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La
mandragora (Mandragora officinarum) è sicuramente, fra le "piante
magiche" utilizzate nell'area occidentale, la più conosciuta, e la più
utilizzata. Appartiene alla famiglia della Solanacee, e la sua radice, dalla
forma vagamente simile a quella umana, le ha procurato la fama di "pianta
magica" a partire dall' antica Grecia. Nell'epoca romana si credeva che la
mandragora fosse abitata da un qualche demone; svellendola dal terreno, il
demone si sarebbe risvegliato e il suo urlo avrebbe ucciso l'incauto
raccoglitore. Conseguentemente si suggeriva di disegnare tre cerchi con un
ramo di salice attorno alla pianta, di legarla con un filo nero e di
allacciarlo al collo di un cane, in modo che il maleficio colpisse l'animale.
Le testimonianze sulla mandragora e sul suo
uso medicamentoso attraverSano Ia storia delle erbe a partire dall'antica
Grecia, e nella maggior parte dei casi concordano sulla sua capacità di
causare un sonno profondo e ristoratore, sia che venga semplicemente posta la
sua radice nella camera dove il paziente dorme, sia che venga mescolata al
cibo, cotta nel vino; un'altra sua caratteristica e quella di fungere sia da
afrodisiaco, in senso di stimolante sessuale dopo l'ingestione, che da amuleto
atto a portare buona sorte nelle faccende amorose; in questo caso la radice
intagliata secondo un modo particolare. Nota, infine, la sua capacità di
"combattere" la sterilità: tanto e vero che addirittura la Genesi, uno
del libri della Bibbia, ne parla, a proposito:
"Or, Ruben, al tempo della mietitura del grano, andò per i campi e trovò
delle mandragore, pomi d'amore, e le portò a Lia sua madre. Ma Rachele disse a
Lia:
- Dammi, ti prego, delle mandragore di tuo figlio. Le rispose: - Ti par poco
avermi tolto il mio marito,che mi vuoi togliere anche le mandragore di mio
figlio? Allora Rachele disse: - Ebbene, dorma pure con te questa notte in
cambio delle mandragore di tuo figlio.La sera quando Giacobbe tornò dalla
campagna, Lia gli andò incontro e gli disse: - Entra da me, perché ti ho
accaparrato con le mandragole di mio figlio. Ed egli dormì con lei per quella
notte. Or, Dio esaudì Lia, che concepì e diede a Giacobbe il quinto figlio, e
disse: - Iddio mi ha dato la mia mercede, perché detti la mia serva a mio
marito".
Ma nonostante questa evidentissima tradizione, i commentatori del Genesi
notano che Dio non aveva mai benedetto la mandragora, dal momento che Rachele
restò sterile e solo dopo sette anni poté concepire il proprio figlio
Giuseppe. Possiamo quindi immaginare la fama sinistra che, complice la Chiesa,
la mandragora acquistô con il tempo e soprattutto nel Medioevo, periodo in cui
le sue qualità vennero particolarmente apprezzate, e che vide il moltiplicarsi
delle leggende sia per quello che riguarda la sua nascita, sia per la sua
raccolta che per il suo uso. Nel 1518, Niccolò Machiavelli scrisse una
commedia burlesca, intitolata appunto la Mandragola, in cui la tradizionale
capacità della pianta di essere un antidoto contro la sterilità, e
l'altrettanto tradizionale potere venefico diventano nelle mani dell'autore il
meccanismo adatto a far si che Callimaco, innamorato della moglie di Messer
Nicia, la bellissima Lucrezia, possa finalmente amarla. Poiché la donna è
sterile viene consigliato al marito di utilizzare la pianta; ma dal momento
che la donna che piglia questo antidoto diventa "velenosa", si consiglia
all'uomo di lasciare che sia un altro a far l'amore con lei, per estirpare il
maleficio. Inutile dire che sarà Callimaco stesso travestito a farlo:
Callimaco: - Voi avete a intendere questo, che non e cosa più certa a
ingravidare una donna che darli bere una pozione fatta di mandragola. Questa è
una cosa esperimentata da me due paia di volte, e trovata sempre Vera; e se
non era questo, la regina di Francia sarebbe sterile, e infinite altre
principesse di quello Stato.
