Torna alla Pagina Paesi Produttori
|
|
Negli anni '90, sotto il regime talebano,
l'Afghanistan è divenuto il maggiore produttore di oppio al mondo. A
seguito dell'11 di settembre, nonché a una campagna di pubbliche relazioni
orchestrata da Pino Arlacchi, si era creata l'illusione che i monaci
guerrieri fossero riusciti ad eradicare il papavero nel giro di un
semestre. l'Ufficio sul controllo delle droghe dell'ONU ha pubblicato il
29 ottobre scorso uno studio (http://www.unodc.org/afg/en/reports_surveys.html)
in cui si documenta con dovizia di particolari come la situazione generale
sia tornata ad essere quella che è sempre stata; l'Afghanistan resta il
primo produttore di oppio al mondo con il 75% del raccolto mondiale. Dalle
18 province del ’99 siamo passati alle 28 di quest’anno. AFGANISTAN Il controllo della produzione e del commercio delle sostanze stupefacenti è una della poste in gioco del conflitto in corso. L'Afghanistan come epicentro dei traffici di oppio. I percorsi dei commerci illegali. Battaglie e fallimenti dell'Onu. L'Afghanistan è il principale produttore di oppio del mondo. La sua popolazione non sembra avere molte altre risorse per sopravvivere. Nel 1999,il paese è arrivato a coprire il 77% del comunismo mondiale della sostanza e quindi, assieme all Pakistan, almeno fino allo scorso anno, forniva il 90% dell'eroina presente sul mercato europeo. Inoltre la droga è una della più consistenti fonti di finanziamenti di bin Laden. Del resto, le più recenti testimonianze attestano
Che la moneta corrente in Afghanistan, nonostante l'antiamericanismo, è il dollaro. La globalizzazione dei traffici(di droga, di armi, di denaro)deve essere più potente degli anatemi religiosi. L'interesse dei media per questo paese (quello dei media, non quello delle grandi potenze che hanno sempre cercato di controllarlo, come dimostra la sua storia anche attuale)è stato, per lungo tempo, tiepido, sporadico, superficiale. Ora però l'eccesso di esposizione cui è soggetto rischia di fargli ancora torto: l'informazione abbonda , ma si tratta di informazione < in tempo di guerra>, che può essere fortemente inficiata da questo contesto. I dati che utilizzeremo qui di seguito, tuttavia , sono in gran parte trattati da documenti precedenti all'11 settembre. Il che per un volta, può essere un vantaggio , una garanzia di attendibilità . LA GUERRA DELL'OPPIO
Nel novembre del 1997, l'Undcp, sotto la direzione di Pino Arlacchi, aveva l'indiscutibile coraggio di affrontare il problema della diffusione degli oppiacei (e dell'eroina in particolare)letteralmente alle sue radici, laddove, cioè, fiorivano più abbondanti e rigogliose le coltivazioni dell' oppio :in Afghanistan . nonostante le prevedibili insidie di carattere politico e geopolitico, fu cercato un accordo con i governanti locali . Il regime taliban accolse le proposte di sostituzione delle coltivazioni di oppio con altre, alternative, con entusiasmo sospetto: il programma era decennale, ma loro dissero che avrebbero potuto attuarlo in un solo anno. Evidentemente pensavano ai finanziamenti che sarebbero confluiti nel paese , o direttamente nelle loro mani . Fatto sta che la produzione ,negli anni immediatamente seguenti , invece di diminuire , salì notevolmente , fino a raggiungere il picco eccezionale del 1999 , con aumento del 50% rispetto all'anno precedente:un raccolto in più che duplicato del 4.691 tonnellate .Tanto che nell'ottobre del 2000,Arlacchi riconosceva la sconfitta del programma. Poi ,improvvisamente, i taliban si mostrano sensibili alla sanzioni e alle pressioni internazionali, sembrarono voler recuperare la fiducia dell ' Undcp. In pochi mesi , fra il 2000 e il 2002, le coltivazioni del papavero sparirono all ' occhio dei controlli satellitari. Sappiamo che i