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consigli al viaggiatore


Psicologia del turismo
ELEMENTI COMPORTAMENTALI IN SITUAZIONI DI PERICOLO
 

dr Fabrizio Cortigiani
psicologo e ricercatore in psicologia criminale presso
The Yorker Int.L University


La parola viaggio rimanda alla condizione di chi è sulla "via", con tutto ciò che questo comporta individualmente e socialmente.

Nell’era attuale della mondializzazione e della comunicazione in tempo reale, "il viaggiare è sempre più un flusso turistico". I venti paesi che spendono di più per il turismo sono i paesi OCSE e cosa particolarmente significativa è che l’80-90% dei profitti generati dal settore turistico dei paesi in via di sviluppo ritorna nei paesi industrializzati dove hanno sede le multinazionali che controllano proprio quel tipo di offerta turistica.

Si comprende facilmente che le problematiche relative al turismo comportano non solo una dilatazione della coscienza individuale (il viaggio come trama narrativa alla scoperta di sé, alla ricerca sempre crescente di soddisfare nuove esigenze individuali), ma anche un ‘evidente volontà di approdare ad una nuova cultura del viaggio sotto l’aspetto interculturale.

Già il filosofo francese Cartesio considerava il viaggio come un’esperienza interculturale in grado di aprire nuovi orizzonti. Ma se allora solo pochi potevano permettersi un simile tipo di vita, oggi "il viaggiare" è diventato un obbligo di status. La smania di collezionare e consumare mete ha originato la mercificazione del "mordi e fuggi" secondo gli schemi e i media di un turismo di massa, che tende a ledere l’idea stessa del "viaggio".

Tuttavia, che il turismo sia un’attività di élite o una degradante massificazione consumistica, resta il fatto che l’essere umano si trova di fronte ad un processo di conoscenza e curiosità nel quale possono intrecciarsi intelligenza e goffaggine creando così lo stimolo per una scommessa educativa della responsabilizzazione dell’attività turistica, che sfugga, da una parte al morso dell’industria del turismo mercificato, dall’altra, al concetto di viaggio come qualcosa di rapsodico e casuale.

La metamorfosi di questo processo evolutivo tanto individuale, quanto sociale porta ad una ridefinizione concettuale e senza dubbio assertiva, affermata dalla cosiddetta "Carta sull’etica del Turismo e dell’Ambiente" presentata ufficialmente dall’Alliance Internationale de Tourisme e approvata durante la conferenza per l’ambiente tenutasi nell’aprile del 1992 a Rio de Janeiro.

Riassumendo i fondamentali principi etici in questa contenuti, possiamo affermare che il turismo:

  • è un diritto dell’Uomo per salvaguardare le proprie esigenze di svago, di incremento di conoscenze e di necessità di interagire;

  • è quindi un fattore di cultura, di pace e di sviluppo;

  • è e deve essere un’arricchimento reciproco del patrimonio culturale ed economico dell’essere umano considerato come cittadino del mondo.

Dalla riflessione su quanto esposto nasce quello che potremmo definire il dilemma della sicurezza, sia per quanto riguarda il turista come persona fisica che si reca in uno Stato nel quale egli stesso è considerato "straniero", sia per quanto concerne la capacità di mantenere un clima di pacifica convivenza fra comunità locale e turisti limitando al massimo i possibili elementi di rottura.

Si tratta in realtà di delineare un codice di comportamento che il turista deve adottare nell’interesse della propria sicurezza, affinché il sogno di una bella vacanza non si trasformi in un evento drammatico.

I fatti di cronaca purtroppo non mancano; d’altra parte non è neppure pensabile dover viaggiare con un codice penale internazionale in tasca.

Ritenendo comunque che il miglior manuale sia quello del "Buon Senso", è tuttavia consigliabile seguire le indicazioni date dalle agenzie di viaggi e dalle guide turistiche, che sotto certi aspetti sono molto esaurienti.

E’ corretto in ogni caso fornire, se non un vero e proprio manuale, che implicherebbe un estenuante elenco dei vari paesi con le rispettive caratteristiche e con i relativi parametri di rischio, una serie di principi, di linee guida, per così dire, che siano in grado di aiutare il viaggiatore a metabolizzare i concetti chiave della prevenzione.

