TUTTI I MASCALZONI DEL PARLAMENTO
ITALIANO
Dove sono
Camera 49
Senato 26
Parlamento europeo 7
Categorie penali*
Condannati definitivi (o patteggiamenti) 25
Prescritti definitivi 10 Assolti per legge** 1
Prosciolti per immunità*** 1
Condannati in I grado 8
Imputati in I grado 17
Imputati in udienza preliminare 1
Indagati in fase preliminare 19
Totale 82
* Quando un parlamentare ha piú processi, abbiamo
registrato quello in fase piú avanzata (la
prescrizione prevale sulle indagini in corso, ma non
sulle condanne anche provvisorie).
** Il dato non tiene conto dei casi Berlusconi,
Previti, Brancher e altri, usciti dai loro processi
in base a leggi da essi stessi votate, perché
rientrano anche in altre categorie penali per altri
processi.
*** Si tratta della insindacabilità che ha salvato
il leghista Speroni da un processo per reati
ritenuti compiuti nell¹esercizio delle funzioni
parlamentari.
L¹hit parade dei partiti
Forza Italia 29
Alleanza nazionale 14
Udc 10
Lega Nord 8
Movimento per l¹autonomia 1
Dc 1
Psi 1
Gruppo misto **** 1
Totale Destra 65
Margherita 6
Ds 6
Udeur 2
Rifondazione comunista 2
Rosa nel pugno 1
Totale Sinistra 17
La classifica dei reati*****
Corruzione 18
Finanziamento illecito 16
Truffa 10
Abuso d¹ufficio, falso 9
Associazione mafiosa 8
Bancarotta fraudolenta, turbativa d¹asta 7
Associazione a delinquere, resistenza a pubblico
ufficiale, falso in bilancio 6
Attentato alla Costituzione, attentato all¹unità
dello Stato, struttura paramilitare fuorilegge 5
Favoreggiamento, concussione, frode fiscale 4
Diffamazione, abuso edilizio, lesioni personali 3
Banda armata, corruzione giudiziaria, peculato,
estorsione, rivelazione di segreti 2
Omicidio, associazione sovversiva, istigazione a
delinquere, favoreggiamento mafioso, aggiotaggio,
percosse, violenza a corpo politico, incendio
aggravato, calunnia, falsa testimonianza, voto di
scambio, appropriazione indebita, violazione della
privacy, oltraggio, fabbricazione di esplosivi,
violazione diritti d¹autore, frode in pubblico
concorso, adulterazione di vini 1
**** Andreotti, pur iscritto al Gruppo misto, è
stato candidato del centrodestra alla presidenza del
Senato.
***** Qui il totale dei reati non corrisponde a
quello dei parlamentari "marron", perché abbiamo
inserito tutti i reati di cui è accusato ciascuno, e
molti devono rispondere di varie fattispecie
delittuose.
Venticinque "diversamente onesti":
condanne e patteggiamenti definitivi
1. Berruti Massimo Maria (FI): favoreggiamento.
2. Biondi Alfredo (FI): evasione fiscale (reato poi
depenalizzato).
3. Bonsignore Vito (Udc): corruzione.
4. Borghezio Mario (Lega Nord): incendio aggravato.
5. Bossi Umberto (Lega Nord): finanziamento illecito
e istigazione a delinquere.
6. Cantoni Giampiero (FI): corruzione e bancarotta.
7. Carra Enzo (Margherita): falsa testimonianza.
8. De Angelis Marcello (An): banda armata e
associazione sovversiva.
9. D¹Elia Sergio (Rosa nel pugno): banda armata e
concorso in omicidio.
10. Dell¹Utri Marcello (FI): false fatture, falso in
bilancio e frode fiscale.
11. Del Pennino Antonio (FI): finanziamento
illecito.
12. De Michelis Gianni (Psi): corruzione e
finanziamento illecito.
13. Farina Daniele (Prc): fabbricazione, detenzione
e porto abusivo di ordigni esplosivi, resistenza a
pubblico ufficiale, lesioni personali gravi e
inosservanza degli ordini dell¹autorità.
14. Jannuzzi Lino (FI): diffamazione aggravata.
15. La Malfa Giorgio (FI): finanziamento illecito.
16. Maroni Roberto (Lega Nord): resistenza a
pubblico ufficiale.
17. Mauro Giovanni (FI): diffamazione aggravata.
18. Nania Domenico (An): lesioni volontarie
personali.
19. Patriciello Aldo (Udc): finanziamento illecito.
20. Pomicino Paolo Cirino (Dc): corruzione e
finanziamento illecito.
21. Previti Cesare (FI): corruzione giudiziaria.
22. Sterpa Egidio (FI): finanziamento illecito.
23. Tomassini Antonio (FI): falso in atto pubblico.
24. Visco Vincenzo (Ds): abuso edilizio.
25. Vito Alfredo (FI): corruzione.
Se li conosci li eviti.
2006, i parlamentari impresentabili
Indagati, condannati, arrestati, riciclati,
candeggiati... Il peggior
Parlamento della storia repubblicana. Con deputati e
senatori non eletti dai
cittadini, ma nominati
dai padroni dei partiti.
Il catalogo è
questo: in ordine alfabetico e aggiornato
periodicamente. Suggerisci il tuo parlamentare
all'indirizzo:
sloweb@societacivile.it
 |
Personaggi che sono stati
coinvolti in vicende di corruzione |
 |
Personaggi i cui nomi erano negli
elenchi della loggia segreta P2 |
 |
Personaggi che sono stati
indagati e messi sotto processo |
 |
Personaggi che sono stati
coinvolti in vicende di mafia |
 |
Personaggi che hanno già subito
una condanna definitiva |
 |
Personaggi che sono stati
arrestati e sono stati in carcere |
| Alemanno,
Gianni/Alleanza nazionale |
|
|
Ministro dell'Agricoltura del governo Berlusconi,
indagato dal Tribunale dei ministri per
finanziamenti illeciti (47 mila euro) erogati da
Calisto Tanzi (Parmalat) alla sua rivista "Area".
Tanzi aveva interesse a "ringraziare" il ministro,
perché il latte Parmalat "Fresco Blu" aveva avuto il
permesso ministeriale di essere venduto come latte
fresco. Alemanno passò inoltre con moglie e figlio
il capodanno 2003 a Zanzibar, in un villaggio
Parmatour, di proprietà di Tanzi. Pagò il conto solo
molto tempo dopo, quando la vicenda fu raccontata
dai giornali.
| Andò,
Salvo/Rosa nel pugno |
|
|
Ministro socialista ai tempi della Prima
Repubblica. Fu processato a Catania, con l'accusa di
voto di scambio con il clan mafioso Santapaola. È
stato assolto. Per le vicende di corruzione, invece
(tangenti sul centro fieristico catanese), È stato
salvato dalla prescrizione. Oggi ritorna alla
politica nello schieramento di centrosinistra.
| Benvenuto,
Romolo/Margherita |
|
|
Ex verde approdato alla Margherita. Nel 1999 è
stato condannato in primo grado per atti di violenza
contro la sua compagna. Vicenda poi estinta con un
risarcimento. Oggi punta al Parlamento nazionale,
conscio che le donne non si toccano neanche con un
fiore: a meno che non sia una margherita.
| Berlusconi,
Silvio/Forza Italia |
|
|
Candidato premier. Fondatore di Forza Italia.
Presidente del Consiglio dei ministri nel 1994 e nel
2001. Il suo nome di compare nelle liste della
loggia massonica segreta P2: fascicolo 625, numero
di tessera 1816, data di iniziazione 26 gennaio
1978. In un'audizione alla commissione parlamentare
sulla P2, Berlusconi ammette di essersi iscritto
alla P2 all'inizio del 1978 su invito di Gelli.
Conferma la sua iscrizione alla loggia al processo
P2, nel novembre 1993.
• Nel settembre 1988,
invece, in un processo per diffamazione da lui
intentato contro alcuni giornalisti, Berlusconi
dichiara al giudice:"Non ricordo la data esatta
della mia iscrizione alla P2, ricordo che è di poco
anteriore allo scandalo". Per questa dichiarazione
Berlusconi viene denunciato per falsa testimonianza.
Il processo per falsa testimonianza si conclude nel
1990: Berlusconi viene dichiarato colpevole, ma il
reato è estinto per intervenuta
amnistia.
• Berlusconi fu
indagato già dal 1983, nell'ambito di un'inchiesta
su droga e riciclaggio: la Guardia di finanza aveva
posto sotto controllo i suoi telefoni e scritto nel
suo rapporto: «è stato segnalato che il noto Silvio
Berlusconi finanzierebbe un intenso traffico di
stupefacenti dalla Sicilia, sia in Francia che in
altre regioni italiane. Il predetto sarebbe al
centro di grosse speculazioni edilizie e opererebbe
sulla Costa Smeralda avvalendosi di società di
comodo...». L'indagine non accertò nulla di
penalmente rilevante e nel 1991 fu
archiviata.
• Berlusconi è stato
accusato di aver pagato tangenti a ufficiali della
Guardia di finanza, per ammorbidire i controlli
fiscali su quattro delle sue società. In primo grado
è stato condannato a 2 anni e 9 mesi per tutte e
quattro le tangenti contestate, senza attenuanti
generiche. In appello, la Corte concede le
attenuanti generiche: così scatta la prescrizione
per tre tangenti. Per la quarta (Telepiù),
l'assoluzione è concessa con formula dubitativa,
secondo il comma 2 art. 530 cpp. La Cassazione,
nell'ottobre 2001, conferma le condanne per i
coimputati di Berlusconi Berruti, Sciascia,
Nanocchio e Capone (dunque le tangenti sono state
pagate), ma assolve
Berlusconi per non aver commesso il fatto, seppur
richiamando l'insufficienza di
prove.
• Per 21 miliardi di
finanziamenti illeciti a Bettino Craxi, passati
attraverso la società estera All Iberian, in primo
grado è condannato a 2 anni e 4 mesi. In appello, a
causa dei tempi lunghi del processo scatta la
prescrizione del reato.
La Cassazione conferma.
• Berlusconi è rinviato
a giudizio per aver falsificato i bilanci Fininvest
(processo All Iberian 2). Il dibattimento, dopo
molte lungaggini e schermaglie procedurali, è
iniziato presso il Tribunale di Milano. Ma
Berlusconi ha cambiato la
legge sul falso in bilancio: il processo è
stato sospeso. Intanto è scattata anche la
prescrizione.
• Berlusconi è stato
indagato (anche sulla base di una voluminosa
consulenza fornita dalla Kpmg) per la rete di 64
società e conti off shore del gruppo Fininvest
(Fininvest Group B) che, secondo l'accusa, ha
finanziato operazioni "riservate" (ha scalato
societý quotate in Borsa, come Standa e Rinascente,
senza informare la Consob; ha aggirato le leggi
antimonopolio tv in Italia e in Spagna, acquisendo
il controllo di Telepiù e Telecinco; ha pagato
tangenti a partiti politici, come la stecca record
di 21 miliardi di lire data a Craxi attraverso la
societý All Iberian). La rete occulta della
Finivest-ombra ha spostato, tra il 1989 e il 1996,
fondi neri per almeno 2 mila miliardi di lire. Per
questo Berlusconi è stato chiamato a rispondere di
falso in bilancio. Ma nel 2002 ha
cambiato la legge sul falso in bilancio,
trasformando i suoi reati in semplici illeciti
sanabili con una contravvenzione e soprattutto
riducendo i tempi di
prescrizione del reato (erano 7 anni,
aumentabili fino a 15; sono diventati 4). CosÏ il
giudice per le indagini preliminari nel febbraio
2003 ha chiuso l'inchiesta: negando l'assoluzione,
poichè Berlusconi e i suoi coimputati (il fratello
Paolo, il cugino Giancarlo Foscale, Adriano
Galliani, Fedele Confalonieri)
non possono dirsi innocenti; ma decidendo di
prosciogliere tutti i
25 imputati, poichè il tempo per il processo,
secondo la nuova legge, è scaduto. La procura
ricorre in Cassazione, che all'inizio di luglio 2003
applica per la prima volta il "lodo Maccanico",
decidendo la sospensione
del processo per Berlusconi.