taliban riscuotono una vera e propria " decima " ( 10 % ) sulle coltivazioni del papavero ,mentre sul commercio dell ' oppio hanno il 20% . Queste sono le tasse , ma chi gestisce , poi , il traffico nelle sue prime fasi e ne intasca poi i suoi lauti profitti ? E' ipotizzabile che non siano solo i taliban dell ' oligarchia politica a controllare il traffico dell ' oppio all ' interno del paese e ai confini . Tanto meno i contadini . I <contrabbandieri > , i < signori della droga >, i < signori della guerra >, sono bene organizzati , in grado di gestire e proteggere , scorte bene armate , gli stoccaggi , i laboratori e le spedizioni . Il pensiero va naturalmente ai numerosi capi tribali delle varie etnie che abitano nel paese , ma anche ad al-Qa'ida e a bin Laden , che disporrebbe , secondo quanto si dice , di alcune migliaia di uomini ( 10-12 mila ?) prevalentemente di etnia araba e di livello culturale senz'altro superiore . Data la preminenza dimostrata da bin Laden nel paese , possiamo considerare che siano proprio questi uomini i quadri della dirigenza al livello militare , politico ed economico ? e possiamo ipotizzare che , se non altro al livello consultivo , siano operanti , affianco di al-Qa' ida , altre organizzazioni più semplicemente criminali e non necessariamente fondamentaliste ? Sicuramente ci devono essere copiosi contatti con organizzazioni di trafficanti che operano nei paesi limitrofi , dove transitano le droghe di provenienza afghana , e come le mafie attive nei paesi in cui sono destinate : l ' Europa soprattutto . Anche ha questo scopo la rete di al - Qa ' ida appare come un veicolo ottimale , con il suo tessuto esteso ed articolato di presenze più o meno dormienti . Secondo i dati del 1999 le zone dell ' afghanistan dove si concentrano o si concentravano le colture incriminate e i laboratori di raffinazione sono Helmand , Nangahar , Badakshan . quest ' ultima è controllata dall ' Alleanza del Nord antitaliban . Nel cui territorio peraltro non ha avuto alcun effetto l 'azione dell 'Undcp e quindi la normale produzione di oppio , per quest'ultimo anno , si sarebbe attestate più di 300 tonnellate . I laboratori di raffinazione dell' Helmand producono soprattutto morfina base che viene inviata , attraverso il Pakistan e l ' Iran , in Turchia dove viene trasformata l ' eroina . Questo il succo della vicenda, come appare alle cronache. Molto più difficile capire cosa si muove dietro le quinte. Se si esaminano più da vicino i documenti, la sparizione dei papaveri risulta sostanzialmente vera, ma più sfuma. Qualche passo era stato compiuto anche prima del 2000. C'erano stati segnali di buona volontà. Il mullah Omar aveva emanato alcuni decreti coerenti con gli accordi del 1997. Nel dicembre 1998 aveva dichiarato fuorilegge sia il consumo dell'oppio che i laboratori per la sua trasformazione io eroina. Nel settembre del 1999 , dopo il raccolto eccezionale che gli aveva fatto "perdere la faccia", Omar aveva promesso la riduzione di un terzo delle coltivazioni di oppio. Evidentemente, però, gli effetti di tali risoluzioni , almeno fini al 2000, furono poco significativi, anzi, addirittura in controtendenza. Le contraddizioni e le sfumature risultano anche dall'analisi dei dati forniti dal rapporto del gruppo di Dublino , altro organismo di coordinamento delle politiche antidroga al livello internazionale, nel meeting di Bruxelles del 28 giugno del 2001. Rapporto che esamina la situazione nel' Asia sud - occidentale, e che viene sostanzialmente confermato da documenti Interpol ed Europol dello stesso periodo . Nel 1999-2000, stanno al resoconto dell' Undcp in Afghanistan le coltivazioni di oppio si erano già ridotte di quasi il 10% rispetto alla stagione '98- '99e la produzione era calata del 27 %. Una mappa