Torna alla Pagina Divinita' e Miti Antichi
dei egizi
Serket
Appartiene alla cerchia delle dee
maghe, associate a Iside. Dea scorpione, era rappresentata
come scorpione a testa di donna o come donna con uno scorpione
in testa. Secondo le leggende locali era la madre di Harakhte
(il sole all'orizzonte) e sposa di Horus.
Nun
Massa liquida primordiale da cui é
emerso il dio-sole Atum-ra. Oltre che nei miti della creazione
compare in quello della distruzione del genere umano come la
divinitą che consigliņ a Ra di inviare il proprio occhio
contro i ribelli.
Upuaut
L'apritore di strade.
Apis Toro
sacro, considerato incarnazione di Ptah.
Apofi Nome
del serpente che nel regno di Duat (oltretomba) lotta contro
il dio sole per contrastarne l'approdo a oriente.
Heh
Milioni, associato ad altri Heh presenta le pervasivitą
dell'aria.
Min Dio
della terra e della feconditą, appellativo di Horus. Era il
dio locale di Coptos e della regione desertica tra il Nilo ed
il mar Rosso, come pure di Panopolis. Veniva sempre
rappresentato come dio itifallico.
Montu Dio
guerriero, patrono della guerra e delle sue arti.
Tueret Dea
ippopotamo, protettrice della casa e della gravidanza.
Seshat Dea
del destino.
Khepri Nome
che indica l'aspetto mattiniero del sole, generalmente
rappresentato come scarabeo.
Imset
Figlio di Horus, dalla testa umana.
Dio funerario, rappresentato sul vaso canopo contenente il
fegato. E' posto sotto la protezione di Iside.
Hapy
Figlio di Horus, dalla testa di
babbuino. Dio funerario, rappresentato sul vaso canopo
contenente i polmoni. E' posto sotto la protezione di Nefthi.
Quebhsenuf
Figlio di Horus, dalla testa di
falcone. Dio funerario, rappresentato sul vaso canopo
contenente l'intestino. E' posto sotto la protezione di Selket.
Duamutef
Figlio di Horus, dalla testa di
sciacallo. Dio funerario, rappresentato sul vaso canopo
contenente lo stomaco. E' posto sotto la protezione di Neith.
Bastet
Dea di Bubasti. Raffigurata con
testa di gatta, fa parte di un mito che la vede ultima
trasformazione del ciclo: l'occhio del sole, figlio di Ra, si
era infuriato e, trasformatosi in leonessa (Sekhmet) era
fuggita in Nubia; qui, raggiunta da Thot, era stata calmata
dal dio. Pił tranquilla, si trasformņ in donna dalla testa di
gatta, dall'indole pacifica.
Nekhbet
Dea avvoltoio di El Kab. Era
associata alla regalitą.
Uaget
Dea serpente di Buto, era patrona
della regalitą e associata a Nekhbet nei titoli del faraone.
La creazione del
mondo
Nella religione egiziana sono diversi i miti che riguardano la
creazione del mondo; ciascuna delle grandi cittą sede di culti
religiosi tendeva con un proprio mito a far prevalere se
stessa (il proprio dio "patrono") sulle altre. Al
principio sono le acque di Nun, il caos nelle cui profonditą
giace addormentato lo spirito del creatore. Da Nun emerge una
collinetta sabbiosa (rappresentazione dell'Egitto), sulla
quale, prendendo l'aspetto di una fenice, si posa il creatore,
Atum-ra, il Sole. Atum-ra, "tenendo il fallo in pugno ed
eiaculando diede vita ai gemelli Shu (dio dell'aria) e Tefnut
(dio dell'umiditą)". Versioni meno esplicite dicono che fu uno
sputo o uno starnuto a dare vita ai gemelli. Dai due gemelli
nascono Nut (il cielo) e Geb (la terra). Dice il mito che Geb
e Nut, innamorati, se ne stavano tutto il tempo abbracciati,
impedendo alla vita di germogliare. Atum-ra allora comanda a
Shu di separarli. Shu calpesta Geb e con le mani solleva Nut
(che infatti é sempre rappresentata inarcata e con le mani ed
i piedi aggrappati a Geb). Da
Geb e Nut nascono Osiride, Seth, Iside e Nefhti che con Horus
(figlio di Osiride ed Iside) ed i quattro dei loro progenitori
formano l'Enneade. Esiste una materia primordiale nella quale
nuotano otto creature: Nun e Nanhet, le acque primigene, Het e
Hanhet, lo spazio infinito, Kek e Hehet, l'oscuritą, Amon e
Amanuet, l'ignoto. Assieme formano l'Ogdoade. Essi fecero
nascere il sole e crearono Atum. Si fusero in un grande uovo
dal quale nacque il creatore. Dopo di ciņ si estraniarono
dall'universo creato. Questi otto dei quindi precedono l'Enneade. Dal
caos (Nun) nasce l'idea di Atum-ra che prende corpo nel cuore
divino di Ptah. Quindi l'idea viene espressa dalla bocca di
Ptah. Segue la creazione di tutta l'Enneade.
