STUDI SPERIMENTALI
sui semi narcotici di morning glories iniziarono nel
1955 quando uno psichiatra pubblicò le annotazioni di
un'autosperimentazione con semi di Rivea, mostrando che portano
all'inebriamento acocmpagnato da allucinazioni. Questa notizia, ha
spinto i chimici ad analizzare la pianta, ma non furono trovati
principi attivi fino al 1960. In quell'epoca, il chimico che scoprì
l'LSD analizzò la pianta e trovò diversi alcaloidi strettamente legati
a quel potente composto allucinogeno sintetico.
La sua sorprendente scoperta incontrò molte incredulità, anche
perché, fino ad ora, questo derivato dell'acido lisergico, era conosciuto
in natura solo nel fungo ergot (Claviceps purpurea), un parassita del
grano di segale in Europa. Quando l'ergot venne incidentalmente macinato
in un mulino con la farina di segale per cucinarne pane da servire a tavola,
intossicò un'intera città, causando una terribile
epidemia e portando molti alla pazzia e alla morte. Nel
medioevo, prima che fu chiara la causa e furono prese misure
preventive, questo misterioso attacco di massa, fu chiamato Fuoco di
Sant Antonio e venne attribuiuto alla collera divina.
Nei semi di Rivea corymbosa ed Ipomoea violacea sono stati trovati
una mezza dozzina di questi alcaloidi ergolini. Gli elementi
allucinogeni principali di entrambi i semi sono l'ergina (dietilamine
dell'acido d-lysergico) ed isoergina, ma sono presenti altre basi legate
in quantità minori - sopratutto chanoclavina, elymoclavina, e lysergol.
Il contenuto totale di alcaloidi contenuti nell'ipomea violacea è
cinque volte quello della Rivea corymbosa, che dimostra perché i nativi
usano meno semi di Ipomea nella preparazione dei loro rituali. Mentre
questi alcaloidi non sono rari in numerosi morning glories nel mondo,
in apparenza solo in Messico queste piante sono state usate come
narcotici.
Gli alcaloidi dei sacri morning glorys messicani,
mostrano le somiglianze chimiche con l'LSD.
MOLTE VARIETA' ORTICOLE
di Ipomoea violacea, includendo gli ornamenti
comuni Heavenly Blue, Pearly Gates, Flying Saucers, Blue Stars, e
Wedding Bells, come altre varietà d'Ipomea, contengono i principi
allucinogeni. Anche altri generi, in particolare Argyreia e
Stictocardia, contengono queste sostanze. L' Hawaiian wood rose (A.
nervosa), per esempio, è altamente inebriante. I semi di
I. carnea, che possiede principi biodinamici, si dice siano
usati come allucinogeni nella medicina popolare equadoriana. Infatti, i
composti allucinogeni sono così prevalenti in questa famiglia, sia
geograficamente che botanicamente, che è difficile spiegare perchè i
morning glories non sono mai stati ampiamente impiegati come
inebrianti dalle società primitive. Oppure li hanno usati?
HOJAS DE LA PASTORA (Salvia divinorum),
del Messico, è solo una delle
700 speci di Salvia utilizzati come allucinogeni. Gli indiani Mazatechi
di Oaxaca usano le foglie come un narcotico divinatorio, da qui
divinorum ("degli indovini"). I Mazatechi chiamano la pianta "hojas de
la Pastora" in Spagnolo e shka-Pastora in theinella, loro lingua nativa,
entrambi i nomi significano "foglie della pastorella." Le foglie
vengono masticate fresche, o la pianta viene tritata, poi diluita con
acqua, filtrata e bevuta.
La pianta non pare cresca selvatica, e raramente, o mai, si
sviluppa dai semi. La pianta Mazateca, della famiglia della menta cresce nei remoti
burroni delle montagne mazateche, e molta gente la usa quando i
funghi sacri(p. 58) o i semi di morning glory (p. 128) scarseggiano.
Viene comunemente creduta essere l'allucinogena pipilzintzintli degli
antichi Aztechi.
L'ingestione delle foglie della pianta si è scoperto provocare un
inebriamento simile ai funghi ma meno potente e più breve come durata.
E' caratterizzata da immagini colorate 3d in moto caleidoscopico. Gli
studi chimici finora hanno fallito per isolarne il componenti
psicoattivi.
(nota: il fiore termina bianco, non porpora.)
COLEUS (Coleus pumas e
C.
blumei) viene coltivato dai Mazatechi di
Oaxaca, Messico, che si dice impieghino le foglie in qualche modo come
le foglie di Salvia divinorum (vedi p. 137). Effettivamente, gli
indiani riconoscono le relazioni tra queste due generi di menta,
entrambi della famiglia delle Labiatae. Si riferiscono alla S.
divinorum come la hembra ("la femmina") ed il C. pumiluscome el macho
("il maschio"). Ci sono due forme di C. blumei, che chiamano el niño
("il figlio") ed el ahijado ("il figlioccio").
Queste due speci sono native dell'Asia, dove vengono impiegati in
medicina, ma non come allucinogeni. Nessun principio allucinogeno è
stato trovato nelle 150 specie di coleus.
BORRACHERA (lochroma fuchsioides)
è una delle due dozzine di speci di
lochroma, tutte native degli altipiani del sud america. Ci sono
sospetti e resoconti non confermati che diverse specie di lochromo sono
assunti localmente in bevade allucinogene, o soli o mischiati con altre
piante narcotiche, dagli indiani nella Sibundoy Valley della Colombia
meridionale. Benché non sono stati fatti studi chimici su lochroma,
appartiene alla famiglia della belladonna, Solanaceae, ben conosciuta
per i suoi principi tossici e allucinogeni.
ARBOL DE LOS BRUJOS ("albero dello stregone")
o latué (Latua pubiflora)
viene usato dagli stregoni degli indiani Mapuche di Valdivia, Chile,
per provocare delirio, allucinazioni, e occasionalmente insanità
permanente. Non c'è un culto o un rituale che ne circonda l'uso, ma
l'albero è molto temuto e rispettato. I dosaggi sono strettamente
tenuti segreti, e si crede che uno sciamano che conosce bene le dosi
potrebbe provocare una follia di ogni desiderio. I nativi impiegano i
frutti freschi.
Dal frutto sono stati isolati gli alcaloidi hyoscyamina e
scopolamina responsabili dei potenti effetti. L'unica specie conosciuta
di Latua, è limitata alle montagne litoranee del Cile centrale.
Appartiene alla famiglia della belladonna, Solanaceae.
CHIRIC-CASPI e CHIRIC SANANGO
(Brunfelsia) sono i nomi più comuni di
diverse specie di arbusti che sembrano essere importanti allucinogeni
tra alcune tribù di indios sud americani. L'uso del nome borrachero,
che significa "intossicatore," indica che i nativi della Colombia,
Equador e Perù, riconoscono le proprietà narcotiche dell'arbusto, e le
speciali cure prese per la sua coltivazione dimostrano un precedente
ustilizzo religioso o magico nella vita delle tribù. Recentemente,
prove reali hanno dimostrato l'uso di diverse specie di Brunfelsia come
fonte di bevande allucinogene, tra gli Kachinaua del Brasile, o come
aggiunta alle pozioni allucinogene, come tra gli indios Jìvaro e Kofàn
dell'Ecuador.
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