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IL FALLIMENTO SCIENTIFICO DEL DARVINISMO 

E DEL SUO BAGAGLIO IDEOLOGICO


L'inganno dell'evoluzione

di Harun Yahya


Lo scenario dell'evoluzione umana

Nei capitoli precedenti abbiamo visto che in natura non esistono meccanismi che inducano gli esseri viventi ad evolvere e che le specie viventi non sono pervenute all'essere in seguito a un processo evolutivo, ma sono piuttosto emerse all'improvviso nella loro presente struttura perfetta. Ovvero, vennero create individualmente. È ovvio, quindi, che anche l'evoluzione umana non ha mai avuto luogo.

Che cosa propongono allora gli evoluzionisti a fondamento della loro storia?
Il fondamento è costituito dall'esistenza di  una moltitudine di fossili sui quali sono state costruite interpretazioni immaginarie. Nel corso del tempo sono vissute più di 6000 specie di scimmie, in maggioranza estinte. Oggi, solo 120 specie di scimmie sono presenti sulla terra. Queste approssimative 6000 specie rappresentano una ricca risorsa per gli evoluzionisti.

Essi hanno descritto lo scenario dell'evoluzione umana sistemando una parte dei crani che rispondevano al loro proposito in un ordine di grandezza, dal più grande al più piccolo, e inframettendovi i crani di razze umane estinte. Secondo questa prospettiva, gli uomini e le scimmie moderne hanno antenati in comune. Queste creature si sarebbero evolute nel tempo; alcune di esse sarebbero divenute le scimmie di oggi, le altre, che avrebbero seguito una diversa branca dell'evoluzione, si sarebbero trasformate negli uomini attuali.

Tutte le scoperte paleontologiche, anatomiche e biologiche, hanno, nondimeno, dimostrato che queste asserzioni sono fittizie e infondate come tutte le altre. Nessuna prova chiara e convincente è stata avanzata per verificare se esista una relazione tra l'uomo e la scimmia, ad eccezione di frodi, distorsioni, disegni e commenti fuorvianti.

I fossili dimostrano che, nel corso del tempo, gli uomini sono sempre stati uomini così come le scimmie sono sempre state scimmie. Alcuni dei fossili che gli evoluzionisti ritengono i progenitori dell'uomo, appartengono a razze umane vissute all'incirca 10.000 anni fa, poi scomparse. Inoltre, molte comunità umane ancora oggi viventi hanno le stesse fattezze e caratteristiche di queste razze umane estinte, che gli evoluzionisti ritengono i nostri antenati. Tutto ciò rappresenta una prova chiara che l'uomo non è mai passato attraverso un processo evolutivo in alcun periodo storico.

Ma la cosa più importante è che vi sono numerose differenze anatomiche tra l'uomo e la scimmia, e nessuna di queste avrebbe potuto giungere all'esistenza attraverso un processo evolutivo. Il fatto di essere bipedi è una di queste. Tale elemento, di cui si parlerà più avanti, è peculiare soltanto dell'uomo ed è uno dei tratti distintivi più importanti.
 

L'immaginario albero genealogico dell'uomo

I darvinisti affermano che gli uomini moderni si siano evoluti da una sorta di creature simili alle scimmie. Nel corso di questo ipotetico processo evolutivo, che si suppone abbia avuto inizio quattro o cinque milioni di anni fa, si sostiene che siano esistite alcune "forme di transizione" intermedie tra l'uomo moderno e i suoi progenitori. Secondo questa prospettiva del tutto immaginaria, vengono elencate quattro "categorie" di base:

1.  Australopithecinae (forma plurale di Australopithecus)
2.  Homo habilis
3.  Homo erectus
4.  Homo sapiens

Gli evoluzionisti designano il cosiddetto primo antenato comune degli uomini e delle scimmie "Australopithecus", che significa "scimmia sudafricana". L'Australopithecus, nient'altro che un'antica specie di scimmia estinta, presenta varie tipologie, tra cui alcune di buona complessione, altre di struttura più piccola e gracile

Gli evoluzionisti classificano la fase successiva dell'evoluzione umana come "homo", cioè uomo. Gli esseri viventi appartenenti a tale serie sarebbero più sviluppati dell'Australopithecus e non molto diversi dall'uomo attuale. Quest'ultimo, ovvero l'Homo sapiens, si dice che si sia formato all'ultimo stadio dell'evoluzione di questa specie.

