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FAMIGLIA:
Papaveraceae
NOME VOLGARE: Celidonia – Erba da porri
HABITAT: Muri e ruderi sino a 1600 mt
Pianta perenne, alta sino a 50 cm, con fusto ramificato, prostrato o scendente,
sparsamente pubescente, che alla frattura emette un lattice bianco che all'aria
diviene rapidamente prima aranciato e poi bruno ;
Foglie pennatosette, con 7 segmenti lobati o partiti, scure di sopra e glauche
inferiormente;
Fiori da 2 a 6 in ombrelle terminali o solitari all'ascella fogliare , petali
4-meri gialli con molti stami, capsula lineare eretta e glabra, fiorisce da
maggio ad ottobre.
Nel ‘500 si sosteneva che il nome Chelidonium derivasse da Coeli Donum e cioè
"Dono del cielo" per le sue qualità definite miracolose dagli alchimisti. In
realtà, come già spiegato da Dioscoride, deriva dal greco Chelidon = rondine
perché il suo ciclo vegetativo coincide con l'arrivo e la partenza di questo
uccello, sembra che le rondini facciano cadere una goccia di lattice di
celidonia negli occhi ancora chiusi dei rondinotti per aiutarli a schiuderli;
gli stessi latini la chiamavano Hirundaria. I suoi principi attivi sono affini a
quelli dell'oppio per cui il suo impiego è volto soprattutto a calmare il
dolore, usato come antispasmodico nell'Angina pectoris. La celidonia contiene
alcaloidi velenosi soprattutto nel lattice che, se ingerito, causa bruciori alla
bocca, alla faringe, vomito, paralisi e quindi coma. Esso è efficace nel
trattamento di porri, verruche, calli e duroni come l'azoto liquido adoperato
dai dermatologi; va applicato due volte al giorno direttamente sulla parte da
trattare.
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