Teologia
Predinastica
Neith (in seguito signora dei mestieri) stende il cielo nel
suo telaio. Con la navetta pazientemente vi tesse il mondo.
Ultimata la tessitura Neith intreccia alcune reti con le quali
pesca gli esseri viventi dalle acque primigene. Quindi inventa
il parto e lo esperimenta su di sč per dare vita a Ra.
Gli Dei
sulla Terra
La
leggenda racconta che quando gli Dei camminavano sulla terra
era il tempo delle dinastie e Osiride era il quarto dio che
regnava in terra, dopo Ra, Shu e Geb. I suoi predecessori si
erano ritirati in cielo stanchi e scoraggiati: non erano
riusciti ad educare gli uomini. Solo un dio che accettasse di
condividere le sofferenze e la morte segnata nel destino
dell'uomo con l'aiuto della moglie, la sorella Iside, insegnņ
agli uomini a coltivare il grano, a fare la farina e il pane,
a pigiare l'uva, a fare con l'orzo una specie di birra e a
fabbricare armi.
Osiride, affiancato dal dio Thot delle arti e della scienza,
inventņ i segni della scrittura e si prestņ a civilizzare il
resto del mondo, lasciando al governo dell'Egitto la moglie
Iside. Al suo ritorno il fratello Seth e Aso, la regina
dell'Etiopia, avevano ordito una congiura contro di lui:
Osiride fu invitato a banchetto e Seth organizzņ un gioco.
Fece costruire un baule tutto ornato d'oro, con le misure
corporee del fratello; questo sarebbe appartenuto a chiunque
fosse riuscito ad entrarci del tutto. Ovviamente gli invitati
provarono a stendersi nella cassa ma non erano della taglia
giusta, ma quando toccņ a Osiride tutti notarono che vi
entrava a meraviglia e subito sette complici di Seth si
avventarono sulla cassa sigillandola con il faraone vivo al
suo interno. Il baule fu quindi gettato nelle acque del Nilo
da dove raggiunse le spiagge del Biblo ai piedi di una
tamerice. Intanto Iside, venuta a sapere dell'accaduto,
raggiunse Biblo e si mise a cercare il cofano.
Ospite della regina e sua cara amica, svelņ il suo essere di
dea e riconoscente dell'ospitalitą, decise di rendere
immortale il principino: ogni notte lo immergeva nelle acque
purificatrici, ma invano. La regina ne fu profondamente
rattristata, ma allo stesso tempo grata e le avrebbe offerto
tutto ciņ che avesse voluto.
Iside richiese la grande colonna che il re fece costruire con
il tamerice, dove era contenuto il cofano, ne trasse lo
scrigno e riempģ il tronco di profumi, lo avvolse in aulenti
bende e lo lasciņ al re e al suo popolo come suo ricordo e
preziosa reliquia. Ripresa la via del ritorno, fece fermare la
carovana e aprģ la cassa. All'apparire del volto del marito,
le sue urla riempirono l'aria di dolore; usņ tutte le
possibili formule magiche per richiamare in vita lo sposo ("Tu
che ami la luce, non camminare nelle tenebre"), ma nulla
cambiņ. Nascose la cassa in un luogo presso Buto tra le paludi
del Delta. Ma per caso Seth, andando a caccia di notte lo
trovņ e apertolo, tagliņ il corpo del fratello in 14 pezzi che
sparpagliņ per tutto l'Egitto.
