanno spesso bocchini di plastica che si deteriorano
presto.
Più solidi risultano i bocchini in metacrilato. Fatti a macchina, non sono
costosi, non danno retrogusto, sono resistenti al morso e non scoloriscono per
il calore.
Senza dubbio migliori e più durevoli sono quelli prodotti in ebanite. L'ebanite
è il prodotto di un processo di vulcanizzazione di una miscela di caucciù ed
altri componenti. L'ebanite è piacevole e durevole. Un suo fattore negativo, è
che sottoposta ai raggi del sole tende a scolorire, divenendo di uno sgradevole
color giallastro, con effetti spiacevoli anche di retrogusto.
Nonostante ciò, i bocchini di ebanite sono da preferire.
Anche l'ambra, l'osso ed il corno vengono usati per i bocchini, ma sono troppo
costosi e rari.
Le imboccature
La varietà dei bocchini non si realizza soltanto nei materiali usati, ma anche
nelle forme dell'imboccatura.
Due sono le forme fondamentali:
la coda di pesce, la più usata con estremità rettangolari. Il fumo finisce
direttamente sulla lingua.
L'imboccatura a labbra ha la parte superiore a semicerchio mentre l'inferiore è
piatta. L'apertura del bocchino si trova spesso sopra la convessità, sì che
quando si aspira il fumo ha uno sbocco obliquo verso l'alto, toccando per primo
il palato. Ai fumatori che talvolta provano fastidio alla lingua è da
consigliare senz'altro questo tipo di bocchino.
Per chi ha problemi di bocca (dentiere) esiste il dental bit, che fornisce un
appoggio supplementare grazie al suo riltevo spiccato.
Generalità
I bocchini possono essere forniti di una apertura circolare - round bore - o
piatta - wide bore -.
Esiste anche un tipo con apertura ramificata - twin bore - in cui il fumo
fuoriesce da due fori, ha un flusso meno forte per cui si espande su tutta la
lingua.
Il bocchino nel suo
totale si può dividere in due tipi principali:
Il modello di forma conica, semplice e rettilinea e il tipo sella dove la linea
del bocchino viene interrotta da un restringimento a forma di sella.
Le pipe possono essere
fatte in un gran numero di materiali; ma parlando di pipe pensiamo anzitutto
alle pipe realizzate in legno, terracotta o in schiuma.
Le pipe in radica
La radica e il materiale classico per le pipe in legno. Si usano le parti
bulbose o le radici del l'erica arborea.
Tale arbusto, che può raggiungere un'altezza sino a quattro metri, cresce
soltanto nelle regioni mediterranee,
quali Sardegna, Corsica, Calabria, Sicilia, Grecia, Tunisia, Algeria e Marocco.
Nonostante i molti tentativi in materia non si è mai riusciti a coltivarla
domesticamente; la pianta è "testarda" e non cresce altro che selvatica.
Le più belle e le più pregiate pipe in radica hanno una nervatura parallela e
regolare partendo dal fondo verso l'orlo. Tali pipe, dette "fiammate", sono
molto esclusive.
Sono rare anche l' "occhio di pernice" caratterizzate da nervature ovali
disposte trasversalmente. Comunque il disegno della nervatura determina solo in
parte la qualità di una pipa.
Vantaggi e svantaggi La radica è un Legno durissimo ed estremamente resistente cd calore, grazie ad
un'alta percentuale di acido silicico. E' leggera, respira, e per la pipa è un
materiale meravigliosamente "vivo". Uno svantaggio è che il legno non è di
sapore neutro; nella maggior parte dei casi però, ciò dà al tabacco un aroma
tutto particolare, per niente sgradevole.
Le pipe di schiuma (di mare).
Perle pipe di schiuma viene utilizzato il silicato idrato di magnesio, che si
trova in giacimenti in Asia Minore (Turchia) e in Tanzania. I blocchi di schiuma
originari della Turchia sono di color bianco candido e molto leggeri, quella
proveniente dalla Tanzania è un po' più pesante, di struttura più grossa e di
minor purezza.
Accanto alle predette due qualità si trovano in commercio prodotti ottenuti con
cascami di schiuma ridotti in polvere e poi impastati. Di qualità nettamente
inferiore, per il non conoscitore e difficile distinguerli dalla schiuma pura.
Risultano più pesanti e meno lucidi.
Vantaggi e svantaggi
Le pipe di schiuma non richiedono rodaggio. Sono leggere e, per la porosità del
materiale con cui sono fatte, assicurano una fumata fresca e leggera. Vi sono
dei fumatori che le prediligono per la caratteristica di colorarsi man mano con
un imbrunimento progressivo, considerato affascinante e da ottenere con cura
particolare. Sono molto fragili e costose. L apipa calda può spaccarsi per il
gelo o se viene appoggiata su una superficie fredda.
Le pipe di terracotta,
Fumare la tradizionale pipa di terracotta è diventato raro. Benché siano
gradevoli a vedersi e brucino molto bene, non vengono quasi più prodotte. Sono
estremamente fragili e non durano molto in quanto la terracotta tende a
saturarsi di condensati.
Attualmente, anche se non molto diffuse, si usano pipe di terracotta fusa. Ve ne
sono due tipi: a parete semplice e a parete doppia. La seconda è la più popolare
e brucia ottimamente. Loro caratteristica è il vuoto tra le pareti del fornello
e quello esterno. Quando la si fuma, il fumo e la condensa del tabacco si
raccolgono nello spazio esistente fra le due pareti, dove l'umidità viene
assorbita ed il fumo si rapprende.
Vantaggi e svantaggi
Le pipe di terracotta assicurano una fumata asciutta e leggera, assorbendo
l'umidità, sono fragilissime e si riscaldano durante il fumo.
La pipa in legno che
conosciamo oggi è in radica, "briar" in inglese, "bruyère" in francese. La
materia prima, affascinante ed un poco misteriosa, con cui sono fatte le nostre
pipe è il ciocco, un'escrescenza che deriva dall'arbusto che i botanici chiamano
"Erica Arborea". Noi la chiameremo più semplicemente Erica, in quanto quest'arbusto
appartiene alla famiglia delle Ericacee; se ne contano 1350 specie diffuse in
tutto il mondo. Quella usata per le pipe viene dal bacino del Mediterraneo:
Italia, Francia, Spagna, ma anche Albania, Grecia, Turchia europea, Algeria. Per
gli italiani, la migliore italiana; per i francesi, quella della Corsica. Noi
siamo liberi di scegliere a nostro giudizio.
E' risaputo che le piante
crescono prontamente sotto abbondanti piogge. Ma l'Erica più adatta alla pipa è
quella che deve lottare per la sua sopravvivenza dove il terreno è arido e
roccioso, la pioggia scarsa e le condizioni di vita fra le peggiori. lì vento
impetuoso e il terreno roccioso non impediscono alla nostra Erica di
svilupparsi, con un sistema di radici che s'insinuano nelle più piccole fessure,
forzando il terreno e la roccia.
Nello sforzo di trovar
poco a poco posto nell'arido terreno sul quale cresce, la nostra Erica sviluppa
un duro nodo di legno granuloso appena sopra le radici, nel cosiddetto colletto,
giusto appena sotto terra. Questa grossa protuberanza è il ciocco, la materia
prima con la quale si fa la pipa. Il ciocco non ha nulla d'attraente: è un
ingrossamento della radice, spesso pieno di nodi e di bernoccoli, non di rado
con qualche sasso incorporato. Ma dov'è il lato misterioso della faccenda, di
cui si diceva all'inizio. Il mistero è dato dal fatto che nessuno sa ancora
perché l'Erica sviluppa siffatta escrescenza che chiamiamo ciocco. Il ciocco
giunge al massimo al mezzo metro di diametro; ha scorza sottile, scabra, rugosa
e friabile, di color rosso bruno o nerastro, con un legno pesante, di colore che
varia dal giallastro al grigiastro, di fenditura difficile, compatto,
bizzarramente macchiato, fiammato, o venato; fiamme e venature che poi
ritroveremo nelle pipe finite, dando loro prestigio particolare e... costo
maggiore.
Il maggior pregio del
legno del ciocco è la sua relativa incombustibilità il che spiega il successo
della radica quale materiale per la costruzione della pipa, rispetto ad altri
materiali usati in passato.
La scoperta della radica
d'Erica è merito dei francesi. Un tale che si trovava in viaggio in Corsica
aveva perduto la sua preziosa pipa in schiuma: s'era alla metà dell'8OO. Chiese
perciò a un contadino di trovargli un legno molto duro nel quale scavarvi una
pipa e costui, a conoscenza che il ciocco dell'Erica è sempre stato ricercato
come legna da fuoco perché brucia lentissimamente, con un elevato potere
calorico (ma questo non ci interessa), gliene fece una con siffatto materiale.
Quel tale (purtroppo non è passato alla storia!) la trovò davvero ottima e la
raccomandò ad amici e conoscenti.
Una volta dissotterrato
il ciocco, pulendolo dalle radici, dai sassi, dal marcio, dal tarlo, lo si porta
in segheria dove viene tagliato, ricavandone 3 tipi d'abbozzo: il "rilevato"
(che servirà per le pipe curve) e due "marsigliesi", grande e piccolo (che
serviranno per le pipe dritte). Dopo la prova del ferro, quella del fuoco:
l'abbozzo viene bollito per 12 ore di seguito in grandi caldaie di rame. L'acqua
bollente scioglie succhi, resine e tannino contenuti nel legno che cambia
colore, assumendo dapprima un rosso bruno che poi, asciugando, diventerà marrone
chiaro e più tardi, stagionando, marrone scuro. La stagionatura dura almeno un
anno, massimo 2-3 anni. Dieci e più anni, come pubblicizzano taluni, sono
soltanto frottole.
Intanto diciamocelo
subito: la pipe perfetta è praticamente introvabile, più unica che rara e
naturalmente il prezzo è conseguente, prossimo al migliaio di franchi, anche
oltre! Ma per dieci volte meno è possibile trovare pipe eccellenti, ottime sotto
ogni profilo: estetico, ma soprattutto nella fumata
Dicevo che la pipa
perfetta è praticamente introvabile: non è un aforisma gratuito, è la cruda
realtà. Il ciocco, come già detto, può contenere un sacco d'impurità estranee
alla radica. Gli scarti cominciano in segheria e continuano in raffineria, come
viene chiamata la fabbrica di pipe. Le fabbriche più importanti, che hanno un
nome da difendere e quindi puntano sul massimo di qualità, non lavorano gli
scarti ma li cedono a sottomarche o ai fabbricanti di pipe dozzinali.
Fino a pochi anni fa
c'era, a Londra, il più antico "tobacconist" del mondo: Freyburg. & Treyer, ora
chiuso, che una settimana all'anno svendeva i suoi "reject" (scarti). I
collezionisti vi accorrevano da tutto il mondo. Vantare quest'oggi un "reject"
targato F&T, nel mondo dei patiti della pipa, è come poter sfoggiare una
Testarossa nel campo delle quattroruàte
lì problema non è tanto
il punto nero che si può stuccare, la piccola fessura che si elimina nelle
scanalature rendendo la pipa rugosa, insistendo con la carta abrasiva rendendo
la pipa più piccola. Al limite, se il difetto è esterno al fornello e non
profondo, niente male; se è dentro il fornello; il buon fumatore sopperisce con
un buqn rodaggio e conseguente strato di carbone.
Anche un piccolo difetto
nel cannello non influisce sulla bontà del fumo; purché la stuccatura non stia
nel punto in cui si innesta la spina del bocchino, altrimenti è troppo fragile e
può rompersi con facilità. Dicevamo delle pipe rugose, sabbiate: grazie a questo
metodo di lavorazione della radica, di fatto si nascondono molti difetti del
legno.
Oltre ai difetti del
legno più o meno visibili bisogna avere occhio ben attento ad altri difetti
talvolta meno appariscenti, ma non meno importanti, come quelli della
lavorazione: intanto un fornello ben centrato nella testa della pipa, con
precisa profondità, corretta proporzione con lo spessore delle pareti ed il peso
della pipa; altrettanto dicasi per il cannello, che sia diritto, con un foro
sufficientemente grande da farvi passare lo scovolino perla regolare pulizia
della pipa.
Ancora un paio di parole
sulle pipe "fatte a mano". Salvo casi rarissimi, di artigiani che fanno tutto a
mano, anche le cosiddette pipe fatte a mano subiscono almeno 3 operazioni
ottenute con la macchina: la svasatura, grazie alla quale l'"abbozzo" uscito
dalla segheria diventa una "testa"; la tornitura e la fresatura con te quali si
lavora la canna, si arrotonda la base del fornello, si eliminano i "corretti"
rimasti al punto di congiunzione tra fornello e cannello, si fora quest'ultimo.
In fondo tutte le pipe
sono fatte a mano perché, se si considera che una pipa richiede da 30 a 70
operazioni diverse e che soltanto 3-12 operazioni avvengono meccanicamente, il
grosso della fabbricazione della pipa avviene manualmente.
Occhio ai difetti,
dunque, ma senza esagerazioni a meno dli poter sborsare una cifra consistente,
nel qua caso si ha diritto al meglio del meglio.
Si dice che su una
cinquantina d'abbozzi, in media uno solo è di qualità superiore. Difatti, ogni
cicco d'erica è un insieme con le strutture lignee più diverse. Tenuto perciò
conto di quel che nel ciocco può essere contenuto, venature (le cosiddette pipe
fiammate) dritte o con disegno regolare, visibili nella pipa ultimata, va da sé
costituiscono l'eccezione. Se dunque in una pipa la "fiamma" è un fatto raro,
l'"occhio di pernice" addirittura è rarissimo.
Se tale fatti rari rispettivamente rarissimi s'uniscono, ecco il fior fiore
della pipa, sia per estetica (l'occhio vuol la sua parte), sia per la resa del
fumo, anche se talora capitano pipe bellissime praticamente infumabili. Il
prezzo naturalmente è conseguenziale: tanto per la rarità del disegno, quanto
per il pregio della fumata, se quella pipa oltre che bella è davvero buona.
La fiamma regolare, dritta e verticale, dalle venature uniformi e ravvicinate,
una combinazione di disegno molto rara, vien denominata in "straight grain" ma
pure "flame grain", usiamo l'inglese che, col francese, sono le lingue ufficiali
della pipa. Del resto, sono soprattutto gli inglesi che fanno follie per le pipe
fiammate: l'apprezzamento Made in Great Britain di tali "straight grain" ne ha
fatto un po' una moda snobistica e gli sfizi, si sa, si pagano cari.
