L'oppio è il succo essiccato, estratto dai semi non maturi del Papaver
somniferum album (papavero bianco), pianta del medio oriente, contenente morfina
e papaverina, che ha la caratteristica di provocare sonnolenza e far rilasciare
la muscolatura. Fumato è un potente stupefacente. L'oppio è usato fin
dall'antichità in Cina e Medio Oriente, poco in Europa.
Viene mescolato con tè o
caffè (tyl), fumato (soprattutto in cina), masticato o ingerito. Già i Sumeri,
settemila anni fa, conoscevano gli effetti del "papavero che dona la gioia e
l'ebbrezza", e pare che l'imperatore romano Marco Aurelio fosse oppiomane. Tra
le vittime illustri,
si può citare l'alchimista Paracelso, morto nel 1541 per
intossicazione da oppio: una dose eccessiva (più di 600 mg di polvere o di 30 g
di "laudano") procura la morte. Nella Parigi di inizio secolo tra i fumatori di
oppio (misto spesso ad ashish) troviamo Baudelaire, Rimbaud, Maupassant,
Apollineaire e Delacroix. Per quanto riguarda gli effetti, prima si va in stato
euforico, poi in condizione di serenità e sonnolenza piena di sogni, dove
l'immaginario si confonde col reale, si attenuano gli stimoli esterni e le
sensazioni sgradevoli. Aumentando uso e dosi però il distacco dalla realtà
aumenta a dismisura.
Un movimento involontario
costante degli occhi a sguardo fisso rientra fra la sintomatologia della
tossicodipendenza da oppioidi. La dipendenza fisica e psichica si manifesta
dodici ore dopo l'ultima assunzione con irrequietezza, insonnia, tremori e
dolori vari. L'intossicazione cronica porta ad apatia ed abbattimento, perdita
di iniziativa ed interessi, scarso appetito, dimagrimento.