UN SINGOLO OSSO MASCELLARE COME FONTE D'ISPIRAZIONE

Il primo fossile di Ramapithecus scoperto: una mascella dispersa composta di due parti (a destra). Gli evoluzionisti raffigurarono audacemente il Ramapithecus, la sua famiglia e l'ambiente in cui viveva basandosi soltanto su queste ossa.

Fossili come l'Uomo di Giava, l'Uomo di  Pechino e "Lucy", che talvolta compaiono sui mezzi di comunicazione, nelle pubblicazioni e nei libri divulgativi evoluzionisti, sono inclusi in una delle quattro specie sopra elencate. Queste ultime si diramano in sottospecie.

Alcune ipotetiche forme di transizione del passato, come il Ramapithecus, sono state escluse dall'albero genealogico dell'immaginaria evoluzione umana allorquando si è compreso che erano delle semplici scimmie.61

Nel delineare la catena "Australopithecinae > Homo habilis > Homo erectus > Homo sapiens", gli evoluzionisti intendono che ognuna di queste specie sia l'antenata dell'altra. Le recenti scoperte dei paleoantropologi hanno nondimeno rivelato che Australopithecinae, Homo habilis e Homo erectus sono esistiti, nello stesso tempo, in diverse parti del mondo. Inoltre, un certo segmento di umani, classificato come Homo erectus, è vissuto fino a tempi molto recenti. L'Homo sapiens neandarthalensis e l'Homo sapiens sapiens (l'uomo moderno) sono coesistiti nella stessa regione. Questi fatti rivelano chiaramente la mancanza di validità dell'asserzione che essi siano i progenitori gli uni degli altri.

In realtà, tutte le scoperte e le ricerche scientifiche hanno dimostrato che i fossili non suggeriscono alcun processo evolutivo secondo quanto sostenuto dagli evoluzionisti. I fossili che vengono considerati gli antenati degli umani appartengono di fatto o a diverse razze umane o a specie di scimmie.

Quali fossili, allora, sono umani e quali scimmie? È possibile che ciascuno di essi sia considerato una forma transizionale? Per rispondere a queste domande, sarà necessario esaminare ogni singola categoria.
 

Australopithecus: una specie di scimmia

Australopithecus, corrispondente alla prima categoria, significa "scimmia del sud". Si presume che sia apparso per la prima volta in Africa quattro milioni di anni fa, ove visse per i successivi tre milioni di anni. Vi sono alcune classi tra gli Australopithecinae. Gli evoluzionisti credono che la più antica specie di Australopithecus sia l'A. Afarensis. Seguono quindi l'A. Africanus, che ha ossa più esili, e l'A. Robustus, le cui ossa sono relativamente più grandi. Per quanto concerne l'A. Boisei, alcuni ricercatori ritengono che sia una specie diversa, altri che sia una sottospecie del'A. Robustus.

Tutte le specie di Australopithecus sono scimmie estinte che rassomigliano a quelle contemporanee. La loro capacità cranica è pari o inferiore a quella degli attuali scimpanzè. Come questi, hanno alcune parti, nelle estremità superiori e inferiori, disegnate al fine di arrampicarsi sugli alberi, mentre i loro piedi hanno la capacità di far presa sui rami in modo tale da mantenersi in equilibrio. Sono di bassa statura (al massimo 130 cm.) e, proprio come gli scimpanzè di oggi, il maschio è più robusto della femmina. Molte caratteristiche, quali alcune particolarità nei loro crani, la vicinanza degli occhi, i molari acuminati, la struttura mandibolare, le braccia lunghe, le gambe corte, testimoniano che questi esseri viventi non erano diversi dalle scimmie attuali.