Tracceremo una scheda tipo, che ovviamente dovrà essere integrata di volta in volta secondo il tipo di viaggio, non con lo scopo di creare il "manuale del perfetto viaggiatore", ma con l’obiettivo di sensibilizzare il turista in merito all’apprendimento di una psicologia pratica sulla comprensione dell’elemento rischio e sul relativo feed-back comportamentale.

  1. "Paese che vai, usanza che trovi". Significa innanzitutto rispetto per la cultura e le tradizioni locali. Gli occidentali tendono ad essere abbastanza pratici, ma è necessario ricordare che culture diverse dalla nostra, spesso sono molto più ritualistiche e la loro complessità non deve essere sottovalutata. Un’offesa, anche non voluta può costare cara.

  2. La religione, di qualunque genere sia, è un fattore determinante per molti popoli. Le usanze religiose devono essere accuratamente considerate qualora la nostra meta sia un affascinante "luogo del mistero"; possiamo parlare del Tibet, come di certe zone tribali dell’Africa, dei luoghi sacri degli Indiani d’America o dei suggestivi templi dell’estremo Oriente.

  3. La diffidenza delle popolazioni locali, che può dare origine anche a fenomeni di violenza, più che essere considerata una forma di criminalità, deve essere interpretata come il diritto alla difesa della propria incolumità. Il turista è sempre e comunque "l’estraneo" che deve essere in grado di farsi accettare "in casa d’altri".

  4. La giovialità ed il comportamento particolarmente amichevole del paese ospitante non deve essere mai confuso con l’ingenuità e con la stoltezza. Nessuno ha il diritto di abusare dell’altrui ospitalità. Spesso, nei paesi in via di sviluppo o sottosviluppati, nei quali esiste ancora la "Legge del Clan" o del capo tribù, esistono anche leggi molto più inflessibili delle nostre.

  5. E’ buona cosa, non fosse altro che per rispetto, chiedere l’autorizzazione a fare fotografie, soprattutto se personali. Fotografare un capo religioso, un guerrigliero, un mercenario o una persona comune non significa "portarsi a casa un trofeo". La fotografia è sempre il risultato di un’azione che significa "catturare", "trattenere in modo abusivo", "togliere in un certo senso la libertà". E’ in realtà un modo inconscio per "colpire" e questo significato, sia pure con modalità diverse è percepito in tutte le culture. Questo è il motivo per cui una semplice e cortese richiesta è sempre consigliabile.

  6. In zone di guerra, guerriglia, guerra civile e/o ad alto quoziente di povertà, furti, rapine, scippi, saccheggio e danni alla persona sono da considerarsi eventi purtroppo "normali". E’ evidente anche la scarsa affidabilità delle forze dell’ordine. Evitare di calarsi nella parte di Indiana Jones è senz’altro un grande segno di intelligenza. Le guide turistiche, in tal senso sono molto esaurienti.

  7. Nei paesi dove il narco-traffico costituisce un’attività fiorente, l’amicizia con personaggi locali particolarmente potenti può essere molto dannosa. Può accadere che ci sia la necessità di trovare un capro espiatorio e in tal caso, chi meglio dell’ingenuo turista in cerca di avventure può essere miglior soggetto? Si tenga presente che nei casi di sospetta complicità con la criminalità organizzata, qualunque sia il livello di questa, i consolati e gli organi diplomatici possono fare ben poco.

  8. Il turismo sessuale, che si è sviluppato nelle aree economicamente depresse è stato ben tollerato per diversi anni, poiché, sotto certi aspetti, contribuiva ad incrementare la ricchezza. La prostituzione, ivi compresa quella minorile, che si è verificata, ad esempio, a Cuba o in alcune zone particolarmente sottosviluppate dell’Africa, è diventata un vero e proprio business a carattere internazionale. I regimi stessi, pur vietando apertamente tale tipo di attività, erano disposti a tollerarne l’esistenza in cambio di favori e denaro. Attualmente le leggi sulla prostituzione e sullo sfruttamento minorile sono molto più rigide, sia per motivi socio-politici che per ragioni sanitarie. La "moda" del turismo sessuale sembra aver cambiato percorso. A titolo di esempio si possono citare "La carta del turismo e il Codice del turismo" adottati nel 1985 dall’Organizzazione mondiale del turismo. Molte altre sono le disposizioni che nel corso degli anni hanno focalizzato in modo sempre maggiore la necessità di debellare questa piaga sociale. Importanti strumenti per il rafforzamento e l’elaborazione dei codici di comportamento e dei meccanismi di auto disciplina sono già da tempo all’esame della Commissione UE, che si è dimostrata favorevole all’assunzione di un pacchetto minimo di impegni da parte dei professionisti del settore, i quali, ispirandosi al più alto rispetto dei diritti umani, possono essere in grado di promuovere in modo concreto le iniziative più opportune per la tutela dei minori e delle persone a rischio.

