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Libertà. Libertà in genere è esenzione da
necessità. E' libero ciò che non è necessario.
La
libertà può essere:
1) Morale, ossia esenzione dalla necessità di
sottostare alla legge o al precetto di un superiore. Non
trattiamo ora di questa libertà che, come si dimostra in
etica, è nell'uomo limitata dalla legge naturale e positiva,
divina ed umana.
2) Fisica, cioè esenzione dalla necessità
fisica, e può essere: a) libertà di spontaneità:
esenzione da necessità fisica estrinseca, cioè da violenza o
da coazione. Questa libertà compete generalmente all'uomo,
sebbene non sempre (per es., il carcerato); ma non è propria
dell'uomo, perché compete anche al bruto, e anche alle cose
inanimate; b)libertà d'indifferenza o libero
arbitrio: esenzione da necessità fisica intrinseca, cioè
da necessità naturale, e può definirsi come quel potere che ha
la volontà di determinarsi da sé a volere o non volere, a
volere una cosa o a volere un'altra fra i vari oggetti che
l'intelletto le presenta. Proprio di questa libertà noi
intendiamo parlare.
Affermiamo che questa libertà è nell'uomo:
A) non negli atti dell'appetito sensitivo, ma negli atti della
volontà;
B) non sempre e in tutti gli uomini, ma solo quando l'uomo ha
l'uso della ragione (esclusi bambini, pazzi, dormienti, ecc.)
e opera usando della ragione, non meccanicamente, come tante
azioni che facciamo per abitudine e senza riflettere, nelle
quali la libertà è quanto meno diminuita;
C) non in tutti gli atti dell'uomo che ha l'uso di ragione, ma
solo in quelli che hanno per oggetto beni finiti, non
necessariamente connessi con la felicità perfetta;
D) non come se l'uomo in tali casi agisse senza motivo e senza
essere necessitato, e non ammettiamo quindi quell’indeterminismo
assoluto (Reid, Jacobi, Descartes, ecc.) che esagera la
libertà, quasi che la volontà possa determinarsi senza alcun
motivo.
Avversari sono i deterministi, numerosi tra gli scienziati e i
filosofi sia di indirizzo positivista (Taine, Stuart Mill,
Lombroso, Ferri), sia di indirizzo idealista (Croce, Gentile,
ecc., i quali a parole difendono la libertà dello
spirito, ma dalla loro esposizione appare che la libertà di
cui parlano è solo libertà di spontaneità, non libertà di
indifferenza o libero arbitrio del quale ora parliamo).
Varie sono le forme di determinismo e ne parleremo
separatamente, dopo avere dimostrato la nostra affermazione.
1.
Argomento psicologico, dedotto
dall'attestazione della coscienza. Argomento invincibile,
perché l'attestazione della coscienza è necessariamente immune
da errore: sentirsi libero ed essere libero nello stato
normale è la stessa cosa, come sentirsi lieto ed essere
lieto. Ebbene, la coscienza ci attesta la libertà dei nostri
atti non appena noi riflettiamo a ciò:
a) che precede l'elezione. Sento che la prossima
determinazione della mia volontà è in potere mio; se sto
scrivendo o studiando ho la coscienza che dipende da me il
continuare o il cessare dallo scrivere e dallo studiare; se si
tratta di affari importanti, spesso anche dopo lunghe
deliberazioni restiamo indecisi e sentiamo che in potere
nostro sta il pronunciare il sì o il no decisivo;
b) che accompagna l'elezione. Perfettamente
distinguiamo gli atti che in noi si compiono per necessità di
natura (per es., uno starnuto) da quelli che noi compiamo
liberamente, pur sentendoci verso dì essi più o meno
inclinati;
c) che segue l'elezione. Dopo gli atti compiuti
liberamente ci sentiamo responsabili di essi, degni di lode o
di biasimo; non così per gli atti che non dipendono da noi.
- Prima obiezione: la coscienza ci attesta la spontaneità, non
la libertà dell'atto. Anche la pietra che cade, se avesse
coscienza, direbbe di essere libera.
Possiamo rispondere che non è vero, perché, come dicemmo,
distinguiamo perfettamente gli atti spontanei dagli atti
liberi. L'esempio della pietra è falso; come un uomo che
precipita per disgrazia in un burrone, non ha certo coscienza
di andarvi liberamente, sebbene da sé vi sia caduto.