• Berlusconi è stato
rinviato a giudizio per aver deciso il versamento in
nero di una decina di miliardi dalle casse del Milan
a quelle del Torino calcio, per l'acquisto del
calciatore Gianfranco Lentini. Il dibattimento di
primo grado si è concluso con la dichiarazione che
il reato è prescritto,
grazie alla nuova legge
di Berlusconi sul falso in bilancio.
• Berlusconi è accusato
di comportamenti illeciti nelle operazioni
d'acquisto della società Medusa cinematografica, per
non aver messo a bilancio 10 miliardi. In primo
grado è stato condannato a 1 anno e 4 mesi per falso
in bilancio. In appello,
assoluzione con formula
dubitativa, confermata in Cassazione.
• Berlusconi è accusato
di appropriazione indebita, frode fiscale e falso in
bilancio per l'acquisto dei terreni intorno alla sua
villa di Macherio. In primo grado è
assolto
dall'appropriazione indebita e dalla frode fiscale.
Per i due falsi in bilancio contestati scatta la
prescrizione. In
appello è confermata l'assoluzione per i due primi
reati; è assolto per uno dei due falsi in bilancio,
per il secondo si applica l'amnistia.
• Berlusconi è accusato
di aver pagato i giudici di Roma per ottenere una
decisione a suo favore nel Lodo Mondadori, che
doveva decidere la proprietà della casa editrice. Il
giudice dell'udienza preliminare Rosario Lupo ha
deciso l'archiviazione del caso, con formula
dubitativa. La Procura ha fatto ricorso alla Corte
d'appello, che nel giugno 2001 ha deciso: per
Berlusconi è ipotizzabile il reato di corruzione
semplice, e non quello di concorso in corruzione in
atti giudiziari; concesse le attenuanti generiche,
il reato dunque è prescritto,
poiché risale al 1991 e la prescrizione, con le
attenuanti genriche, scatta dopo 5 anni. Il giudice
ha disposto che restino sotto processo i suoi
coimputati Cesare Previti, Giovanni Acampora,
Attilio Pacifico e Vittorio Metta.
• Berlusconi è accusato
di aver corrotto i giudici durante le operazioni per
l'acquisto della Sme. Rinviato a giudizio insieme a
Cesare Previti, Renato Squillante e altri. Il
processo di primo grado si è celebrato presso il
Tribunale di Milano, dopo che la Cassazione ha
respinto la richiesta di spostare il processo a
Brescia o a Perugia, per
legittimo sospetto reintrodotto per legge
nell'ottobre 2002. Un'altra legge, il "lodo
Maccanico", votata con urgenza nel giugno 2003,
impone la sospensione di tutti i processi a cinque
alte cariche dello Stato, tra cui il presidente del
Consiglio. Ma è stata giudicata incostituzionale
dalla Corte costituzionale. Il processo è così
ripreso fino alla sentenza: concesse le attenuenti
generiche, il reato è
prescritto. In appello, assoluzione: la
corruzione c'è stata, ma Berlusconi non ha corrotto,
ha solo pagato Previti...
• Berlusconi era
accusato di aver indotto la Rai, da presidente del
Consiglio, a concordare con la Fininvest i tetti
pubblicitari, per ammorbidire la concorrenza. La
Procura di Roma, non avendo raccolto prove a
sufficienza per il reato di concussione, ha chiesto
l'archiviazione,
accolta dal Giudice dell'udienza preliminare.
• Berlusconi era
accusato di aver pagato tangenti a dirigenti e
funzionari del ministero delle Finanze per ridurre
l'Iva dal 19 al 4 per cento sulle pay tv e per
ottenere rimborsi di favore. La Procura di Roma ha
chiesto l'archiviazione,
accolta dal Giudice dell'udienza preliminare.
• Le procure di Caltanissetta e Firenze
indagano da molti anni sui «mandanti a volto
coperto» delle stragi del 1992 (Falcone e
Borsellino) e del 1993 (a Firenze, Roma e Milano).
Le indagini preliminari sull'eventuale ruolo che
Berlusconi e Marcello Dell'Utri possono avere avuto
in quelle vicende sono state formalmente chiuse con
archiviazioni nel 1998
(Firenze) e nel 2002 (Caltanissetta). Continuano
però indagini per concorso in strage contro ignoti e
i decreti d'archiviazione hanno parole pesanti nei
confronti degli ambienti Fininvest.
• La procura di Palermo
ha indagato su Berlusconi per mafia: concorso
esterno in associazione mafiosa e riciclaggio di
denaro sporco. Nel 1998 l'indagine è stata
archiviata per scadenza
dei termini massimi concessi per indagare. Indizi
sui rapporti di Berlusconi e Dell'Utri con uomini di
Cosa nostra continuano a essere segnalati in molte
sentenze.
• Berlusconi, Dell'Utri
e altri manager Fininvest, responsabili in Spagna
dell'emittente Telecinco, sono accusati di frode
fiscale per 100 miliardi e violazione della legge
antitrust spagnola. Sono ora in attesa di giudizio
su richiesta del giudice istruttore anticorruzione
di Madrid, Baltasar Garzon Real. Il giudice Garzon
ha chiesto di processare Berlusconi in Italia o di
poterlo processare in Spagna. Di fatto, il processo
è sospeso.
• Berlusconi e altri
manager Fininvest sono indagati a Milano per aver
prodotto fondi neri e distratto soldi da Mediaset
attraverso meccanismi di compravendita di diritti
televisivi. L'indagine è in
corso, con le accuse, per Berlusconi, di
appropriazione indebita aggravata, frode fiscale e
falso in bilancio. E' indagato nuovamente anche per
corruzione giudiziaria, per aver versato almeno 600
mila dollari a un testimone, il suo avvocato David
Mills, perchè addomesticasse le sue dichiarazioni in
un paio di processi milanesi a carico dello stesso
Berlusconi.
| Berruti,
Massimo Maria/Forza Italia |
|
|
Deputato della Repubblica. Eletto nel proporzionale,
nelle liste di Forza Italia. Da ufficiale della
Guardia di finanza, nel 1979 ebbe la sorte di
interrogare un giovane imprenditore emergente di
nome Silvio Berlusconi,
a proposito della confusa situazione proprietaria e
finanziaria della sua società Edilnord. Berlusconi
rispose che della Edilnord era soltanto un "semplice
consulente". Berruti, nel suo rapporto conclusivo,
prese per buona la versione di Berlusconi,
permettendo così l'archiviazione dell'accertamento
valutario che ipotizzava la dipendenza della
Edilnord da società estere. Poi si dimise dalla
Guardia di finanza e andò a lavorare per Berlusconi.
Prima delle dimissioni, però, fece in tempo a essere
arrestato con l'accusa di corruzione nell'ambito
dell'inchiesta per lo scandalo Icomec, una storia di
tangenti che scoppiò prima di Mani pulite (al
processo fu assolto).
• Da consulente Fininvest, invece, è stato di
nuovo arrestato, nel 1994, per favoreggiamento a
Berlusconi nell'inchiesta sulle tangenti alla
Guardia di finanza. Condannato in primo grado (10
mesi) e in appello (8 mesi). Sentenza definitiva,
con condanna confermata
dalla Cassazione.
• Come avvocato del
gruppo Fininvest, ha trattato, fra l'altro,
l'acquisto del calciatore Gigi
Lentini (poi oggetto di un processo in cui è
imputato). Nel gennaio 1994 Berlusconi gli ha
affidato l'organizzazione della campagna elettorale
di Forza Italia a Sciacca e nella provincia
d'Agrigento. Con buoni risultati, tra i quali il
coinvolgimento di Salvatore
Bono (cognato del boss dell'Agrigentino
Salvatore Di Gangi) e di
Salvatore Monteleone, arrestato nel 1993 per
concorso in associazione a delinquere di stampo
mafioso e diventato, appena uscito dal carcere,
referente di Forza Italia a Montevago. Per i suoi
servizi, Berruti e stato premiato con un posto in
Parlamento già dal 1996. Con il Berruti avvocato e
poi politico, convive il Berruti uomo d'affari: in
Sicilia possedeva una societa, la Xacplast, che un
rapporto dei carabinieri indicava come partecipata
da uomini d'onore delle famiglie mafiose di Sciacca.
Il collaboratore di giustizia
Angelo Siino ha parlato anche di un incontro
tra Berruti e il boss Nino
Gioè, proprio nel periodo di progettazione
delle stragi del 1992-93.
| Biondi,
Alfredo/Forza Italia |
|
|
Avvocato, ex deputato liberale, ex ministro della
Giustizia nel primo governo Berlusconi (quando
tentò, invano, di far passare il famoso "decreto
salvaladri"). Nel 1998 ha patteggiato la pena di 2
mesi di arresto e 6 milioni di multa per frode
fiscale (reato poi depenalizzato): aveva evaso le
tasse su parcelle professionali per quasi 1
miliardo.
Fondatore e leader della Lega. Ministro per le
riforme nel secondo governo Berlusconi. Ha
precedenti penali per resistenza e oltraggio a
pubblico ufficiale, ai quali somma il vilipendio
alla bandiera. Ha detto in pubblici comizi che lui
con il tricolore «si pulisce il culo» (e poi
criticano quelli che nei cortei bruciano le bandiere
americane...). Dalla procura di Verona è stato
indagato per attentato all'integritý dello Stato,
per presunte attivitý eversive delle ´camicie verdiª.
Per uscire da questa situazione, il ministro della
Giustizia Castelli e altri esponenti della
maggioranza hanno presentato proposte di leggi su
misura per depenalizzare i reati commessi da Bossi e
amici. Ma il leader indiscusso del Carroccio è stato
condannato, con sentenza
definitiva confermata dalla Cassazione, anche
per tangenti: 8 mesi al processo per la maxitangente
Enimont, per un contributo di 200 milioni regalati
da Carlo Sama e incassati dal cassiere Patelli.
| Brancher,
Aldo/Forza Italia |
|
|
Deputato eletto in Veneto, è stato il regista del
nuovo accordo tra Silvio Berlusconi e Umberto Bossi,
che ha portato la Casa delle libertà alla vittoria
elettorale del 2001. Era prete paolino e manager
pubblicitario di Famiglia cristiana. Don
Aldo, giovane e brillante, era il braccio destro del
mitico don Emilio Mammana,
che aprì il primo ufficio pubblicità di Famiglia
cristiana a Milano, facendo uscire il
settimanale dall'ambiente provinciale di Alba e
dalle sacrestie. Grazie a don Mammana, Famiglia
cristiana divenne uno dei settimanali italiani
più venduti e più ricchi di pubblicità. Accanto a
don Mammana c'era sempre lui, don Aldo, pretino
giovane e spregiudicato, guardato con un po'
d'apprensione dalle segretarie, per via dei suoi
modi, non proprio da prete fedele al voto di
castità.
I soldi che faceva girare erano tanti e il
ragazzo era svelto. Forse troppo. Tanto che don Zega,
allora direttore di Famiglia cristiana,
arrivò ai ferri corti con don Aldo. Sarà per questo,
o per una donna che era entrata stabilmente nella
sua vita, ma comunque Brancher lasciò i paolini,
cambiò vita, abbandonò il sacerdozio. Ma non la
pubblicità: divenne collaboratore di Fedele
Confalonieri e manager di Publitalia, la
concessionaria di pubblicità della Fininvest. "Don
Aldo sta facendo carriera", dicevano di lui i suoi
vecchi colleghi di Famiglia cristiana.
La carriera sembrò interrompersi nel 1993, quando
fu arrestato da Antonio Di
Pietro per tangenti (300 milioni al ministro
della Sanità Francesco
De Lorenzo, per la
pubblicità contro l'Aids assegnata dal ministero
alle reti Fininvest). è subito ribattezzato "il
Greganti della Fininvest" perché in cella non aprì
bocca, non raccontò i segreti delle tangenti
Fininvest.