Poi c'è il "birds-eye", che abbiamo italianizzato in "occhio di pernice", ossia
un tipo di marezzatura della radica, vaddassè pregiatissimo. Di solito è
visibile sui due lati del fornello, rarissimamente tutt'intorno. In fondo è
soltanto una fiamma tagliata di traverso. In altre parole, valga la regola
seguente: ogni venatura regolare è rara, quindi cara. Ora v'immagino mentre
rimirate la vostra o te vostre pipe, rigirandovele fra le dita: e fiammata? C'è
l'occhio di pernice? Se non ci fosse né l'una né l'altro, ma quella pipa fuma in
modo superlativo, non gettatela! Per la qualità della pipa, ciò che conta, più
del disegno in assoluto è la natura stessa della "grana", che dev'essere
comunque il più possibilmente regolare, serrata, dando un'impressione
d'omogeneità cioè di compattezza.
Difatti1 soprattutto queste sono le qualità che caratterizzano una buona testa
di pipa, in quanto ci possono. essere venature regolari che però sono troppo..
larghe,. il che tradisce peraltro un legno poco resistente, ciò che indurrà a
diffidare dalle teste di pipa che presentano largh~e superfici non venate; sono
quel che si chiama il "liscio"> ossia teste tagliate in un. legno tenero, in
genere nella zona di innesto tra ciocco e tronco, se non addirittura in radici
vere e proprie.
Peraltro vi sono pipatori che la loro pipa la preferiscono "nodulata", con un
dis6gno che si presenta sotto forma di fasci di fibre che si dipartono dalla
base del fornello e da essi sfuggono verso ltalto, simili a bolle, ossia miriadi
di piccoli nodi; in altre pipe, la base del fornello è come un semenzaio di nodi
dai quali germogliano le fibre, slanciate verso l'alto.
E' tutto un linguaggio di geroglifici che soltanto t'amatore può comprendere
e~ciò spiega e conferma che una bella pipa è tale soltanto se se la sceglie chi
dovrà fumarla, perché a chi l'offre in regalo sarà piaciuta un mondo, ma può
lasciar del tutto indifferente chi la riceve. Fibre, fiamme, fascetti, nodi sono
soltanto l'immagine, l'istantanea della vita intima della pianta dal cui legno
essi provengono; sono dunque l'aspetto vivente del legno, del ciocco dell'erica
arborea, dal modo col quale il ciocco s'è sviluppato, giacché non c'è un ciocco
eguale all'altro in quanto chà ognuno cresce a modo suo.
Conclusione?. Ci vogliono tre quintali di radica per ottenere dodici dozzine
d'abbozzi; di questi 144, soltanto un paio forse tre possono essere di qualità
Una pipa, quale ci appare
nel suo assetto finale, può essere
· naturale
· verniciata
· sabbiata
· rusticata
Mentre i primi due
termini si spiegano da soli (naturale è la pipe soggetta a una semplice pulitura
e trattata con olio speciale o con cera carnauba; verniciata è la pipe cui viene
data una colorazione), i termini sabbiata e rusticata necessitano di una
spiegazione, anche perché sono spesso confusi tra loro.
La pipa rusticata o zigrinata è raramente una pipa di pregio, anche se perfettamente funzionante e magari gradevole. La sua rugosità si ottiene usando piccole frese che, scalfendo irregolarmente la superficie del legno, confondono i difetti più o meno vistosi e consentono di utilizzare le teste che altrimenti sarebbero da eliminare. Per questo motivo può essere messa in commercio a prezzi abbastanza modesti.
La pipa sabbiata è invece quella sottoposta a un fortissimo getto di sabbia finissima, che rivela in sottili costure le vene orizzontali e verticali già esistenti nel legno, dando alla pipa una rugosità che rispecchia esattamente la vena naturale. La vena tenera del legno è erosa dalla sabbia, mentre la parte dura emerge, conferendo leggerezza alla pipa e una maggior facilità al "raffreddamento", poiché la rugosità ne moltiplica la superficie esterna. Non è quindi vero, come spesso si dice, che si sabbiano le pipe difettate, allo scopo di mascherare con la sabbia alcune cavità che renderebbero il fornello inutilizzabile, così come non è vero che si possono sabbiare pipe assolutamente lisce, ottenute dalla parte meno pregiata del ciocco, cioè il ramo, poiché la sabbiatura non potrebbe mettere in risalto una venatura che non esiste, ma ne deformerebbe anzi la superficie.
Le stuccature
La radica è un legno, e
come tutti i legni può aver dei difetti più o meno vistosi, che vanno da nodi a
piccole a "camolature", o punti neri. Questo spiega perché i pezzi assolutamente
perfetti sono molto rari e molto costosi. Quando si sia accertato che tali
difetti sono puramente estetici e non incidono sulla qualità della pipa, si
procede alla stuccatura. Operai, ma più frequentemente operaie, con abilità da
miniaturisti, provvedono a otturare i microscopici forellini con un impasto di
mastice e polvere di radica, rendendo così omogenea la superficie. Il venditore
intelligente e onesto non tacerà la presenza di queste stuccature (visibili
peraltro con una lente se non coperte da strati di vernice), ma chiarirà al
cliente inesperto che esse non hanno alcuna influenza sulla buona resa della
pipa, mentre gli consentono di effettuare l'acquisto a un prezzo molto minore.
Generalmente, durante l'uso, la pipa stuccata non presenta alcun inconveniente.
Può accadere, ma raramente, che dopo un uso prolungato la stuccatura cada,
mettendo a nudo il forellino. Ma anche in questo caso sarà l'estetica a
soffrirne, mai il funzionamento: se la pipa è di buona radica, ben stagionata,
rimarrà sempre una buona pipa e potrà facilmente essere stuccata di nuovo. Più
grave invece se lo stucco nasconde un buco "passante", cioè se la radica del
fornello è forata da parte a parte. Ma i fabbricanti seri questi fornelli li
buttano via.
Il tabacco appartiene ad
un genere molto vario, alla famiglia delle Solanacee, di cui tra l'altro fanno
parte anche il pomodoro ed il peperone. La denominazione ufficiale del tabacco è
"Nicotiana tabacum",
Il tabacco è una pianta a
ciclo annuo e cresce di preferenza nei climi caldi e tropicali, soprattutto
nelle zone tropicali e sub-tropicali. Ma viene coltivato anche nelle zone
temperate della Polonia, della Francia e del Canada. Si può affermare che non
esiste nazione ove non venga coltivato.
E' una cultura che richiede molte cure e attenzione se si vuol produrre foglie
sane e di qualità superiore. Solo le foglie migliori vengono selezionate per la
produzione dei trinciati da pipa.
Il tipo di seme
utilizzato, la qualità del terreno, il clima della zona di coltivazione e della
regione di origine del tabacco, il modo in cui le foglie vengono essiccate:
tutto contribuisce a determinare il pregio, l'aroma e la qualità del tabacco.
Le centinaia di specie coltivate in tutto il mondo, ognuna con caratteristiche
diverse, possono essere raggruppate in quattro famiglie principali: Virginia,
Kentucky; Burley ed Orientali.
Una volta tali aggettivi si riferivano ai paesi di origine. Oggi i vari
Virginia, Burley, Kentucky ed Orientali non vengono più coltivati esclusivamente
in quelle regioni, ma sono diffusi in tutto il mondo.
Così il Virginia non proviene più esclusivamente dallo Stato della Virginia
negli Stati Uniti, ma dal Malawi, dallo Zimbabwe, etc. Il Kentuckv non viene
coltivato esclusivamente nello Stato omonimo, ma in numerosi paesi africani ed
europei.
Virginia
I tabacchi Virginia, definiti dagli specialisti "flue-cured", vengono essiccati
in capannoni chiusi con correnti di aria calda prodotte da un sistema di
riscaldamento centralizzato.
Le foglie Virginia, generalmente di bell'aspetto e di colore giallo paglierino,
hanno un profumo non molto marcato e bruciano lentamente.
Kentucky
I tabacchi Kentuckv, o"fire-cured", vengono essiccati sulla brace di legna. Di
colore brunito, sono caratterizzati da un aroma "affumicato" molto particolare.
Bruciano lentamente ed hanno un gusto pieno e rotondo.
Burley
I tabacchi "Burlev" o "air-cured" vengono appesi per parecchie settimane in
capannoni esposti all'aria aperta. Il loro colore copre varie tonalità del
marrone fino al testa di moro.
Bruciano piuttosto rapidamente e sono caratterizzate da un aroma di cioccolato,
che viene spesso evidenziato con un procedimento definito toasting, durante il
quale il tabacco viene riscaldato. I tabacchi Burlev assorbono facilmente gli
aromatizzanti.
Orientali
I tabacchi orientali o "sun-cured'' vengono essiccati al sole all'aperto. Per
loro natura hanno un aroma molto forte, caratteristica questa che si riscontra
anche nel sapore spiccatamente esotico.
Per queste loro peculiarità vengono utilizzati nelle miscele solo in piccole
quantità, il che è sufficiente a far loro acquisire un gusto sorprendente e
delizioso).
Hanno un colore giallo verdastro e bruciano lentamente, essendo le foglie un po'
più spesse che in altre varietà di tabacco.
Quanto più alti ci si
trova nella pianta tanto più solida è la foglia, tanto più lenta la
infiammabilità e tanto più forte il sapore.
Così le "primings" (foglie basilari) per esempio si usano di più per i tipi "baai"
che bruciano veloci e per i "mixtures" (miscele) si impiegano più le foglie
mediane. Le "mixtures" bruciano un po' più lente. E' il compito del miscelatore
trovare una combinazione che darà una bella miscela gustosa equilibrata.
Importanza del posto di origine della foglia di tabacco sulla pianta.
Le foglie di tabacco hanno in generale la caratteristica di aumentare di
consistenza man mano che si procede dal basso della pianta verso l'alto: per cui
più in alto è posta la foglia e più è spessa, più marcato il suo sapore e più
lenta la sua combustione.
Alberto Paronelli è in
possesso di una interessante documentazione che rivoluziona la storia
dell'introduzione del tabacco in Europa. Non occorre rifarsi né a Sir Walter
Raleigh né a Jean Nicot - a quanto pare - ma a una semplice suora spagnola che
lo portò in Italia, ed esattamente in un convento del Piemonte, nel 1517.
Il giorno 12 ottobre dell'anno 1492 l'Ammiraglio Cristoforo Colombo scopre il
Nuovo Mondo. Il giorno 28 ottobre 1492 sulla costa orientale dell'isola di Cuba
allora battezzata Hispaniola, Colombo con due marinai (Luis de Torres e Rodrigo
de Jerez) videro in un villaggio degli indigeni che fumavano erbe secche
arrotolate dentro un'altra foglia pure secca: era Tabacco. Sebbene esso fosse
già di uso comune in Brasile e in Messico (chiamato "Tabaco") ci atteniamo alla
documentazione della scoperta di Colombo.
Il seme del Tabacco fu portato in Europa dal monaco spagnolo Ramon Pane che
accompagnò Colombo nel suo secondo viaggio alle Indie Occidentali. Furono gli
spagnoli i primi in Europa a seminarIo e a farne uso. Nel medesimo periodo i
semi vennero portati in Sardegna, in Italia, in Francia e in Austria. In
Sardegna veniva coltivato nelle zone di Alghero e di Castelsardo. Le prime
notizie di coltivazione di tabacco netta penisola italiana risalgono all'anno
1517. Nel vecchio Castello di Agliè in Piemonte (risale al 1400) - del quale
tuttora non rimangono che alcuni ruderi e dove nel 1774 venne costruito il nuovo
e attuale Castello (uno dei più belli del Piemonte) - il conte S. Martino di
Agliè usava fumare tabacco in pipe di terracotta, e tabacco con pipe veniva
offerto agli ospiti del Castello. Le piante di Tabacco erano coltivate nell'orto
annesso al Convento delle suore di Santa Maria della Rotonda in località di
Agliè a circa 5 chilometri dal paese, in collina. Il vecchio convento esiste
ancora (risale all'anno 1000); la chiesa si chiama dell'Addolorata. Il seme del
tabacco venne portato ad Agliè ai primi del '500 da una monaca spagnola
superiora al convento; pare che il nome fosse Maria Ferrer O.H.P. Il tabacco
coltivato nell'orto del convento era riservato esclusivamente ai nobili e
all'alto clero. Ogni anno sia a Torino che nel Castello di Agliè veniva
organizzata una Festa con balletti in onore del Tabacco; le due più famose
furono quelle di Agliè Capodanno del 1575 e Torino, Carnevale 1650.
E' tempo ora di sfatare la leggenda che sia il francese Jean Nicot che l'inglese
Sir Walter Raleigh abbiano portato per primi il tabacco in Francia e in
Inghilterra. Jean Nicot nacque nel 1530 e morì nel 1600. Secondo la storia
presentò nei 1560 al Cardinale di Lorena foglie di tabacco; lo stesso Cardinale
offrì nel 1561 il tabacco alla Regina Caterina de' Medici come rimedio alle
violente emicranie alle quali la Regina era soggetta. Sir Walter Raleigh
(1552-1618), favorito della Regina d'Inghilterra Elisabetta I, nel 1584 finanziò
una spedizione verso l'America; nel 1586 portò il tabacco alla Corte di Londra e
impose la moda della pipa, ambedue quasi sconosciuti (solo qualche marinaio
usava tabacco e pipa avendone appreso i pregi negli scali di porti europei:
italiani, francesi, spagnoli).
Il dottor Mattioli Pietro Andrea (1500-1577), senese, era considerato uno dei
più valenti medici del suo tempo; stava lavorando in Boemia su un trattato di
Botanica, quando ricevette dall'Italia delle piantine o semi di "Nicotiana
Rustica". Mattioli inserì nella seconda edizione della sua opera, che vide la
luce a Praga nel 1563, "Neu Krauterbuch" studi sugli effetti dell'uso del
tabacco.
Un cenno particolare per noi italiani: il Cardinale Prospero di Santa Croce
(1513-1589) fu con Nicolò Tornabuoni uno dei divulgatori del tabacco in Italia.
Per le sue qualità era chiamato: "Erba Santa", "Herba Sacra", "Herba Divina".
Prese definitivamente, e lo tenne per secoli in Italia e all'estero, il nome di
"Erba di Santa Croce". Questo appellativo calza bene per il tabacco, perché le
prime quattro foglie della pianticella formano in effetti il disegno della
Croce. Il nome del Cardinale è ora scomparso, sostituito universalmente dalla
parola "Tabacco", ma la piccola croce che formava "l'Herba Santa" sì è
perpetuata nella sigla del Monopolio dei tabacchi italiani.
Ecco un esempio di utilizzo del tabacco in medicina tratto da: Del compendio de' secreti rationali - Dell'Eccell. Dottore, e Cavaliero M.