Gli evoluzionisti affermano che, sebbene gli Australopithecinae abbiano l'anatomia di una scimmia, camminavano tuttavia eretti come gli umani. Tale posizione è stata sostenuta per decenni da paleontropologi come Richard Leakey e Donald C. Johanson. Nondimeno, una gran quantità di ricerche sulla struttura scheletrica degli Australopithecinae, condotte da numerosi studiosi, ha dimostrato la mancanza di validità di questo argomento. Un'estesa ricerca effettuata su vari esemplari di Australopithecus da due anatomisti di fama mondiale provenienti dall'Inghilterra e dagli Stati Uniti, Lord Solly Zuckerman e  il Prof. Charles Oxnard, ha rivelato che queste creature non erano bipedi e si muovevano in modo analogo alle scimmie moderne. Dopo aver studiato le ossa di questi fossili per un periodo di quindici anni, grazie alle sovvenzioni del governo britannico, Lord Zuckerman e il suo team di cinque specialisti giunsero alla conclusione che gli Australopithecinae erano soltanto un'ordinaria specie di scimmie e non erano assolutamente bipedi, per quanto lo stesso scienziato fosse un evoluzionista.62  In modo corrispondente, Charles E. Oxnard, un altro evoluzionista famoso per le sue ricerche sul tema, ha paragonato la struttura scheletrica degli Australopithecinae a quella dei moderni orang-utan.63 Nel 1994, infine, un gruppo dell'Università di Liverpool, in Inghilterra, avviò una vasta ricerca al fine di pervenire ad una conclusione definitiva. L'esito raggiunto fu che "gli Australopithecinae sono quadrupedi".64

In breve, gli Australopithecinae non hanno alcun legame con gli umani, ma sono semplicemente una specie di scimmia estinta.
 

Homo Habilis: la scimmia che fu presentata come umana

La grande similitudine tra la struttura cranica e scheletrica degli Australopithecinae e gli scimpanzè e la confutazione che tali creature camminassero erette, causò gravi difficoltà ai paleoantropologi evoluzionisti. Poiché, secondo l'immaginario schema evolutivo, l'Homo erectus venne dopo gli Australopithecinae. Come il prefisso "homo" indica, l'Homo erectus è una classe umana e il suo scheletro è eretto. La sua capacità cranica è superiore più del doppio a quella degli Australopithecinae. Una diretta transizione da questi ultimi, che sono scimmie simili a scimpanzè, all'Homo erectus, che ha uno scheletro non diverso da quello umano odierno, è fuori discussione anche secondo la teoria evoluzionista. Servirebbero, infatti, dei "legami", ovvero, delle "forme di transizione". Il concetto di Homo habilis nacque per rispondere a questa necessità.

La classificazione di Homo habilis fu proposta negli anni Sessanta dai Leakeys, un'intera famiglia di "cacciatori di fossili". Essi affermarono che questa nuova specie, classificata come Homo habilis, ebbe una capacità cranica relativamente ampia, l'idoneità a camminare in posizione eretta e a servirsi di pietre e arnesi di legno. Avrebbe potuto essere, quindi, l'antenato dell'uomo.

I nuovi fossili scoperti alla fine degli anni '80 erano destinati a mutare radicalmente tale visione. Alcuni ricercatori, tra cui Bernard Wood e C. Loring Brace, confidando nei fossili appena rinvenuti, asserirono che l'Homo habilis, ovvero "uomo capace di usare strumenti", avrebbe dovuto essere classificato Australopithecus habilis, ossia "scimmia dell'Africa meridionale capace di usare strumenti", in quanto presentava parecchie caratteristiche in comune con la scimmia detta Australopithecus. Aveva, infatti, braccia lunghe, gambe corte e una struttura scheletrica simile alla scimmia. Le sue dita delle mani e dei piedi erano prensili, mentre la sua struttura mandibolare era molto simile a quella dei moderni Primati. Anche la capacità cranica, pari a 600 cc, offriva ulteriori conferme. In breve, l'Homo habilis, presentato da alcuni evoluzionisti come una specie differente, era in realtà una specie di scimmia così come tutti gli altri Australopithecinae.
 

