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erythroxylon coca

COCA

 

La coca è il nome convenzionale con cui ci si riferisce a circa dieci diversi tipi di specie americane di piante, la cui più importante è l' erythroxylon coca Lamarck che cresce nelle zone umide delle foreste nelle aree boliviane, andine e peruviane. Le modalità di consumo sono differenti. Il modo tradizionale è quello di masticare la foglia assieme a qualche altro vegetale contenente sostanze alcaline che permettono all'alcaloide della cocaina di liberarsi.

Può anche esser fumato sotto forma di pasta, estratta dalla foglia con un procedimento particolare; attualmente viene utilizzata, dopo la raffinazione, sotto forma di polvere e inalata direttamente nelle narici. Gli effetti della coca sono molto diversi da quelli della sostanza raffinata e più blandi. Comprendono comunque stati di euforia, agitazione psicomotoria, ipervigilanza, resistenza alla fatica, al sonno e alla fame, esaltazione dell'attività sessuale e intellettuale. Possono comparire forme di tipo allucinatorio a livello auditivo, come voci che chiamano per nome, tintinnii, suoni etc., ma, come in tutte le sostanze stupefacenti, possono subentrare anche effetti negativi. E interessante notare che l'uso della coca, che come abbiamo gia visto era ed è ampiamente diffuso nelle popolazioni amerindie, era regolato in modo preciso. Presso gli antichi Incas solo ai grandi sacerdoti era permesso utilizzarla per giungere allo stato di ebbrezza che porta; gli altri cittadini avevano l'abitudine di masticarla per calmare la sete, la fame o la fatica. A questo proposito, Garcilaso de la Vega, un cronista inca-spagnolo del Seicento, scrive:


"L'erba che gli indiani chiamano cuca e gli Spagnoli coca, e la grande ricchezza del Peru, poiché se ne fa grande commercio. Gli Indiani ne hanno altissima stima e gli Spagnoli hanno sperimentato le sue proprietà in medicina.

Padre Blas Valera, che ha lasciato il Perù 30 anni dopo di me, ne paria benissimo e per esperienza personale.

La cuca, dice e una pianta grande come la vite, ha pochissimi rami e molte foglie, lunghe metà d'un pollice e larghe come il dito stesso; sebbene non sia di odore gradevole, non e tuttavia particolarmente sgradevole. Gli Indiani preferiscono le sue foglie all'oro, all'argento e alle pietre preziose; cosi essi coltivano e raccolgono la coca con estrema cura, la seccano al sole e la masticano senza inghiottirla. Gli operai che la tengono in bocca hanno più forza nel lavoro e resistono un giorno intero senza prendere cibo; essa preserva da molte malattie, e eccellente per rafforzare i denti e affievolirne i dolori. I medici la usano in polvere, particolarmente per impedire che le ferite vadano in cancrena; ridà la forza alle ossa spezzate, scalda le membra e guarisce le vecchie ferite in cui i vermi cominciano ad apparire; non e meno efficace per la cura delle malattie interne, ed e a torto che molta gente ne scrive in modo negativo:

costoro vorrebbero proibire l'uso di questo arboscello perché idolatri e stregoni ne offrono le foglie ai loro idoli. Se questa ragione fosse legittima, bisognerebbe proibire ogni cosa".Ancor oggi la coca rientra in diverse pratiche cerimoniali:

i pescatori ne legano una foglia all'amo perché assicuri una buona pesca, i viaggiatori lasciano foglie sui cumuli di pietre che indicano la via per assicurarsi un buon ritorno, e i minatori di Cerro de Pasco sputano il bolo che hanno in bocca sui filoni metalliferi particolarmente tenaci nella speranza che questi si ammorbidiscano. La coca viene offerta agli spiriti maligni per convincerli a riportare l'anima del malato al corpo, o sotto forma di foglia posta sulla lingua di un malato per decidere della sua guarigione (se il malato avverte il sapore della cosa, ha la possibilità di salvarsi). Altri interessanti rituali sono quelli officiati dagli indios Cipaya: ogni volta che un indio ritorna nel villaggio dopo una lunga assenza, viene esposto pubblicamente il TITI-MAL'KU, un feticcio formato da un gatto selvatico di color grigio, che e stato impagliato, e che viene posto all'interno della capanna. Il feticcio è ornato con dei nastrini rossi alle orecchie, un sacchetto al collo che contiene della coca e altre sostanze magiche, e accanto ha una scodella piena di sangue e una manciata di foglie di coca.

Dopo che un montone bianco è stato disteso di fronte alla capanna, viene asperso di coca e di alcol e si invoca lo spirito del gatto. Il montone viene sgozzato e il sangue asperso tutt'attorno, mentre si brinda allo spirito del gatto perché riceva benignamente il sacrifido del sangue. Un altro rito interessante e quello che viene officiato seppellendo un agnello impagliato affinché vigili sulla prosperità del gregge: il curandero del villaggio fa condurre vicino al recinto un montone nero, che viene sgozzato, e poi sparge ii sangue tutt'attorno. In seguito i proprietari del gregge e gli amici bevono alcol e fumano pasta di coca, finché non viene preso l'agnello impagliato a cui viene offerta dell'altra coca e poi viene sepolto, dopo una lunga invocazione, in una fossa scavata appositamente e coperto dalla terra e da foglie di coca tritate. In seguito il curandero infila in alcuni sacchetti di carta sostanze magiche che egli stesso ha preparato. Poi con grasso di montone prepara un simulacro di agnellino, lo pone in una scodella e invoca la Madre-Terra mentre i partecipanti offrono al simulacro delle foglie. Infine il simulacro viene posto in una scatola di metallo assieme ai sacchettini, grasso di montone e di maiale, fiori secchi raccolti personalmente dal curandero e ancora foglie di coca, e il tutto viene seppellito nello stesso punto dove in precedenza era stato sepolto l'agnello impagliato.

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Ultimo aggiornamento 22/12/2006 20.55.46
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