Leonardo Fioravanti - Bolognefe - Libri cinque (1600)
Unguento provato per qualsivoglia piaga.
Recipe - Sugo di herba della Regina detto tabacco libre trè, oglio antico libre
quattro, trementina di Venetia once sette, cera vergine oncie nove; storace
liquida once due, e meza, cinabrio in pietra polverizzato oncie quattro, oglio
d'ipericon composto oncie due, rosmarino manipoli due, fa bollire il sugo di
tabacco, e il rosmarino con li ogli fino che è consumato il sugo, di poi cola
per tela, e dissolvi la cera, di poi agiongi la storace, e trementina, e levato
dal fuoco mezo freddo agiongi il cinaprio polverizzato, e consetualo per il
bisogno.
Erano gli inizi del XVII
secolo e l'lnghilterra preparava spedizioni verso il Nuovo Mondo per
accaparrarsi una parte del ricco bottino che le terre conquistate promettevano.
Terre "inospitali" (i concetti di "rispetto dell'ambiente" e delle "culture
locali" erano ancora di là da venire) ed i primi bianchi subirono sulla propria
pelle il "benvenuto" delle tribù di indigeni.
Durante una di queste spedizioni, lungo il fiume denominato James River (e
Jamestown la città nascente, in onore di re.Giacomo I di Inghilterra), un uomo
già in avanti con gli anni, ma di grossa esperienza e forte personalità, certo
John Smith di 47 anni, prese il comando dei coloni, tentando di stabilire con le
popolazioni locali un rapporto quanto più possibile pacifico. Le tribù avevano
come re Powhatan, i cui figli, Nantaquam e Pocahontas fecero subito amicizia con
i nuovi venuti.
John Smith tentò di stabilire anche rapporti commerciali, con scambio di mais e
maiali, contro accette ed altro. Tutti i momenti di contatto tra i due gruppi
erano suggellati dal cerimoniale del tabacco, cerimoniale divenuto famoso tra
noi occidentali grazie ai film "western" e alle riunioni intorno ai fuochi dei
capi indiani con i mitici calumet di tabacco.
Intanto la bellissima Pocahontas, pur nella sua giovane età (10 anni), si era
innamorata dell'anziano condottiero e questa amore le diede la forza di
rischiare la propria vita pur di non vedere morire John Smith: catturato dagli
indiani, il re Powhatan aveva deciso per la sua morte, ma la candida Pocahontas
si frappose fra il suo amato ed il carnefice salvandogli la vita.
Dopo qualche tempo John Smith tornò in Inghilterra; Pocahontas non avvertita di
questa sua decisione improvvisa, credette che fosse morto in mare.
Dopo qualche anno una nuova spedizione comandata da John Rolfe raggiunse quei
posti della Virginia. Questi era un buon fumatore, tuttavia il tabacco coltivato
dagli indiani era della varietà Nicotiana rustica, tabacco povero e di gusto
amaro, e quindi non interessante commercialmente. Ebbe l'intuizione, tuttavia,
di provare a coltivare il "tabacco spagnolo" la Nicotiana tabacum nelle terre
sabbiose della Virginia. Fu un successo e da allora ebbe inizio la fortuna di
questa terra.
Il desiderio di nuovi spazi dei coloni cozzava inevitabilmente con la volontà
degli indiani di rimanere sui proprio territorio. Pocahontas fu perfino fatta
prigioniera e solo il matrimonio fra la bella rapita e l'opportunista John Rolfe
pose fine al contrasto.
Nel 1616 Rolfe decise di tornare a Londra con la moglie ed il loro figlioletto
appena nato. Doveva assolutamente far conoscere ai mercanti inglesi la nuova
varietà di tabacco sorta in Virginia.
Qui giunto, tuttavia, alcune difficoltà economiche gli impedivano di proporsi a
Corte come si conveniva. A questo punto riapparve John Smith che, memore
dell'aiuto avuto anni prima da Pocahontas, cercò di contraccambiarla facendo
consegnare in modo anonimo a Rolfe del denaro. Pocahontas fu presentata a Corte
ed ebbe gli onori dei suo rango di principessa.
Dopo qualche tempo John Smith decise di presentarsi ai Rolfe. Pocahontas rimase
fortemente impressionata di aver rivisto il suo antico amore, che riteneva
morto. Quasi non credeva ai suoi occhi. Dopo pochi giorni si ammalò e mori.
Alcuni dicono a causa della cattiva aria di Londra. Ma molti propendono più per
la tesi della profonda disperazione sentimentale.
La Virginia deve la sua esistenza unicamente al tabacco ed al tentativo di Rolfe
di provare la coltivazione di una nuova varietà in quelle terre. La coltivazione
si estese in altre regioni del Nord America: Kentucky, Tennessee, Maryland,
Connecticut, Indiana, lllinois, Missouri, Florida e Texas. Annate di
sovrapproduzione si alternavano a momenti di crisi e i piantatori s'indebitavano
sempre più con i commercianti inglesi tanto che Thomas Jefferson, anch'egli
piantatore e futuro presidente degli Stati Uniti, scriveva: "...i debiti
venivano ereditati di padre in figlio, al punto che il piantatore era diventato
un vero e proprio bene annesso".
Tabacco: una etimologia
incerta. Le origini della parola tabacco che, sia pure con qualche diversa
sfumatura, identifica in tutto il mondo la celebre pianta, sono piuttosto
controverse.
C'è chi la fa risalire all'isola di Tobago (dove Daniel Defoe fece approdare
Robinson Crusoe) e chi la fa risalire alla provincia messicana di Tabasco.
C'è poi chi lega il nome a un errore dei due marinai di Colombo che, dopo la
loro scoperta, cercando di approfondire il problema, avrebbero confuso il
termine Taboca, che indicava la pipa con cui gli indiani fumavano, con il nome
delle foglie fumate.
Un anonimo studioso del Settecento ha anche avanzato un'ipotesi assai
affascinante anche se poco credibile: per costui la parola deriva da tre parole
dell'ebraico antico e cioè tob, ach, a. La traduzione? E' buono il fumo di
questa pianta.
Il tabacco, per dare origine a un buon prodotto industriale, richiede molte cure
e infinita pazienza sin dal momento della semina. Infatti i semi di questa
pianta, che pure produce foglie enormi lunghe fino a settantacinque centimetri,
sono fra i più piccoli del mondo vegetale: ne occorrono circa dodicimila per
fare un grammo, e diciottomila riempiono un ditale da cucito. Questi sono
sufficienti a seminare un metro quadro di semenzaio dove nascono circa
cinquecento piantine.
Quando le foglie hanno raggiunto la dimensione di un centimetro, le piantine
vengono trapiantate in vivaio e solo due o tre mesi dopo, con cinque o sei
foglie, vengono trasferite nel campo. Non un campo qualsiasi, però, perché la
scelta del terreno è fondamentale: un terreno povero di potassio, per esempio,
rischia di dare una foglia con scarsa combustibilità e quindi difficile da
fumare.
Per i tabacchi occidentali viene quindi il momento. della cimatura,
un'operazione che impedisce la fioritura per favorire lo scopo finale della
pianta coltivata: produrre foglie. I tabacchi orientali non sono invece
sottoposti a questa operazione in quanto la presenza del fiore conferisce alle
foglie una particolare gentilezza del tessuto e un sapore più dolce, a scapito
però della dimensione. Quando finalmente le foglie giungono a maturazione
appaiono delle macchie gialle, e i bordi e le punte si incurvano. La raccolta,
ancora a mano, va fatta nelle ore calde del giorno per evitare che l'umidità
rovini le foglie, e ogni paese ha le sue tecniche.
Comincia così la lavorazione industriale, che si divide in tre fasi: la "cura"
che trasforma la foglia in tabacco greggio; la "fermentazione" che affina il
tabacco greggio; la "stagionatura" che perfeziona e rende uniformi le qualità
organolettiche del prodotto. Senza queste lavorazioni il tabacco avrebbe scarso
profumo, brucerebbe difficilmente e sarebbe sgradevole al gusto.
La cura consiste nell'essiccazione vera e propria che porta alla morte la
foglia. Questa fase può durare anni da quando la foglia viene staccata dalla
pianta e l'abilità del tabacchicultore consiste nel pilotare correttamente
questo processo in funzione del tipo di tabacco greggio che vuole ottenere.
Tabacchi diversi richiedono differenti cure per esaltarne le caratteristiche
originate dal clima e dal terreno in cui la pianta è cresciuta
La fermentazione, o concia, consiste invece nell'ammassare le foglie in balle o
cumuli di diversa grandezza. Quando si innesca la fermentazione, la temperatura
sale vertiginosamente, in modo naturale, fino ad arrivare anche a sessanta gradi
centigradi. Anche in questo caso l'abilità nella lavorazione è fondamentale:
bisogna mantenere la giusta temperatura bagnando più o meno le foglie fino a
quando il prodotto non è pronto per la successiva lavorazione, la stagionatura.
Ancora una volta i tempi di lavorazione sono in funzione delle caratteristiche
originali del prodotto e delle qualità organolettiche che si vogliono ottenere.
Da questo momento il tabacco è pronto per essere immesso sul mercato e lavorato
per ottenerne sigarette, sigari o trinciato da pipa.
Tabaccò di gusto neutro, si mescola bene con ogni altro, assorbe facilmente
additivi e aromatizzanti, nelle miscele esercita azione equilibratrice. Curato
ad aria, è blando nel carattere ma pieno nel corpo, brucia bene e lentamente. Il
tipo White, oggi il più diffuso, è più leggero e dolce. La qualità migliore ha
colore oro ramato.
Kentucky
E' sostanzialmente un Burley curato a fuoco diretto, quindi più scuro. Non molto
pregiato, nelle miscele serve a dare corpo e robustezza. Quello coltivato in
ltalia e opportunamente fermentato è la materia prima del Toscano.
Marvland
Poco usato nei trinciati. Curato all'aria ha colore giallo-ocra chiaro, gusto
caratteristico ma discreto, sapore neutro e leggero, eccellenti qualità di
combustione.
Orientali o Turchi o
Levantini
Molti i tipi, sono impiegati nelle miscele in proporzioni raramente superiori al
venti per cento come aromatizzanti naturali. Si associano bene con i Virginia.
Tra i tipi più pregiati:
Xanthi, Smirne (lzmir), Mahalia, Samsum (Maaden), Giubek (speziato). Sono curati
al sole.
Virginia
Il più famoso e il più usato, coltivato un po' dovunque. Ha tasso elevato di
zucchero e di oli essenziali che gli conferiscono sapore zuccherino e notevole
profumo. E' "flue cured" (cioè essiccato con riscaldamento per mezzo di
tubazioni), fermenta in botti e ha stagionatura di due-tre anni. Considerato
"dolce" può essere piccante e attaccare in gola. Oggi si usa soprattutto il
Virginia Bright, color giallo limone.
Latakia
Si coltiva in Siria e a Cipro. Curato con il fumo di piante ed erbe aromatiche,
acquista un colore quasi nero, aspetto untuoso. Infumabile da solo, è il tipico
condimento usabile fino a un massimo del 15 per cento. Ora però che la qualità
generale è scaduta le percentuali possono essere aumentate.
Perique
Altro tabacco-condimento, preparato esclusivamente in Louisiana con
caratteristico procedimento di fermentazione. Tipico sapore speziato. Si usa
nelle miscele in proporzioni dal 5 al 20 per cento.
Tabacchi di tipo inglese
Se ne producono anche fuori del Regno Unito, United Kingdom. Quelli originali
godono di grande reputazione. Non sono "facili", nel senso che costituiscono un
punto d'arrivo, vogliono un palato esercitato. Questo non significa che siano
più "forti". Sono in genere privi di sostanze aromatizzanti o ne hanno modeste
quantità. La base della mixture inglese classica è formata da Virginia di vari
gradi e con diverse maturazioni, con l'aggiunta di Orientali; il condimento è
dato dal Latakia (più raramente dal Perique). Diffusi, per il consumo interno, i
tipi flake. Si possono assimilare agli inglesi i trinciati scozzesi e Irlandesi.
Cavendish
Non è un tipo di tabacco, ma un procedimento di lavorazione, basato su pressione
e calore. E' adottato con modalità diverse da produttori di vari paesi, specie
olandesi e inglesi. I trinciati riconducibili a questo gruppo sono leggeri,
abboccati, morbidi, molto adatti a chi comincia e a chi si converte dalla
sigaretta alla pipa (e fa bene).
Tabacchi di tipo olandese
I più diffusi nel mondo. Molto elaborati, i più tipici sono anche sensibilmente
aromatizzati. Leggeri, adatti per principianti (consigliabili i meno profumati),
fumabili tutto il giorno. Oltre ai tabacchi già ricordati, molto usato in queste
miscele il Giava, tabacco orientale dolce, saporito e leggero; ma anche foglie
africane e brasiliane. Assimilabili agli olandesi (ma in Olanda si fa di tutto e
si lavora molto anche "per conto") i trinciati danesi, bene affermati, e quelli
tedeschi.
Tabacchi di tipo
americano
Miscele a base di Virginia e Burley, notevolmente aromatizzate generose e dolci,
di taglio piuttosto grosso, con larga diffusione del granulare.
Tabacchi di tipo naturale
Tipici i trinciati francesi. Uso di tabacchi scuri, nessuna aromatizzazione, in
qualche caso torrefazione spinta.
E', dopo il colore, l'aspetto più evidente di un trinciato. E' anche importante
perché esalta alcune sostanziali qualità e determina la velocità di combustione.
Si ottiene con strumenti rotanti o a ghigliottina secondo i casi.
Molto sommariamente abbiamo provato a raggrupparli.
Taglio a striscioline o filamenti. Operazione su foglia singola o
temporaneamente premuta con altre foglie. E' 'largo" quando supera il millimetro
(si arriva fino a sei per tipi speciali). Il "fine", al di sotto di 0,6
millimetri, è usato solo per sigarette. Più il taglio è sottile, più in fretta
brucia il trinciato. Va caricato in scioltezza. Rientrano in questo gruppo Shags,
Plain Virginias, le classiche Mixtures inglesi, Ribbon Cut, parte del Cavendish
Cut.
Con taglio vero e proprio o con una specie di battitura si ottengono frammenti,
pezzetti di forma più o meno regolare. Tipici il granulated americano e il
picadura. Termine generico: trinciato a scaglie.
Tabacco pressato e affettato: tipico il flake inglese (in America sliced plug o
plug cut). Ce ne sono in commercio anche con "fette" parzialmente sciolte, e
alcuni sono ready-rubbed, vale a dire già completamente sciolti e pronti per la
pipa. Il Navy Cut di oggi rientra nel gruppo, con fettuccia lunga e spessore
medio di un millimetro e mezzo. I pressati conservano a lungo la freschezza e
hanno minore velocità di combustione. Per gli inglesi: tabacco che brucia lento,
fumo più fresco.
