|

|
Belladonna (Atropa belladonna) - Famiglia Solanacee
È forse la pianta più nota, dal punto di vista farmacologico, della numerosa
famiglia delle Solanacee, per il suo contenuto di “atropina”. Già il nome
“belladonna” indica l’antica consuetudine femminile di instillare il succo
della pianta negli occhi per ottenere uno “sguardo sognante”, molto
apprezzato in altri tempi, in realtà dovuto a dilatazione pupillare e
paralisi dell’accomodazione.
La belladonna cresce nella zona montana e submontana, nei boschi ombrosi
delle Alpi e dell’Appennino.
È una pianta erbacea a radice rizomatosa, alta fino ad un metro e mezzo;
presenta piccoli fiori caliciformi di color porporino-violaceo e bacche
nere, lucide, delle dimensioni di un’amarena.
I bambini possono essere attratti dall’aspetto invitante delle grosse bacche
confuse con gli appetitosi frutti del sottobosco, soprattutto con i
mirtilli. Tutta la pianta, ma soprattutto le bacche, possono dare una
sintomatologia tossica, comune peraltro ad altre piante della famiglia delle
Solanacee, conosciuta come “sindrome anticolinergica”.
I sintomi sono condensati in una vecchia filastrocca inglese:
“caldo come una lepre” (aumento della temperatura corporea)
“cieco come un pipistrello” (dilatazione pupillare e paralisi
dell’accomodazione)
“secco come un osso” (blocco della sudorazione e della salivazione)
“rosso come una barbabietola” (congestione del volto e del collo)
“matto come una gallina” (eccitazione psico-motoria, allucinazioni).
Una
delle più tipiche piante utilizzate nella magia tradizionale e la belladonna,
cioè l'Atropa Belladonna, una solanacea che cresce spontaneamente nelle aree
montane e sub-montane. Attualmente foglie, radici e semi vengono utilizzati in
medicina per produrre estratti e tinture che hanno funzioni soprattutto
antispastiche e vengono indicate per l'asma, per le nevralgie. Ma fra i
contenuti della belladonna esistono diversi alcaloidi, fra cui l'atropina e la josciamina, dai peculiari effetti sull'uomo. Il nome comune deriva dall'uso
che se ne faceva un tempo; qualche goccia di belladonna serviva a rendere gli
occhi più luminosi e più grandi, ancor oggi l'atropina viene utilizzata dagli
oculisti per aumentare II diametro della pupilla, in modo da poter esaminare
con più facilità il fondo della retina.
Ma l'atropina, presa a dosi molto elevate provoca
effetti tutto particolari sull'uomo; il soggetto presenta fuga d'idee,
irrequietezza, tremolio agli arti; in seguito compaiono forme allucinatorie
acustiche e visive; e infine stanchezza e sonnolenza. A causa del suo potente
e pressoché immediato effetto, le streghe, ai tempi del Sabba, per evitare gli
effetti collaterali dovuti all'ingestione (nausea e vomiti) utilizzavano la
belladonna sotto forma diunguento che spalmavano su tutto il corpo,
permettendocosi alla sostanza attiva di entrare in circolazione velocemente.
|