Può essere utile, ai fini della prevenzione e della sicurezza personale, focalizzare la propria attenzione su semplici azioni della vita quotidiana, come camminare, prendere il treno, l’autobus o la propria vettura, oppure trovarsi in un locale, ad esempio un cinema all’aperto, una discoteca o qualsiasi altro luogo.

E’ evidente che tutto questo non è tipico del turista, ma di qualunque persona ovunque si trovi.

La differenza fondamentale tuttavia, risiede nella nostra capacità attentiva, nel nostro livello di vigilanza.

Sebbene chiunque possa essere aggredito in qualsiasi momento, è certo che la persona che esce dal proprio ufficio con la valigetta "24 ore" piena di documenti, avrà una soglia di attenzione maggiore dello stesso soggetto che esce dalla hall dell’albergo di una meravigliosa isola caraibica nella quale, "finalmente" si trova in vacanza.

Prendere il treno come pendolari mentre ci rechiamo al lavoro, non è come salire su un vagone trainato da una vecchia locomotiva a vapore, che ci porta a visitare i dintorni di Machu Pichu. Nel primo caso, forse possiamo portare anche un bel Rolex al polso; nel secondo, invece, non è sbagliato neppure togliersi la fede matrimoniale.

L’atteggiamento rilassato del clima delle vacanze rende decisamente più vulnerabili sia ad un drink di troppo, sia ai facili entusiasmi che possono condurre ad esperienze poco simpatiche.

Sarebbe il caso di affermare: "Turismo Ok, spensieratezza Ok, ma attenzione e vigilanza Ok! Ok! ".


Senza avere la pretesa di voler scrivere "Il manuale salvagente per il turista indifeso", cosa peraltro assurda e patetica, sembra opportuno favorire una riflessione su alcuni semplici comportamenti, forse anche scontati, ma non per questo banali, la cui applicazione potrebbe prevenire, fosse anche solo parzialmente la manifestazione di eventi incresciosi e dannosi.

Valutiamo adesso alcune situazioni tipo.

Camminando per strada, ad esempio, è bene controllare sempre cosa accade intorno a noi, considerare se siamo oggetto di particolare interesse da parte di "occhi indiscreti", evitare di tenere il bordo del marciapiede con la borsa sul lato strada. Se possibile, sostituire alla borsa un marsupio con fibbia passante che non si riesca a sganciare rapidamente; non fidarsi di chi ci ferma con qualche scusa, specialmente se questa diventa insistente; annotare eventuali numeri di targa di veicoli che seguono lentamente quasi a passo d’uomo. Se vengono notate persone sospette, eventuali scippatori, cambiare strada, entrare in un locale pubblico, cercare di non essere mai soli in luoghi oscuri, specie se considerati zone a rischio; fare attenzione a chi urta o spinge; evitare di passeggiare con gioielli, orologi di valore e altri oggetti preziosi (ciò che luccica, anche se di insignificante valore, gioca molto sulla fantasia del malintenzionato).

Altra situazione da tenere sotto controllo è la vita nei locali notturni e nelle discoteche. Da sempre la vita notturna ha interessato giovani e non, grazie a quel suo fascino un po’ ambiguo, alternativo e trasgressivo, che raccoglie nell’immaginario collettivo tutto ciò che non si può fare alla luce del sole.

E’ chiaro che cambia più la coreografia che la sostanza, ma l’uomo è fatto di piccole e grandi illusioni, che ne possono condizionare il comportamento.

Le abitudini stesse determinano la necessità di evadere dalla solita routine.