Granulare fatto con foglie pressate. Procedimento di cross cut. Varianti:
cubecut e roughcut (termine che i vari produttori usano anche per altri tagli).
Gruppo poco numeroso: i tabacchi lavorati a corda o a treccia. Si affetta e si
ottengono i dischetti: Curly cut o Spun cut. In commercio ci sono anche i vari
Twist, Roll e Negrohead, venduti in piccoli rotoli o in pezzi avvolti in tela.
Non tutti i produttori usano gli stessi termini. In qualche caso, nello stesso trinciato coesistono tagli diversi, con lo scopo di ottenere particolari risultati.
I parametri fondamentali
nella degustazione sono il gusto e l'aroma del tabacco in particolare l'aroma è
percepito soprattutto attraverso l'olfatto e perciò viene avvertito più dagli
altri che dal pipatore, per il quale la saturazione del senso è molto veloce.
Mentre il gusto è la fonte principale del giudizio, l'aroma vi contribuisce solo
in parte.
Il GUSTO (l'AROMA) può essere:
pieno: quando un intervallo di gusto è investito in maniera decisa;
ampio: quando l'intervallo investito è largo;
leggero: quando è scarso ma non per questo indeciso;
aggressivo: quando aggredisce i sensi;
fresco: ne è il contrario;
pregnante: quando tende a saturare i sensi;
pulito: quando ha caratteristiche decise e ben definite;
fragrante: quando stuzzica i sensi senza saturare.
rotondo (o armonico): quando i componenti del tabacco si fondono gradevolmente e non si avverte separazione fra gusto e corpo;
ruvido (o spigoloso): ne è il contrario;
liquoroso: quando richiama quella scorrevolezza tipica dei vini del Sud o de liquori a bassa gradazione;
robusto: quando alla caratteristica "pieno" si accompagni una forza "full".
Inoltre, con ovvio significato, il gusto può rivelarsi: dolce, piccante,
speziato, pepato, asprigno, amarognolo, acidulo, fruttato, salino, ed altro.
La FORZA discrimina i momenti della giornata adatti ad un particolare tabacco è
riconducibile agli effetti del fumo sullo stomaco e sul cervello; si divide in mild, medium e full, con tutte le possibilità comprese. Per esempio, intenderemo
con mild-mediurn una forza che è più mild che medium, oppure con full-medium una
forza che tende più al full che al medium, e così via. Le possibili gradazioni
sono perciò sette.
Abbiamo preferito dare questa definizione di forza benché contrasti molto spesso
con quella data dai produttori ai propri tabacchi per eliminare gli
interrogativi e le contraddizioni che nascono dagli aggettivi che si trovano
impressi sulle scatole. Si sa che spesso "mild" indica dolce o che "full" indica
ricco di gusto oppure che "medium" vuol dire regolare, con caratteristiche
medie.
Il CORPO indica il carattere del tabacco: è quel componente del fumo che
"sostiene" il gusto e di solito tanto più appagante risulta essere la fumata
quanto più è elevato
Il tabacco può essere:
unto: quando è visibile o rilevabile la presenza di sostanze oleose;
grasso: quando permette una veloce incrostazione della pipa;
sporco: quando lascia depositi catramosi in rilevanza.
Il RETROGUSTO è il gusto che si avverte a volte alla fine di una boccata espirata e molto spesso alla fine della pipata; è descritto dagli stessi aggettivi che caratterizzano il gusto.
Il GRADO DI UMIDITA' è un parametro che ha carattere soggettivo. Ha importanza la sua variazione nel tempo, dipendente anche dal metodo di conservazione. Daremo perciò un nostro giudizio sull'umidità del tabacco appena aperta la scatola.
Infine il PROFUMO è l'odore che il tabacco sprigiona quando si apre la confezione.
E' l'inglese. In genere
Lo adottano anche i produttori di altri paesi. Elenchiamo qui di seguito,
tentando di spiegarle alcune espressioni che si leggono su scatole e buste.
Qualche termine ha un preciso significato, altre sono pure e semplici
aggettivazioni pubblicitarie. La stessa espressione può essere usata con
significati diversi dai vari produttori. Anche se oramai nel settore dominano le
multinazionali e si produce dove è più conveniente (in Olanda si fanno ottime mixture inglesi), può essere interessante sapere il luogo di produzione di un
certo trinciato: bisogna cercare molto attentamente, perché in genere
l'indicazione è scritta in piccolo e seminascosta.
Added aggiunto
Aged stagionato
Black nero
Blend termine inglese generico per indicare miscela
Blended Miscelato
Biender lo specialista miscelatore
Brown bruno (colore)
Cake è il "pane" di tabacchi compressi da cui si tagliano le "fette" o flakes
Choice tobaccos tabacchi scelti
Cool smoking fumo fresco
Curly cut taglio a spirale, a rondelle
Cut taglio, tagliato
Dappled chiazzato
Dark scuro
Double fermented doppiamente fermentato
Dutch olandese
Flake fetta
Elavour (americano flavor ) per i vocabolari vuol dire gusto, fragranza, aroma,
sapore. E in effetti è termine che unisce varie sensazioni gustative e
olfattive. Si avvicina al bouquet riferito ai vini
Flavoured aromatizzato. Ci sono trinciati flavoured con liquori come apricot,
mirabelle, gin rum, brand, champagne, cherry , whisky e così via
Fragrant fragrante
Free from all scent or addet flavour privo di ogni profumo o additivo
aromatizzante
Full pieno, corposo; ma anche intenso in flavour
Fully matured pienamente maturato, stagionato
Granulated granulare, tipico taglio americano
Heather erica
Hint accenno, tocco
Honey miele
Honeydew conciato. con melassa
In broken flake form a fette sciolte (vedi ready rubbed)
lrish irlandese
Leaf foglia
Long cut taglio lungo
Long lasting di lunga durata
Maple acero (lo zucchero d'acero è usato come dolcificante specialmente dagli
americani)
Matured maturato, stagionato
Mead idromèle
Mellow maturo, amabile, pastoso, succoso
Mild leggero, blando (non "dolce" come molti credono)
Mildly aromatic leggermente aromatico
Mixture è la classica miscela inglese, generalmente a base di Virginia e
Orientali con l'aggiunta di Latakia
Navy cut originariamente "taglio marino", oggi è del tipo pressato e poi sciolto
rima dell'impacchettamento
Old vecchio
Packed confezionato
Pleasant piacevole, gradevole
Plug letteralmente tavoletta di tabacco compresso; pezzo di tabacco da masticare
Put it in your pipe and smoke it letteralmente "mettilo nella tua pipa e
fumalo". Ma non si riferisce mai a tabacco. Vuoi dire: prendi e porta a casa.
Ready-rubbed il flake è là stato sciolto ed è pronto per la carica
Red rosso
Ribbon nastro, fettuccia
Rich Ricco (di aroma, di sapore)
Ripe maturo, stagionato
Rough grossolano (in genere riferito al taglio)
Round taste gusto rotondo
Rub out each whirl in your hand sciogliete con le mani ogni rondella
Satisfying appagante
Scent profumo
Scottish scozzese
Selected quality qualità selezionata
Shag taglio fine, in genere per sigarette
Sliced affettato
Smooth omogeneo, armonico, uniforme
Soft morbido
Spiey speziato
Spun filato, a corda
Sweet dolce
Sweetwess dolcezza
Taste gusto
Tasteful raffinato, di buon gusto
Tawny Tanè, bruno fulvo
Toasted tostato
Twist attorcigliato, ritorto, a treccia
Vintage vendemmia, nel senso di buona annata
La carica della pipa
merita tanta attenzione quanto l'acquisto stesso della pipa e la scelta del
tabacco più idoneo al gusto ed alla peculiarità del fumatore.
Una pipa mal caricata, per esempio premendo troppo il tabacco, richiede che si
aspiri forte, il fuoco al posto di bruciare liberamente cova e fumare non dà
piacere ma stanca. Una pipa invece caricata troppo leggermente, tira troppo
divenendo troppo calda con deterioramento dell'aroma del tabacco.
Ciò non significa che caricare una pipa sia assolutamente difficile. Occorre,
per prima cosa, sfilacciare ben bene il tabacco per renderlo più arioso e quindi
caricarne pizzico per pizzico nella pipa. I primi pizzichi dovranno essere
pressati molto leggermente nel fornello, aumentando quindi la pressione,
progressivamente man mano che la vostra pipa sarà carica
Occorre, infatti, che la densità del tabacco all'interno del fornello aumenti
con regolarità dal basso verso l'alto.
Il tabacco con fibra lunga dovrà essere caricato con un movimento a spirale. la
pipa sarà considerata caricata nel modo giusto quando sotto la pressione del
indice si sente ancora un po' di elasticità.
Va da sé che si caricherà più o meno la pipa a seconda del gusto del fumatore.
Occorre però non riempire una pipa sino all'orlo. Una delle caratteristiche,
infatti del tabacco da pipa è che bruciando aumenti un po' di volume
arricciandosi. Se seguirete puntualmente questi consigli vi accorgerete che per
caricare bene la vostra pipa occorre soltanto un po' di destrezza e di
esercizio. Se la pipa sarà stata riempita bene e se userete l'accortezza di
aspirare lentamente e tranquillamente, potrete sentire sino alla fine del
tabacco una piacevole leggera resistenza.
Il mezzo migliore per
accendere la pipa è sempre ed ancora il fiammifero.
Il fiammifero non dà retrogusto ed il suo uso è semplice. C'è chi dice che
accendere un fiammifero rilassi.
Naturalmente chi preferisce l'accendino può usare quelli a gas. Ve ne sono degli
ottimi in circolazione, speciali per la pipa con un particolare tipo di fiamma.
Consigliamo, però, di non usare mai accendini a benzina; i vapori di benzina
influiscono negativamente sull'aroma del tabacco.
Nell'accendere la pipa bisogna procedere con un movimento rotatorio, calmo della
mano, in modo che bruci tutta la superficie; se brucia solo parzialmente, si
rischia che il fuoco proceda obliquamente nella pipa sino a che non tarderà a
spegnersi, lasciando pane del tabacco incombusto ed inutilizzato.
Siccome il tabacco si solleva, arricciandosi, una volta che bruci su tutta la
superficie, occorrerà pressarlo cautamente con il premibacco, dopo di che spesso
occorre riaccendere la pipa. La vostra pipa così preparata brucerà
tranquillamente e regolarmente. Ma non credere mai al fumatore di pipa che
sostiene di riuscire a fumarla tutta senza che si spenga.
Ogni pipa si spegne almeno una o due volte mentre la fumate, cioè dopo che si
sono consumati 1/3 e 2/3 del tabacco. Un fumatore di pipa esperto può aver
bisogno di quattro o sei fiammiferi per fumata.
Se la vostra pipa si è spenta, niente di irreparabile, rimuovete con cura la
cenere e riaccendetela. Aspirate sempre, con regolarità, tranquillamente senza
mordere troppo il bocchino, in quanto ciò stimola una maggiore secrezione
salivare con conseguenti effetti negativi.
Ma se nonostante tutto un po'di liquido sarà entrato nel condotto, potrete
rimuoverlo con uno scovolino.
Se seguirete questi accorgimenti siamo sicuri che riuscirete a gustare sino in
fondo la vostra pipa traendone il massimo piacere.
Una pipa di radica, che
non abbia subito un preliminare trattamento speciale, dovrà all'inizio, usando
un gergo automobilistico essere rodata. Soltanto dopo questo periodo, e se si
adotteranno dei semplici accorgimenti, essa procurerà al suo proprietario un
piacere ottimale.
Sul come effettuare questo rodaggio se ne sentono tante; ognuno ha il proprio
metodo sicuro, talvolta molto complicato, quasi magico. In realtà si trattata di
un'operazione molto semplice consistente nell'abituare gradualmènte la pipa al
calore e a far formare, con la combustione del tabacco, all'interno del
fornello, quella crosta di carbone che ha la duplice funzione di proteggere il
legno dal calore ed assorbire il liquido di combustione, rendendo più rotondo e
gradevole il fumo.
Caricate pertanto la vostra pipa nuova dapprima per 1/3, fumandola sino
all'ultimo e così per tre, quattro volte.
Quindi aumentate la quantità di tabacco usato sino a riempire per 2/3 la pipa,
mantenendo anche questa dose per tre, quattro volte.
Avendo l'accortezza di fumare lentamente, a boccate corte ma non troppo
frequenti in modo che il fornello non si surriscaldi, otterrete una magnifica
crosta uniforme: la vostra pipa e pronta a soddisfarvi pienamente.
Parecchi fabbricanti di pipe, fra cui la Amphora, usano rivestire l'interno del
fornello con uno strato artificiale di carbone per evitare ai loro clienti la
necessità del rodaggio.
Ma per chi si accosta per la prima volta al mondo della pipa, anche usando una
pipa prerodata, è consigliabile attenersi alle precedenti istruzioni, sia per
meglio imparare a fumare la pipa stessa sia perché una pipa nuova è sempre un
oggetto che anch'esso dovrà abituarsi alle abitudini del fumatore,
Una buona pipa non ha bisogno di "preparazione". La si pulisce (gli igienisti
disinfettano il bocchino, magari con una buona grappa di alta gradazione) e la
si fuma. Il rodaggio? Ma sì, in un primo periodo la pipa vuole qualche
precauzione, chiede di essere trattata con un po' di riguardo; ma niente di
complicato.
Se si vuole, per le prime quattro-sei volte si fa una carica parziale. Ma non è
indispensabile. Si può caricare tutto il fornello, purché in scioltezza. Fumare
con molta calma, meglio se in luogo tranquillo e riparato, cercando (ma senza
drammi) di arrivare fino in fondo. Riposi un po', più lunghi per una pipa nuova:
diciamo un paio di fumate (con intervallo) e poi la si riprende il giorno dopo.
Tabacco di taglio più grosso che fine, medio di corpo e di aroma.
Tra gli scopi del rodaggio, quello di avviare la formazione della "camicia" di
carbone all'interno del fornello. Questa incrostazione, che si forma a poco a
poco, serve a conservare la pipa e a proteggerla dalle bruciature, ad assorbire
umidità, ad ammorbidire il fumo. Gli esperti fanno in modo che cominci a
formarsi sul fondo e Poi, via via, salga uniformemente lungo tutta la parete del
forneflo. Perciò si raccomanda di "portare in fondo" le prime fumate in una pipe
nuova. Ma questo non deve diventare un'ossessione, né indurre a insistere fino
al rischio del disgusto o delta bruciatura del fornello.