Iside, saputolo, ricominciņ la ricerca e riuscģ a ricomporre
il corpo con l'aiuto della sorella Nefti, Thot e Anubi, che
pare sia il figlio illegittimo di Osiride e Nefti.
Iside si trasformņ in nibbio e sbatté le ali per restituire il
soffio della vita al defunto e si posņ al posto del sesso
scomparso di Osiride facendolo riapparire e ad esserne
fecondata. Anubi imbalsamņ il corpo di Osiride che divenne il
signore del regno dei morti, confezionando la prima mummia
fasciata e ricoperta di talismani; sui muri del sepolcro
furono incise le formule magiche di rito e accanto al
sarcofago fu deposta una statua a lui somigliante. Compiuto il
rito della sepoltura, Iside ritornņ a nascondersi nelle paludi
per proteggere il nascituro dalle vendette di Seth.
Quando Horo nacque, fu protetto con tutto l'amore, crebbe e
Osiride tornņ sulla terra per farne un soldato. Radunati tutti
i suoi fedeli, partģ alla ricerca di Seth per vendicare il
padre. La battaglia durņ tre giorni e tre notti: Horo mutilņ
Seth, ma questo si trasformņ in un enorme maiale nero e ingoiņ
l'occhio sinistro di Horo. Alla fine Seth stava per
soccombere, quando Iside implorņ il figlio di risparmiarlo
alla sorella Nefti. Horo, in uno scatto di ira, tagliņ la
testa alla madre, ma Thot la guarģ ponendole una testa di
mucca. La battaglia non ebbe né vincitori né vinti: Thot guarģ
Seth che fu costretto a restituire l'occhio sinistro ad Horo.
Tutta la battaglia fu posta nelle mani del giudizio di Thot e
del Divino Tribunale convocati da Seth che non volle ammettere
il proprio fallimento. Siccome il tribunale sorgeva su di
un'isola, Seth ordinņ a tutti i traghettatori di vietare a
qualsiasi donne di salire sulla barca.
In
questo modo Iside sarebbe stata impossibilitata a sostenere la
propria causa. Iside riuscģ comunque a raggiungere l'isola
regalando un anello d'oro al traghettatore. Dopo 80 anni il
Divino Tribunale sentenziņ che Horo avesse il regno del Basso
Egitto e Seth quello dell'Alto Egitto.
La
leggenda dell'Occhio di Ra
Il
Sole ha perduto il proprio occhio e invia i figli Shu e Tefnut
alla ricerca del fuggiasco, ma il tempo passa e costoro non
ritornano. Ra decide quindi di sostituire l'assente, ma, nel
frattempo, l'Occhio ritorna e si accorge di essere stato
sostituito. Dalla rabbia, si mette a piangere e dalle sue
lacrime (remut) nascono gli uomini (remet). Ra lo trasforma
allora in cobra e se lo pone sulla fronte: l'Occhio diventa
cosģ l'Ureo, che fulmina i nemici del dio.
La
ribellione degli uomini
Anche in Egitto, come in altre parti del mondo, esiste il mito
della ribellione degli uomini contro gli Dei. La leggenda
egiziana narra che il dio creatore Ra, per affrontare questa
situazione, decise di inviare sulla terra il suo Occhio
sottoforma della dea Hathor. Hathor, che ha sembianze di
leonessa, divora in una notte parte dell'umanitą e poi si
addormenta. Ra crede che l'umanitą sia stata punita a
sufficienza e perciņ decide di spargere sulla terra una birra
colorata che, mescolata alle acque del Nilo, produce un
liquido simile al sangue.