Condannato (in appello) a 2 anni e 8 mesi per
falso in bilancio e violazione della legge sul
finanaziamento ai partiti. In Cassazione il falso in
bilancio Ë caduto, depenalizzato dal governo di cui
faceva parte; il finanziamento Ë caduto in
prescrizione. Per la sua fedeltà aziendale fu
comunque premiato: divenne responsabile di Forza
Italia nel Nord e poi, nel 2001, candidato alla
Camera in Veneto, eletto senza problemi e subito
nominato da Berlusconi sottosegretario alle Riforme
e alla devoluzione. Lavora accanto al neo-ministro
Umberto Bossi, che ha convinto ad abbandonare
i toni anti-Berlusconi per allearsi nel 2001 con
Forza Italia.
Nell'estate 2005 diventa uno dei protagonisti della
saga dei Furbetti del quartierino: secondo l'accusa
Ë l'ufficiale di collegamento tra il banchiere di
Lodi Gianpiero Fiorani e i politici di Roma. » lui a
indicare i nomi degli uomini di partito da pagare.
Egli stesso (e la sua compagna) riceve generosi fidi
dalla Banca popolare di Lodi.
| Brigandì,
Matteo/Lega nord |
|
|
Era assessore regionale in Piemonte quando fu
arrestato (e ora è sotto processo) per una presunta
truffa sugli indennizzi alle aziende vittime di
un'alluvione.
| Buonfiglio,
Antonio/Alleanza nazionale |
|
|
Vicecapogabinetto di Gianni Alemanno, è indagato
per corruzione nell'inchiesta sui crediti della
Federconsorzi.
| Calderoli,
Roberto/Lega nord |
|
|
Segretario della Lega nord, ha sostituito Umberto
Bossi al ministero delle Riforme. Come Bossi, è
stato condannato nel 1998, in primo grado, a 8 mesi
per resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale, per
aver partecipato ai disordini davanti alla sede
della Lega in via Bellerio; è indagato per scontri
con la polizia a Brescia; e per attentato all'integritý
dello Stato nell'inchiesta di Verona sulle ´camicie
verdiª. Con l'esibizione televisiva di una maglietta
su cui era riprodotta una vignetta irridente
all'Islam, Calderoli ha alimentato le tensioni
antioccidentali dei Paesi musulmani.
| Cantoni,
Giampiero/Forza Italia |
|
|
Banchiere, socialista, fu presidente della Bnl. È
stato inquisito e arrestato per corruzione,
bancarotta fraudolenta e altri reati. Se l'è cavata
con alcuni patteggiamenti (ha patteggiato pene per
circa 2 anni e risarcito 800 milioni di lire). È
stato poi eletto, nel 2001, senatore della
Repubblica nelle liste di Forza Italia in Lombardia.
Rieletto nel 2006.
Cardinale,
Salvatore/Margherita
Ex ministro delle Telecomunicazioni del
centrosinistra, poi segretario regionale siciliano
della Margherita. Al processo contro Totò Cuffaro,
il collaboratore di giustizia Angelo Siino,
"ministro dei lavori pubblici" di Cosa nostra, ha
raccontato una riunione elettorale nel 1991 con i
due Totò, Cuffaro e Cardinale (che allora era
deputato Dc). L'incontro si svolse nell'ufficio del
capomafia di Villagrazia Angelo Teresi, per
preparare le regionali del '91. «C'ero io, Teresi,
Santino Pullarà, Cardinale e Cuffaro», racconta l'ex
boss, «era appena passato il decreto Andreotti che
riportava in carcere i boss del maxiprocesso e io
dissi a Cardinale: "Vedi, questi vi dovrebbero
sputare in faccia e invece vi abbiamo organizzato
tutto questo". Lui rispose vagamente: "Vedremo,
vedremo..."».
| Caruso,
Francesco/Rifondazione comunista |
|
|
Leader del movimento dei disobbedienti, è stato
indagato a Cosenza per associazione sovversiva e per
diversi reati che sarebbero stati commessi durante
manifestazioni di piazza.
Dopo essere stato portavoce della Dc durante la
segreteria di Arnaldo Forlani, oggi è coordinatore
della Margherita. Pregiudicato: condannato a 1 anno
e 4 mesi per false dichiarazioni al pubblico
ministero: mentÏ per cercare di impedire la scoperta
della maxitangente Enimont. Per quel reato fu
arrestato durante Mani pulite e la sua fotografia
in manette divenne un'immagine-simbolo di
Tangentopoli. Questo non gli ha impedito di essere
candidato già nel 2001 e di diventare deputato della
Margherita in Campania.
| Catone,
Giampiero/Dc-Forza Italia |
|
|
Giampiero Catone, napoletano, 50 anni, è l'uomo
che ha nelle sue mani un pezzo della storia della
Repubblica: dopo varie peripezie legali, ha ottenuto
la proprietà del glorioso scudo crociato, simbolo
della Democrazia cristiana. Dopo la morte della Dc
si mette all'ombra di Rocco Buttiglione. Lo segue
nell'Udc e diventa il suo uomo forte in Abruzzo.
Quando poi Buttiglione diventa ministro, Catone è
suo capo di gabinetto. È anche direttore del vecchio
settimanale della Dc, "La Discussione", portato in
eredità all'Udc insieme ai 3 milioni di euro di
finanziamenti pubblici all'editoria che il giornale
riceve ogni anno. Alle europee del 2004 è riuscito a
raccogliere oltre 48 mila voti, quasi 3 mila in più
del suo capolista e leader Rocco Buttiglione (anche
se non sufficienti a fargli conquistare il seggio).
Quando Buttiglione fu proposto dal governo
Berlusconi come commissario europeo alla Giustizia,
il curriculum giudiziario del suo braccio destro, il
professor Catone (diffuso a Strasburgo da una
giornalista italiana, Paola Severini) fu una delle
cause della bocciatura del ministro italiano amico
dei teo-con. Da un annetto circa, forte del suo
simbolo, Catone è passato alla Dc di Gian Franco
Rotondi, alleato con il Nuovo Psi di Gianni De
Michelis, anche se, per avere la certezza
dell'elezione, è inserito nelle liste di Forza
Italia in Lombardia. Un seggio, a Roma o a
Strasburgo, alla fine lo avrà. Lo vuole per naturale
aspirazione politica, ma anche perché gli garantisce
l'immunità parlamentare. Utile, specie per chi, come
Catone, ha qualche guaio con la giustizia.
Il 9 maggio 2001, a pochi giorni dalle elezioni
politiche, Catone (allora candidato con il Ccd)
finisce in carcere insieme al fratello e ad altre
dodici persone. L'ipotesi di reato della Procura di
Roma è associazione a delinquere finalizzata alla
truffa aggravata, falso, false comunicazioni sociali
e bancarotta fraudolenta pluriaggravata: due
bancarotte da 25 miliardi di lire l'una e 12
miliardi di finanziamenti a fondo perduto dal
ministero dell'Industria ottenuti secondo l'accusa
con carte e perizie false, che consentivano alle
società amministrate da Catone d'incassare più volte
lo stesso contributo per un "polo tessile aquilano"
mai esistito. Uno degli episodi contestati riguarda
il tentativo messo in atto dal gruppo Catone di
acquisire una società (la Iris Moda) nonostante il
rifiuto del titolare. Presto fatto: secondo i
giudici, il gruppo avrebbe creato un falso
amministratore nella documentazione presentata per
ottenere il finanziamento. Il ministero
dell'Industria, alla fine, scuce 2 miliardi in
contanti all'insaputa della società (quella vera).
Catone è anche coinvolto nel fallimento dell'Abatec,
azienda di Chieti di cui Catone era amministratore.
Avrebbe dovuto produrre macchinari ad alta
tecnologia per la lavorazione dei pannolini, ma
viene dichiarata fallita dopo un aumento di capitale
deliberato prima ancora che fossero sottoscritte le
quote sociali. Per non parlare del contorno di
spericolate operazioni finanziarie grazie alle
scatole cinesi di una manciata di società off shore.
Per queste vicende Giampiero Catone ha già
collezionato un paio di rinvii a giudizio. In quello
per Abatec, il giudice definisce il gruppo all'opera
«associazione a delinquere Catone».
Eppure le disavventure non sembrano avergli precluso
la carriera. Anzi, Rocco Bottiglione lo promuove
prima responsabile della segreteria politica, quindi
capo segreteria del ministero delle Politiche
Comunitarie; poi, nel novembre 2002, viene eletto
(in Abruzzo) primo segretario regionale della
neonata Udc. Sempre nel 2002, un decreto del governo
Berlusconi a firma Gianni Letta istituisce una
"struttura di missione" tutta per lui, con
l'incarico di studiare il contenzioso tra governo
italiano e Unione europea. Durante il semestre di
presidenza italiana Ue, Catone coordina l'azione
dell'esecutivo. Ma l'incarico che sembra calzargli a
pennello, vista l'esperienza maturata in patria, è
quello di presidente del Progetto comunitario "Pon/Atas"
«per il corretto utilizzo dei fondi strutturali
destinati alle Regioni», struttura decisiva per
ottenere finanziamenti dall'Unione europea.
Come mai la giornalista romana Paola Severini (ex
moglie del ministro del primo governo Berlusconi
Antonio Guidi) aveva inviato a tutti gli
eurodeputati un dossier pubblico sulle imprese di
Catone? Perché lo aveva conosciuto molto da vicino.
Severini aveva infatti fondato nel 1996 "Angeli",
rivista di cultura sociale, che era poi cresciuta
come cooperativa sociale in cui lavoravano
soprattutto disabili e che progettava di diventare
quotidiano: "Quotidiano sociale", un prodotto di
servizio per le famiglie con figli disabili. Nel
2001 era entrato nella cooperativa Ugo Rossolillo,
segnalato dall'ufficio editoria della presidenza del
Consiglio. Suo compito avrebbe dovuto essere quello
di curare le pratiche di finanziamento pubblico.
Peccato che Rossolillo non fosse affatto un
commercialista, non fosse neppure laureato, né un
consulente del lavoro: in compenso era un dipendente
di Giampiero Catone.
Alla ricerca di finanziamenti per lanciare il
"Quotidiano sociale", Paola Severini riceve la
telefonata di un amico, Rocco Buttiglione: «So che
stai cercando finanziamenti. Ho un amico che produce
pannolini e a cui farebbero comodo spazi
pubblicitari su una pubblicazione come la tua e
sarebbe interessato a investire». Chi è l'amico di
Buttiglione? Giampiero Catone, of course. E la ditta
di pannolini? L'Abatec, una di quelle bancarotte per
cui il capogabinetto del ministro era finito in
galera un paio d'anni prima. Ma questo Buttiglione
non lo dice. Dice invece che Catone «è un buon
cattolico» e che può portare contributi pubblici, a
patto che la fondatrice di "Angeli" si accontenti
della direzione editoriale e della minoranza nella
cooperativa. Severini accetta e in un paio di mesi,
nel 2004, è cacciata dalla sua cooperativa. Grazie
agli uffici del finto commercialista Rossolillo
spuntano falsi libri sociali e verbali contraffatti.
Da allora il "Quotidiano sociale" è nelle mani di
Giampiero Catone, che, licenziata la fondatrice, non
assume nemmeno i disabili ma riempie la redazione di
amici, facendo un travaso di dipendenti dalla
"Discussione" (Franco Insardà, Emilio Gioventù, Ivan
Mazzoletti). Il "Quotidiano sociale" non ha mai
visto la luce, ma un risultato Catone lo ha comunque
portato a casa: ha ugualmente incassato i contributi
pubblici. La sua specialità.
Arrestato nel 1993 dopo un periodo di latitanza,
viene condannato nel 2001 con l'ex ministro Gianni
Prandini a 3 anni e 3 mesi per corruzione: ha
ammesso tangenti da centinaia di milioni per appalti
Anas. Ma nel 2003 la Corte d'appello di Roma annulla
la condanna per un vizio tecnico: il pm aveva svolto
funzione di gup. Così scatta la prescrizione. Questo
non impedisce all'Udc di nominarlo segretario del
partito, al posto di Marco Follini, troppo
indipendente da Berlusconi e incensurato.