-Seconda obiezione: la testimonianza della coscienza è
illusoria.
Rispondiamo in tal modo: già dicemmo che la testimonianza
della coscienza non può essere falsa. Nel supposto assurdo che
lo fosse, tutta la vita sarebbe illusione. Per qual via
sappiamo noi di sentire, di conoscere, dì pensare, di amare
ecc., se non per la coscienza? Ma è impossibile dubitare della
testimonianza della coscienza, perché non possiamo affermare
di dubitare della coscienza senza essere sicuri del nostro
dubbio e non possiamo essere sicuri del nostro dubbio senza
affidarci alla testimonianza della coscienza, il cui valore
viene così riconosciuto nel momento stesso in cui viene
contestato.
-Terza obiezione: ci crediamo liberi perché non
conosciamo i motivi che ci determinano ad operare. «La
coscienza della libertà è l'incoscienza della necessità» (Spinoza).
Rispondiamo: al contrario, tanto più ci sentiamo liberi quanto
meglio conosciamo i motivi per cui ci determiniamo ad operare,
e non abbiamo chiara coscienza dei motivi del nostro operare
quando operiamo senza riflettere, meccanicamente, cioè non
liberamente o poco liberamente.
Inoltre se i motivi sono ignoti, come sappiamo che ci sono? Si
dirà perché non siamo liberi. Ma il circolo vizioso sarebbe
troppo evidente: non siamo liberi perché siamo determinati da
motivi ignoti e siamo determinati da motivi ignoti perché non
siamo liberi.
-Quarta obiezione: anche chi sogna, l'ipnotizzato, il maniaco
credono di essere liberi e invece non lo sono.
Rispondiamo che si tratta di uno stato anormale e non è
difficile scoprirne l'inganno: in questi casi l'uomo si
immagina di essere libero, ma propriamente non ha coscienza di
essere libero.
2.
Argomento metafisico, dedotto dalla
natura della volontà. Mentre nell'argomento precedente
abbiamo constatato il fatto della libertà, ora ne diamo la
ragione, mostriamo perché la nostra volontà è libera.
Ad ogni mobile è proporzionato il proprio motore, capace di
vincere tutta la resistenza che il mobile può opporre: non
basta applicare qualunque forza ad un mobile per imprimergli
un movimento. Orbene, per muovere la volontà, bisogna
presentarle un bene che abbia proporzione colla sua innata
ten? La volontà ha? come oggetto adeguato l'asso? bene e come
termine a sè proporzionato la piena e intera felicità.Perciò
solo il bene infinito proporzionato alla natura della nostra
volontà è capace di renderla pienamente felice, e perciò
necessariamente la attrae; tutti i beni invece particolari e
finiti, incapaci di fare pienamente felici, possono esercitare
maggiore o minore fascino sulla nostra volontà, ma non possono
necessitarla.
- Obiezione. L'atto libero contraddice al principio di
causalità che afferma la necessaria connessione della causa
all'effetto.
Rispondiamo che non bisogna confondere il principio dì
causalità col principio di determinazione della fisica
classica (vedi lez. XVII). Il principio di causalità afferma
che ogni effetto deve avere necessariamente una causa (e
l'atto libero ha la sua causa nella volontà), ma non dice che
ogni causa deve avere necessariamente un determinato effetto;
questo avviene nel mondo fisico, cioè materiale, ove tutte le
cause sono necessarie, non sempre nel mondo spirituale dove,
in virtù di un atto libero, si può agire e non agire, fare
questo o quello.
3. Argomento morale. La nozione di giusto
e dell’ingiusto, della virtù e del vizio, di comando e di
permesso, di merito e di colpa, di differenza fra pregi e
difetti puramente naturali e pregi e difetti morali, la lode e
il biasimo, che si danno alla virtù e al vizio, i rimorsi e le
soddisfazioni morali sono nozioni che esigono e presuppongono
la responsabilità delle proprie azioni, ossia la libertà del
volere. A che fine leggi e prescrizioni, consigli, esortazioni
e preghiere, ricompense e punizioni, se l'uomo non è libero?