Hathor al risveglio beve questo liquido che le causerą la
morte per ubriachezza. Il resto dell'umanitą č quindi salvo e
Ra, deluso, si ritira in cielo affidando gli uomini a Thot e i
serpenti, simbolo di regalitą, a Geb. Viene cosģ sancita la
separazione tra Dei e uomini. Ogni specie avrą un proprio
posto nell'universo che, da questo momento, conoscerą lo
spazio, get, e il tempo, neheh.
La
leggenda del dio Min
La
leggenda racconta di un uomo che, essendo mutilato, non poté
partecipare ad una guerra per la quale partirono tutti gli
uomini del villaggio. L'uomo mutilato, approfittando
dell'assenza degli altri uomini, mise incinta tutte le donne.
Al loro ritorno i soldati vollero giustiziare l'uomo mutilato,
ma alla fine decisero di divinizzarlo facendo cosģ nascere il
dio Min che, per la sua storia, venne rappresentato senza un
braccio e senza una gamba, ma con un evidente risalto del
sesso maschile.
Animali sacri
Non
tutti gli animali erano considerati sacri e, tra questi, solo
determinate specie lo erano. Cosģ solo una particolare specie
di coccodrillo, di serpente o di falco era sacra. In epoca
tarda, probabilmente a causa del progressivo ed inarrestabile
sfacelo del regno egizio, la religione sfociņ sempre pił nella
superstizione che portņ a riti e a credenze molto particolari.
I Gatti
Nell'Antico Egitto i gatti domestici erano adorati e
raffigurati in dipinti, sculture e incisioni. Gli Antichi
Egizi tenevano in grande considerazione questo animale, tanto
che lo scelsero per rappresentare Bastet e Sekhmet, sorella di
Bastet ed anch'essa raffigurata con parti di gatto. Il gatto
condivideva con Bastet la fertilitą e la chiaroveggenza,
mentre con Sekhmet la preveggenza. Sekhmet, che rappresentava
la giustizia e la potenza in guerra, veniva interrogata dai
sacerdoti per conoscere i piani del nemico e quindi aiutare i
soldati in battaglia. I
gatti erano considerati animali sacri al punto che, se
accidentalmente ne veniva ucciso uno, lo sfortunato
responsabile doveva essere punito con la morte. Gli
Egizi credevano che anche per il gatto esistesse l'aldilą e
perciņ anch'essi venivano mummificati e, quindi, sepolti, con
tanto di funerale.
Il Libro dei Morti
Il
Libro dei Morti ha origini molto antiche, forse addirittura
precedenti all'inizio dell'epoca faraonica e contiene le
direttive per un corretto viaggio dell'anima nell'al di lą. Il
Libro dei Morti era, per gli Antichi Egizi, quello che č la
Bibbia per i Cristiani. In epoca tarda veniva addirittura
preso alla lettera poichč, probabilmente, i suoi significati
erano divenuti un po' annebbiati. Il nome in egiziano era
REU NU PERT EM HRU, letteralmente "Capitoli per il
giorno futuro". L'appellativo Libro dei Morti č stato
assegnato dai primi studiosi che ne interpretavano i
contenuti.
All'interno del volume, sopravvissuto solo in alcune parti,
sono infatti trattati riti magici, metafisica e i vari stati
dell'anima prima e, soprattutto, dopo la morte. Secondo Wallis
Budge, il Libro dei Morti non č stato scritto dagli Egiziani,
ma avrebbe origini ben pił antiche e, quindi, sarebbe stato
ereditato da una civiltą precedente. Il
Libro dei Morti si divide in tre parti chiamate recensioni:
eliopolitana, tebana e saita. La prima versione, quella
eliopolitana, datata intorno al 3500 a.C., mentre la copia pił
antica giunta sino a noi, risale alla XVIII dinastia e ascrive
chiaramente il ritrovamento del capitolo alla I dinastia.