elaborata dalla stessa agenzia dimostra però che , se nelle aree tradizionali le coltivazioni di oppio si erano ridotte anche fortemente , nelle vicine erano in crescita , tanto che , nel totale la riduzione era ben inferiore al 10 %. Un risultato non certo eclatante. Tuttavia questa situazione riguardava l'inverno tra il 1999 e il 2000. Le cosa cambiano per la stagione successiva :il 28 luglio del 2000 il mullah Omar emana un decreto di assoluto divieto della coltivazione dell'oppio che risulta molto efficace all'interno dall'area controllata dai taliban , cioè il 90 % del territorio afghano . Ed effettivamente nel maggio 2001 , un missione di controllo dell ' Undcp attestava che le coltivazioni di oppio erano state eliminate almeno per il 95% da quel territorio , cioè da quasi tutto l 'Afghanist. Il fatto , reso di pubblico dominio dalle dichiarazioni di Arlacchi riportate su vari quotidiani anche se fortemente contestato da altri interlocutori, viene convalidato dalle osservazioni via satellite , sia dai Russi che dagli americani .Lo dobbiamo quindi dare come assodato , per quanto eccezionale. Tuttavia , osserva e ipotizza lo stesso Gruppo di Dublino , " non appare chiara la vera motivazione " che ha indotto i taliban a bandire le coltivazioni di oppio . Intanto non ci sono informazioni attendibili sulla quantità delle riserve accumulate negli anni precedenti . Il 1999 , infatti , aveva segnato , come abbiamo visto in aumento eccezionale della coltivazione della produzione . Pertanto il bando di Omar del luglio 2002 può essere interpretato come lo strumento per mettere in atto una pausa finalizzata con lo smaltimento delle scorte , in modo da tenere alto il prezzo da dare alla comunità internazionale e in particolare all ' undcp , l ' illusione di un adeguamento di kabul alle sue direttive . Lo stesso Arlacchi ha dichiarato molto recentemente che non possiamo ancora controllare se , per quanto riguarda il prossimo raccolto , quello dell ' anno in corso , il micidiale papavero non sia stato seminato nuovamente . Attualmente i campi sono nella fase della semina e non si sa con quali tipi di piante questa sia stata effettuata . Dobbiamo aspettare che ci sia la fioritura primaverile per poter controllare dall'alto i campi colorati , eventualmente , dal rosso dei papaveri . Del resto è sempre Arlacchi a dichiarare che, dopo aver avuto la soddisfazione di costatare che nel 90% del territorio afghano controllato dai taliban le coltivazioni del papavero erano scadute, l'attenzione dell'Undcp si è concentrata sui depositi e sui laboratori annessi per la produzione di morfina base e di eroina. Ben 40 ne erano stati scoperti già due anni prima in territorio tagiko, ai confini con l'afghanistan . Si calcola che contenessero circa cento tonnellate di eroina: una quantità in grado di rifornire i mercati occidentali, europei e americani per parecchi mesi . Se davvero i taliban avessero attuato, per puro calcolo, una manovra di mercato di queste dimensioni, si dimostrerebbero capaci di concepire e realizzare strategie politiche ed economiche astute, non proprio coerenti con l'immagine che viene loro attribuita di una oligarchia di fanatici e di responsabili, ispirata dall'odio contro gli occidentali. Tra l'altro avrebbero anche dimostrato un controllo assoluto del territorio. Vorrei aggiungere che il fenomeno presenta una qualche coincidenza cronologica, se non altro, con l'escalatiun abnorme dell'aggressione terroristica. Un caso, oppure parte di un disegno più complesso studiato a tavolino. |
No
Copyright © 2003
TABACCHERIA21
di O.Samuele
( Rivendita Tabacchi n° 21 ) Via Santa Maria 109 - 56125 PISA
Email
smokshop@tabaccheria21.net
Ultimo aggiornamento 22/12/2006 20.55.46
Webmaster: Maurizio B.
( ShopPatner )
mabaita@hotmail.it