La crosta è dunque utile, ma se è in misura eccessiva può diventare pericolosa e
causare incrinature nel fornello. Bisogna lasciarne lo spessore di un millimetro
o poco più, intervenendo, se necessario, con gli alesatori che si trovano in
commercio. L'operazione di raschiatura è delicata, occorre ottenere una
superficie il più possibile uniforme.
2. Caricare il tabacco - ben sciolto e a giusto grado di umidità - a piccoli pizzichi: i primi appena deposti in fondo al fornello, gli altri via via sempre più premuti. Carica accurata significa buon tiraggio (e buon tiraggio vuoi dire evitare boccate a mantice e quindi evitare che la pipa scotti, che la lingua bruci e che si formi troppa umidità: vedere punti successivi). Pareggiare con colpi di pollice la superficie del tabacco, eliminare i filamenti che escono dal bordo del fornello.
3. Accendere in modo uniforme su tutta la superficie aspirando con frequenza ma
dolcemente. Usare fiammiferi di legno o accendini a gas. Gli accendini a benzina
e i cerini appestano il tabacco.
4. Riaccendere. E' quasi sempre necessario. il primo contatto con il fuoco fa
sollevare il tabacco. Bisogna allora premere (è il famoso colpo di pollice tra i
due fiammiferi; ma conviene usare il pigino), pareggiare la superficie del
tabacco e riaccendere definitivamente.
5. Fumare con boccate lente, ritmate, tranquille, distanziate (da sei a dieci al minuto) in modo che il fumo si veda appena. Chi ha l'abitudine alla sigaretta pensi che deve fare proprio tutto il contrario. Tirare forte e in fretta provoca tutti gli inconvenienti che inducono ad abbandonare la pipa: calore eccessivo, acquerugiola, lingua irritata. Il giusto (placido) ritmo della pipe si acquista poco alla volta. Di tanto in tanto, premere il tabacco in combustione per ristabilire il tiraggio ottimale. Se la pipa si spegne, si riaccende, niente di tragico. La cenere collabora a una combustione regolare e tranquilla: prima di riaccendere, se mai, si può eliminare quella che esce spontaneamente capovolgendo la pipa.
6. Il fumo della pipa (come quello del sigaro) non si aspira, non si manda giù
(dove andrebbe a flnire, altrimenti, la superiorità sulla sigaretta e il minor
danno fisico?). Lo si assapora tra palato e naso. Il fumatore di pipa non brucia
tabacco, lo gusta.
7. Si può riaccendere anche più volte, ma non conviene ostinarsi a fumare il
fondiglio umido e compatto che a volte può formarsi nel fornello. In questi
casi, meglio buttare che rischiare il disgusto.
8. A fumata finita, svuotare il fornello servendosi del curapipe e lavorando con delicatezza. Eliminare cenere e residui di tabacco. Mai battere la pipa contro una superficie dura, neppure il tacco della scarpa. Al limite contro il palmo della mano.
9. Soffiare energicamente nel bocchino e quindi passare due o tre volte, con movimento di vai e vieni, lo scovolino. Naturalmente, senza aprire la pipa, operazione pericolosissima a pipa calda perché può rompersi.
10. E così vi siete preparata anche la prossima buona pipata.
Tutti i fumatori, siano
essi principianti o esperti, talvolta vanno incontro a degli inconvenienti dei
quali i principali sono: fumo troppo caldo (il fumo brucia la lingua), fumata
umida (gorgogliare), ma ambedue possono essere risolti senza troppa fatica.
Come evitare il fumo troppo caldo
La prima possibilità è che si usi una pipa non adatta a quel particolare tipo di
tabacco: ad esempio un "mixture't non va usato con una pipa dal fornello molto
grande. Altra ipotesi èche la pipa sia stata caricata troppo leggermente per cui
tira troppa aria e di conseguenza scalda troppo.
Ma può anche dipendere dal fumatore; un fumatore troppo nervoso che tiri a
scatti. Una pipa richiede calma e regolarità, se la si vuole gustare nel
migliore dei modi e si vuole evitare che scaldi troppo.
Infine può dipendere da particolari condizioni ambientari, quali il vento o
correnti d'aria (per esempio di un finestrino d'auto) che ravvivano il fuoco.
La causa principale di una lingua dolorante per i fumatori principianti dipende
proprio o da una pipa troppo calda o troppo sporca; la pipa va ripulita
radicalmente.
Come evitare una fumata umida
E' questo un inconveniente che ha fatto dubitare mòlti principianti circa
l'opportunità di proseguire nel tentativo di gustare appieno il loro nuovo hobby
e se questo sia quello giusto. E' un vero peccato perchà i rimedi per ovviare a
simili problemi esistono e sono molto semplici; basta individuarne la causa.
La pipa può inumidirsi, pòr esempio1 se si ha l'abitudine di stringerla troppo
forte, e in modo convulso, fra i denti. Tale azione, infatti, stimola le
ghiandole salivari con immissione di saliva nel condotto del fumo.
Può accadere inoltre che il tabacco sia stato pigiato un po' troppo nel
fornello, sicchà occorre tirare di più.
Oppure può dipendere da uno degli inconvenienti di cui al precedente paragrafo.
Una pipa "troppo calda" è sempre una pipa 1'umida11. Una temperatura molto atta
favorisce infatti la condensazione di liquido nel condotto fumano.
Ecco, dunque, cinque semplici regole d'oro per gustarsi appieno la propria pipa
senza problemi.
1. fumare sempre una pipa
pulita;
2. mantenere lo strato di carbone lungo le pareti del fornello allo spessore
giusto;
3. non riutilizzare mai la stessa pipe appena spenta;
4. fumare con calma, rilassati e con tirate regolari;
5. utilizzare la giusta miscela per la pipe giusta.
Cosa fare per prolungare
più a lungo possibile la vita della vostra pipa preferita? Semplice. Trattarla
nel modo giusto seguendo delle regole molto elementari.
Trattamento e cura
Per prima cosa fate sempre bene attenzione a non cercare di eliminare i residui
di tabacco, battendo la pipa contro un oggetto duro..
Fumando la pipa si riscalda dilatandosi; evitate pertanto accuratamente di
smontare la vostra pipa finché è calda, potreste provocare la lesione del
cannello.
Non riutilizzate la pipa finché è calda; lasciatela raffreddare prima di
riaccenderla perché una pipa calda falsa il gusto del vostro tabacco.
Smontate e ripulite la vostra pipa soltanto quando siete ben sicuri che si è
raffreddata. Soltanto allora potrete svitare il bocchino avendo l'accortezza di
ruotarlo sempre in senso orario.
Dopo aver fumato riponete la pipa, sempre, con la testa in basso e la canna
verso l'alto. E' buona norma lasciarvi dentro un po' di cenere. I liquidi che si
trovano ancora nella canna potranno rifluire così nel fornello dove verranno
assorbiti dalla cenere.
Quando la pipa si sarà freddata eliminate i residui con un nettapipe, senza
lasciarveli troppo a lungo: occorre infatti che la pipa si asciughi e si aerei
bene.
Manutenzione giornaliera e pulizia intensa
Una pipa va pulita ogni giorno; il mezzo più idoneo è lo scovolino. Ripulire
bocchino e cannello con lo scovolino è senz'altro facile I resti di cenere del
fornello vanno invece rimossi con un nettapipe.
Scovolino e nettapipe sono attributi indispensabili per ogni fumatore di pipa.
La frequenza invece della pulizia straordinaria intensa dipende molto dall'uso
stesso della pipa in senso orario. Anche in questo caso si puliranno bocchino e
cannello con uno scovolino che in precedenza, pero, sarà stato imbevuto di
alcool.
L'operazione va ripetuta finché non vi sarà alcuna traccia di sporco sugli
scovolini, badando a non imbrattare l'esterno della pipa con l'alcool, che
macchia la radica.
Se poi la vostra pipa è dotata di un sistema (di filtraggio), potrete ripulirlo
con uno spazzolino imbevuto di alcool, avendo cura poi di sciacquarlo con acqua
fredda e quindi di asciugarlo bene.
Per quanto concerne lo strato di carbone ungo le pareti del fornello, non dovrà
mai superare lo spessore di due millimetri.
Per ridurre lo strato di carbone allo spessore giusto utilizzate il vostro
nettapipe. Tale operazione va fatta con cura e regolarità. Tutte queste
precauzioni contribuiranno a rendere quanto più piacevole l'uso della vostra
pipa.
Una pipa, infatti, che non è ben curata e pulita, sarà dopo un po' di tempo
causa di inconvenienti come cattivo odore e retrogusto.
Una pipa ben curata, invece, diviene col passare del tempo sempre più buona e
gradevole.
La pipa com' è noto,
richiede un minimo di cura ed attenzione. Di conseguenza ci sono alcune cose che
non devono essere fatte mai. Infatti, spesso alcuni pensano che, essendo
costituita da legno, quindi un materiale duro, la pipa sia indistruttibile e che
comunque sopporti ogni tipo di maltrattamento.
Nulla di più falso e, a titolo di esempio, basta ricordare che durante la sua
vita le fibre della radica vengono, seppure lentamente, inesorabilmente
indebolite dai calore sviluppato dal tabacco che brucia; Di conseguenza, una
delle cose da non fare mai è tentare di svuotare il tabacco rimasto incombusto o
gli eventuali cenere e carbone, insomma il cosiddetto "fondiglio" sbattendo il
fornello nel portacenere, o contro il tacco della scarpa o contro qualsiasi
superficie compresa quella appositamente studiata all'uopo, il sughero al centro
di alcuni portacenere.
La pipa mal sopporta questi colpi che indeboliscono la sua struttura, ma
soprattutto rischiano seriamente di causare la rottura del cannello,
generalmente all'altezza del perno del bocchino.
E poi sono dolori, perché, per quanto potrà essere riparata, quella pipa non
sarà mai più la stessa.
La pipa dunque va svuotata con l'apposito strumento detto curapipe, può seguire
un lieve colpetto contro il palmo della mano, ma molto lieve, deve seguire
un'energica soffiata ed obbligatoriamente deve seguire il passaggio dello
scovolino che porti via frammenti di tabacco, cenere e soprattutto umidità.
Inoltre se con i colpi ricevuti la pipa non si spezza, sicuramente però la
radica si "sbecca" èd è un peccato visti anche i prezzi di alcune pipe.
A proposito di fondiglio, c'è un'altra cosa che è opportuno non fare mai:
lasciare che il fondiglio stesso rimanga a lungo (magari per giorni) all'interno
della pipa.
Questa trascuratezza comporta alcune conseguenze negative. Innanzi tutto, a
lungo andare la pipa diventa maleodorante con influenze nefaste sulle future
fumate secondariamente il fondiglio a lungo andare può intasare il foro che
permette di aspirare il fumo; come terza conseguenza infine, causa un continuo
ristagnamento dell'umidità con conseguenze negative sul gusto e l'aroma del
tabacco e sulla durata della vita della pipa.
Infine, c'è un'ultima cosa da evitare, sempre collegata al discorso
dell'umidità: quella di riporre al chiuso la pipa al termine della fumata.
La pipa richiede aria e riposo, hanno inventato perciò le apposite rastrelliere
(sconsigliabili infatti quelle a vetrina che si chiudono): mettere la pipa in un
cassetto significa non permetterle di asciugarsi all'aria e quell'umidità
ristagna oggi, ristagna domani, provocherà cattivi odori e renderà la pipa
acida, tutto il contrario di quello che ci si aspetta.
E poi, perché nascondere in un cassetto questi oggetti il cui costo, spesso e
anche determinato proprio da un fattore estetico? Le pipe in bella mostra fanno
un bell'effetto ed è un peccato relegarle alla rinfusa disordinatamente al
chiuso.
Svuotare e pulire Se caricata e fumata secondo le regole (e con un po' di fortuna), la pipa si
svuota con il semplice rovesciamento del fornello. Qualche piccolo colpo contro
il palmo della mano e la cenere (la mitica cenere) se ne esce. la pipa nuova si
svuota meglio di una vecchia, perché il carbone "trattiene". Il più delle volte
non c'è soltanto cenere, ma anche frammenti di carbone bruciato o addirittura un
po' di fondiglio, e l'operazione è meno facile, anche perché l'aspirazione ha
quasi sempre fatto entrare un po' del fondiglio nell'orifizio del cannello Non
si deve svuotare la pipa dando colpi contro un oggetto duro. Se anche non si
rompe subito, alla lunga i colpi faranno il loro effetto. dannoso. Anche quelli
dati contro il tacco della scarpa - è un sistema classico - hanno il loro
pencolo specie nei confronti del perno del bocchino. Si impugna normalmente il
medesimo, con ovvia azione di leva La radica, poi, è dura ma fragile e può
fessurarsi lunga i nodi e le venature. Io ho paura persino a picchiare la pipa
contro il grosso bottone di sughero o di gomma che sta.al centro dei posacenere
speciali in commercio. Penso che siamo un po' tutti portati a trattare la radica
con una disinvoltura eccessiva, senza i riguardi che merita. Ogni colpo o urto
lascia il segno: è anche una questione estetica.
Dunque, si svuoti la pipa dell'eventuale fondiglio col cucchiaino (o lama
arrotondata) del curapipe o con un qualunque oggetto non troppo appuntito
(quante volte mi è servita la matita che avevo sottomano); anche col mignolo,
utilissimo (se il calibro del fornello lo permette). Poi - e meglio a fornello
rivolto in basso - energica soffiata attraverso il bocchino. (Con pensiero alla
moglie: ricordate tappeti e moquette?). A questo punto entra in azione lo
scovolino. Ho già detto della mia abitudine (che è quella di tanti fumatori più
bravi e saggi di me) di passarlo ripetutamente nella pipa per pulirla e
asciugarla dopo ogni fumata. Esagerazione? A parte gli utili effetti sulle
fumate successive e sulla vita complessiva della pipa, penso che noi fumatori
dobbiamo cercare di non renderci "ostici" agli altri permettendo che le nostre
pipe puzzino. Oltre tutto il cattivo odore impregna i nostri abiti, gli oggetti
che ci stanno abitualmente vicini, i tappeti, la casa. Bisogna dirlo, il liquido
di cui si riempie il cannello, raffreddato riscaldato raffreddato ripetutamente
ha un odore davvero ripugnante. L'odore si fa particolarmente acre a caldo. Si
eviterà dunque parte del cattivo odore astenendosi dal fumare la pipa quando è
ancora calda per una precedente fumata (questa pratica è del resto negativa
anche agli effetti della buona combustione); e lo si eviterà del tutto con
pulizie regolari. Quella dello scovolino è già una; delle altre si parlerà.