- Obiezione. Queste nozioni non implicano affatto la
libertà perché si verificano anche dove certamente non vi è
libertà; per es., come minacciamo il ragazzo se disubbidisce,
così minacciamo il cane; come rinchiudiamo in carcere il
delinquente, così rinchiudiamo il pazzo in manicomio e la
belva in una gabbia, ecc.
Rispondiamo che è falso che le nozioni sopra enumerate si
verifichino dove non vi è libertà; solo in certi casi possono
coincidere alcuni effetti esterni. Si ottiene per es. lo
stesso effetto esterno della sicurezza sociale rinchiudendo in
carcere il delinquente e il pazzo in manicomio, ma il criterio
che sta alla base di tali provvedimenti è profondamente
diverso: il delinquente è rinchiuso in carcere per punizione,
mentre la chiusura del pazzo nel manicomio o della belva nella
gabbia non è una punizione, e il Codice penale italiano (come
tutti i Codici penali) dice espressamente che non è punibile
chi nel momento in cui ha commesso il fatto, era in tale stato
di infermità di mente da togliergli la coscienza o la
libertà dei propri atti.
Vediamo difatti come anche quelli che in teoria combattono la
libertà se ne fanno sostenitori nella vita pratica, poi nelle
loro opere sono costretti a fare delle concessioni tali a
favore della libertà da contraddire manifestamente il loro
determinismo. E' addirittura impossibile – dice Kant – tanto
alla più sottile filosofia quanto alla maggior parte degli
uomini ragionevoli, togliere via la libertà per mezzo di
sofismi.
Ebbene, questa universale persuasione del genere umano,
radicata così profondamente nella nostra natura, non può
essere un’illusione. |
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Dezza XIV - LA LIBERTA’
DELL’UOMO E ...................... |
La libertà: cosa è la libertà?
Tutti ne parlano, e tutti dicono di
aspirare alla libertà, o addirittura di rappresentarla.
"La casa delle Libertà", " evviva il
comunismo e la libertà" "Giustizia e libertà" "ordine e libertà"e
infine "fascismo e libertà" (bell'ossimoro) .
Nessuno però, è in grado di spiegare
cosa è la libertà. Ci hanno provato, senz'altro, ma visto che ognuno
insiste a definire libertà quel che più gli fa comodo, spesso senza
sapere nemmeno che cosa gli faccia comodo, ho il dubbio che abbiano
fallito.
La libertà è un'astrazione. Ecco che
cos'è la libertà.
Ma se vogliamo considerarla in un
modo più pratico, se vogliamo definire le conseguenze della libertà,
dobbiamo avere il coraggio di ammettere che la libertà è
essenzialmente violenza.
Perché la libertà vista come
possibilità di agire senza regole è eminentemente antisociale. La
mia libertà è in opposizione alla tua, la libertà dell'industriale è
in opposizione a quella dell'operaio, quella del padrone è in
opposizione a quella del servo, quella del commerciante è in
opposizione a quella del cliente,e via discorrendo.
Ma in questo caso, la libertà, presa
di per sè e in sé, senza altro termine o paragone, non è altro che
schiavitù, purché la violenza comporta la schiavitù, la servitù, la
dipendenza, insomma la mancanza di libertà del tuo simile.
Quindi torneremmo alla prima
considerazione, ovvero la libertà come astrazione pura,
indefinibile, indicibile.
La libertà ha bisogno di un altro
termine per definirsi.
Così come il bene si definisce in
base al male, il giusto in base allo sbagliato, il bello in base al
brutto, la libertà si può definire sul suo contrario, ovvero la
mancanza di libertà, ovvero la servitù.
Ma è proprio la libertà che, se non
temperata, porta alla servitù.
Quando si dice che "sono libero di
fare" si intende che posso fare. Non sono libero di volare perché
non posso volare. Quindi la libertà consiste nel potere . Nel potere
su se stessi. Il potere sugli altri è per l'appunto negazione del
potere degli altri. LA libertà è il potere
Se la libertà è potere, allora è
evidente che vi sono due facce della medaglia. DA un lato il potere
su se stessi è libertà, dall'altro il potere sugli altri è mancanza
di libertà degli altri. Ne deriva, che la libertà di uno può
includere la schiavitù di molti. Che la libertà può anche
significare il contrario.Quindi per evitare questo bisogna
generalizzare la libertà , ovvero distribuirla fra tutti. Che
significa poi distribuire il potere fra tutti. Significa l'equità,
cioè l'equa distribuzione della libertà e dei poteri che essa
comporta.
