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  BOLIVIA - Il Partito della Coca

Gran parte della droga prodotta illegalmente nel mondo proviene dai paesi andini (Perù, Colombia e Bolivia). In Bolivia dagli anni ’60 la coltivazione della coca ha avuto un forte incremento dovuto principalmente alla crisi dell’agricoltura. Le piante di droga sono, rispetto alle altre, molto redditizie. Per la coltivazione della coca, infatti, è possibile riutilizzare lo stesso terreno senza che vi sia un calo del raccolto, come avviene con altre colture. Ciò rappresenta un notevole vantaggio per i contadini che difficilmente possiedono un capitale per acquistare nuova terra. Nella regione del Chapare il ciclo produttivo comincia dopo il disboscamento. Dopo la raccolta del mais si pianta la coca assieme alla manioca, dopo un anno questa è eliminata e comincia la coltivazione della coca perenne che dà quattro raccolti l’anno per più di vent’anni con rendimenti decrescenti solo dopo dieci anni. A questo punto la coca è sostituita da agrumi. La coca pertanto può far parte del ciclo produttivo di piccole fattorie a conduzione familiare, senza richiedere molta manodopera. L’economia della Bolivia, ritenuta un paese in via di sviluppo, è tradizionalmente basata sulla produzione di stagno e di prodotti agricoli (cotone). Negli anni ’60 e ’70 la recessione economica mondiale penalizzò duramente i paesi produttori di materie prime che subirono un calo della domande e un forte declino dei prezzi dei loro prodotti con un conseguente aumento del debito estero. Nel 1974, con il calo dei prezzi del cotone e l’aumento del costo dei macchinari per lavorarlo, parte della borghesia rurale di Santa Cruz cominciò a dedicarsi alla coltivazione della coca, utilizzando sussidi statali e incoraggiati dai capi militari, i quali amministravano grandi proprietà terriere e la più grande fabbrica d’acciaio solforico del paese per la produzione della pasta base. Negli anni ’80 andò in crisi lo stagno con un crollo del prezzo sul mercato mondiale e rimasero alti i costi di produzione delle miniere.

Una parte dei minatori disoccupati si trasferì nella regione del Chapare (che al giorno d’oggi produce il 90% della coca) ed incominciò a dedicarsi alla coltivazione del papavero.

Da alcuni dati risalenti agli anni ’80 risulta che in seguito all’aumento della produzione di coca: è evidente che contadini, ex minatori e poveri hanno trovato un modo per sopravvivere nel mercato illegale della cocaina, sebbene in posizione di forte dipendenza rispetto ai narcotrafficanti.

 

 

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Ultimo aggiornamento 22/12/2006 20.55.46
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