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I partiti italiani si scontano l'Iva
e hanno rimborsi milionari. Mentre gli stipendi dei nostri
eurodeputati sono da capogiro
Taglio dell'Iva per le spese elettorali
In vista della campagna elettorale, i partiti hanno messo
da parte per un attimo dissapori e divergenze e, insieme e
velocemente, hanno approvato, nel mese di aprile, una
norma ad hoc che ha ridotto al 4% l'Iva sulle spese
sostenute nel periodo pre-elezioni: un bello sconto
rispetto al canonico 20%. L'agevolazione è passata quasi
inosservata, trattandosi di un breve comma all'art. 7
nella Legge 80 dell'8/04/2004. Comma che modifica una
legge di 11 anni fa e ne allarga la portata: se allora lo
sconto sull'Imposta sul valore aggiunto valeva soltanto
per il materiale tipografico attinente le campagne
elettorali, ora l'Iva al 4% si estende a carta, inchiostro,
acquisto di spazi di affissione, di comunicazione politica
radio-tv, di messaggi elettorali su quotidiani e periodici,
all'affitto di locali e agli allestimenti e i servizi
connessi alle manifestazioni. Si è valutato che l'onere
derivante da questa piccola modifica normativa,
corrisponde a circa 14 milioni di euro. Anche perché, come
specificato dopo dall'Agenzia delle Entrate, tale
agevolazione «non è limitata a uno specifico evento
elettorale, ma assume portata tale, da riferirsi alla
generalità delle competizioni elettorali». Il
provvedimento, però, potrebbe trovare contraria Bruxelles.
«L'agevolazione Iva...» cita la Rivista della Scuola
superiore dell'Economia e delle Finanze, legata al
ministero dell'Economia « ...appare difficilmente
compatibile con il quadro normativo comunitario di
riferimento». In attesa che la Commissione Europea
verifichi la conformità della norma alle disposizioni
comunitarie, la campagna elettorale è andata avanti e le
richieste di rimborso pure. Poi, se modifiche ci saranno,
si faranno.
Finanziamenti e budget
I partiti si spartiranno una “torta" da 250 milioni di
euro per le spese elettorali sostenute in occasione
dell'election day. La somma sarà ripartita in base alla
percentuale ottenuta da ciascuno. Inutile dire che il buon
esito delle votazioni è fondamentale. Per intendersi: un
punto in percentuale vale 2,5 milioni di euro (5 miliardi
di vecchie lire). A questa cifra ci si è arrivati negli
anni e con piccoli aggiustamenti. Alle elezioni del 1999
fu approvata una legge sui rimborsi elettorali che
elargiva oltre 160 miliardi ai partiti: 3.400 lire per
ogni cittadino iscritto nelle liste elettorali. Nel 2002 i
rimborsi si sono quasi triplicati: 5 euro. Il tutto grazie
a una delle rarissime leggi approvate in un clima
bipartisan. Inoltre gli iscritti alle liste elettorali,
causa invecchiamento della popolazione, sono aumentati
superando i 50 milioni. Così nelle casse dei partiti
arriveranno, questa volta, 250.038.250 di euro. Per
vincere bisogna spendere e chi spende e perde, oltre al
seggio, perde quel che ha speso. Per il 2004 i budget
iniziali dichiarati dalle forze politiche viaggiano a 6
zeri.
Forza Italia ha stanziato per ora circa 25 milioni per una
campagna fatta non solo di manifesti con Berlusconi. Il
partito ha per esempio pubblicato un libricino di 50
pagine destinato ai 250mila iscritti in cui sono riportate
le realizzazioni del governo e vengono confutate le "menzogne"
dell'opposizione. La Lista Prodi ha messo in campo una
cifra iniziale di 6 milioni per tutte iniziative:
manifesti, spot, incontri dei leader sul territorio (non
sono comprese le spese sostenute dalle strutture
periferiche, che a loro volta si autofinanziano grazie a
donazioni). Cifra destinata a lievitare fino a 8 milioni
nell'ultima fase "calda" della campagna elettorale. I
Verdi e L'Udeur prevedono una spesa di 1 milione. Chi ha
solo spese è invece il singolo parlamentare, impegnato in
una corsa difficilissima, perché deve ottenere preferenze
in una circoscrizione che comprende 4 o 5 regioni. Le
Europee possono costare anche 1 miliardo ecchie lire, come
mostrano i resoconti del 1999. Ma al momento nessun
candidato svela il suo budget.
Gli stipendi europei: italiani nababbi
Se l'elezione va in porto, l'indennità parlamentare
ricompensa lo sforzo:
8.500 euro al mese più i rimborsi spese, più la
diaria per la partecipazione ai lavori in commissione e in
aula. Gli eurodeputati italiani sono quelli che
percepiscono la busta paga più ricca. L'attuale sistema,
infatti, prevede che i parlamentari di ogni Paese membro
abbiano un'indennità pari a quella dei rispettivi
parlamentari nazionali. Il trattamento lordo degli
italiani si aggira intorno ai 12.000 euro mensili,
seguono gli Olandesi, austriaci (7.500), gli inglesi
(7.100) e i tedeschi (7.000).
Ultimi della fila gli spagnoli, i cui rappresentanti
prendono appena 2.618 euro, meno dei portoghesi con
salari da 3.449 euro.
L'ultimo tentativo di istituire uno stipendio unico per
i parlamentari di Strasburgo è stato respinto dai quindici
il 26 gennaio 2004. La cifra avrebbe dovuto essere
pari alla metà di quella percepita da un giudice europeo:
circa 8.600 euro. Il provvedimento, tra l'altro,
avrebbe potuto favorire i Paesi dell'Est.
Attualmente, i parlamentari nazionali ungheresi devono
accontentarsi di 761 euro al mese, gli slovacchi di
888, i lettoni di 980. Gli sloveni stanno
decisamente meglio: prendono 4.144 euro al mese,
stipendio superiore a quello dei colleghi di alcuni Paesi
già membri Ue.
10 giugno 2004
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