Messer Nicia: - E egli possibile?
Callimaco: - Egli è come io vi dico. E la fortuna vi ha in tanto voluto bene,
che io ho condotto qui meco tutte queste cose che in quella pozione si mette,
e potete averla a vostra posta.
Messer Nicia: - Quando l'arebb'ella a pigliare?
Callimaco: - Questa sera dopo cena, perché la luna è ben disposta, e il tempo
non puO esser più appropriato.
Messer Nicia: - Cotesta non fia molto gran cosa.
Ordinatela in ogni modo; io gliene farò pigliare.
Callimaco: - E bisogna ora pensare a questo! che quell'uomo che ha prima a
fare Seco, presa che l'ha cotesta pozione, muore infra otto giorni, e non lo
camperebbe il mondo.
Messer Nicia: - Cacasangue! io non voglio cotesta
suzzacchera; a me non l'appiccherai tu! Voi mi avete
concio bene!
Callimaco: - State saldo, e' ci è un remedio.
Messer Nicia: - Quale?
Callimaco: - Fare dormire subito con lei un altro che tiri, standosi seco una
notte, a sé, tutta quella infezione della mandragola. Dipoi vi iacerete voi
senza periculo.
Messer Nicia: - lo non vo' far cotesto.
Callimaco: -- Perché?
Messer Nicia: - Perché io non vo' far la mia donna femmina, e me becco".
Secondo alcuni la mandragora nasce principalmente dallo sperma
che l'impiccato emette negli spasmi dell'agonia, e va quindi ricercata
preferibilmente nei luoghi dove sono avvenuti questi supplizi. Secondo altri,
a causa della sua particolare similitudine con la forma umana e più che le
altre piante preda del demonio, e si raccomanda quindi chi desidera consumarla
di pregare prima il Signore. Secondo altri ancora, a causa della pericolosità
di questa pianta non bisogna toccarla con le mani, ma legarla con un laccio ad
un cane e spingere l'animale a muoversi finché non la strappi dal terreno.
Altre tradizioni ancora consigliano di non toccarla né con le mani né con
alcun metallo "vile". La tradizione magica
occidentale abbonda di citazioni
sul potere e sull'uso della mandragora; da Plinio, che e il primo a trattare
ufficialmente il suo carattere antropomorfo e a suddividerla in forma maschile
e femminile, a Galeno, a Lucio Apuleio, per tutto il periodo romano si trovano
tracce delle capacità della pianta. B in seguito Michele Scoto, nel XII
secolo, consiglia una mescolanza di oppio, mandragora e giusquiamo in parti
eguali da utilizzare come anestetico durante le amputazioni o le incisioni.
Anche Alberto Magno si occupa della questione, e Thomas Browne fa risalire la
sua genesi al grasso degli impiccati. E tutto un discutere sulle sue proprietà
narcotiche. Nell'Europa occidentale, comunque, la mandragora andò decadendo
con il Rinascimento; poi l'inquisizione proibì ogni pratica di tipo magico, e
la "pianta-uomo" divenne patrimonio delle streghe e della magia nera,
conservando le sue caratteristiche magiche a livello popolare. In diverse
preparazioni di unguenti e filtri utilizzate dalle streghe per partecipare a!
Sabba, la mandragora costituiva uno degli elementi principali. In effetti la
pianta contiene alcuni principi attivi (ioscina, atropina, mandragorina e
iosciamina) che producono una specie di stato ipnotico nell'individuo, simile
a quello riscontrabile nella fase REM del sonno, cioè quella in cui si sogna.