Questo può essere frutto di un
processo storico, basato su questi principi,e che pratichi questi
principi, ovvero i principi di un'equa condivisione del potere,
economico o decisionale.
Sì può quindi dire che non esiste la
libertà, ma la pratica della libertà, il praticare i principi
dell'equa distribuzione della libertà.
E si può dire che il principio di
libertà non può essere disgiunto dal principio di eguaglianza.
Riflessioni sulla libertà |
LA LIBERTA’ E LE LIBERTA’
La libertà è un valore grandissimo, perché ci permette
di diventare artefici del nostro destino, sul piano individuale e sociale.
Si evince quindi che non vale come semplice scelta, ma come scelta del
bene. E’ perciò un’arma a doppio taglio. Ma per questo nessuno ha il
diritto di toglierla ad un altro essere umano, dal momento che Dio
gliel’ha donata. Anzi è un preciso impegno morale e ascetico quello di
rispettare sempre la libertà degli altri, specie nella nostra società
pluralistica. E qui occorre che i cristiani soprattutto, recuperando il
tempo perduto, si impegnino a profetizzare un mondo dove l’uomo non faccia
più pressioni fisiche né morali nei confronti di altri esseri umani. La
libertà dei figli di Dio è, oltre a un dono del Padre in Gesù Cristo
liberatore, un impegno da vivere continuamente per rendere credibile il
proprio discorso di liberazione.
C’è tanto da scrivere su questo argomento, e lo farò
quanto prima, però intendo iniziare la riflessione rispondendo ad alcune
domande intorno alla libertà tanto pubblicizzata e quasi inflazionata in
questi ultimi tempi:
a) In che cosa consiste la libertà interiore?
b) Come si divide questa libertà
c) Chi la nega?
d) Con quali prove si dimostra?
e) In che modo la Chiesa la difese nel corso dei
tempi?
Inoltre intendo rispondere a queste altre domande,
intorno alla libertà esteriore:
a) Che cosa è la libertà personale e che cosa
comporta?
b) Che cosa è la libertà domestica?
c) Che cosa è la libertà religiosa?
d) Che cosa è la libertà del lavoro e della
proprietà?
e) Che cosa è la libertà di associarsi, in
democrazia?
f) Che cosa è la libertà di informazione (di
scuola,di circolazione ecc..)?
Dal momento che non ho dubbi che esista la libertà
interiore, rivendico e difendo tutte le libertà esteriori,
divenendo in questo modo artefice della mia personalità morale.
Prima di parlare delle "libertà esteriori"
(scientifica, politica, religiosa, domestica, ecc..) credo sia
indispensabile parlare della "libertà interiore", dalla quale traiamo poi
tutto il resto.
La libertà interiore è, essenzialmente, potere di
scelta, cioè autodeterminazione razionale. Non è libero, interiormente,
chi è violentato dall’esterno (come un masso che cade per forza di
gravità) o chi è ineluttabilmente determinato dall’interno (come
l’animale, il quale ha solo la spontaneità: l’istinto è guida ineluttabile
al suo agire, quando l’animale non è costretto dall’esterno).
Nel mondo la libertà come "potere di scelta e
autodeterminazione razionale" fa la sua apparizione solo nell’essere
umano: non nel bruto, che ha solo la spontaneità! Colui che è dotato di
libertà può decidere, discriminare, deliberare, orientarsi consapevolmente
verso determinati valori, con un libero giudizio, con una libera sentenza
pronunciata in ordine all’azione da compiere.
L’atto di scelta è bifronte, cioè: si svolge alla luce
dell’intelligenza, ma il suo contenuto dipende dalla decisione della
volontà. Capace di riflettere sui suoi atti, l’essere umano li può
possedere nella loro singolarità e autotrasparenza. Per questo San Tommaso
afferma che "la radice di tutta la libertà è nella ragione"
Nell’atto di scelta entra l’intelletto, essendo esso
una motivata sentenza, un esame, un confronto di mezzi da impiegare in
ordine al fine da raggiungere, implicando esso una valutazione. Ma vi
entra anche la volontà, che decide in dipendenza dell’ultimo giudizio
pratico. La volontà, non scordiamolo mai, si muove nell’ambito del bene.