Il riposo
Si è già detto dell'assoluta necessità di alternare periodi di attività a
periodi di riposo. E' il riposo che permette alla pipa di riguadagnare il suo
equilibrio fisico e chimico. Quanto deve riposare? Dipende soprattutto dal grado
di umidità, perché il primo risultato da ottenere è che la pipa si asciughi per
bene. Ci sono pipe che, opportunamente alternate, possono essere fumate per due
o tre giorni di fila; altre che devono essere messe a riposo dopo un paio di
fumate. Alcune asciugano perfettamente in due o tre giorni, altre richiedono una
settimana e anche più. Come già detto, le pipe curve esigono riposi più lunghi
delle dritte. Anche se non sto a far calcoli, tendo a concedere riposi
abbondanti.
Come e dove si conservano le pipe a riposo. Rispondere dove e come capita
sarebbe oltre tutto andare contro la forma mentale del buon fumatore, in genere.
portato a un certo ordine. Ma sarebbe principalmente una vile scappatoia per non
affrontare un.altro dei tanti dilemmi che la pipa comporta: testa in su o testa
in giù? Coraggio e affrontiamolo. Prima, però, una raccomandazione: mai riporre
la pipa appena fumata in una scatola o in un cassetto chiusi. Per asciugare la
pipa vuole aria; non necessariamente all'aperto, ma aria. E veniamo al problema
Ammesso che la pipa - la cui posizione normale nell'atto del fumare è quella
quasi orizzontale - debba invece star dritta quando è a riposo, in questa
posizione quasi verticale è meglio che il fornello stia in alto o in basso? Ho
svolto una piccola indagine tra i migliori fumatori che conosco e ne sintetizzo
le opinioni:
· Fornello in alto, che diamine, perché è la parte "capitale" della pipa, come
per l'uomo il capo, la testa.
· Fornello in basso: altrimenti la nicotina e le altre porcherie scivolano per
il bocchino e formano una goccia all'imboccatura, goccia che si solidifica
lentamente sotto l'azione dell'aria. Quando si rimette in bocca la pipa, basta
il contatto delle labbra perché la goccia indurita si sciolga e avveleni il
sapore del fumo.
· A testa in giù c'è una penetrazione supplementare di nicotina e catrami nella
grana dei legno dilatato dal calore. Il ristagno di queste sostanze in una parte
tanto importante della pipa le porta un grave pregiudizio.
· La porcheria nel cannello e nel bocchino si elimina facilmente col nettapipe;
quella rimasta nel fondo del fornello scivolerebbe giù se il fornello stesso
restasse in alto, con il risultato che si renderebbe necessaria una seconda
pulizia prima di riprendere la pipa.
· L'aria ha tendenza a circolare verso l'alto; se il fornello è in basso, l'aria
può entrare e asciugare il carbone mentre sfugge attraverso il cannello. La
circolazione di aria, poi, è più rapida.
· La posizione migliore è orizzontale, la stessa del fumare.
· Le fabbriche di pipe fanno le rastrelliere per conservare le pipe a testa in
giù. Avranno i loro buoni motivi, no? Infatti in questa posizione la pipa si
asciuga più rapidamente. L'umidità che scivola nel cannello e nel bocchino
impiega molto più tempo a seccarsi.
· In teoria è meglio che l'umidità si concentri nella parte più spessa del
legno. Ma in pratica?
· Nelle vetrine, nelle mostre, le pipe sono messe a testa in giù per ragioni
estetiche: stanno meglio, figurano di più. D'altro canto noi siamo abituati a
vedere tutti gli oggetti con la parte più grossa sotto e la piccola in alto per
cui ogni altra sistemazione ci sembra innaturale. Per le pipe, ci siamo abituati
a vederle così, ma la posizione non è determinante agli effetti della bontà.
Ecco - qui intervengo io - non è determinante se si è fatta la famosa pulizia
alla fine della fumata. Un pignolo di mia conoscenza ha voluto compiere una
prova: due pipe conservate (per mesi) a testa in giù, due pipe a testa in su,
tutte trattate allo stesso modo: non ci ha sentito nessuna differenza. La prova
non è decisiva, troppi elementi (e troppo diversi) dovrebbero essere presi in
considerazione. Sono del parere che - sempre a condizione che la pipa sia
sottoposta al passaggio dello scovolino dopo ogni fumata - qualche non piccolo
punto giochi a favore della posizione con fornello in basso, del resto voluta
dalla stragrande maggioranza delle rastrelliere.
Tutte sott'occhio
E parliamo di queste rastrelliere o portapipe. Le consiglio, decisamente.
Intanto per motivi d'ordine, ma anche per ragioni "tecniche". Conservare le pipe
alla rinfusa in scatole e cassetti è un errore: non prendono aria, non
asciugano, finiscono per puzzare. Poi è giusto che la pipa si veda, nella casa
di un fumatore, per ragioni affettive, ma anche perché è un oggetto bello, ha
una funzione ornamentale indubbia. Infine, è facilitata la scelta. Pescare al
buio in una scatola, o frugare alla ricerca di quella tale pipa non è simpatico.
Lo schieramento nella rastrelliera consente la scelta dell'eletta a un solo
colpo d'occhio; e consente un amoroso "passaggio in rivista", quasi una carezza
collettiva.
E solo questa presa di contatto rende possibile quella "chiamata" di cui si è
già detto, quella "scelta reciproca", quell'offerta alla quale si può
naturalmente anche non credere. A parte questo, siccome la scelta di una data
pipa per un dato momento risponde anche a considerazioni pratiche, è chiaro che
è facilitata dallo schieramento in bell'ordine di tutta la disponibilità.
Vorrei precisare che questo schieramento è possibile anche con poca spesa.
Parlando di rastrelliera, non ho inteso riferirmi a certi costosi monumenti che
si trovano nei negozi di lusso; anzi, alcuni sono troppo arzigogolati e
decisamente di cattivo gusto, non li vorrei neanche regalati. Ma ce ne sono di
economici, semplici, funzionali; e c'è persino la elementare possibilità che il
fumatore fabbrichi da sé la sistemazione per le sue pipe. E' un campo senza
limiti, l'importante è che le pipe non stiano al chiuso (ecco perché non mi
vanno le rastrelliere-vetrinette) e che si possa contemplare, riunita, la
propria collezione, piacere non meno intenso e importante di quello procurato da
una buona fumata.
Il discorso sulla
rastrelliera introduce nel vasto e curioso campo degli accessori. E' un po' come
per l'automobile: ci sono quelli indispensabili, quelli soltanto utili, i
superflui.
Il primo fra gli indispensabili è il curapipe. L'ho chiamato più volte anche
pigino o calcatoio riferendomi a quella che considero la sua funzione più
importante: regolatore del tiraggio. Funzione che io ho spesso distrattamente
affidato a un dito (anulare della mano destra, non chiedetemi il perché), col
risultato che alle prime vesciche è poi subentrata una rispettabile callosità.
Attenzione perché ci sono pipe che fregano, quelle in cui si forma poca o niente
cenere: uno infila il dito e il con tatto diretto con la brace ha i suoi effetti
in frazioni di secondo.
Il curapipe è normalmente composto di tre elementi: il premitabacco, appunto, o
pigino, calcatoio, calchino; l'ago o stiletto; il cucchiaino (che sempre più
spesso è sostituito da una lama o raschietto).
Del premitabacco si è detto tutto. Si può aggiungere che va usato con cura,
badando a pigiare il tabacco in modo uniforme, senza trascurare i bordi.
L'ago ha due impieghi essenziali: interventi sul tabacco per renderlo più
sciolto e dargli aria quando è troppo compatto e così aiutare la combustione;
eliminazione di residui e grumi che intasino i vari condotti e fori.
Il cucchiaino serve soprattutto per lo svuotamento del focolaio; quando è a lama
può essere usato per raschiare le pareti e, con molta cautela, per pulire l'orlo
del fornello dalla roba appiccicosa di cui si è parlato.
Le tre parti costitutive del curapipe sono riunite in vario modo, con o senza
contenitore; in qualche caso sono addirittura "fuse" in un unico aggeggio. La
fantasia dei costruttori si sbizzarrisce, i modelli sono decine, alcuni
decisamente belli nel disegno. Consiglio di stare al semplice e di non spendere
grosse somme, anche perché è l'oggetto più facile da perdere che io conosca. Con
la stessa somma è meglio averne più d'uno. C'è chi proclama. uno in ogni tasca e
in ogni stanza. Direi che il minimo è due: uno tascabile; l'altro da casa, con
giuste misure. Ci sono per esempio cucchiaini che non arrivano al fondo del
fornello, aghi che non potrebbero mai sgombrare il foro del medesimo perché non
lo raggiungono passando dal cannello. In generale trovo che l'ago o stiletto è
sempre troppo grosso e troppo corto. Per fortuna ho scoperto. che i fermagli da
ufficio (quelli "giganti") opportunamente raddrizzati sono efficacissimi per
interventi su lunghe canadesi e su curve prosperose. Stare assolutamente lontani
dai curapipe che pretendono di servire anche da curamani, con forbicine e
limetta per unghie.
Secondo accessorio in ordine di importanza (e di frequenza d'uso): lo scovolino.
Una busta di scovolini è il classico omaggio che accompagna l'acquisto di una
pipa. Un filo metallico attorcigliato rivestito di cotone o di ciniglia: ecco
gli scovolini. Ce ne sono con l'anima di filo di ferro o di filo d'acciaio,
questi ovviamente più pregiati e soprattutto più robusti quando si tratta di
spingerli attraverso bocchini dal foro molto stretto. Differenze esistono anche
nella qualità del rivestimento, che può avere maggiore o minore potere
assorbente. C'è uno scovolino di forma detta conica che ha più cotone ad
un'estremità e quindi riesce meglio ad asciugare anche i cannelli più larghi. Un
altro tipo ha, mescolate al cotone, piccole setole di nailon: ne risulta
maggiore rigidità e capacità di raschiare oltre che di asciugare.
Gli scovolini in commercio sono lunghi sui sedici centimetri, poco per le pipe
lunghe e poco anche per chi ha l'abitudine di spingere lo scovolino attraverso
occhino e cannello e toglierlo poi dall'altra parte "pescando" nel fornello. I
fumatori di canadesi e di churchwarden attorcigliano le estremità di due
scovolini per avere la lunghezza sufficiente ai loro chilometrici cannelli. Non
mi risulta venduto in Italia un tipo di scovolino "a rotolo", direi a metratura,
dal quale uno può tagliare il pezzo della misura che gli serve.
Lo scovolino si può usare prima della fumata, durante (cosa consigliabile ai
principianti per eliminare gli eccessi di umidità) e dopo; subito dopo, anzi, si
deve usarlo come ho già detto. Tre o quattro sfregatine, su è giù; la parte che
si va a filare nel fondo del focolaio risulterà molto più sporca, quella che si
tiene in mano ovviamente resterà pulita. Con questa estremità si può dare una
ripassatina all'imboccatura del bocchino. Per evitare che lo scovolino si
pieghi, tenerlo con le dita molto vicine all'imboccatura; se incontra
resistenza, provare a ruotarlo.
Quando la pipa è fredda, e si possono quindi staccare le due parti, la pulizia
del cannello si può fare con uno scovolino piegato a metà e quindi raddoppiato
nella grossezza.
Avere sempre scovolini a disposizione, pure quando si è in giro, è importante:
anche per poter intervenire in caso di deprecato intasamento. Il surrogato di un
asticciola di legno, di un filo di saggina strappato a una scopa, di penne di
gallinacei, è infatti più difficile ancora da procurarsi.
Gli scovolini sono in genere bianchi, ma se ne vendono di tutti i colori, anche
a mazzi variopinti. A tale riguardo non ci sono problemi "tecnici", è solo
questione di gusti.
Oltre agli scovolini ci sono veri e propri spazzolini (fili metallici e setole),
utili per interventi sui cannelli. Per quella spicciola e quotidiana si
raccomanda con gli scovolini, un pezzo di pelle scamosciata: una passatina sulla
testa e sul bocchino fa durare più a lungo il lucido.
Ha fatto il giro del mondo, un po' d'anni fa, la notizia che una signora inglese
aveva chiesto il divorzio dal marito perché lui la costringeva a "prestargli" il
naso per la più semplice e corrente operazione di lucidatura del fornello. La
pelle delle narici, come si sa, è sempre piuttosto ricca di grasso, basta dunque
passarci sopra la pipa calda e il lucido si ravviva immediatamente. Per questa
cura non è però obbligatorio ricorrere al naso della moglie, c'è anche quello
del fumatore. Dare un'occhiata, dopo, perché la pipa può lasciare qualche segno.
Ma la moglie viene abitualmente sfruttata anche in altro modo: la sua borsetta,
spesso capace, finisce per accogliere pipe, tabacco e ammennicoli vari del
marito fumatore. La diffusione del borsello ha fallo un po' diminuire questo
sfruttamento. Esistono buste e borse portapipe di varie fogge, alcune bellissime
e costosissime, classico regalo per un lui che fumi la pipa e che "abbia già
tutto", come usa dire. Con qualche eccezione, non sono un miracolo di comodità.
Ho un paio di eleganti portapipe da viaggio, ma li uso raramente; se la scorta
delle beneamate è grossa, perché il viaggio è lungo, preferisco metterle
ciascuna in un sacchetto singolo, quello col quale di solito ci viene venduta Si
distribuiscono meglio nella valigia. Il sacchetto è comodo (e protegge) anche
per l'uso quotidiano fuori di casa, quando si esce senza borsello o portacarte.
Ma torniamo agli accessori veri e propri, non potendo considerare tali il naso e
la borsetta della moglie. Sono sempre più rare le pipe con coperchio, una volta
classico coronamento di ogni rispettabile curva; non parliamo di quelle di
porcellana, per le quali il coperchio era ed è obbligatorio, spesso più bello
della stessa pipa. Oggi però sono in commercio vari tipi di coperchietti mobili,
vale a dire applicabili di volta in volta, secondo la pipa e la necessità. Ce ne
sono a graffette fisse, e allora ci vuole la misura giusta per il fornello da
coprire, e a graffette adattabili che vanno bene per quasi tulle le pipe. Sono
naturalmente forati e ce n'è uno che lascia passare l'aria attraverso una specie
di molla a spirale con un bottone al centro: lo trovo molto comodo, perché il
bottone si può schiacciare e funge cosi anche da premitabacco. Il coperchietto è
utile in zone molto ventose, alla guida di veicoli scoperti, per favorire una
più uniforme combustione ed evitare la dispersione di ceneri e scintille. E'
utile anche nelle case dove regnino mogli apprensive e ricche di broccati e
tappeti. Un paio di coperchietti insoliti che ho visto: uno è fatto di radica
(ovviamente forata), si sposta lateralmente ruotando su un perno, può essere
facilmente asportato, l'altro è meglio che asportato non sia, trattandosi di oro
finemente cesellato. Sono sincero: il coperchio non mi entusiasma, mi sembra che
guasti la linea bella e pulita della pipa moderna, però ne ho un paio di
adattabili ai quali faccio ricorso in giornate particolarmente ventose, al mare
e in montagna. I vecchi draghi della pipa disdegnano queste diavolerie moderne:
o coperchio fisso, e allora che si veda bene, sia magari anche un po'
monumentale, o niente, tanto loro sanno fumare in qualunque condizione.