Tutto ciņ č avvallato dagli stessi geroglifici ritratti che
riproducono fedelmente Osiride e Horo a dimostrazione
dell'antichitą di questo culto. I libri sacri (recensione
eliopolitana) furono abbandonati o, forse, smarriti fra la VI
e la XI dinastia per poi riaffiorare tra la XI e la XII
dinastia (recensione tebana).
Tra
la XII e la XVII dinastia il Libro dei Morti scompare di nuovo
nell'oblio, mentre la XVIII dinastia recupera ancora l'antico
culto riportando le antiche iscrizioni, fatte su sarcofagi,
piramidi e statue, su papiri (recensione saita). Normalmente
scritto su un rotolo di papiro, il Libro dei Morti serviva per
pronunciare le formule magiche durante il rito funerario che
facilitavano il viaggio del morto nell'aldilą. All'inizio
queste formule erano incise nella camera funeraria.
Successivamente i testi vennero scritti sulla cassa funebre e
solo pił tardi su carta.
Il
numero dei capitoli del libro sepolti con il defunto variava a
seconda del denaro che egli possedeva (i testi pił semplici
venivano fatti in serie lasciando uno spazio bianco per
scrivere il nome del morto). Sulle strisce di papiro venivano
trascritti i testi delle formule funerarie e disegnate alcune
vignette ornamentali. Nei disegni gli uomini venivano
raffigurati con la carnagione rosso mattone perché stavano al
sole, le donne venivano dipinte gialle o bianco avorio perché
restavano in casa. Il Libro dei Morti scritto su papiro era
contenuto in astucci di forma diversa (per esempio una
statuina di Osiride) con scomparti segreti e deposti nelle
tombe. Le formule del libro dei morti servivano a far vivere
la salma nella tomba, a non farla putrefare e a impedire che
le tagliassero la testa. Altre formule servivano a non far
lavorare l'anima nell'aldilą e a impedirle di incontrare
serpenti e coccodrilli.
Una
particolare formula del libro serviva a indurre il cuore a
testimoniare a favore del suo padrone durante la psicostasia;
questa formula, spesso, era anche incisa sullo "scarabeo del
cuore", un amuleto che veniva posto sul cuore del defunto.
Altra formula importante era quella per la Ba che doveva
tornare dal defunto: "Dio grande, fa che l'anima Ba possa
venire a me da qualsiasi luogo si trovi. Che ella veda il suo
corpo, che ella riposi sulla sua mummia. Che non perisca
mai!". La massima aspirazione per l'antico Egizio era di
tornare a vedere la luce dopo la morte.
Le 42
Confessioni
Queste le quarantadue confessioni negative che lo spirito del
defunto nega di aver commesso. Leggendole attentamente evocano
alla nostra mente di cristiani lontani ricordi. Egli dice
davanti al giudice assegnatogli:
Non
ho commesso ingiustizie
Non
ho rubato esercitando violenza
Non
ho commesso atti violenti
Non
ho rubato
Non
ho ucciso né uomo né donna
Non
ho agito in modo ingannevole
Non
ho rubato oggetti di proprietį divina
Non
ho pronunciato il falso
Non
ho pronunciato malvagitą
Non
ho attaccato altri
Non
ho violato la donna d'altri
Non
ho commesso peccato contro la purezza
Non
ho intimorito altri
Non
ho vissuto nella rabbia
Non
ho finto sorditį alle parole giuste e veritiere
Non
ho incoraggiato conflitti
Non
ho abusato d'altri
Non
ho espresso giudizi affrettati
Non
ho contaminato le acque
Non
non stato insolente
Non
ho perseguito alcuna distinzione
La regola di Maat
Nei
simboli geroglifici, Maat veniva rappresentata come lo
zoccolo del trono. Il suo significato č l'ordine, la saggezza,
la ritualitą, la rettitudine, la giustizia, la morale,
l'armonia universale. Essa č la custode della legge divina,
veritą perfetta e sapienza assoluta. Simbolo di Maat, nel
linguaggio dei geroglifici, era lo zoccolo del trono,
rettitudine per eccellenza. Ogni decisione del faraone veniva
ispirata a Maat come garanzia di assoluta giustezza e perciņ
accettata dal popolo come incontestabile veritą. Maat č la
figlia di Ra, il dio sole, e sorella di Thot, dio della
sapienza. Con lui sedeva sulla prua della nave di Ra,
impugnando lo scettro e l'ankh e portando la piuma bianca
della veritą.