Essa è detta "superdeterminata", in quanto è determinata al bene come
tale, ma è indeterminata ai beni limitati e relativi (si è, così,
divinamente legati e divinamente slegati. E ciò avviene nell’intimo della
coscienza, con un agire che diventa responsabile). Mediante incomunicabili
e continui atti di scelta, ogni essere umano costruisce e conquista la sua
personalità psicologica e morale ( non quella metafisica, si intende che è
"l’io" profondo che costituisce l’unità ontologica della persona umana).
Riflettendo su di sé e possedendosi, l’essere umano è sempre padrone
quanto all’esercizio degli atti, ma non quanto alla specificazione
dell’atto da parte dell’oggetto, tendendo l’uomo, per natura al Bene
assoluto.
In definitiva, la libertà interiore è "potere di
scelta, autodeterminazione razionale, indeterminazione attivamente intesa,
indifferenza attiva della volontà per la quale, posti tutti i requisiti
perché si possa agire, la volontà può agire o non agire, scegliere questo
o quello, ma sempre nella luce del bene".
Esiste allora una libertà di esercizio o contraddizione
(agire o non agire, volere o non volere), una libertà di contrarietà
(scegliere tra onestà o disonestà…), una libertà di disparità (studiare,
passeggiare, ecc..).
L’esistenza della libertà interiore nell’uomo è stata
negata dal fatalismo e dal determinismo.
Per il fatalismo ricordiamo quello mitologico o
classico ( si parla del fato, del destino, della "Moira"….) e quello
teologico (di Calvino, di Lutero, dei Giansenisti, secondo i quali non si
può conciliare la libertà dell’uomo con la prescienza e la provvidenza di
Dio ). Al contrario si può spiegare sufficientemente, secondo la Teologia
naturale, sia il rapporto libertà umana-concorso divino-grazia, sia il
rapporto libertà-prescienza di Dio. C’è da dire che avviene
infallibilmente tutto ciò che Dio conosce, ma ciò che infallibilmente
avviene non sempre avviene necessitatamene. Il concorso divino poi, non è
né concorso simultaneo (Molina), né predeterminazione fisica (Banez), ma
azione indifferente (Bellarmino, Mattiussi, Billot).
Per il determinismo, l’altro errore che nega
l’esistenza della libertà, c’è quello fisiologico o antropologico (Lombroso),
quello sociale o sociologico (scuola sociologica francese), quello
metafisico proprio del panteismo (Spinosa, gli Idealisti), quello fisico
meccanico (da Democrito agli energetisti..).
Che poi la libertà esista, e si eserciti, mediante il
dominio della volontà sull’intimo giudizio pratico dell’intelletto, è
provato:
a) dalla attestazione della coscienza (prima di
decidere; nella decisione; durante l’esecuzione dell’agire; dopo
l’azione)
b) dalla prova indiretta che è offerta dal modo di
comportarsi dell’umanità (in quanto, le leggi, le pene, i premi, le
lodi, i consigli, i bisogni, gli ordini, i biasimi…presuppongono la
universale e non erronea convinzione che si è liberi)
c) dalla natura intellettuale dell’uomo. Quanto più
un ente è intellettuale, tanto più è libero.
Ognuno può capire che la libertà interiore non è
spontaneità, non è capriccio, non è potere morale di fare ciò che si
vuole, non è potere di fare il male. Non è neppure, per sé, il potere di
fare, ma "potere di volere", con cui l’uomo fa il proprio destino ed è
veramente l’artefice di se stesso: potere di fare ciò che risponde al
giusto, al vero.
La Chiesa ha sempre difeso la libertà interiore:
-contro i manichei (con il "De libero arbitrio" di
S:Agostino);
-contro gli Albigesi (con la condanna di Wicleff e Huss,
che ammettevano una predestinazione necessitante);
-contro i protestanti (con il Concilio di Trento, che
ripudiò il "De servo arbitrio" di Lutero);
-contro Baio e Gansenio (per i quali l’uomo è sotto
l’impero o della carità divina o della cupidità viziosa: è come una
bilancia mossa da pesi opposti, cioè da amori contrari, infallibili e
determinanti).
Le libertà esteriori sono emanazioni della libertà
interiore, rami dello stesso albero, ruscelli della stessa sorgente. Esse
riguardano la persona, i suoi beni, le sue azioni, i suoi rapporti: e
costituiscono, tutte insieme, la libertà civile (e politica), che è
un genere dalle molte specie.