Ultimo accessorio: il grattapipe. Se ne è già fatto cenno, serve per alleggerire
il fornello della crosta in eccesso. I tipi consigliabili, a fresa, sono
essenzialmente due. Il modello fisso comporta che se ne acquistino due o anche
tre, per avere le misure adatte ai vari calibri del fornello. Di quelli a tipo
regolabile, invece, ne basta uno, perché le lame si adattano appunto alle
diverse misure delle pipe da disincrostare. Di sistemi per allargare le lame e
poi fissarle alla misura voluta ne conosco un paio. Quel che conta è che le lame
siano ben taglienti, con filo uniforme e "dolce", sagomate opportunamente .Tutto
sommato, lavoro più tranquillo con il tipo fisso, al quale riconosco il solo
inconveniente di non arrivare sul fondo dei fornelli più alti. Quando si manovra
il grattapipe bisogna badare a quel che si fa: è facile raschiare anche il
legno, è facile tenere lo strumento inclinato, col risultato che si lascia uno
strato di carbone non uniforme (rischio di bruciature). Per fortuna la crosta si
forma lentamente, non è necessario intervenire spesso, non è da grattare tutti i
momenti.
C'è chi, saggiamente, ha
adottato una cadenza settimanale. Io le faccio, queste grandi pulizie, quanto ho
tempo e voglia, quando ci penso. Gli strumenti sono i soliti:
curapipe (in questo caso è più proprio nettapipe, come molti lo chiamano; ma è
la tessa cosa e scovolini. In più, quelli che l'inventiva di ciascuno riesce
escogitare. Per queste pulizie la pipa si apre, cioè viene scomposta nei suoi
due elementi che chiedono operazioni diverse.
Per il bocchino, niente di complicato, scovolino e liquido. Quale? In commercio
ci sono solventi del catrame e della nicotina, leggermente profumati (ma il
profumo è molto volatile), a mia esperienza abbastanza efficaci. Hanno anche
funzione deodorante. Si intinge lo scovolino, lo si passa varie volte nel
bocchino, si guarda in controluce nel foro per controllare che il condotto sia
ben netto, si passa uno scovolino asciutto. Con il solvente in confezione spray
(c'è anche quello), basta spruzzare nel bocchino e poi far scorrere lo scovolino
asciutto. Controllare bene l'imboccatura, dove può esserci qualcosa da rimuovere
con la punta dell'ago per poi asciugare bene con scovolino o straccetto pulito.
Un punto di solito molto sporco è il perno. Io uso passarlo, strofinarlo su un
pezzo di carta bianca, steso sul tavolo; e poi lo pulisco con uno straccetto, se
necessario inumidito c'on solvente. L'ebanite del bocchino, nella zona a
contatto con la saliva, può rivestirsi di una patina giallastra che tende a
incrostarsi. Si può rimuoverla con una speciale pasta abrasiva, che dovrebbe
anche ridare il nero lucido ai bocchini che hanno assunto un'opaca colorazione
giallo verdastra. Questi guai sono provocati dallo zolfo che si ossida. Lo zolfo
è un componente essenziale, serve a dare brillantezza ed elasticità; anzi mi
hanno assicurato (e io riferisco) che l'ebanite di qualità scadente, di gomma
rigenerata e così via, questo contenuto di zolfo ce l'ha in misura molto
ridotta.
I risultati che ottengo con la pasta abrasiva non sono mai - è il caso di dirlo
- molto brillanti. Forse occorrono strofinature energiche che sono al di là
della mia forza e della mia pazienza. E poi, per la verità, chi ti vende la
pasta raccomanda di usarla subito e con regolarità. Per fortuna, molti negozi
sono organizzati per rimettere a nuovo i bocchini (e anche per lucidare le
teste). E non è poi un dramma farseli sostituire, anche se bisogna aspettare il
viaggio di andata e ritorno in fabbrica. Perché non ne tengono una scorta, di
varie misure, nei negozi? Per la semplice ragione che il bocchino va
perfettamente adattato e ogni pipa deve avere il "suo".
Un'industria italiana ha brevettato di recente una macchinetta, molto
sofisticata, che tra i vari impieghi pipari (serve, ad esempio, per eliminare il
carbone in eccesso) ha anche quello di pulire e lucidare i bocchini. Non l'ho
provata perché con le macchine in genere mi do del lei e poi perché il costo
ovviamente non è trascurabile.
Prendiamo ora in considerazione focolaio e cannello. Qualche passaggio di
scovolino inumidito nel solvente è utile, purché segua subito la scovolinatura
(si può dire?) asciutta. Abbiamo a che fare con le zone più normalmente umide,
non dimentichiamolo. Se si usa il liquido spray, spruzzare dai cannello tenendo
il focolaio verso l'alto, in modo che il liquido rifluisca dal cannello stesso
(e fermarsi subito appena il liquido esce chiaro). Anche qui, immediato
passaggio di scovolini asciutti.
E' spesso necessario usare scovolini piegati in due, per ottenere un maggiore
sfregamento. contro le pareti del cannello. Cura particolare all'imboccatura di
questo, dove c'è l'alloggiamento del perno del bocchino. Qui bisogna prima
lavorare di lama e di ago del nettapipe per eliminare depositi e poltiglie
maleodoranti; poi intervenire energicamente con lo scovolino.
Qualche volta liquidi e scovolini non sono sufficienti per liberare il cannello
dai depositi. L'ago del curapipe è in genere troppo corto e troppo grosso.
Allora si interviene con uno stecchetto o con un'asticciola metallica: senza
forzare, senza scalfire il legno si spinge la poltiglia fino al fondo del
fornello, dove si formerà una specie di pallottolina che non è difficile
estrarre. Insisto: operazione da eseguire con cautela (e che non dovrebbe essere
necessaria se si curassero le pulizie quotidiane). Nel fornello (la crosta la
diamo per sistemata) si può passare leggermente il raschietto per eliminare
briciole e frammenti; se necessario, un intervento con finissima carta vetrata.
Anche sul fondo una raschiatina (ma con mano molto leggera) per togliere
eventuali residui di fondiglio. Lo strato appiccicoso che si forma sull'orlo può
essere affrontato con il raschietto (molto leggero!) e con la carta di giornale;
quando se ne va la porcheria, però, quasi sempre se ne va anche il lucido.
In tutte le operazioni avere molta cura del legno esterno, che non si bagni, che
non si macchi. Alla fine, una bella lucidata con flanella o panno scamosciato.
Ci sono, come per il bocchino, panni preparati, imbevuti di speciali sostanze
lucidanti. I giapponesi hanno avuto l'ultima trovata: una busta di foglietti di
carta speciale (sul tipo di quella che si usa per pulire gli occhiali, per
intenderci) per lucidare la testa della pipa. Li ho provati, qualcosa fanno.
La vera e propria lucidatura si fa con cere e manteche apposite che si trovano
nei negozi specializzati. Alcune devono essere applicate, in strati
sottilissimi, a pipa calda; quando sono asciutte, si lucida con panno di lana.
Non consigliabili le normali cere lucidanti per mobili, quasi sempre profumate.
La pulizia totale ha come naturale seguito anche l'asciugatura totale: io lascio
le pipe smontate all'aria per almeno ventiquattrore, se posso anche di più; Che
cosa fumo nel frattempo? Diamine, faccio i turni di pulizia, metà pipe una volta
e metà l'altra.
Attenzione nel rimontaggio. Ma avrei dovuto dire la stessa cosa per lo
smontaggio.
Sono due momenti molto delicati. Conviene impugnare il bocchino a mano intera e
girare sempre nello stesso senso, quello orario, mentre si sfila o si infila. E'
dolorosissimo veder crepare il cannello durante queste operazioni. Il problema
non si pone nei bocchini con innesto a floc.
Adesso chiudiamo l'argomento grandi pulizie con quattro risate. Intanto, per
molti fumatori l'unico liquido solvente è l'alcool; e persino denaturato, con
quel suo piacevole e persistente odore! Altri si servono di alcolici bevibili,
dalla grappa al rhum. Due sistemi che ho visto usare, proprio col rhum. Niente
smontaggio della pipa si prende in bocca un sorso, si resiste alla tentazione di
inghiottirlo e lo si insuffla invece con forza nel bocchino, in modo che il
liquido esca dal fornello (ovviamente) rovesciato. Si può anche, seguendo Io
stesso procedimento, far gorgogliare il liquido nel fondo del fornello
(ovviamente questa volta non rovesciato) soffiando delicatamente nèl bocchino.
In questo caso, bisogna evitare che gli spruzzi dell'alcool escano e vadano a
macchiare l'esterno della pipa. Fatta quest'operazione alcolica, si lascia
asciugare e si passa uno scovolino prima di fumare di nuovo.
Conosco fumatori che usano acqua pura, mentre fra i tedeschi è molto diffuso
l'impiego dell'acqua di colonia e della lavanda. L'ho dello: ci facciamo quattro
risate. Ecco l'ultima. Fumatori che conosco e stimo (ma che non ho mai avuto il
coraggio di imitare), raschiata e pulita la pipa con i soliti sistemi mettono un
cucchiaino raso di bicarbonato nel fornello. Aggiungono un po' di aceto e subito
tappano il fornello con il pollice. E' un'operazione da fare sul lavandino,
perché la reazione dell'aceto con la soda è piuttosto "esplosiva" e la soluzione
è spinta attraverso il cannello e il bocchino con notevole forza. Finita la
reazione, si asciuga la pipa e la si lascia a riposo per qualche giorno. Sembra
un metodo piuttosto brutale; eppure - giura chi l'ha provato - rende la pipa
dolce e buona. Se qualche lettore vuol tentare, lo faccia. A suo rischio, però.
Le crisi
La pipa si ammala? Molti appassionati sono propensi a crederlo. A parte piccoli
disturbi individuabili e ben localizzati, la "malattia" di cui potrebbe soffrire
una pipa è quella di fumare male. Le cause? Cattiva qualità del legno, rodaggio
mal fatto, uso scorretto. Ma sono anche possibili altre eventualità: pipa buona
che si mette improvvisamente a fumare male; pipa cattiva che diventa buona, di
colpo, oppure dopo un periodo di abbandono; pipa di ottima qualità e trattata
con tutti i riguardi che non diventa buona mai. Questo è un incurabile vizio
congenito, un peccato originale che niente può salvare.
Ma prendiamo in considerazione il caso di una pipa di ottima e stagionata
radica, sapientemente rodata, tenuta con ogni cura, che fumi bene per un certo
periodo e poi cambi e peggiori. Ecco: la "malattia". Che può misteriosamente
andarsene come è misteriosamente venuta. E' esperienza abbastanza comune che una
pipa abbandonata con disgusto e dispetto, ripresa per caso a distanza di tempo
si riveli meravigliosa, quasi a voler far pentire chi l'ha abbandonata.
Capita anche il contrario, naturalmente. In questa malaugurata eventualità, non
tento diagnosi, non tento cure. La pipa resterà lì, nella rastrelliera,
"oggetto" davvero questa volta, e io la guarderò di tanto in tanto, pensando con
malinconia a quel che poteva essere e non è stato.
Ho già detto di barbare "cure" praticate con il fuoco. Ce ne sono di più blande.
Per esempio, far passare vapore attraverso la pipa (gli inglesi usano la
teiera). Il sistema è impiegato (non da me) anche per la pulizia: una bolla di
vetro con cannula ripiegata (quasi un alambicco), un manicotto di gomma per
raccordare cannula e bocchino, fuoco sotto la bolla riempita d'acqua.
Altri tentativi di "cura". Cambiare il tipo di tabacco. Dopo accurata pulizia,
inumidire a varie riprese l'interno del fornello con una soluzione di due terzi
di miele e uno d'acqua: rifare quindi il rodaggio. Un pizzico di sale nel
fornello inzuppato aiuta ad asciugare la pipa; il sale è ovviamente igroscopico,
ma tende anche a neutralizzare gli acidi e quindi "addolcisce" la pipa (mai
provato: e il legno che ne pensa dell'azione del sale? ).
Lavorarci
Grandi pulizie e interventi curativi rientrano nella manutenzione straordinaria,
in quell'attività di bricolage, di fatelo da voi che la pipa, come già detto, sa
suscitare. La scala è infinita, si può arrivare all'ebanisteria, o
all'elettronica. Qualche esempio facile, tanto per divertirsi.
· Pipa che cade in acqua fredda, non marina. Nessun intervento, basta lasciarla
asciugare a lungo.
· Cannello che si fende, si spacca: anellino di un bimbo a mo' di ghiera.
· Perno del bocchino che sforza. Primo: non spingere. Secondo: mai usare olii o
lubrificanti che possono influire sul fumo, basta la grafite di una matita
tenera, sì, come scarabocchiarci sopra. Se non è sufficiente, carta abrasiva;
oppure riscaldarlo un po' e infilarlo con cautela mentre è caldo.
· Perno del bocchino che "balla". Può capitare dopo un riposo troppo lungo, con
pipa diventata molto secca: basta fumare qualche volta e tutto torna normale. Ma
ci possono essere altri motivi. Rimedio: passare ripetutamente il perno sopra
una piccola fiamma e battere sul fondo con un martelletto fino ad ottenere,
dall'ebanite così ammorbidita, lo spessore desiderato. Rimedio migliore:
immergere il perno in acqua bollente, premerlo col dito finché abbia preso la
giusta dimensione; poi, tenendolo sempre premuto, immergerlo (con dito e tutto)
in acqua fredda. Perché l'operazione riesca, occorre infatti far raffreddare
bruscamente l'ebanite proprio nel momento in cui ha preso la forma voluta; se si
lascia raffreddare lentamente, dopo la dilatazione dovuta al calore l'ebanite
torna alla dimensione di prima. L'operazione può essere ripetuta, nel caso non
improbabile di un insuccesso. Sarà bene precisare una cosa. Il fatto che un
bocchino balli o sforzi è quasi sempre questione di centesimi di millimetro.
Pensate che nelle fabbriche più attrezzate si tiene un igrometro per decidere di
fare il montaggio (così si chiama l'operazione di unire testa e bocchino) più o
meno serrato secondo il grado di umidità.