Così, dopo una giornata di lavoro c’è chi ha la necessità di andare a sfogarsi in discoteca, ma anche dopo una bella gita su un catamarano, nelle limpide acque caraibiche o delle Mauritius, "quasi snervati dalla paradisiaca giornata", vi è il desiderio di andare a bere in un pub o di andare a "vivere" ancora una volta in discoteca.

Ecco che i soliti freni inibitori, aguzzini della giornata "normale", possono venire meno: uno sguardo insistente o un commento eccessivo indirizzato all’altrui ragazza, un urto, una spallata, un bicchiere rovesciato anche involontariamente, un sorriso ironico, "una lei" che per verificare la gelosia del proprio ragazzo si inventa di essere stata molestata; inutile raccomandare di non bere in bicchieri lasciati incustoditi, o indossare abiti eccessivamente provocanti (i possibili stupratori, specie quelli occasionali ed in particolare se si trovano sotto l’effetto di alcool o droghe, magari in clima di vacanza, possono essere persone normalissime che nella normalità della loro esistenza non farebbero mai cose del genere); altro elemento da non sottovalutare è l’arroganza di chi si sente "il guerriero della notte" per sfogare le proprie frustrazioni, sotto forma di atteggiamenti che possono far degenerare una lieta serata in un serio e antipatico evento di violenza fine a sé stessa.

In treno, in autobus o in auto, valgono le stesse misure di sicurezza di quando si cammina per la strada: un’occhiata in più, una veloce perlustrazione intorno al proprio mezzo, osservare se ci sono elementi sospetti in giro non costituisce affatto un sintomo di mania di persecuzione. Un po’ di prudenza, accompagnata al buon senso e all’intelligenza permettono di gustarsi veramente una bella vacanza senza doversi sentire dei frustrati solo perché non siamo entrati nel "ghetto" di qualche zona "calda". Purtroppo, non sempre, l’intervento della polizia è immediato e risolutivo. E in ogni caso, meglio prevenire che reprimere.

E’ consigliabile dunque evitare di cadere nella trappola di coloro che vogliono solo vedere "colare il sangue dalla bocca": non sono soggetti leali e considerando la loro aggressività patologica, nella realtà amano avvalersi di strumenti subdoli come il pugno di ferro, coltelli a scatto, manganelli estraibili.

Saper prevenire non sempre è risolutivo, ma spesso allontana i guai; non ostinarsi a frequentare per forza quel determinato posto non è assolutamente indice di debolezza, ma di buon senso. Ricordiamoci che lo scopo per il quale decidiamo di andare in certi locali è e deve rimanere solo lo svago e il giusto divertimento.

Spesso si incontrano persone che per aver fatto un po' arti marziali o un corso di difesa personale cadono nell’illusione di sentirsi dei Rambo: attenzione! La professionalità nella sicurezza non si basa mai sulla conoscenza di qualche tecnica o di qualche gara vinta. L’approccio psicologico emotivo-razionale sta alla base di qualunque tipo di preparazione fisica. La difesa migliore è quella che permette di non creare guai.

Ricordiamo ancora la differenza fra il viaggiatore con fini più o meno professionali e il classico turista in vacanza.

Il primo è comunque una persona ben documentata sugli usi e sulle abitudini delle comunità locali; è un professionista e da tale si comporta. Il secondo è una persona che può o non può essere sufficientemente informata. Le informazioni sono tante, a volte corrette, altre enfatizzate dalle emozioni pregresse proprie ed altrui.

La presente informativa ha lo scopo di sensibilizzare il lettore soprattutto sull’approccio psicologico di una corretta pedagogia ed etica del turismo, che deve essere vissuto come un’esperienza di riposo, di divertimento, di accrescimento culturale, bella da ricordare e da raccontare.

Una maggiore attenzione alle più semplici norme di comportamento, suggerite peraltro anche dagli enti del turismo e dalle agenzie di viaggi, contribuiscono senza dubbio a rendere più significativa ed indimenticabile la tanto desiderata vacanza prima di ritornare ai necessari impegni quotidiani.


Fonti bibliografiche

www.odci.goc/cia/publication/factbook

www.sandokan.net

www.difesapersonale.com

Testi vari Guide turistiche De Agostini

 


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Ultimo aggiornamento 04/04/2010 17.44.23
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