Riguardo alla persona: c’è la libertà personale,
quella religiosa, quella domestica.
Riguardo ai beni: c’è la libertà del lavoro e del
godimento dei suoi frutti secondo equità e giustizia sociale.
Riguardo alle azioni: c’è la libertà di viaggiare,
di commerciare, ecc….
a) la libertà personale, comporta il diritto di
avere proprie convinzioni personali (sulla vita e sulla morte, sul
lavoro, la proprietà, la famiglia, lo stato, sul senso della propria
esistenza….), con la possibilità di dirle e di vederle rispettate: ma
in rapporto alla verità; conformemente alla nostra natura di uomini e
salvo sempre l’eguale diritto degli altri. In una parola, questa
libertà sta nel diritto che si ha di potere e sapere pensare con la
propria mente, del diritto di potere svolgere la propria personalità
morale ( a questo proposito si parla, in Maritain, di libertà di
autonomia).
Comporta pure il diritto di potere scegliere la
professione che corrisponde alle proprie esigenze naturali, onde
inserirsi nella vita collettiva e nel tessuto sociale con propria
scelta, non per istanze esterne determinanti (in un parola, si deve
potere scegliere selettivamente, secondo la capacità native venute a
determinarsi e a precisarsi, un impegno professionale serio, e non
semplicemente lucrativo; anche il lavoro non deve, nella sua forma,
essere imposto con asservimento esterno, ma scelto…..).
Nel contesto della libertà personale si colloca
pure, per gli insegnamenti e i ricercatori, il diritto-dovere di
ricercare la verità scientificamente, cioè con rigore, e caso per
caso, con proprietà di metodo; per gli studenti c’è il diritto di
potere accedere alle università, nel ramo che è congeniale a ciascuno
e di cui si ha la capacità.
Comporta l’inviolabilità dell’individuo: il divieto
(salvo i modi previsti dalla legge giusta) di detenzione, di
perquisizioni personali, di violenze fisiche o morali; il diritto di
essere privati per motivi di faziosità politica della capacità
giuridica, del nome, della cittadinanza; il diritto di potersi
difendere in giudizio e di essere ritenuti innocenti prima di una
definitiva condanna comporta l’inviolabilità della propria
corrispondenza; il diritto alla vita (contro l’aborto, l’eutanasia e
il neomaltusianesimo).
Nota bene: la libertà personale fu minata, nel
corso dei secoli dalla tratta dei negri e anticamente dalla schiavitù;
dai vari imperi del regno degli uomini; dai vari comunismi e
soprattutto dal nazi-fascismo col fenomeno aberrante dei campi di
sterminio e dei gulag, contro i quali la Chiesa agì per abolirli
operando sulle idee e la mentalità, sui costumi e sulle leggi.
b) la libertà domestica: comporta il diritto di
tutti alla famiglia e al matrimonio, con la possibilità di costruire
la propria famiglia secondo la voce del proprio cuore e il giudizio
della propria coscienza, sposando chi si vuole, decidendo
sull’educazione dei figli, avendo una propria casa. In questa
prospettiva si escludono così, come aberranti, il razzismo,
l’antisemitismo, l’obbrobio della sterilizzazione, il naturalismo in
pedagogia……
c) la libertà religiosa: comprende quella di
culto e quella di coscienza.
Nota bene: La libertà di coscienza potrebbe
significare "autonomia del pensiero umano nei confronti di Dio": e ciò
per un cristiano, è inaccettabile. Potrebbe anche significare, oltre
che autonomia del pensiero umano, "libera accettazione della verità e
del bene, libertà di fronte all’autorità civile per gli atti interni,
libertà di aderire a ciò che è solidamente probabile" : e ciò, per il
cristiano, è accettabile.