La radice, una volta polverizzata e sciolta nel vino, in quantità di circa
trenta granuli, produceva questi effetti, e la sua azione veniva intensificata
con la mescolanza ad altre droghe.A chi avesse comunque usato o abusato di
questa pianta, un antico codice del Cinquecento descrive lamalattia ed il
rimedio:
"Colui che haverà bevuto il sugo della mandragora
coi suoi frutti o la radice patirà rossezza di viso, d'occhi, stupidezza di
mente et alienazione e pazzia e sonno profondo. La sua cura e prendere la
triaca magna, distemperata nel vino, ma che sia subito tardargli il mangiare
per un giorno e beva del vino eccellente puro e fiuti l'aceto gagliardo".
Un particolare culto della ma ndragora e quello diffuso in Romania, a cui
Mircea Eliade nel 1938 ha dedicato uno dei suoi più interessanti studi. La
matraguna (questo è il suo nome romeno) ha diverse capacità positive:serve a
fare incantesimi d'amore, a far aumentare il latte alle vacche, a portar
fortuna, ricchezza e prosperità; ha la capacita di guarire diverse malattie.
Per i Rumeni la mandragora non nasce però dallo sperma dell'impiccato; ma la
sua potenza e tale che deve esser raccolta secondo particolari rituali che
variano da zona a zona, ma a differenza della tradizione occidentale non e
contemplato l'uso del cane. I rituali di raccolta della mandragora e la sua
utilizzazione sono differenti a seconda dell'area presa in esame. In Moldavia
essa viene raccolta ad aprile e maggio, e l'operatrice deve essersi astenuta
da pratiche sessuali e vestita con un abito pulito e decoroso; s'inoltra da
sola nel bosco, senza esser veduta da nessuna e quando scopre la pianta la
sradica ponendo al suo posto un po' di pane o un miscuglio di mais, miele e
zucchero. Nella zona dei monti Apuseni la mandragora viene raccolta solo il
martedi, all'alba, da due donne, a digiuno: quando trovano la pianta devono
seguire un particolare rituale che consiste nello spogliarsi, nel recitare
formule magiche, nello svellere la pianta con una vanga e nel mettere al suo
posto pane, sale e qualche moneta. Il "prezzo della mandragora", come la
chiama Eliade, èper tutti i Rumeni la condizione necessaria alla sua raccolta.
Infine, a causa della sua potenzialità la pianta può essere raccolta a fine di
bene e a fin di male: in questo caso le operatrici s'avviano alla ricerca
della pianta sporche, mal vestite, e quando la trovano la insultano, la
ingiuriano e la percuotono utilizzando una vanga ed un bastone, e alla fine
recitano il seguente scongiuro:
"Eu te mu, Pe ce te iau? Pe urit flu pe placut Nici pe vazut. Cine te-o-lua
Sau te-o-bea, numai cu dosu te-o-vedea Cu fata ba", che tradotto significa "io
ti prenderò, ma perché ti prenderò? Perché tu possa portare odio e non
piacere, soltanto per farti vedere. Chi ti prenderà, chi ti berrà, soltanto di
schiena ti vedrà, mai in viso".
Poi la pianta viene raccolta, e mescolata a cibo ovino. Il suo potere in
questo caso serve a far allontanar qualcuno dalla persona amata, o ancora
render pazzo un individuo. Per finire la trattazione sulla mandragora,
riportiamo ciò che scrisse Collin De Plancy nel suo Dizionario infernale,
edito nel 1818:
"Gli antichi attribuivano grandi virtù alla pianta chiamata mandragora. Le
più meravigliose erano quelle che potevano essere innaffiate coll'orina d'un
impiccato: ma allora La pianta non poteva venire strappata senza morire. Onde
evitare questa ventura si scavava la terra tutto all'intorno, vi si legava una
corda, a cui si attaccava dall'altra estremità un cane, e cacciandolo colle
busse, la povera bestia strappava la pianta e moriva. Il felice mortale che se
ne impadroniva, non era esposto al minimo pericolo e possedeva un tesoro
inestimabile contro i malefizi".
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