Il nome di Cesa compare nel 2006 anche nella vicenda
delle spie e delle intercettazioni illegali. è
infatti indagato a Catanzaro per associazione a
delinquere e truffa: un'azienda di cui era socio, la
Spb optical disk, godette di finanziamenti europei
per circa 5 miliardi di lire senza avere svolto
alcuna attività. L'azienda fu poi venduta, nel 2004,
a Salvatore Di Ganci, in passato in affari con la
banda della Magliana. Durante una perquisizione a
casa di Giovanbattista Papello, socio di Cesa nella
Spb optical disk, sono stati trovati un grembiulino
massonico e intercettazioni abusive ai danni di
Piero Fassino, Piero Folena e Vincenzo Pozzi,
presidente Anas.
| Cicchitto,
Fabrizio/Forza Italia |
|
|
Il suo nome compare nelle liste della loggia
massonica P2: fascicolo 945, numero di tessera 2232,
data di iniziazione 12 dicembre 1980. All'epoca
della scoperta degli elenchi Cicchitto era deputato
e membro della direzione del Psi. è uno dei pochi ad
aver ammesso di aver sottoscritto la domanda di
adesione.
| Cirino
Pomicino, Paolo/Dc (Rotondi) |
|
|
Eurodeputato Udeur. Ex ministro del Bilancio della
Prima Repubblica. Condannato in via definitiva a 1
anno e 8 mesi per finanziamento illecito tangente
Enimont e a 2 mesi (patteggiati) per corruzione, per
i fondi neri Eni. » stato processato inoltre per una
serie infinita di tangenti e indagato (ma
prosciolto) per mafia.
| Colli,
Ombretta/Forza Italia |
|
|
Quando era presidente della Provincia di Milano,
Ë stata indagata per aver ricevuto dal costruttore
Marcellino Gavio contributi alla campagna elettorale
per la sua rielezione. Gavio era azionista privato
dell'autostrada Milano Serravalle, controllata dalla
Provincia, ed era stato grandemente favorito dal
presidente Ombretta Colli. L'inchiesta per Colli si
Ë conclusa con un niente di fatto, perchè i
magistrati non hanno trovato proporzione tra gli
immensi favori concessi da Colli e il sostegno, in
fondo modesto, ricevuto da Gavio. Ombretta Colli ha
minacciato di candidarsi a sindaco di Milano
(avrebbe tolto voti preziosi al candidato ufficiale
del centrodestra): cosÏ ha ottenuto un posto nelle
liste di Forza Italia per il prossimo Parlamento.
| Comincioli,
Romano/Forza Italia |
|
|
Senatore della Repubblica. Eletto nel collegio di
Lodi per la Casa delle libertà. Compagno di scuola e
poi manager e prestanome di Berlusconi, era in
contatto con Gaspare Gambino,
imprenditore siciliano vicino a
Pippo Calò, il cosiddetto cassiere romano di
Cosa nostra. Attraverso Comincioli, la Fininvest
realizzò affari con il faccendiere sardo
Flavio Carboni.
Cambiali con girata di Comincioli passarono a uomini
della Banda della Magliana per poi finire nelle mani
di Pippo Calò. Per i suoi rapporti con Cosa nostra e
banda della Magliana è stato imputato a Roma (e poi
assolto). Accusato per bancarotta fraudolenta, è
stato latitante per alcune settimane. Poi imputato
nel processo per le false fatture di Publitalia. »
anche accusato di aver fatto da mediatore tra il
banchiere Gianpiero Fiorani e Berlusconi, durante la
tentata scalata ad Antonveneta. E di aver ricevuto
fidi dalla Popolare di Lodi impegnata nella scalata.
Craxi, Vittorio
(detto Bobo)/I socialisti Craxi
La sua prima campagna elettorale, quando
entrÚ per la prima volta nel Consiglio comunale di
Milano, fu finanziata da Mario Chiesa, imputato
numero uno di Mani pulite, che usÚ le tangenti
raccolte e poi confessate. Suoi materiali elettorali
furono trovati durante un sequesto a un imputato nel
processo Duomo connection. Nelle sentenze di
condanna a suo padre, Bettino Craxi, si accenna a
denaro delle tangenti usato per comprare "un
appartamento a New York", o per pagare al figlio
Bobo líaffitto di una "casa in Costa Azzurra". Ora
si è schierato con il centrosinistra.
Ex sindaco di Enna e uomo forte dei Ds siciliani,
è sotto inchiesta insieme a Totò Cuffaro per
violazione di segreto d'ufficio nell'inchiesta su
Messina Ambiente. Una telecamera nascosta in un
hotel di Pergusa, inoltre, il 19 novembre 2001
registrò un suo incontro con un boss mafioso,
Raffaele Bevilacqua, giý latitante, arrestato e
condannato in primo grado per mafia. Il politico
diessino, a margine di un congresso, discuteva
tranquillamente con il boss di politica locale,
affari e appalti. Per questo Vladimiro Crisafulli,
detto Mirello, Ë stato indagato dalla procura di
Caltanissetta per concorso esterno in associazione
mafiosa.
Indagine archiviata nel febbraio 2004, perchè
quel colloquio non portÚ alcun beneficio concreto a
Cosa nostra. Resta perÚ "dimostrata da parte di
Crisafulli la disponibilitý a mantenere rapporti con
il Bevilacqua, accettando il dialogo sulle proposte
politiche dello stesso, ascoltando la sua istanza e
rispondendo alle domande sulle possibili iniziative
politico-amministrative, in particolare in materia
di finanziamenti e appalti". "Crisafulli appare
disponibile a esplorare con Bevilacqua l'area delle
ipotesi strettamente politiche nel territorio e, in
parte, ad addentrarsi nell'area grigia
dell'affarismo politico-elettorale". Quell'incontro
e altri che seguirono costituiscono, secondo la
procura, "un complesso di contatti e disponibilitý
al dialogo di inquietante valenza". "La pubblicitý
dell'incontro... enfatizza in tutti i presenti al
congresso l'idea di stabili contatti mafia-politica,
con ovvio vantaggio per la prima".
I pm aggiungono che il collaboratore di giustizia
Angelo Leonardo ha indicato Crisafulli come "persona
conosciuta dal padre Gaetano Leonardo, capofamiglia
di Enna" e che "la candidatura del Crisafulli alle
elezioni regionali del 2001 avrebbe dovuto essere
sostenuta dalla famiglia mafiosa in previsione della
possibilità di ottenere, per il tramite dello stesso
Crisafulli, contatti nel mondo imprenditoriale.
Tuttavia l'arresto nel maggio 2001 di Leonardo
Gaetano e del figlio, unitamente ai componenti della
famiglia mafiosa di Enna, impediva la
concretizzazione del progetto".
Ce n'è abbastanza per chiedere l'archiviazione
sul piano penale. Ma ce ne sarebbe a sufficienza
almeno per bloccare la sua carriera politica,
tantopiù nel partito che fu di Pio La Torre. Invece
è stato candidato dai Ds in un posto sicuro per la
Camera in Sicilia-2. E quando Antonio Di Pietro ha
criticato l'incredibile decisione della Quercia,
Luciano Violante gli ha replicato che "non esiste
alcun motivo di incompatibilità: Crisafulli è nelle
stesse condizioni in cui si è trovato in passato Di
Pietro, prima incriminato e poi assolto". Con la
differenza che Di Pietro non è oggi indagato, mentre
Crisafulli sì. Di Pietro fu accusato su notizie
false e non ha mai mostrato "disponibilità" verso
mafiosi, anzi Cosa nostra nel 1993 aveva
progettatodi assassinarlo (Violante è oggi nella
stessa lista che ospita Mirello: numero 1 Rutelli, 2
Violante, 3 Piscitello, 4 Crisafulli. Il quale
entrerà certamente a Montecitorio. E chissà, magari
anche nella Commissione antimafia).
| Crivelli,
Raffaele/Rifondazione comunista |
|
|
Dirigente di Rifondazione comunista ed ex sindaco
di Altamura, candidato alla Camera in uno dei posti
al vertice della lista del Prc per la Puglia.
Crivelli è anche dirigente della Tradeco e in questa
veste è accusato di associazione per delinquere
finalizzata al traffico illecito di rifiuti.
Imputato di favoreggiamento alla mafia e rivelazione
di segreto d'ufficio, è accusato di aver informato
uomini ritenuti vicini a Cosa nostra che erano
intercettati. Tra questi, il boss Giuseppe
Guttadauro, legatissimo a Bernardo Provenzano, e
l'imprenditore Michele Aiello, padrone della sanità
in Sicilia, re delle cliniche private, sospettato di
essere un riciclatore dei soldi di Provenzano. Totò
Cuffaro si è incontrato segretamente con Aiello nel
retrobottega di una boutique di Bagheria: "Per
parlare di tariffe sanitarie", ha spiegato Totò ai
magistrati. In una telefonata intercettata il 10
gennaio 2004, Cuffaro parla con Silvio Berlusconi,
che gli dice: "Ho saputo qui... la ragione perché ti
telefono... il ministro dell'Interno... Mi ha
parlato e mi ha detto che tutta la... è sotto
controllo, sotto controllo". Berlusconi parla dunque
con Cuffaro di indagini, dicendo di aver avuto
informazioni dal ministro Beppe Pisanu (che però ha
negato ai magistrati di Palermo di aver mai parlato
con Berlusconi di indagini siciliane).
Arrestato nel 1999 a Catania con l'accusa di
concorso esterno in associazione mafiosa e turbativa
d'asta. Oggi resta sotto processo, con la sola
accusa di turbativa d'asta, per gli appalti del
nuovo ospedale Garibaldi di Catania. È senatore
della Repubblica.
Ex presidente del Consiglio, ex segretario e oggi
presidente dei Ds. Fu indagato a Bari per un
finanziamento illecito
ricevuto da Francesco Cavallari, il re delle
cliniche pugliesi (fu in seguito condannato per
concorso esterno in associazione mafiosa), che gli
versò una ventina di milioni. D'Alema si salvò
grazie alla prescrizione.
Direttore di "Area", la rivista di Gianni
Alemanno. Un passato nell'organizzazione fascista
Terza posizione: è stato condannato per associazione
sovversiva e banda armata, è stato latitante e poi
in carcere per tre anni, dal 1989 al 1992.
De Gregorio,
Sergio/Italia dei valori
Giornalista, realizza scoop come quello di
fotografare in carcere (senza permesso) la modella
Terry Broome. O d'intervistare Tommaso Buscetta in
crociera nel Mediterraneo. Con il risultato di far
partire una campagna contro i pentiti che se la
spassano a spese dello Stato. Poi diventa editore,
rilevando la testata socialista dell'Avanti, dopo il
naufragio del craxismo. Infine si dà alla politica,
diventando il proprietario della sigla "Italiani nel
mondo". Intanto è candidato di Forza Italia, ma
quando il partito rifiuta di metterlo in lista passa
alla Dc di Rotondi. I suoi Italiani nel mondo
sostengono il ministro di An Mirko Tremaglia.
Ma alla vigilia delle elezioni del 2006 De Gregorio
firma un accordo con Antonio Di Pietro e mette la
sua organizzazione a disposizione dell'Italia dei
valori, che lo candida alle elezioni e lo fa
eleggere senatore. De Gregorio vuole il ministero
degli italiani all'estero. Prodi non glielo concede.
Lui si rifà facendosi eleggere, con i voti del
centrodestra, presidente della commissione Difesa
del Senato. Tra il novembre 2005 e il marzo 2006
(dunque in piena campagna elettorale), ha spacciato
assegni scoperti e poi protestati per oltre 87 mila
euro.
| D'Elia,
Sergio/Rosa nel pugno |
|
|
Ex dirigente di Prima linea, è stato condannato a
30 anni di carcere, poi ridotti a 12, per
l'uccisione del poliziotto Fausto Dionisi.
Dissociato, ha fondato l'associazione Nessuno tocchi
Caino. Eletto deputato, viene scelto come segretario
di presidenza della Camera.
Sottosegretario del governo Berlusconi, ha
ricevuto un avviso di garanzia nell'inchiesta sui
fondi dell'Enoteca d'Italia.
| Dell'Utri,
Marcello/Forza Italia |
|
|
Senatore della Repubblica. Eletto nel 2001 nel
collegio più chic di Milano. La legislatura
precedente era deputato. Tra i collaboratori pi~
vicini a Berlusconi fin dagli anni Settanta, è
considerato l'´inventoreª, nel 1993, di Forza
Italia.