Per libertà di culto non si deve intendere libertà
per ciascuno, di professare la religione che gli piace, o anche di non
professarne alcuna. Ciò risulta essere indifferentismo religioso,
contrario a questo fondamentale dovere: "l’uomo deve cercare se
esiste una religione rivelata e quale sia; trovatala, poi, deve
aderirvi". Non esiste libertà religiosa nel senso di diritto di
aderire a qualsiasi religione, ma in quello di diritto di adesione a
quella religione che, dopo conveniente ricerca, si giudica rivelata.
d) la libertà del lavoro (lavoro che è nobile,
anche se manuale, perché libero impregnato di valori umani) sta, come
detto precedentemente quando si è accennato alla libertà personale,
nel diritto di ognuno a scegliere la sua professione, il luogo di essa
e i mezzi per esercitarla (senza coercizioni e lavoro coatto o
domicilio coatto, tranne che quando si è divenuti nocivi al consorzio
umano e si finisce in…..case di pena, così bisognose, però, di
umanizzazione).
I frutti del proprio lavoro, goduti nel rispetto
della destinazione sociale di tutti i beni, danno diritto alla
proprietà privata (di cui troppo scordiamo, la destinazione sociale,
eliminando facilmente, dall’ambito e dai tormenti della nostra
coscienza, quella….tediosa mosca-tarlo che è il principio cristiano di
donare agli altri il superfluo).
Nota bene:credo si possa fare rientrare nella
libertà personale o in quella del lavoro, la libertà di circolazione,
di soggiorno, di emigrazione, che ognuno ha. Di qui la condanna di
discriminazioni razziali o di esagerati nazionalismi, che impediscono
il rifluire dei popoli da zone sovrappopolate in zone sottopopolate e
capaci di possibile sfruttamento naturale.
e) la libertà di associarsi dà anche la libertà
politica, cioè la democrazia. Essa risulta continuamente dal libero
gioco di forze tra persone aventi eguali diritti e responsabili,
tutti, dello stato che è come i singoli lo fanno. La democrazia è un
ordinamento esigentissimo, perché nasce dalla responsabilità dei
singoli: dei singoli che hanno tra loro relazioni di reciproca fiducia
e stima, che hanno l’eguaglianza delle istanze fondamentali per l’uomo
quali l’onore e il bene comune (pur avendo diversità di opinioni su
diversi temi).
"Democrazia è equilibrio, ma in continuo divenire".
(ciò mi richiama il fatto che gli scienziati ricordano a proposito
dell’organismo vivente che si ricrea e che si rigenera, ovvero la
omeostasi). Nei governi rappresentativi sorgono diversi partiti, che
dovrebbero essere come una scuola rivolta alla formazione
civica….Questi partiti sono autonomi anche quando si ispirano al
cristianesimo, infatti non esiste un partito cristiano, semmai un modo
cristiano di fare politica. E la Chiesa è sciolta anche dai partiti
che costituiscono la manifestazione temporale dell’ispirazione
evangelica (Maritain).
f) Potrei anche accennare alla libertà di scuola e
di insegnamento, ai diritti
Previdenziali e di sicurezza sociale e alla libertà
di informazione. Quest’ultima riguarda la vita sociale, politica e
culturale della comunità in ciò che deve essere conosciuto, perché
razionalmente conveniente ( ma non deve diventare di dominio pubblico
ciò che è strettamente privato e di domicilio privato, con indebite
intrusioni nella vita privata.) E’ evidente che la libertà di
informazione non può essere illimitata. Deve semmai essere misurata e
discreta l’espressione della libertà di pensiero, senza cadere in una
incontrollata libertà di stampa, che, come diritto umano, non esiste.
Concludendo: questa chiacchierata sulla libertà
interiore e sulle principali libertà esteriori che ne dipendono e la
proiettano nella vita civile, devo dire che tutte queste libertà esigono
la loro difesa da parte di persone di carattere, tra le quali, noi, non
vorremmo certamente mancare.
Nota bene: La Costituzione Italiana può essere
considerata come "La
Carta dell’Uomo", perché pervasa dal
riconoscimento della dignità umana e dei suoi inviolabili diritti
naturali. Sotto la denominazione "rapporti civili", la nostra
Costituzione proclama quei "diritti di libertà" che emanano dalla
natura razionale dell’uomo e che lo Stato ha il dovere di riconoscere e
garantire.
-Questi diritti sono relativi alla persona considerata
nella sua individualità;
-Questi diritti sono relativi al luogo in cui il
cittadino vive ed opera;
-Questi diritti sono relativi alla manifestazione della
personalità, essendo l’uomo ragionevole, sociale e religioso.
16 Marzo 2001
Fede Speranza Amore
http://utenti.tripod.it/wakatanka/ |
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