Nel
momento della sua salita al trono, il faraone prestava
giuramento a Maat, mentre, al termine della vita terrena,
nella sala di Maat, o sala della giustizia, si svolgeva la
pesatura del cuore del defunto con la piuma della giustizia.
Non ho detto il falso
Viaggio
nell'aldilą
Quando il Ka si separa dal Ba, ossia quando lo spirito
abbandona il corpo, sopraggiunge la morte. Poiché per gli
Egizi le azione dei vivi erano in contatto diretto con quelle
dei morti, il rito funebre ed il culto dei defunti assumevano
una notevole importanza. Nel rito funebre, la prima grande
operazione era la mummificazione del cadavere che
serviva al defunto per mantenere la conoscenza di se stesso e
della propria identitą sino a quando non si fosse identificato
con il dio Ra. Nella preistoria, e poi nell'uso della gente
comune, il cadavere veniva raccolto nella posizione fetale
come per farlo ritornare nel seno della Dea Madre, quindi
cucito nella pelle animale, chiuso in un grande otre di coccio
e sotterrato nel deserto che, grazie al clima caldo e
asciutto, era ideale a disseccare e mantenere il corpo a
lungo.
Dalla "casa della vita", luogo dove veniva eseguita la
mummificazione, partiva la processione. Davanti il baldacchino
infiorato con il sarcofago e dietro i congiunti con le
"piagnone" (donne e bambine che piangevano gettandosi
continuamente terra sulla testa). Poi il lungo corteo del
corredo funebre con gli oggetti appartenuti al defunto.
Raggiunto il Nilo la processione proseguiva sul fiume sacro,
fonte e vita dell'Egitto, come a simboleggiare l'inizio del
viaggio per il Nilo celeste. Arrivato alla necropoli e alla
propria tomba si iniziavano i riti di purificazione della
mummia con acqua e incenso. La cerimonia finale consisteva
nella lettura, da parte di un sacerdote, del "libro dei
morti". La mummia veniva cosparsa di profumo e incenso, mentre
due sacerdoti inservienti procedevano all'apertura degli occhi
e della bocca con lo scalpello e l'antica accetta sacra di
silice per permettere al Ba del morto (l'anima) di vedere e
parlare nell'al di lą. Tale cerimonia richiamava la nascita
delle creature umane e divine, rispettivamente dagli occhi e
dalla bocca di Ra. In questo modo veniva terminata la
preparazione del defunto al grande viaggio. Il sarcofago con
tutto il corredo veniva calato nella tomba, ogni cosa veniva
sigillata, e leve d'accesso ostruite e murate. Ora
ha inizio il culto del morto che č basato essenzialmente sulle
preghiere e sulle offerte che costituiscono l'alimento
spirituale. Le preghiere rappresentano il colloquio tra il Ka
del vivente ed il Ka del morto, cosģ come il rimpianto e le
manifestazioni d'affetto sono il colloquio tra il Ba del
vivente ed il Ba del morto. Il latte di fichi, il pane, la
birra e il grano (simbolo di risurrezione) alimentano il corpo
dell'anima, mentre l'acqua, il salnitro e l'incenso alimentano
il corpo spirituale.
In
questo modo si intende mantenere la famiglia unita a colui che
viaggia sulla barca del Sole. Tale continuitą č chiaramente
rappresentata nei dipinti della "casa della vita" del defunto
e della tomba.
|
No
Copyright © 2003
TABACCHERIA21
di O.Samuele
( Rivendita Tabacchi n° 21 ) Via Santa Maria 109 - 56125 PISA
Email
smokshop@tabaccheria21.net
Ultimo aggiornamento 22/12/2006 20.55.46
Webmaster: Maurizio B.
( ShopPatner )
mabaita@hotmail.com