• Accusato di
bancarotta fraudolenta per il crac Bresciano
(un'azienda del discusso finanziere siciliano
Filippo Alberto Rapisarda).
• Arrestato nel 1995
dai magistrati di Torino per le
false fatture di Publitalia
(la societý che raccoglie pubblicitý per le tv di
Berlusconi). Indagato per i
fondi neri di Publitalia anche a Milano (nel
1994 aveva evitato l'arresto solo grazie alla
soffiata del Tg5 di Enrico Mentana, che dando la
notizia aveva fatto cadere le esigenze di custodia
cautelare). è stato condannato definitivamente a
2 anni per frode fiscale e false fatturazioni
a Torino (false fatture Publitalia); ha patteggiato
6 mesi a Milano per
altre vicende di false fatture Publitalia.
• A Milano è stato
condannato a 2 anni in
appello per estorsione
aggravata (per aver mandato il boss di Cosa
nostra Vincenzo Virga a fare il "recupero crediti"
nei confronti di Vincenzo Garraffa, titolare di una
squadra di pallacanestro sponsorizzata da
Publitalia).
• A Palermo è stato
condannato a 9 anni in
primo grado per concorso
esterno nell'associazione mafiosa Cosa nostra
e processato per calunnia
aggravata nei confronti di alcuni
collaboratori di giustizia (Dell'Utri aveva
assoldato due falsi pentiti perchè raccontassero di
essere stati convinti in carcere ad accusare
Berlusconi e Dell'Utri di mafia).
• A Madrid, in Spagna,
è accusato di gravi irregolarità nella
gestione di Telecinco.
Complessa la sua vicenda processuale, costellata di
leggi su misura. A Torino, nel 1998, è condannato in
appello a 3 anni e 2 mesi per false fatture e frode
fiscale continuata della società Publitalia. Ma
prima che la sentenza diventasse definitiva, il
Parlamento (a maggioranza Ulivo) approvÚ in tutta
fretta una legge che permetteva il patteggiamento
anche in Cassazione: Dell'Utri la usÚ, rimediando
uno sconto che ridusse la pena a 2 anni e 6 mesi,
sotto la soglia dei 3 anni oltre i quali si deve
entrare in carcere. Restava aperto il problema delle
pene accessorie: 5 anni d'interdizione dai pubblici
uffici. Perso, in forza di quella pena, il seggio in
Parlamento, Dell'Utri sarebbe finito in cella,
perchè nel frattempo i giudici di Palermo avevano
chiesto il suo arresto per la vicenda dei falsi
pentiti. Dell'Utri chiede allora che gli sia
applicato l'indulto del 1989 (anche se gran parte
dei reati contestati sono successivi). La Corte
d'appello di Torino respinge la richiesta, ma poi la
Cassazione l'accoglie: cosÏ niente pene accessorie,
niente arresto.
La pena definitiva scende ancora, in sede
d'esecuzione, a 1 anno e 8 mesi (sotto la soglia dei
2 anni, quindi senza neppure l'obbligo
dell'affidamento ai servizi sociali), perchè il
governo Amato (centrosinistra) depenalizza alcuni
reati fiscali e finanziari. Da Milano, intanto,
arrivano altre piccole pene per false fatture e
falso in bilancio, considerate ´in continuazioneª
con la condanna di Torino. La pena complessiva,
dunque, risale oltre i 2 anni. Ci pensa la nuova
legge sul falso in bilancio (2001, governo
Berlusconi), che risolve il problema. A Palermo i
due processi d'argomento mafioso (quello per
concorso esterno squaderna una imponente mole di
prove della vicinanza tra Dell'Utri e Cosa nostra)
arrivano alle fase finali, quando una apposita legge
(quella cosiddetta ´d'attuazioneª dell'articolo 68
della Costituzione, che con il contributo del verde
Marco Boato dilata a dismisura i privilegi e le
immunitý dei parlamentari) si rendono
inutilizzabili, nei confronti di deputati e
senatori, i tabulati telefonici. Proprio i tabulati
erano la prova dei contatti tra Dell'Utri e i falsi
pentiti assoldati per azzerare le accuse di mafia.
L'accusa si oppone a gettare alle ortiche quelle
prove, perchè raccolte comunque prima del
provvidenziale arrivo della legge. Il processo è
continuato.
Tutto questo non ha impedito a Silvio Berlusconi di
candidarlo al Senato, nel collegio più centrale di
Milano. Marcello lo aveva confessato in tv: "Mi
candido per legittima difesa". Tra un processo e
l'altro, si atteggia a uomo di cultura: il 20 giugno
2003, per esempio, ha inaugurato la Biblioteca del
palazzo del Senato, alla presenza del presidente del
Senato Marcello Pera e del capo dello Stato Carlo
Azeglio Ciampi. Ed è responsabile della scelta dei
candidati di Forza Italia per le elezioni politiche
del 2006.
| Del Pennino,
Antonio/Forza Italia |
|
|
è tra i repubblicani che con Giorgio La Malfa si
sono schierati con Berlusconi. In passato è stato
vicesegretario nazionale del Pri e più volte
parlamentare. Una testimone racconta che a fine anni
Settanta Del Pennino era tra i frequentatori delle
bische clandestine gestite a Milano da Angelo
Epaminonda. Lì era chiamato "Del Pennazzo". Il 13
maggio 1992, agli albori di Mani pulite, quando era
deputato del Pri e capogruppo repubblicano alla
Camera, è stato raggiunto da un'informazione di
garanzia. L' ipotesi di reato: ricettazione, per
aver ricevuto denaro provento di tangenti. Nel 1993
la Camera ha respinto la richiesta di autorizzazione
a procedere per violazione delle norme sul
finanziamento pubblico dei partiti: i magistrati di
Milano l'avevano richiesta per contributi in denaro
che Del Pennino avrebbe ricevuto da fondi neri
costituiti presso l' Associazione industriale
lombarda (Assolombarda).
A luglio 1994 Ha patteggiato una pena di
2 mesi e 20 giorni (convertita nella sanzione
di 4 milioni) nel processo per le tangenti Enimont.
A ottobre 1994 altro patteggiamento: di una pena di
1 anno, 8 mesi e 20 giorni
per tangenti relative alla Metropolitana milanese.
Il 25 gennaio 2000 la settima sezione penale del
tribunale di Milano lo ha prosciolto nel processo
per le tangenti Atm, per le forniture di autobus all
azienda dei trasporti milanese (in precedenza, lo
stesso tribunale aveva respinto una sua richiesta di
patteggiamento, perché la pena concordata con il
pubblico ministero non era stata ritenuta congrua
rispetto alla gravità dei fatti contestati). Alla
fine del 2000 Antonio Del Pennino è rientrato nel
Pri, giusto in tempo per partecipare al "ribaltino"
che ha portato il glorioso partito ad allearsi con
Berlusconi.
Deputato Ds fedelissimo di Massimo D'Alema, è
indagato a Salerno per il piano regolatore e gli
appalti della centrale termoelettrica.
| De Michelis,
Gianni/Nuovo Psi |
|
|
Ha patteggiato a Venezia 1 anno e 6 mesi per
corruzione (mazzette autostradali del Veneto) e a
Milano 6 mesi per finanziamento illecito (tangente
Enimont). Nella Prima Repubblica Ë stato ministro.
Era chiamato il "Doge di Venezia". Una sentenza
rimarca che con le tangenti non solo finanziava la
sua corrente, ma «alimentava il suo principesco
stile di vita sia pubblica sia privata».
Nei primi anni Novanta fu accusato (e poi
prescritto) di aver ricevuto dalla Fiat alcune
centinaia di milioni su tre conti in Svizzera:
Accademia, Linus, Carassi. Erano tangenti
«finalizzate alla campagna elettorale della corrente
politica veneta facente capo all'onorevole Massimo
D'Alema».
Daniele
Farina/Rifondazione comunista
Leader del centro sociale Leoncavallo di Milano.
Condannato a 1 anno e 8 mesi per resistenza a
pubblico ufficiale e possesso di una molotov. A 10
mesi per scontri in piazza Duomo tra Leoncavallo e
servizio d'ordine del sindacato. Condannato a 4 mesi
e 20 giorni per l'occupazione del centro sociale.
| Fitto,
Raffaele/Forza Italia |
|
|
Ex presidente della Regione Puglia, il 20 giugno
2006 ha ricevuto una richiesta d'arresto per
corruzione, falso e illecito finanziamento ai
partiti. Ha evitato il carcere soltanto perchŽ
parlamentare. È accusato di aver intascato una
mazzetta da 500 mila euro dal re della sanitˆ
Giampaolo Angelucci, in cambio di un appalto per la
gestione di undici case per anziani. L'ex
governatore avrebbe anche fatto confluire spot
pagati dalla Regione su una tv locale, Telerama, in
cambio di appoggio elettorale contro il suo
sfidante, Nichi Vendola.
| Firrarello,
Giuseppe/Forza Italia |
|
|
Ex democristiano siciliano, andreottiano, è stato
accusato di tangenti per l'appalto dell'ospedale
Garibaldi di Catania. Nel 1999 la procura chiese
anche di poterlo arrestare, ma il Senato negò
l'autorizzazione a procedere. Erano circolate
trascrizioni di intercettazioni telefoniche che lo
accusavano pesantemente, ma ora non ve n'è più
traccia: sparite. In una videocassetta, invece, è
ancora possibile vedere e sentire il mafioso Enrico
Incognito urlare: "Firrarello, anche tu mi hai
abbandonato". Nel 2001, passato dall'Udeur a Forza
Italia, è stato rieletto. Per lui è stato chiesto il
rinvio a giudizio per concorso esterno in
associazione mafiosa, turbativa d'asta e corruzione.
| Formigoni,
Roberto/Forza Italia |
|
|
Presidente della Regione Lombardia. Ha voluto ad
ogni costo (anche contro il parere di Berlusconi)
candidarsi al Senato, per assistere da Roma
all'eventuale crollo di Silvio e poter gestire
l'eventuale disfacimento di Forza Italia. è stato
coinvolto in alcune complesse vicende
politico-giudiziarie, senza peraltro mai subire
condanne.
• Scandalo "ricette
d'oro". Non ha visto né sentito nulla
dell'estesissimo sistema di corruzione architettato
dal professor Giuseppe Poggi Longostrevi, che negli
anni Novanta ha truffato almeno 90 miliardi alla
Regione, facendo fare a centinaia di medici ricette
false o per prestazioni gonfiate o inutili. Nella
motivazione della sentenza che condanna per
corruzione 175 medici che avevano accettato il
"sistema Longostrevi", si afferma che la Regione ha
favorito la truffa. I giudici hanno così dimezzato i
risarcimenti alla Regione, per ´concorso di colpaª:
per ´l'inidoneitý, per non dire assenza, dei
controlliª. Nessuna responsabilità penale accertata
per Formigoni, ma certamente la responsabilità
politica di non aver saputo vigilare su un settore
da sempre a rischio di corruzione. E responsabilità
politica di aver voluto ai vertici della sanità
regionale – prima come suo consulente, poi come
assessore alle Politiche sociali –
Giancarlo Abelli, amico di Longostrevi e sua
sponda politica in Regione.
• Discarica di Cerro.
