Uno dei problemi più dibattuti nell'ambito delle
droghe allucinogene e quello che si riferisce all'ololiuqui, una
pianta appartenente alla famiglia delle Convolvolacee e che prende il
nome scientifico di Rivea corymbosa. Tradizionalmente questa pianta
era utilizzata dagli Aztechi per entrare in contatto con gli Dei,
assieme ad una pianta consimile, la Ipomea violacea che gli Aztechi
chiamavano tlitlilzin.
A proposito dell'ololiuqui, Jose de Acosta, un cronista spagnolo del
Cinquecento, racconta come i sacerdoti messicani preparassero la
droga:
"Questa unzione era fatta di diverse cose velenose come di ragni, di
basilischi, di centipedi, di salamandre, di bisce,
e di altre cose tali, che erano raccolte dai fanciulli del Collegio, ed
erano cosi destri, che tenevano insieme molti, in grandi quantità per darla
ai Sacerdoti, quando essi il richiedevano. La loro particolare occupazione
era andar a caccia di questi animali, e se per caso andavano per prendere
altre cose, e fossero incappati in una di queste, ci mettevano ogni
attenzione come se quella fosse la loro vita. Per questo gli indiani non
temevano assolutamente questi animali velenosi, mangiandoli con me se non
avessero alcun veleno. Per preparare questo unguento prendevano tutti
assieme questi animali, e ii bruciavano nel fuoco del tempio che stava
dinnanzi all'altare, finché erano ridotti in cenere, che poi gettavano in
alcuni mortai con molto tabacco (che è un'erba che questa gente usa
per tramortire la carne e non sentire la fatica); con questo rivoltavano
quella cenere, che gli faceva perder la forza; buttavano insieme con queste
erbe, e cenere, alcuni basilischi, e ragni vivi, e centipedi, e il
mescolavano assieme, e ne facevano una massa, e dopo tutto questo gli
mettevano un seme macinato che chiamavano Ololuchqui, che pigliano gli
indiani per aver visioni, il cui effetto è quello di privarli di giudizio.
Macinano allo stesso modo con questa cenere vermi neri, e pelosi, il cui
pelo solo è velenoso. Dopo tutto questo ammassavano insieme con caligine di
caldaia, e mettendo tutto in un vaso, lo collocavano dinnanzi ai propri Dei
dicendo che questo era il loro cibo, e cosi lo chiamavano cibo divino. Con
questa unzione diventavano stregoni, e parla al demonio. I sacerdoti, unti
con questa pasta, perdevano tutto il loro timore e acquistavano uno spirito
di crudeltà e cosi ammazzavano gli uomini nei sacrifici e con grande
coraggio andavano di notte da soli monti, e nelle grotte scure, senza paura
delle fiere pensando che leoni, tigri, lupi e serpenti e altre finchè vivono
nei monti, fuggirebbero da loro per virtù di quell' unguento, e se non
fossero fuggiti dall'unguento sarebbero fuggiti da loro trasformati nel
demonio. Questa pozione serviva per curare i malati, i bambini, questo lo
chiamavano medicina divina, e essi ungevano parti malate, e affermavano che
sentivano da un gran benessere, e doveva esser questo, perché il tabacco, e
l'Ololuchqui, hanno la capacità di lenire dolore".
Gli studiosi, di fronte a queste due piante si so divisi:
secondo alcuni gli effetti allucinogeni sono dovuti principalmente a
fenomeni di auto-suggestione:
secondo altri invece si tratta proprio di piante il contenuto di alcaloidi è
fortemente intossicante la diatriba nacque dopo gli espenimenti compiuti,
che diedero risultati diversi a seconda dei casi, ma Gordon Wasson ha
spiegato che le proprietà di queste convolvolacee derivano dal tipo di
preparazione. Il modo corretto di preparare la droga consiste nel frantumare
i semi fino a ridurli in polvere, mescolare questa polvere con acqua fredda,
lasciare in fusione per un po' di tempo il composto e, dopo averlo
setacciato, berlo.Interessante è anche la storia delle due droghe, che,
considerate sacrali dalle popolazioni amerindie prima della conquista
spagnola, vennero osteggiate e combattute in tutti i modi dalla Chiesa
Cattolica. Lentamente però gli indios riuscirono a nascondere le loro
pratiche magiche, inserendole all'interno della religione cristiana, un po'
come avvenne per il culto del peyotl. Sempre Wasson cita a proposito
la tecnica di una curandera per curare i malati: la persona che vuole
compiere l'operazione deve far voto alla Vergine (e in effetti i semi
vengono anche chiamati semillas de la Virgen, "semi della Madonna")
e andare a cercare le piante, tagliando gli steli senza strappare i semi.
Dopo di cibo viene scelto un bambino di sette/otto anni, maschio o femmina a
seconda del sesso del paziente, che, lavato e purificato, e rivestito di
abiti puliti, parteciperà al rito. Si pesano e si misurano i semi, nel pugno
della mano o in un ditale, e il venerdi sera, verso le otto o le nove, i
semi vengono ridotti in polvere, mescolati con acqua in una ciotola che il
bambino porta assieme all'incenso al paziente. Durante quest'operazione va
ripetuta la formula:
"Nel nome di Dio e della Virgencita (piccola Vergine
adorata), sia gradito e piacevole il rimedio, e diteci,
Virgencita, che cosa c'è che non va nel paziente.
Le nostre speranze sono riposte in te".
La pozione viene filtrata con una pezza pulita, possibilmente nuova; il
paziente la beve, l'incenso viene posto sotto il letto, dalla parte della
testa del paziente sdraiato; il bambino resta con la curandera e attendono
tutti gli eventi. Se il paziente migliora, resta a letto; se invece resta
stazionario e peggiora, Si alza e si pone di fronte all'altare, restandoci
per un po' e poi torna a letto, senza parlar con nessuno fino al giorno do
Questo rituale permette di scoprire se la malattia è frutto del malocchio,
oppure se si tratta di un vero proprio male organico.