Alberto
Magno indica il giusquiamo in un suo elenco delle erbe magiche: "L'ottava erba
dai Caldei chiamata Giusquiamo, dai greci oslegon, dai latini centaura e
dicono i maghi che quest'erba ha meravigliosa virtù imperocchè la si
accompagna con il sangue dell'upupa femmina e si pone nella lucerna ad olio e
tutti quelli che stanno intorno si danno di essere negromanti in tal modo che
l'uno crederà che l'altra abbia la testa in cielo e i piedi siano in terra, e
se la predetta composizione si getterà nel fuoco quando lucono le stelle,
sembrerà che combattano insieme e che una correrà dietro l'altra e se sarà
posta al naso di alcuno subito per paura fuggirà".
Il giusquiamo è una pianta appartenente alle solanaceae che comprende undici
specie, di cui due sono diffuse in Europa: la varietà "nera", cioè lo
Hyoscyanus niger, e quella "bianca", lo Hyoscyanus albus. La
varietà più usata è quella "nera", e la sostanza attiva viene ricavata dalle
foglie e dai fiori, ed e ancor oggi usato come rilassante e come
antispasmodico. Nell'antichità veniva comunque utilizzato, come abbiamo visto,
sia nella preparazione di anestetici (Plinio lo considerava un ottime
medicamento per il ma! di denti) sia come sonnifero. Più tardi rientrerà
anch'esso nella composizione dei filtri delle streghe: la sua azione, infatti,
che la farmacopea cinquecentesca individuava in "alienatione di mente e
briachezza e stupore et immobilità di tutti i membri" ben si adattava alla
funzione di preparare la strega per il viaggio, vero o finto che fosse, verso
il Sabba.
Secondo Kaiti, invece, il giusquiamo, pianta magica di
Giove, può essere utilizzato nelle operazioni occulte se queste si tengono il
giovedi, nelle ore diurne sacre a Giove; in questo caso la pianta porta
all'illuminazione, a! benessere e a!la prosperità. Alcuni curiosi incantesimi
sono citati nella farmacopea cinquecentesca: il filtro composto da giusquiamo,
da hermodactylus tuberosa e di solfuro di arsenico naturale serve ad
uccidere istantaneamente un cane rabbioso; a far esplodere un calice
d'argento, se in questi viene versato lo stesso filtro; e infine a catturare
le lepri, sempre ché ad esso venga aggiunto il sangue di una giovane lepre, e
il tutto venga posto nella pelle stessa della lepre e abbandonato in qualche
luogo deserto; a tal punto servirà da richiamo per gli altri animali. Il
giusquiamo compare, assieme ad altre erbe e droghe magiche, in un trattato del
1699, opera di Ludovico Maria Sinistrari, un frate francescano che si occupava
di demonologia. A proposito dei diversi tipi di demoni, incubi e succubi, egli
narra l'episodio occorso ad un diacono, di nome Don Agostino, che viveva a
Pavia, e che era particolarmente bersagliato da apparizioni di tipo demoniaco,
e che alla
fine prese le sembianze del diacono stesso e si recô dal vicario a chiedere
acquavite e tabacco, che pare gli piacessero molto: "Il vicario gli diede
dell'uno e dell'altra e il diavolo, appena ricevute, scomparve
istantaneamente, rendendo edotto il vicario di essere stato in tal modo
raggirato dal demonio. La conferma venne dalla bocca del diacono, che sotto
giuramento garantI di non essersi mai assolutamente recato, durante quelle
giornate, nella celia del vicario. Quest'ultimo mi riferì tutta la vicenda, e
dall'insieme mi feci l'idea che quello non era un demonio acqueo come l'incubo
che tentava la vergine di cui ho parlato sopra, bensì un demonio igneo o
perlomeno aereo, in quanto gradiva i vapori e gli odori, il tabacco e
l'acquavite, sostanze calde.
Questa congettura fu avvalorata dal temperamento del diacono, soprattutto un
collerico, tuttavia con sostrato sanguigno. Demoni di quella fatta non si
attaccano se non a temperamenti affini, ulteriore conferma della mia opinione
che sono esseri corporei. Perciò raccomandai al vicario di prendere qualche
erba di natura fredda, come la ninfea, l'epatica, la portulaca, la mandragora,
la sempreviva, la piantaggine, il giusquiamo e altre simili, fame un mazzetto
e appenderlo alla finestra, un altro poi alla porta della celia, e spargerne
anche per la stanza e il letto del frate perseguitato.
Oh meraviglia! Il diavolo comparve per un'ultima volta, ma rimanendo fuori
dalla stanza, senza riuscire ad entrarvi. Interrogato dalla sua vittima perché
non ardisse entrare come al solito, rovesciò una caterva d'insulti contro la
mia persona, consigliere di quegli espedienti, poi scomparve, ne' mai più è
tornato". Infine, una nota letteraria: William Shakespeare,
nell'Amleto, racconta l'uso del giusquiamo come veleno: "Mentre nell'ore
meridiane riposavo come di consueto in giardino, tuo zio si avvicinò furtivo a
me che dormivo senza sospetto, e da una fiala mi versò dentro l'orecchio
l'essenza mortifera del giusquiamo: tanto funesta alle vene dell'uomo che,
scorrendo rapida come argento vivo per i meandri del corpo, con effetto
fulmineo fa rapprendere e cagliare, a modo di un acido nel latte, il sangue
fluido e sano".