Roberto Formigoni ha ricevuto un avviso di garanzia
il 14 luglio 2000, per la gestione della discarica
di Cerro Maggiore, per la quale era già stato
condannato
Gianstefano Frigerio, che aveva ricevuto una
tangente da 150 milioni da Paolo Berlusconi. Nel
1995, quando scoppiò in Lombardia la cosiddetta
"emergenza rifiuti", Formigoni indirizzò a Cerro
(che avrebbe invece dovuto chiudere) tutta la
spazzatura regionale e si impegnò a pagare al
proprietario, Paolo Berlusconi, 300 milioni al
giorno per altri due anni. Nel 1999 ci fu un accordo
per bonificare la discarica. Il compito spettava ai
proprietari, Berlusconi e soci, che in cinque anni
d'attività avevano realizzato, secondo un rapporto
della Guardia di finanza, "ricavi effettivi per
almeno 240 miliardi". Invece Formigoni fece pagare
la bonifica a un'altra azienda, in cambio del
permesso per aprire un supermercato sull'area della
discarica. Nel corso delle indagini è emerso anche
un appunto scritto a mano, il verbale di una
riunione tenutasi a Milano 2 alla presenza di Paolo
Berlusconi e degli altri soci della discarica. Il
foglietto parla della costituzione, attraverso false
fatture, di fondi neri all'estero per oltre 10
miliardi, preparati per pagare in nero nuove
discariche e tangenti ai politici. Sul foglietto
sono indicate anche alcune cifre ("500 milioni",
"200 milioni"...) con accanto nomi o abbreviazioni
("Form", "Pozzi"...). Chi è"Form"?
• Lombardia Risorse.
Formigoni è stato indagato per la gestione della
società regionale Lombardia Risorse (un fallimento
da 22 mila miliardi).
• Fondazione
Bussolera-Branca. Formigoni è stato indagato e
poi rinviato a giudizio, su richiesta dei magistrati
Alberto Robledo e Fabio De Pasquale, per abuso
patrimoniale d'ufficio nella gestione della
Fondazione Bussolera-Branca, che gestiva un
patrimonio di 170 miliardi, poi dirottati dai suoi
amministratori verso impieghi diversi da quelli
voluti dal fondatore (la valorizzazione del
patrimonio rurale dell'amato Oltrepò pavese). Da
questa vicenda giudiziaria è uscito penalmente
pulito. Restano i fatti: la fondazione è stata
strappata ai suoi gestori (il professor Lancellotti),
spolpata e svuotata, con l'assenso della Regione.
Formigoni partecipa nell'aprile 1999 a una cruciale
riunione con l'assessore regionale all'Agricoltura
Francesco Fiori, il funzionario Maurizio Sala, oltre
naturalmente al suo braccio destro, Nicola Maria
Sanese, potentissimo direttore generale lombardo.
Dopo la riunione, la Regione emette quattro
delibere: alla fondazione Bussolera-Branca è imposto
di rinunciare a tutte le cause che aveva avviato per
difendersi dagli attacchi; poi di modificare lo
statuto per far entrare nel consiglio
d'amministrazione due nuovi consiglieri, Giulio
Boscagli, cognato di Formigoni, e Niccolò Querci,
all'epoca segretario particolare di Silvio
Berlusconi e ora deputato di Forza Italia.
• Oil for food.
Formigoni Ë citato nei rapporto americani come il
destinatario di
contratti petroliferi per 24,5 milioni di barili
di greggio, assegnati a prezzi di favore dal regime
iracheno di Saddam Hussein. Per questa vicenda sono
indagati a Milano il collaboratore e consulente di
Formigoni, Marco De Petro, e il segretario
particolare e braccio destro Fabrizio Rota.
| Franzoso,
Pietro/Forza Italia |
|
|
Imputato di voto di scambio in Puglia.
| Frigerio,
Gianstefano/Forza Italia |
|
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Ex leader della Dc, diventato uno degli strateghi
di Forza Italia. Un nome, una garanzia. Già, ma qual
è il nome? Nel collegio dove
Silvio Berlusconi l'aveva candidato nel 2001,
in Puglia, è Carlo Frigerio, com'era scritto sui
manifesti. A Milano, dove da decenni fa politica, è
Gianstefano. Eppure è sempre lui: come segretario
regionale della Dc in Lombardia (e cassiere occulto
del partito) ha incassato decine di tangenti, è
stato arrestato tre volte tra il 1992 e il 1993, è
stato coinvolto in molti processi. è accusato di
aver accettato mazzette per le discariche lombarde,
per il depuratore di Monza, per gli appalti alle
Ferrovie Nord. Alcune tangenti le ha ammesse, pur
minimizzando il proprio ruolo.
Ha confessato, per esempio, di aver ricevuto 150
milioni da Paolo Berlusconi,
in cambio dei permessi alla Fininvest per gestire la
discarica di Cerro Maggiore.
Ha accumulato tre condanne definitive: 1 anno e 4
mesi per finanziamento illecito ai partiti, 1 anno e
7 mesi per finanziamenti illeciti e ricettazione, 3
anni e 9 mesi per corruzione e concussione. Ciò
nonostante, dopo aver lasciato la Dc si è inventato
una nuova vita come consigliere personale di Silvio
Berlusconi e influente membro di Forza Italia, di
cui dirige il centro studi. Mentre i giudici
dell'esecuzione stavano esaminando le sentenze
definitive che pesano su di lui per decidere il
cumulo della pena da scontare, Gianstefano scompare
e ricompare, in Puglia, Carlo: lì si è conquistato
un bel seggio in Parlamento. Il 31 maggio 2001,
primo giorno di riunione della nuova Camera dei
deputati, Frigerio è stato arrestato.
Doveva scontare in definitiva una pena di 6 anni
e 5 mesi. Affidato poi ai servizi sociali, ha avuto
il permesso dal giudice di sorveglianza di
frequentare il Parlamento per qualche giorno al
mese: come pratica di riabilitazione (ma il giudice
forse non conosceva il tasso di devianza di
quell'ambiente...). Così Frigerio, che fuori dal
Parlamento non poteva votare perchè colpito da una
pena accessoria che gli inibiva temporaneamente i
diritti di voto, dentro la Camera ha votato e deciso
le leggi per tutti gli italiani. Ora, beneficato dal
rapporto strettissimo con Berlusconi, malgrado tutto
e tutti tornerý in Parlamento.
| Giudice,
Gaspare/Forza Italia |
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Nel 1998, quando era vicecoordinatore per la Sicilia
di Forza Italia, la procura di Palermo chiese il suo
arresto per complicità con la mafia. Silvio
Berlusconi commentò: "Essendo Giudice
vicecoordinatore di Forza Italia in Sicilia e avendo
avuto quindi rapporti con l'onorevole
Gianfranco Micciché,
non si può neppure immaginare alcun alone di dubbio
intorno a lui, perché altrimenti non avrebbe potuto
avere quell'incarico". Secondo l'accusa, Giudice era
al diretto servizio della cosca mafiosa di Caccamo,
i cui uomini si vantavano di averlo fatto eleggere e
gli telefonavano fin dentro il palazzo di
Montecitorio per ricordargli la sua dipendenza e per
ordinargli che cosa doveva fare: "Gasparino, guarda
che siamo stati noialtri a metterti lì", gli
ripetevano.
Gli elementi raccolti dall'accusa erano tali da far
escludere alla giunta parlamentare per le
autorizzazioni a procedere che ci fosse fumus
persecutionis nei confronti del parlamentare.
Perfino il "supergarantista"
Filippo Mancuso, in giunta, non aveva avuto
nulla da eccepire contro la richiesta dei
magistrati. Eppure la Camera dei deputati il 16
luglio 1998 bocciò (303 voti a 210, con 13 astenuti)
la richiesta d'arresto. Non solo, i deputati
sottrassero al giudice elementi di prova: impedirono
(287 voti a 239, con 3 astenuti) l'utilizzo
processuale dei tabulati Telecom, quelli da cui
erano documentati i rapporti e la dipendenza di
Giudice dagli uomini delle cosche.
Ex sindaco di Padova, ha patteggiato una pena di 17
mesi: era accusato di corruzione per una tangente
sulla costruzione del nuovo palazzo di giustizia. La
deputata Annamaria Leone ne chiese la sospensione
"per gravi violazioni dei doveri morali": Leone non
Ë stata ricandidata alla Camera, Gottardo entrerý in
Senato.
Più nota cone Madame Stella, astrologa e cartomante,
esperta in cuori solitari e filtri d'amore. Sotto
inchiesta per aver imbrogliato alcuni clienti. Ora è
eletta all'Assemblea regionale siciliana.
|
Grillo, Luigi/Forza Italia |
|
|
Senatore della Repubblica. Eletto in Liguria, nel
collegio di Chiavari. Ex democristiano, nel 1994
sedeva in Parlamento tra i banchi del
centrosinistra, ma saltò (nomen omen) nel
centrodestra, permettendo a Silvio Berlusconi di
avere la maggioranza per formare il suo primo
governo (e avendo in premio una poltrona di
sottosegretario alla presidenza del Consiglio). Nel
2001 è stato rieletto per Forza Italia. Appena messo
piede in Senato, il primo giorno d'attività di
Palazzo Madama, ha ricevuto un invito a comparire
spedito dalla procura di Milano: per una vicenda che
risale a quando Grillo era sottosegretario di un
governo di centrosinistra e permise l'affidamento di
una consulenza miliardaria per uno studio sull'Alta
velocità ferroviaria in Liguria. L'ipotesi di reato
su cui la procura di Milano indaga è truffa
aggravata.
Nel 2003 si distingue in Senato proponendo un
emendamento alla legge Gasparri sulle tv che toglie
le telepromozioni dal mazzo dell'affollamento orario
degli spot pubblicitari, regalando cosÏ a Mediaset
parecchi miliardi. è stato il pi~ grande sostenitore
del governatore della Banca d'Italia Antonio Fazio,
anche durante le scorribande fatte nell'estate 2005
dai "furbetti del quartierino". Ripagato con
generosi fidi della Banca popolare di Lodi.
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La Loggia, Enrico/Forza Italia |
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Indagato al Tribunale dei ministri per finanziamenti
dalla Parmalat di Calisto Tanzi (100 mila euro) in
cambio di presunte "consulenze".
| La Malfa,
Giorgio/Forza Italia |
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Deputato della Repubblica. Ex segretario del Pri ai
tempi della "prima repubblica", ha portato il suo
partito ad aderire alla Casa delle libertà. è stato
condannato con sentenza
definitiva a 6 mesi per aver percepito
finanziamenti illeciti, provenienti dalla
maxitangente Enimont.
| Letta,
Gianni/Forza Italia |
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Non è un parlamentare, ma è stato addirittura il
candidato del centrodestra alla più alta carica
dello Stato, la presidenza della Repubblica. Poi è
diventato il candidato di Romano Prodi alla
presidenza della Figc, per salvare il calcio
italiano. Ma Gianni Letta è soprattutto l'uomo della
lobby del Biscione, il pettinatissimo cardinale al
servizio di Berlusconi che per anni intesse i
rapporti con la politica.
Letta, come vicepresidente della Fininvest, nel 1990
aveva accompagnato amorevolmente nei corridoi del
Parlamento il cammino della legge Mammì e il
relativo piano delle frequenze. Poi nel 1993 era
stato indagato per corruzione dalla procura di Roma
che ne aveva chiesto addirittura l'arresto. Il gip
Augusta Iannini, moglie di Bruno Vespa, si era
spogliata del caso perché "amica di famiglia" di
Letta (Vespa aveva infatti iniziato la sua carriera
al "Tempo" di Angiolillo, esattamente come Letta).
L'inchiesta era stata poi archiviata, ma con
motivazioni non proprio esaltanti per Letta.
Poi, quando Berlusconi entra direttamente in
politica, diventa il suo braccio destro, il potente
e silenzioso sottosegretario alla presidenza del
Consiglio. Ma c'è anche un prima. Un'inchiesta era
stata scippata, negli anni Ottanta, alla procura di
Milano dal porto delle nebbie romano: quella di
Gherardo Colombo sui fondi neri dell'Iri, nella
quale l'allora direttore del "Tempo" Gianni Letta
aveva ammesso, nel dicembre 1984, di aver ricevuto 1
miliardo e mezzo di lire in nero dall'ente statale
per ripianare i buchi del suo disastrato giornale.
Un giornale che, scrissero Scalfari e Turani in
"Razza padrona", era "in vendita ogni giorno, e non
solamente in edicola".
Letta-Letta, come lo chiamava Sergio Saviane,
passò poi alla corte del Cavaliere nella doppia
veste di gran ciambellano nei palazzi della politica
e di conduttore tv su Canale 5: le sue interviste ai
boss democristiani e socialisti sotto la sigla
"Italia domanda", tutte sorrisetti e moine, rimasero
per anni un capolavoro di lecchinaggio ineguagliato.
| Malvano,
Franco/Forza Italia |
|
|
Ex questore di Napoli, Ë sotto inchiesta per
concorso esterno in associazione camorristica.
