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Golden Guide pagine da
71 a 80
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Gli indiani Colombiani usano un tubo per sniffare ricavato da un osso d'uccello.
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UNA POLVERE INEBRIANTE
si ricava dalla corteccia della Virola
dagli Indiani del Nord Ovest dell'Amazzonia e delle sorgenti
dell'Orinoco. Un antropologo che osservò gli indiani Yekwana del
Venezuela nella loro preparazione ed uso della polvere nel 1909
commentò: "Di speciale interesse sono le cure, durante le quali lo sciamano inala hakudufha. Che è una polvere magica usata esclusivamente dagli stregoni, ottenuta dalla corteccia di un albero che, pesato, viene bollito in una piccola ciotola di terraglia, finchè tutta l'acqua non evapora e rimane una sostanza depositata sul fondo." "Questo residuo viene tostato nella ciotola a fuoco lento e poi viene tritato finemente con una lama. Poi il mago soffia un po' di polvere attraverso una cannuccia... nell'aria. Poi la sniffa, mentre, con la stessa cannuccia, assorbe la polvere nelle narici." "L'hakudufha ovviamente, ha un potente effetto stimolante, e il dottore inizia immediatamente a cantare e ad uralre selvaggiamente, e nel frattempo, lancia la parte superiore del corpo avanti ed indietro." |
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Striscia di corteccia dell'albero di Virola, mostrando
la colata di resina. Fra molte tribù della Colombia orientale, l'uso della Virola, chiamato yakee o parica,è ristretto agli sciamani. Fra le tribù Waikà o Yanonamo delle regioni di confine tra Brasile e Venezuela, epena o nyakwana, come viene chiamata la polvere, non è ristretta agli stregoni, ma può essere sniffata cerimonialmente dagli uomini adulti o perfino, presa occasionalmente senza una base rituale, individualmente. I dottori di queste tribù, prendono la polvere per enrtare in trance che si crede aiuti nelle diagnosi e per curare le malattie. Nonostante l'uso della polvere tra gli indiani del Sud America sia primitivo, la sua fonte, fu individuata nella Virola nel 1954.
Altri indiani, abbattono l'albero, tolgono e delicatamente riscaldano,
la corteccia, raccolgono la resina in un vaso di terracotta, la bollono
ottenendo un impasto, lo fanno seccare al sole, la schiacciano con una
pietra e la setacciano. Possono essere aggiunte o meno, cortecce e
foglie di Justicia.
Gli indiani Waikà tritrano finemente le foglie di Justica per farne una polvere da aggiungere alla preparazione di Virola
Il luogo cerimoniale è una grande dimora rotonda. In seguito ai canti iniziali del maestro della cerimonia, gli uomini ed i ragazzi più vecchi del gruppo soffiano enormi quantità di mistura attraverso lunghi tubi nelle narici degli altri uomini (p. 74). Poi incominciano a danzare e a correre selvaggiamente, urlando, brandendo le armi, e facendo gesti di spacconaggio. Coppie o gruppi danno il via ad uno strano rituale nel quale un partecipante si impettisce e viene randellato di cazzotti, mazze, o pietre da un compagno, che poi offre la sua cassa toracica come scambio. Benché in questa punizione, come castigo per torti reali o immaginari, scorre spesso sangue, gli effetti narcotici sono così pesanti che l'uomo non si ritira o non mostra paura. Gli avversari poi si accovacciano, mettono le braccia sull'altro, e si urlano nelle orecchie. Poi tutti inziano a saltare e strisciare sul pavimento, imitando gli animali. Infine tutti soccombono alla droga, perdendo coscienza per più di mezz'ora. Le allucinazioni si mostrano in questo periodo. ![]() Casa tonda Waika in una radura della foresta Amazzonica. |
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