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La vite da vino (Vitis vinifera L.) è il
prodotto di una lunga selezione per opera
dell'uomo. La scoperta delle bevande fermentate
originò probabilmente dall'ingestione di frutti
fermentati, in fase di marcescenza, ricchi in
alcol.
Questa scoperta non è specifica umana, poiché si
conoscono diversi casi di animali - ad esempio gli
elefanti - che ricercano intenzionalmente le
proprietà inebrianti dei frutti caduti a terra e
in fermentazione.
Circa l'origine della vite, l'ipotesi più
accreditata vede il centro originario della sua
domesticazione in Asia Minore e in Transcaucasia,
dove la pianta fu selezionata a partire dall'8000
a.C. La coltivazione della vite è datata fra il
6000 e il 4000 a.C. nelle regioni montuose del Mar
Nero e del Mar Caspio (Unwin, 1993).
Gli Assiro-Babilonesi riconoscevano e adoravano
una divinità della vite, Geshtin o Geshtin-an-na.
In alcune tavolette di Ur, datate al 2400 a.C., il
vino è elencato fra le provviste del tempio. Ma in
questo tipo di fonti letterarie templari spesso
non è possibile stabilire con certezza se si
tratti di vini prodotti dalla vite o da altri
frutti (Bootéro, 1995; Reade, 1995).
Da alcune tavolette di Lagash e di Ur, anch'esse
datate attorno al 2500 a.C., si hanno più precise
indicazioni del fatto che le viti erano coltivate
in piccoli vigneti irrigati, di frequente
all'interno dei complessi templari.
In Egitto il vino era utilizzato per scopi sociali
e religiosi sin dal 2000 a.C., un fatto
documentato nei papiri e nelle pitture tombali (James,
1996). |
Particolare di un affresco della tomba egiziana
di Nakt, con scena di vendemmia. 1567-1075 a.C.
(da Venturini, 1992) |

Scena di pigiatura dell'uva da un affresco di
una camera funeraria egizia del 1300-1100 a.C. (da
Venturini, 1992) |
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Per quanto riguarda il bacino del
Mediterraneo, si hanno testimonianze
archeobotaniche di una tradizione viticola locale
in Spagna già nel 2500-2000 a.C. A Creta, verso il
1700 a.C., cioè durante il periodo minoico tardo,
alla diffusa birra d'orzo si affiancò il vino (Palmer,
1996).
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Sileni che pigiano l'uva. Pittore di Amasis.
Martin von Wagner-Museum der Universität, Würzburg,
Germania |
La storia del vino è un po' la storia
stessa dell'umanità. Risulta quindi difficile tracciarne con
precisione il corso: ogni civiltà, ogni impero, ogni vicenda politica
e di potere ha avuto le proprie storie di vino, più o meno legate agli
eventi stessi che hanno delineato il corso della storia.
Non pretendiamo con queste poche righe
di aggiungere qualcosa a quanto già scritto o detto da illustri
esperti di tutto il mondo. E' nostro intento soltanto presentare in
modo semplice e sintetico le tappe fondamentali dello sviluppo di
questa straordinaria bevanda, nella certezza che la conoscenza,
seppure superficiale, di questo cammino ci permetta di apprezzare e
capire meglio il vino di oggi.
La storia del vino muove i primi passi
in oriente, nella culla della civiltà. La Bibbia, nella
Genesi, ci riferisce di Noè che appena uscito dall'arca pianta una
vigna e ne ottiene vino, fornendoci testimonianza del fatto che le
tecniche enologiche erano ben conosiute già in epoca prediluviana.
Gli Egiziani furono maestri e
depositari di tali tecniche. Con la cura e la precisione che li
distingueva, tenevano registrazioni accurate di tutte le fasi del
processo produttivo, dal lavoro in vigna alla conservazione. Ne
abbiamo testimonianza dai numerosi geroglifici che rappresentano con
qrande ricchezza di particolari come si produceva il vino dei faraoni.
Paradossalmente possiamo dire di sapere tutto e niente del loro vino,
ovvero sappiamo come lo facevano ma non possiamo purtroppo sapere che
sapore avesse!
Attraversi i Greci e i
Fenici il vino entrò in Europa. I poemi omerici testimoniano
ampiamente la presenza e l'importanza del vino: a Polifemo, ad
esempio, viene propinato puro un vino che secondo le usanze dell'epoca
veniva diluito con 16 parti di acqua! A quel tempo il vino si diffuse
proprio in terre come l'Italia, la
Francia e la Spagna che ne sarebbero diventate la patria.