Condannato in appello a Palermo per concorso
esterno in associazione mafiosa. Poi la Cassazione
ha annullato la sentenza per difetto di motivazione
e ha disposto un nuovo appello. Mannino però ha
invocato la legge Pecorella, che abolisce l'appello
in caso di proscioglimento.
| Maroni,
Roberto/Lega nord |
|
|
Deputato della Repubblica. Eletto nel collegio di
Varese. Leghista, ex ministro dell'Interno nel primo
governo Berlusconi. E' coinvolto in tre inchieste
giudiziarie. Per gli scontri con la polizia, inviata
a perquisire la sede della Lega a Milano, è stato
condannato definitivamente
a 4 mesi e 20 giorni per resistenza a pubblico
ufficiale. Come capo delle "camicie verdi", è stato
indagato dalla procura di Verona per reati come
attentato contro l'integrità dello Stato. Infine, la
procura di Roma lo ha indagato per favoreggiamento
di una presunta compravendita di voti. Candidato al
ministero della Giustizia nel governo Berlusconi, ha
dovuto farsi da parte, tra le polemiche. Ma è
comunque diventato ministro al Welfare.
| Martinat,
Ugo/Alleanza nazionale |
|
|
Viceministro delle Infrastrutture, è indagato a
Torino per turbativa d'asta e abuso nelle gare
d'appalto per le Olimpiadi di Torino e per la Tav in
Valsusa. Secondo un'inchiesta dei magistrati di
Torino, infatti, avrebbe ricevuto soldi per il suo
partito dal costruttore Vincenzo Procopio, che aveva
appena vinto il primo appalto per i lavori in
Valsusa. Il 19 marzo 2004 parte a favore di An un
bonifico di 23 mila euro. «Procopio mi ha detto di
fare un versamento ad An, dicendo che il partito
aveva bisogno di fondi», racconta, intercettato,
l'uomo che si era occupato materialmente
dell'operazione. La conferma arriva poi dalla stessa
segreteria di Martinat: il 7 maggio 2004 Alfredo
Calvani, dello staff del ministro, chiama Procopio e
gli conferma che il bonifico è arrivato.
Mastella,
Clemente/Udeur
Ex democristiano, si presentò insieme a
Pierferdinando Casini alla prima udienza del
processo per mafia ad Andreotti, a Palermo. Era
presente (come testimone di nozze) anche al
matrimonio di Francesco Campanella, il mafioso di
Villabate che aiutò Provenzano a operarsi a
Marsiglia. Ora è ministro della Giustizia: viste le
pendenze di molti nel suo partito, un ministro
omeopatico.
| Matteoli,
Altero/Alleanza nazionale |
|
|
Il ministro dell'Ambiente è indagato a Genova per
rivelazione di segreto e favoreggiamento nei
confronti dell'ex prefetto di Livorno: lo avrebbe
avvertito delle indagini a suo carico sugli abusi
edilizi all'isola d'Elba.
Indagato per corruzione e abuso d'ufficio in una
vicenda d'insediamenti industriali a Colleferro. Nel
suo collegio Ë stato interdetto.
| Nania,
Domenico/Alleanza nazionale |
|
|
Condannato in primo grado per gli abusi edilizi
della sua villa a Barcellona Pozzo di Gotto, in
Sicilia.
Ex presidente della Regione Sardegna, Ë indagato a
Cagliari per peculato.
| Pisanu,
Giuseppe/Forza Italia |
|
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Democristiano di lungo corso, è stato per anni
deputato dc e sottosegretario al Tesoro e alla
Difesa nei governi del pentapartito. Nel secondo
governo Berlusconi, dopo un'eclissi durata un
decennio, torna sulla scena e diventa finalmente
ministro: di un nuovo dicastero che si chiama
"Attuazione del programma di governo": una sorta di
musiliana "Azione Parallela". Quando poi il suo
collega di governo Claudio Scajola è costretto alle
dimissioni (dopo aver definito Marco Biagi «un
rompicoglioni»), Pisanu prende il suo posto:
ministro dell'Interno.
L'eclissi è causata da una storia che ha a che fare
con il Banco ambrosiano. Nell'estate 1981, Pisanu,
sardo e amico di Armando
Corona (che poi diventerà Gran Maestro della
massoneria) conosce in Sardegna il banchiere
Roberto Calvi (tessera P2 numero 1624).
L'uomo che fa incontrare Calvi e Pisanu è
Flavio Carboni,
faccendiere sardo che era in contatto con un
imprenditore milanese che voleva fare affari in
Sardegna: Silvio Berlusconi
(tessera P2 numero 1816). Pisanu è il padrino
politico di Carboni, che presenta come un
«interlocutore valido per le forze politiche
richiamantesi alla stessa aspirazione, cioè quella
cattolica».
Dichiara Pisanu al magistrato titolare dell'indagine
su Calvi e il suo Banco Ambrosiano: «Il Carboni si
diceva congiuntamente interessato alle televisioni
private in Sardegna: ciò in un'ottica di inserimento
nella regione del circuito televisivo Canale 5,
facente capo al signor Silvio Berlusconi di Milano.
Il Carboni mi spiegò che il Berlusconi aveva
interesse a espandere Canale 5 alla Sardegna, talché
lo stesso Carboni si stava interessando per rilevare
a tal fine la più importante rete televisiva sarda,
Videolina. Sempre riferendosi all'oggetto delle sue
attività, il Carboni mi disse di essere in affari
con il signor Berlusconi non solo con riferimento
all'attività televisiva, ma anche con riguardo a un
grosso progetto edilizio di tipo turistico
denominato "Olbia 2". Fin dall'inizio ritenni di
seguire gli sviluppi delle varie attività di
Carboni, trattandosi di un sardo che intendeva
operare in Sardegna e che peraltro mostrava di avere
vari interessi e vari contatti con persone
qualificate» (Testimonianza Pisanu al pm Dell'Osso).
Poi Carboni ebbe vari guai giudiziari. Girò assegni
del Banco Ambrosiano agli usurai della Banda della
Magliana. Subì arresti e condanne. Ma almeno fino
alla primavera 1982 restò in stretto contatto con
Giuseppe Pisanu che, mentre era sottosegretario al
Tesoro, si interessò attivamente della vicenda
Calvi-Ambrosiano. Nei mesi frenetici che precedono
la scoperta della bancarotta dell'Ambrosiano e la
fuga all'estero di Calvi, Pisanu incontra Calvi per
quattro volte, sempre accompagnato da Carboni.
L'ultimo appuntamento avviene il 22 maggio 1982,
quando Pisanu vola a Milano sull'aereo di Carboni.
Poi, il 6 giugno, il sottosegretario risponde in
Parlamento ad alcune interrogazioni sulla situazione
della banca di Calvi, dopo che erano ormai filtrate
voci sulla drammatica crisi finanziaria che stava
attraversando. Pisanu risponde tranquillizzando: la
situazione è normale; il sottosegretario non accenna
minimamente alla gravissima situazione debitoria in
cui versa il Banco Andino, controllato
dall'Ambrosiano.
Alla Commissione parlamentare d'inchiesta sulla P2,
dichiarerà Angelo Rizzoli
(restando però senza conferme): «A proposito
dell'Andino, Calvi disse a me e a
Tassan Din che il discorso dell'onorevole
Pisanu in Parlamento l'aveva fatto fare lui.
Qualcuno mi ha detto che per quel discorso Pisanu
aveva preso 800 milioni
da Flavio Carboni». Dopo lo scandalo P2 e il crac
Ambrosiano, nel gennaio 1983 Pisanu è indotto a
dimettersi da sottosegretario al Tesoro. «A causa di
fatti incontrovertibili», secondo una dichiarazione
del deputato radicale Massimo Teodori al Corriere
della sera: «I rapporti strettissimi e
continuativi fra Pisanu e Carboni; i rapporti di
Pisanu con Calvi tramite Carboni; i rapporti di
Pisanu con Calvi e Carboni per la sistemazione del
Corriere della sera; i rapporti di Pisanu con
Calvi e Carboni quando, sottosegretario al Tesoro,
il ministro prendeva importanti decisioni
sull'Ambrosiano» (Corriere della sera, 22
gennaio 1983).
Il 18 luglio 1982 Calvi fu trovato impiccato sotto
un ponte di Londra. Pisanu, dopo le sue dimissioni,
scomparve per molto tempo dalla scena. Ricompare nel
1994, quando torna in Parlamento e diventa
vicecapogruppo dei deputati di Forza Italia:
lasciata la Dc, si è schierato con il partito di
Berlusconi, ex socio d'affari del suo protetto
Carboni. E Berlusconi, nel 2001, pur di dargli una
poltrona da ministro, inventa il curioso dicastero
dell'"Attuazione del programma". Accanto, alle
riunioni di governo, ha il più feroce dei suoi
accusatori, ai tempi della vicenda Calvi:
Mirko Tremaglia.
I sardi sanno che Beppe Pisanu (originario di Ittiri,
Sassari) è sempre stato molto riconoscente con
compaesani, amici e parenti che lo hanno sostenuto
nella lunga carriera politica. E che tiene molto
alla carriera dei figli. Ne ha tre. Gigi fa
l'avvocato ed è consigliere di Forza Italia al
Comune di Sassari. Angelo è oggi nella segreteria
nazionale di Forza Italia, dopo essere stato
candidato nel 2005 in Lazio nello (sfortunato)
listino di Francesco Storace. Alessandra Mussolini,
vittima degli spioni provati legati a Storace, ha
dichiarato: "Il ministro metta suo figlio a
indagare, visto che sta con Storace".
Il terzo figlio, Gianmario, è partner della
multinazionale della consulenza Accenture, coinvolta
nell'appalto affidato a trattativa privata a Telecom
per la sperimentazione dello scrutinio elettronico
in quattro regioni italiane alle elezioni politiche
del 9 aprile 2006.
Beppe Pisanu in persona è stato interrogato,
l'ottobre 2005, dalla procura di Cagliari: a
proposito di un presunto giro di favori nel corso
dell'inchiesta sulla maxi-truffa Ranno-Fideuram per
corruzione, peculato, truffa e riciclaggio. Il nome
di Pisanu padre, che non risulta indagato, è saltato
fuori assieme a quello di Pisanu figlio Angelo
durante l'interrogatorio a Gabriella Ranno, la
promotrice finanziaria accusata numero uno dello
scandalo: «Il titolare del dicastero dell'Interno si
è interessato perché il piano triennale Fideuram
andasse a buon fine», ovvero premendo affinché
diversi enti regionali accettassero investimenti a
tassi favolosi (fino al 20 per cento del capitale
speso), in cambio di «incarichi per il cognato, il
fratello e il figlio».
Nei dettagli, ha raccontato Ranno, «Angelo Pisanu è
stato assunto in Fideuram nel 1998, su mia esplicita
richiesta. Il fratello e il cognato del ministro, ho
poi saputo, sono entrati nel consiglio
d'amministrazione del Cis», il Credito industriale
sardo, ora confluito in Banca Intesa. La spartizione
dei pani e dei pesci, a detta di Ranno, sarebbe
avvenuta a Roma nell'ottobre 1998, prima a casa
Pisanu, in un incontro con i figli Angelo e Gigi,
poi, la sera, a una cena nel ristorante Il
bolognese: «Eravamo io, Andrea Pirastu, Beppe e
Annamaria» (Annamaria è la moglie del ministro, già
madrina della promotrice finanziaria; Pirastu è l'ex
assessore all'Industria). Il tutto alla vigilia
della campagna elettorale regionale del 1999, per il
cui foraggiamento, secondo le dichiarazioni
dell'accusata, «la banca si è avvalsa di fondi che i
promotori hanno raccolto in nero e depositato nella
nostra sede svizzera di Lugano, da dove poi
rientravano in Italia», sotto forma di tangenti «per
finanziare Forza Italia».
| Previti,
Cesare/Forza Italia |
|
|
Avvocato personale di Silvio Berlusconi, ha
ereditato l'incarico professionale dal padre, che
aiutò il giovane Silvio a fondare la Fininvest, in
un turbine di strane società svizzere e di anonime
fiduciarie. è dunque uno dei consulenti che
conoscono i segreti delle origini di Berlusconi.