· Bocchino troppo grosso all'imboccatura. Per appiattirlo un po' e renderlo più
adatto al proprio morso, carta smeriglio, poi carta seppia e infine pasta
abrasiva per lucidare.
· Bordo superiore del fornello scurito e incrostato. Porre sul tavolo un foglio
di carta vetrata molto fine e passare la testa contro la carta con movimenti
circolari e premendo solo leggermente. C'è chi sostiene che l'inconveniente si
può evitare con un semplice accorgimento: passare il polpastrello di un dito
sulla narice e quindi usarlo per ungere leggermente l'orlo del fornello. In caso
di orlo ruvido, si può tentare una pulitura con uno spazzolino appena bagnato
d'olio (testa capovolta perché l'olio non entri): il catrame si scioglie e può
essere asportato facilmente con un batuffolo di cotone.
· Graffi qua e là sul fornello. Non si tolgono. Chi tocca con carta vetrata
combina solo guai.
· Piccole bruciature all'interno del fornello. Se sono allo stadio iniziale
(intaccatura grigiastra, principio di fessurazione) si può intervenire. A pipa
calda spalmare sulla zona un po' di miele, facendolo penetrare per bene col
manico tondeggiante di un coltello. Riposo per cinque giorni, poi caricare la
pipa lasciando il tabacco molto soffice. A fumata finita (e pipa ancora calda)
comprimere quel poco di tabacco incombusto che è rimasto attaccato al miele,
schiacciando bene contro l'intaccatura, quindi applicare altro miele. Ripetere
per due o tre volte. Residui di tabacco e miele aderiscono sempre più
intimamente alla radica formandoci sopra una crosta protettiva. Per fessure più
grandi e bruciature più profonde si può provare lo stesso procedimento; con
miele scaldato e impastato con cenere impalpabile di tabacco. Stuccare con forza
a pipa calda e dopo il raffreddamento versare sulla zona altra cenere che si
cementerà con il resto. Fumata breve con tabacco sciolto e ripetizione
dell'operazione come detto prima.
Come vedete, qui siamo
saliti a interventi un po' più complessi; ma ancora senza necessità di
strumenti. Mi fermo qui, l'intenzione era di dare solo qualche esempio. Il
massimo, naturalmente, è rappresentato da chi si fa le pipe da sé, partendo da
abbozzi che si vendono in qualche negozio specializzato. Ne è nato un vero e
proprio artigianato domestico che, con il nome di pipa hobby (o viceversa), ha i
suoi cultori, i concorsi, le mostre. In gran parte questi "artigiani della
domenica" lavorano per sé e per gli amici; qualcuno ha compiuto il salto e si è
messo a fornire negozianti ben lieti di poter vendere "pezzi unici", liberi
nelle forme e nei prezzi. Ma questa è un'altra faccenda.
A conclusione di tutto il discorso su pulizia e manutenzione, vorrei dire che se
si ama la pipa è istintivo di curarla. Non è un'operazione "a parte". Cos non si
comincia a fumare una pipa senza averla esaminata, "tastata"; non la si
abbandona dopo l'uso senza averle prodigato qualche attenzione.
Nel gennaio del 1904
l'ambasciata russa di Parigi si metteva in contatto con una manifattura di Saint
Claude (Giura Francese), località celebre per la lavorazione e scultura del
legno (ebano in particolare), nonché per la produzione di pipe e per l'intaglio
di pietre dure ed avorio. A questa ditta veniva passata una ordinazione di 3.000
pipe che dovevano essere fabbricate in ebano secondo un modello unico che è
caratteristica principale delta pipa tradizionale russa ed in particolare di
quella in uso nella marina imperiale. Il modello prevedeva la fabbricazione
monoblocco tipicamente russa in quanto sembra che il punto di congiunzione che
trovasi fra il bocchino realizzato in materiale diverso ed il corpo pipa in
legno costituisse una zona di fragilità troppo elevata per poter sopportare
senza spezzarsi le bassissime temperature della steppa.
Poco più tardi, il 6 febbraio 1904, a causa della continua penetrazione russa in
Manciuria, scoppiava fra la stessa Russia ed il Giappone un conflitto che ben
presto assumeva l'aspetto di una vera e propria guerra guerreggiata.
Uno dei punti focali del conflitto divenne subito la città fortificata di Port
Arthur, oggi Lushun posta sulla punta estrema della penisola di LiaoTung che,
nèl Mar Giallo, delimita il golfo omonimo. La città era difesa da 35.000 soldati
russi e dalla flotta russa del Pacifico costituita da 18 navi da battaglia e 40
navi ausiliarie di diverso tipo. Nella notte fra l'8 ed il 9 febbraio
l'ammiraglio giapponese Heihakiro Togo (1847-1934), capo dello stato maggiore
del Sol Levante, con una audacissima azione della sua squadra navale riuscì a
distruggere molte navi nemiche ed a porre il blocco alla città. Le poche navi
russe superstiti ripararono a Vladivostok.
La guerra proseguì in Manciuria con Port Arthur sempre assediata. Nell'ottobre
1904 lo Zar Nicola II Romanov, visto che la guarnigione di Port Arthur non
riusciva ad infrangere il blocco decise di inviare in soccorso della città
assediata la flotta del Baltico. E qui inizia anche l'avventura delle nuove
pipe. Il governo di Sua Maestà Imperiale aveva fornito al fabbricante francese
le barre d'ebano necessarie e questi, alla fine di giugno consegnò le pipe
ordinate, che più tardi furono tutte distribuite ai marinai ed ufficiali della
flotta di stanza a Leningrado. La flotta, forte di oltre cinquanta navi fra cui
5 navi di linea moderne, una quindicina di vecchio modello ed il resto composto
da torpediniere e naviglio ausiliario, salpò alla fine di ottobre al comando
dell'Ammiraglio Z. P. Rozestvenskij diretta in estremo oriente. Il viaggio fu
disastroso, costellato di incidenti, ritardi ed ostacoli di ogni genere tanto
che la flotta raggiunse il Mar della Cina soltanto il 20 maggio 1905. Poiché nel
frattempo Port Arthur era caduta, Rozestvenskij decise di forzare il passaggio
fra la Corea ed il Giappone per poter raggiungere Vladivostok e ricongiungersi
con i resti della flotta scampati alle navi di Togo. L'Ammiraglio Togo, che era
al corrente della rotta delle navi russe, e che aveva nel frattempo riunito la
sua flotta controllando assiduamente lo stretto di Corea fra l'isola di Tsushima
e la penisola di Corea, attaccò di sorpresa la flotta russa. La squadra
giapponese che constava di 4 corazzate e sei incrociatori pesanti più un
rilevante numero di siluranti, era inferiore numericamente a quella russa ma
molto più moderna e con equipaggi addestratissimi e fanaticamente fedeli al
Tenno. Inoltre la qualità dei suoi proiettili e la caratteristica elevata
rapidità di fuoco le conferivano una rimarchevole superiorità Il 27 maggio i
Giapponesi, avvistate le navi russe, attaccarono di sorpresa e, sfruttando la
loro maggior velocità, ebbero ben presto ragione dei russi. Le migliori
corazzate russe fra cui l'ammiraglia Suvorov furono messe fuori combattimento
dal terribile fuoco delle navi di linea giapponesi e finite dalle siluranti,
mentre il naviglio leggero e ausiliario veniva affondato. Il mattino seguente la
retroguardia russa, al comando dell'Ammiraglio Nebogatov, con le vecchie
corazzate e poche torpediniere, fra cui quella su cui era imbarcato l'ammiraglio
Rosetsvenskij gravemente ferito, riuscì a riprendere la navigazione verso
Vladivostok ma poco dopo, all'altezza dell'isola di Matsushima, incappò
nuovamente nelle navi di Togo. Fu la fine. Il resto della flotta Russa fu
distrutto o si arrese. Soltanto tre piccole unità riuscirono a fuggire ed a
raggiungere Vladivostok. Le nuove pipe, appena distribuite finirono tutte in
fondo al Mar della Cina. La battaglia di Tsushima segnò praticamente la totale
sconfitta della Russia, ufficializzata il 5 settembre 1905 con la pace di
Portsmouth
Come sempre succede, il fabbricante di Saint Claude aveva prodotto qualche
esemplare in più delle preziose pipe d'ebano russo di cui tuttavia si era persa
allora ogni traccia. Alcuni anni or sono, nella soffitta dell'abitazione del
proprietario della vecchia fabbrica di Saint Claude, ne vennero rinvenuti 17
esemplari. Questi preziosi cimeli sono ora in possesso di Alberto Paronelli che
gelosamente li conserva nel suo "Museo della pipa" di Gavirate.
Come risaputo, dal giorno
della sua morte nel I Secolo d. C., l'Apostolo Andrea ha avuto dal Cristo la
facoltà di tornare una volta all'anno sulla terra esattamente il giorno 30 di
Novembre, per compiere un miracolo.
Questo si è verificato puntualmente nei secoli passati, e si ripeterà nei secoli
a venire.
Ciò che sorprende nei miracoli di Andrea é la semplicità e l'umanità delle sue
scelte, come d'altronde aveva imparato dal suo Maestro.
Il giorno 30 Novembre 1974, riprese Andrea le sue sembianze umane, discese su
questa terra alle 11 del mattino, precisamente a Parigi
Vestiva dimessamente come un povero comune mortale, un po' infreddolito data la
stagione avanzata e s'incamminò verso Nôtre-Dame.
Era dai tempi di Luigi XV che non rivedeva Parigi e trovò la città alquanto
cambiata. Girovagò per le vie senza una meta precisa, aveva a disposizione la
giornata intera!
Si soffermò a un'edicola, lesse i titoli dei giornali esposti: Guerra in
Palestina, il suo paese, e in altre contrade, l'uomo sulla luna, elezione del
Presidente, Inflazione, la Bomba Atomica ecc. Tutto normale dunque, pensò con un
velo di malinconia.
Prosegui il suo cammino, e si trovò in Place du Parvis Notre~Datne.
Fece la Rue d'Arcole, girò a destra, osservò il mercato dei fiori sul lungosenna
che costeggiò confuso tra la folla. Suonarono le campane del mezzogiorno, si
appoggiò alta spalletta del Ponte St. Louis e osservò il lento scorrere della
Senna; l'acqua gli ricordava qualcosa di particolare della sua vita, di suo
fratello Pietro, del Battista, ora ricordava chiaramente: era stato pescatore.
Sotto l'arcata del ponte il suo sguardo si fissò su un uomo seduto, miseramente
vestito, intento a levare dal suo sacco un involto di giornale che allungò al
suolo erano avanzi di cibo, l'uomo si apprestava a mangiare.
Andrea si accorse allora che lui pure avéva appetito, era anche un po' stanco, e
decise di fare compagnia al mendicante. Attraversò il ponte, discese sul bordo
della Senna e gli si avvicinò.
L'uomo sollevò la testa dal misero pasto, fissò il nuovo venuto pure lui
dimessamente vestito, sicuramente pensò che apparteneva alla categoria dei
poveri
- Buon appetito a te - disse Andrea.
- Grazie amico mio, se posso offrirti..."
- Grazie.
Andrea accettò l'invito, gli si sedette vicino, il cartoccio degli avanzi in
mezzo e con un "Buon appetito" iniziò a rosicchiare quel che restava di una
coscia di pollo.
- Da dove vieni?
- Da un paese senza frontiere.
- Come ti chiami?
- Andrea è il mio nome, e tu?
- Mi chiamo Simone, vivo qui da anni, solo, sono contento
Andrea si ricordò che Simone era pure il nome di suo fratello Pietro, apostolo
come lui, e il pensiero lo commosse.
Un assortimento di avanzi di cibo, pezzi di pane raffermo, carni, verdure,
croste di formaggio e una mezza bottiglia di vino coronò quella singolare unione
di due diseredati.
Eppure Andrea si sentiva contento.
Terminato il pasto Simone cavò da una tasca dell'unto pastrano una pipa,
consumata dall'uso e in condizioni pietose, la mostrò all'ospite che a malapena
riuscì a decifrare le parole "Bruyère Garantie", e disse:
- Mi spiace non poterti offrire una boccata con la mia pipa, ma non ho tabacco,
il tabacco è l'unica cosa che mi manca sempre eppure lo desidero tanto
- Dimmi Simone cosa desidereresti dalla vita?
- Andrea, è una cosa impossibile il mio desiderio, vorrei che la mia pipa fosse
sempre carica, e che non si vuotasse mai, essa è la compagna della mia
solitudine. Andrea si commosse ancora, era una creatura molto sensibile.
Rivolse il pensiero al suo Dio, e lentamente con l'indice della mano destra
tracciò la sua croce, la croce di St. Andrea, sulla fronte del compagno.
- Simone, quello che tu desideri l'avrai, la tua pipa sarà sempre carica.
Simone si chinò, con meraviglia e stupore vide che il fornello della pipa era
pieno fino all'orlo di un buon tabacco bruno, forte e profumato, proprio quello
che piaceva a lui. Accese a pipa, tirò due o tre lunghe buffate, e beato soffiò
il fumo verso il cielo. Si voltò per ringraziare Andrea ma il suo compagno non
c'era più.
Il miracolo aveva avuto inizio, ma la storia non finisce qui.
Il mendicante Simone era felice; nulla gli mancava dalla vita, per le sue
necessità di nutrimento la società gli dava la possibilità di trovare sempre nei
bidoni dei rifiuti un assortimento di quanto veniva sciupato dalla civiltà dei
consumi.
Per il suo desiderio maggiore: la pipa con un buon tabacco, Andrea era stato di
parola, la sua pipa, nonostante che oramai la fumasse quasi in continuità, era
sempre carica.
Passarono così i mesi, gli anni, si giunse all'inverno 1982, Simone sempre
rifugiato sotto l'arcata del suo ponte … una sera sentì un brivido di freddo,
vide avvicinarsi una triste figura in nero che si confondeva con la nebbia che
saliva dalla Senna.
- Chi sei tu? - chiese Simone.
- E' giunto il tuo momento, preparati Simone, sono la morte.
- Lascia che termini questa pipata e sarò pronto.
- Sta bene - disse la morte. - Fa presto!
La morte attese cinque, dieci minuti, mezz'ora, un'ora, due ore, ma Simone calmo
continuava a emettere volute di fumo.
- Fa presto Simone, ho gia perso più di due ore, la mia lista di visite si
allunga sempre di più.
Si stancò alfine la morte, e delusa dalla inutile attesa s'allontanò.
Simone continuando beato a fumare sentì allora voci lontane che in una lingua a
lui sconosciuta dicevano:
- Sancte Andreae intercede pro eo.
Simone è ancora là, sotto il ponte di Saint Louis, con la sua inseparabile pipa
sempre accesa.