All'epoca dell'Impero Romano
la viticoltura si diffuse enormemente, raggiungendo l'Europa
settentrionale. I più celebri scrittori non lesinavano inchiostro per
elargire i propri giudizi e decantare le virtù dei vini a loro più
graditi. Si scrisse tanto sul vino che oggi non è difficile
ricostruire una mappa vinicola della penisola al tempo dei Cesari. Le
tecniche vitivinicole conobbero in quei secoli notevole sviluppo: a
differenza dei Greci, che conservavano il vino in anfore di
terracotta, i Romani cominciarono a usare barili in legno e bottiglie
di vetro, introducendo, o quantomeno enfatizzando, il concetto di
"annata" e "invecchiamento". Fu a partire dal secondo secolo che si
cominciò a dare importanza alla coltivazione della vite in Borgogna,
nella Loira e nella Champagne.
Nei secoli bui del Medioevo il potere
assoluto della Chiesa influì fortemente sullo sviluppo della
vitivinicoltura, così come sullo sviluppo di ogni altro campo della
vita sociale e artistica. Il vino, ma soprattutto il buon vino, era
ancor più sinonimo di ricchezza e prestigio e l'eccellere nella
produzione di qualità divenne per alcuni ordini ecclesiastici quasi
una ragione di vita. I Benedettini, diffusi in tutta Europa,
erano famosi per il loro vino e per il consumo non proprio moderato
che ne facevano.
Quando Bernardo, ex monaco benedettino,
fondò nel 1112 l'ordine dei Cistercensi, fu dato ulteriore
impulso al tentativo di produrre vini di alta qualità specialmente in
Borgogna, obiettivo alimentato anche dalla forte competizione
tra le abazie.
Intanto Bordeaux fa storia a
sè, dominata non dal potere ecclesiastico ma da interessi commerciali
con l'Inghilterra, sempre più interessata al suo claret o chiaretto.
Questo legame vinicolo tra Francia e Inghilterra, nonostante qualche
peripezia, è destinato a durare nei secoli.
Si comincia a delineare fortemente in
questi secoli il ruolo centrale della Francia nella produzione di
grandi vini, ruolo che soltanto negli ultimi decenni ha cominciato a
conoscere degni antagonisti, fra i quali l'Italia.
Gli ultimi secoli della nostra era sono
stati testimoni di uno sviluppo straordinario delle tecniche
vitivinicole. L'arrivo della cioccolata dall'America, del tè dalla
Cina, del caffè dall'Arabia e la diffusione di birra e distillati nel
XVII secolo, rese la vita difficile al vino, che perse il
primato di unica bevanda sicura e conservabile. Questo ha spinto i
produttori a cercare la migliore qualità per competere con i nuovi
arrivati. L'evoluzione tecnologica nella lavorazione del vetro rese
più facile la relizzazione di bottiglie adatte e la scoperta del
sughero rese possibile condizioni di conservazione ideali.
Nella Champagne si cominciò a parlare
di un monaco benedettino, Dom Perignon, famoso per il suo
perfezionismo quasi maniacale e per il suo straordinario vino. Molti
non sanno che l'obiettivo di Dom Perignon era quello di ottenere un
vino perfettamente fermo, ma i suoi sforzi erano frustrati da un clima
e da un terreno che facevano inesorabilmente rifermentare il vino
nelle bottiglie rendendolo spumeggiante.
Nel XVIII secolo si consolidò
la tendenza a produrre vini più intensi, scuri e fermentati a lungo.
Cominciò ad affermarsi in questo contesto il porto come straordinario
vino da lungo invecchiamento.
Intanto i grandi Chateau di Bordeaux
continuavano a produrre vini di pregio per i loro migliori clienti,
gli inglesi, che non hanno mai potuto contare su una produzione locale
di quantità (e tantomeno di qualità).
Il XIX secolo ha vissuto la
massima euforia vitivinicola. L'economia nazionale di molti paesi si
basava sulla produzione di vino. Ma prima della fine del secolo,
doveva abbattersi il grande flagello della filossera, un
parassita che colpisce le radici della vite europea. Quasi tutti i
vigneti d'Europa andarono distrutti o furono gravemente danneggiati.
La soluzione , non certo indolore, fu quella di ripartire da zero
innestando la vite europea sulla radice americana immune alla
filossera.
La rivoluzione industriale ha cambiato,
negli ultimi decenni, il mondo del vino. Grazie alle tecniche di
refrigerazione dei vasi vinari, paesi caldi come la California e
l'Australia hanno cominciato a produrre vini eccellenti, grazie anche
a uve di eccezionale qualità. Il Nuovo Mondo ha avuto la
capacità, grazie alla mancanza di convenzioni e condizionamenti, di
imparare in fretta e raggiungere risultati straordinari in pochissimo
tempo.
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