Nato a Reggio Calabria, crebbe professionalmente
nello studio del padre, a Roma. Pur non avendo mai
rinnegato le sue origini politiche neofasciste, nel
1994 Berlusconi gli chiese di "scendere in campo"
con Forza Italia e lui accettò un posto al Senato
prima e un ministero poi.
E' stato condannato, in appello, a 5 anni per
corruzione del giudice Squillante e a 7 anni per
corruzione del giudice Metta nel caso Imi-Sir.
Berlusconi gli ha affidato la direzione dei
"Legionari azzurri", che dovranno vigilare perchè la
sinistra non compia brogli elettorali. Ora sconta la
pena agli arresti domiciliari, grazie a una legge su
misura.
| Rigoni,
Andrea/Margherita |
|
|
Condannato a 8 mesi in primo grado per abusi edilizi
all'Isola d'Elba.
Romani, Paolo/Forza
Italia
Deputato di Forza Italia fin dal 1994, è
coordinatore del partito di Berlusconi in Lombardia
ed è stato presidente della commissione parlamentare
sulle Comunicazioni e membro della commissione di
vigilanza sulla Rai. Ma Paolo Romani è un pioniere
delle tv private. A metà degli anni Settanta aveva
messo in piedi, con Marco Taradash, Tele Livorno.
Era stato vicino a Nichi Grauso, in Sardegna, ai
tempi eroici di Videolina. Era diventato editore di
Millecanali, rivista specializzata per l'emittenza
radiotelevisiva. Negli anni Ottanta aveva lavorato
per Alberto Peruzzo al lancio di Rete A. Poi lo
aveva chiamato Salvatore Ligresti a guidare
Telelombardia, da cui era uscito per mettersi in
proprio, con Lombardia 7 Tv. La sua rete aveva
acquistato una certa notorietà: produceva un
telegiornale, aveva una redazione di cinque
giornalisti; ma il programma forte di Lombardia 7
era Vizi privati, strip caserecci condotti da una
scatenata Maurizia Paradiso. Con l'ingovernabile
Maurizia, Romani finisce per litigare e la leggenda
dice che lo scontro sia stato fisico e doloroso.
In politica Romani, che era un giovane liberale,
resta folgorato sulla via di Arcore e nel 1994 segue
Berlusconi in Forza Italia. È subito eletto
deputato. Si trasferisce a Roma, abbandona la tv al
suo destino e, almeno formalmente, nel 1996 la cede.
Ha venduto davvero? Nel mondo delle private c'è chi
ne dubita, chi sussurra di falsa vendita, di accordi
di portage. Un giovane giornalista che ha lavorato a
Lombardia 7 racconta che almeno fino al 1997 Romani
veniva n visita alla tv ed era ancora considerato il
«padrone» a tutti gli effetti. E certamente resta,
almeno fino al 12 gennaio 1998, legale
rappresentante di Lombardia Pubblicità, di cui
continua a essere azionista.
Fatto sta che, nel dicembre 1997 i nuovi padroni
risolvono a loro modo il problema dei debiti.
Smembrano la tv: i debiti li lasciano alla vecchia
società, che viene posta in liquidazione e si avvia
serena verso il fallimento; la parte sana (con le
frequenze) viene invece venduta per circa 3,5
miliardi di lire a una società, Telegestioni srl,
controllata dagli stessi venditori. Alla nuova
gestione stanno a cuore solo due cose: le frequenze,
bene prezioso che prima o poi si vende bene (e
infatti nell'estate 2003, le frequenze di Lombardia
7 stavano per essere vendute a carissimo prezzo alla
Rai di Flavio Cattaneo e solo l'intervento di Lucia
Annunziata, allora presidente della Rai, ha bloccato
l'operazione); e la pubblicità, attraverso cui, con
un giro di fatture false o gonfiate, si ricavano
parecchi miliardi (almeno 81 tra il 1997 e il 2001).
Nel 1999 Lombardia 7 fallisce, lasciando debiti per
oltre 12 miliardi di lire.
E Paolo Romani? Viene indagato per bancarotta
fraudolenta e false fatture. Il pubblico ministero
di Monza chiede il suo proscioglimento, perché
Romani è uscito dalla società prima che questa
precipitasse nel crac. Il giudice preliminare impone
però l'imputazione coatta per bancarotta
preferenziale: anche lui avrebbe contribuito a
mandare in malora la sua tv, anzi sarebbe stato lui
a iniziare la valanga, perché prima di lasciare agli
amici la patata bollente, tra il 1994 e il 1996 ha
prelevato dalle casse della sua tv circa un miliardo
di lire, condannandola al fallimento. Scrive il
giudice: «Già nel marzo 1994 Lombardia 7 Tv Srl ha
accumulato un debito imponente e lotta
sostanzialmente per sopravvivere, ricorrendo ai
tipici espedienti della società in stato di
predecozione, quali il mancato pagamento di tasse e
contributi allo scopo di tirare comunque avanti.
Pacifica è l'impossibilità per la società di
fronteggiare le proprie obbligazioni attraverso gli
ordinari strumenti di pagamento. Nonostante ciò,
proprio da quel periodo in poi, Romani si fa versare
dalla fallita somme tali da consentirgli non solo di
recuperare i propri conferimenti, ma anzi da
determinare un credito in favore di Lombardia 7 Tv
Srl».
L'udienza preliminale termina però con un pieno
proscioglimento: per Romani niente bancarotta. Il
suo nome è anche nell'elenco dei politici che
ricevono generosi finanziamenti dalla Banca popolare
di Lodi di Gianpiero Fiorani. In effetti Romani ha
bisogno di soldi: sta pagando circa 400 mila euro
come risarcimento al curatore fallimentare di
Lombardia 7.
Sottosegretario al Lavoro, indagato e poi
prosciolto nel caso Guttadauro-Cuffaro per mafia e
corruzione, è di nuovo sotto inchiesta per concorso
esterno a Cosa nostra, dopo le accuse del pentito
Francesco Campanella.
Senatore della Repubblica. Eletto ad Agrigento.
Membro del Ccd (ora Udc), è stato sindaco di
Agrigento. Ha subito una
condanna definitiva a 1 anno e 6 mesi per
abuso d'ufficio finalizzato a favorire i costruttori
abusivi in cambio di favori elettorali. Con Sodano
sono stati condannati a un anno di reclusione anche
alcuni suoi ex assessori. Gli imputati, secondo
l'accusa, non avrebbero posto in essere né
provvedimenti né iniziative per bloccare
l'abusivismo edilizio tra il 1991 e il 1998, non
solo nella Valle dei Templi, ma in tutta la città.
Imputato in un altro processo per irregolaritý
urbanistiche in contrada Favara e nella
realizzazione di un depuratore, ha cercato, invano,
di bloccare il dibattimento appellandosi alla legge
Cirami.
| Sterpa,
Egidio/Forza Italia |
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Deputato di Forza Italia. Dirigente del vecchio
Partito liberale, Ë stato condannato a 6 mesi in via
definitiva per la tangente Enimont.
Storace,
Francesco/An
Ex presidente della Regione Lazio e poi ministro
della Salute, ha dovuto dimettersi perchè coinvolto
nello scandalo delle intercettazioni e dello
spionaggio illecito ai danni di Piero Marrazzo,
Alessandra Mussolini e Giovanna Melandri, suoi
avversari alle elezioni regionali del 2005. Per
questa vicenda, è indagato anche per associazione a
delinquere.
Deputato della Repubblica, ex ministro Ds.
Condannato definitivamente dalla Cassazione nel 2001
per abusivismo edilizio, per via di alcuni
ampliamenti illeciti nella sua casa a Pantelleria:
10 giorni di arresto e 20 milioni di ammenda. Pi(TM)
lí"ordine di riduzione in pristino dei luoghiî. CioË
la demolizione delle opere abusive.
| Vito,
Alfredo/Forza Italia |
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Deputato della Repubblica, Forza Italia. Eletto in
Campania. Noto ai bei tempi della Prima Repubblica
come "Mister centomila preferenze" della Democrazia
cristiana, ora è parlamentare della Casa delle
libertà. Ex impiegato dell'Enel, si buttò in
politica, nella Dc, con grande impegno. Si dice che
nel suo ufficio elettorale riuscisse a ricevere più
di 200 persone al giorno. Il soprannome se lo
guadagnò con i risultati elettorali conseguiti nel
1985, 1987 e 1992: fu eletto prima al Consiglio
regionale della Campania (con 120 mila voti), poi
alla Camera dei deputati (con 160 mila voti) e
infine di nuovo al Parlamento (con 104 mila
preferenze). Poi arrivò Mani pulite: fu indagato,
arrestato e processato per tangenti.
Condanna definitiva e 2
anni patteggiati e oltre 4 miliardi di lire
restituiti per 22 episodi di corruzione a Napoli. La
Direzione distrettuale antimafia di Napoli chiese al
Parlamento l'autorizzazione a procedere contro di
lui anche per concorso esterno in associazione a
delinquere di tipo mafioso, sospettando suoi
rapporti con la Camorra (fu poi prosciolto).
Dopo le accuse, Alfredo Vito indossò il saio del
pentimento: "Torno alla mia famiglia; con la
politica ho chiuso". Scrisse: "Lascio il mio vecchio
partito, la Dc, e invito tutti i parlamentari
inquisiti a seguire il mio esempio: fatevi da parte,
perché solo così si potrà procedere al rinnovamento
dei partiti e della classe politica". Patteggiò la
condanna e restituì parte del malloppo. Quei quasi 5
miliardi sono stati impiegati per costruire un parco
pubblico alla periferia di Napoli, ribattezzato
dalla fantasia popolare "Parco Mazzetta". Ma non ha
mantenuto la promessa di stare lontano dalla
politica: ha riallacciato i contatti di un tempo, ha
riaperto un ufficio a Roma ed è tornato in attivitý
con la Nuova democrazia cristiana (fondata nel 2000
insieme con Flaminio Piccoli). Nel 2001 è stato
accolto a braccia aperte nella Casa delle libertà,
che lo ha portato in Parlamento.
| Vizzini,
Carlo/Forza Italia |
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Senatore della Repubblica. Eletto in Sicilia.
Palermitano, ex segretario del Psdi, cinque volte
deputato (la prima a soli 28 anni), tre volte
ministro, è stato responsabile tra l'altro del
dicastero delle Poste e di quello della Marina. Nel
1993 è rimasto coinvolto nello scandalo Enimont con
l'accusa di aver ricevuto un finanziamento illecito
di 300 milioni. Condannato in primo grado, in
appello strappa una prescrizione. Fu assolto dal
Tribunale dei ministri anche dall'accusa di aver
ricevuto mazzette mentre era al ministero delle
Poste. Giovanni Brusca ha incluso il suo nome nella
lista di politici che la mafia voleva far fuori dopo
le stragi di Capaci e via D'Amelio. Nel giugno del
1999 Vizzini, amico di Silvio Berlusconi e di
Marcello Dell'Utri, è entrato nel Consiglio di
presidenza di Forza Italia. Nel 2001 ha vinto il
confronto elettorale nel collegio senatoriale di
Palermo centro.
| Valentino,
Giuseppe/Alleanza nazionale |
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Sottosegretario alla Giustizia del governo
Berlusconi, è indagato in Calabria in relazione "a
condotte attinenti gli interessi della criminalitý
organizzata nel settore dei finanziamenti pubblici,
degli appalti, delle infiltrazioni nelle istituzioni
e nella pubblica amministrazione". Il suo nome Ë
anche presente nelle indagini sulle scalate bancarie
dell'estate 2005, indicato come uno dei politici che
erano punto di riferimento per il banchiere
Gianpiero Fiorani.
Al Comune di
Milano
tre assessori impresentabili:
- Ombretta Colli
- Vittorio Sgarbi
- Giovanni Terzi
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