AUSTRALOPITHECUS AFERENSIS: UNA SCIMMIA ESTINTA

      AUSTRALOPITHECUS     SCIMPANZÉ MODERNO

 

Il primo fossile scoperto in Etiopia, presso Hadar, che si supponeva appartenesse alla specie Australopithecus aferensis: AL 288-1 o "Lucy". Per lungo tempo gli evoluzionisti si sforzarono di provare che Lucy potesse camminare in posizione eretta. Le ultime ricerche, tuttavia, hanno definitivamente stabilito che questo animale era una scimmia ordinaria che procedeva in posizione ricurva.
Il fossile di Australopithecus aferensis Al 333-105  appartiene ad un membro giovane di questa specie. Questa è la ragone per cui non si era ancora formata la protrusione sul suo cranio.
1st: cranio fossile di Australopithecus aferensis AL 444-2. 2nd: cranio di una scimmia contemporanea. L'ovvia somiglianza prova che l'A. aferensis era una specie di scimmia ordinaria, priva di qualsiasi caratteristica umana.

Le ricerche condotte negli anni seguenti hanno dimostrato che l'Homo habilis non era diverso dagli Australopithecinae. Il cranio e lo scheletro fossile OH62 trovati da Tim White dimostrarono che questa specie ebbe una ridotta capacità cranica, braccia lunghe e gambe corte, che le consentivano di arrampicarsi sugli alberi.

Le dettagliate analisi condotte dall'antropologa americana Holly Smith nel 1994 rivelarono che l'Homo habilis non era un "homo", ma bensì una "scimmia". A proposito dei suoi studi sui denti dell'Australopithecus, dell'Homo habilis, dell'Homo erectus  e dell'Homo neandertalensis, Smith ha scritto:

Circoscrivendo l'analisi dei fossili a quei campioni che soddisfino tali criteri, i modelli di sviluppo dentale di australopithecinae gracili e di Homo Habilis rimangono classificati come scimmie africane. Quelli dell'Homo erectus e di Neanderthal sono classificati come umani.65

Nello stesso anno, Fred Spoor, Bernard Wood e Frans Zonneveld, tutti specialisti di anatomia, giunsero alla stessa conclusione seppure con un metodo del tutto differente. Tale metodo era basato sull'analisi comparativa dei canali semicircolari nell'orecchio interno, che provvedono a mantenere l'equilibrio, di umani e scimmie. I canali degli umani, i quali camminano eretti, sono molto diversi da quelli delle scimmie, che procedono ricurve verso il basso. I campioni di orecchi interni di Australopithecus e di Homo habilis analizzati dai tre studiosi erano pressoché simili a quelli delle scimmie moderne, mentre quelli di Homo erectus erano identici a quelli dell'uomo odierno.66
Queste scoperte hanno prodotto due importanti risultati:

1.  I fossili a cui si fa riferimento come Homo habilis, in realtà, non appartengono alle classi "homo", ovvero agli umani, ma a quelle degli Australopithecinae, cioè alle scimmie.

2.  Sia l'Homo habilis che gli Australopithecinae erano esseri viventi che camminavano ricurvi, il loro scheletro era quindi quello di una scimmia. Non avevano alcun tipo di relazione con gli umani.


Homo Rudolfensis: un errore nella composizione della faccia

Homo Rudolfensis è il termine che si è dato ad alcuni frammenti fossili riportati alla luce nel 1972. Anche la classe ipoteticamente rappresentata da questo fossile venne designata con lo stesso nome, in quanto questi frammenti fossili furono scoperti nei pressi del fiume Rudolf in Kenya. La maggior parte dei paleoantropologi accetta l'idea che questi fossili non appartengano ad una specie distinta, ma che in realtà tale essere vivente fosse un Homo habilis.

Richard Leakey, colui che rinvenne i fossili, alla presentazione del cranio da lui denominato "KNM-ER 1470", risalente, secondo le stime, a 2,8 milioni di anni prima, definì la sua scoperta la più importante nella storia dell'antropologia, suscitando un tale effetto emotivo da indurre al pianto gli ascoltatori. Secondo Leakey, questo essere, che pur avendo una scarsa capacità cranica come l'Australopithecus, presentava nondimeno tratti umani nel volto, era il legame mancante tra l'Australopithecus e l'uomo. Dopo breve tempo, tuttavia, si comprese che il viso dalle fattezze umane del cranio KNM-ER 1470, già apparso sulle copertine di numerose riviste scientifiche, era il risultato dell'errata congiunzione dei frammenti, compiuta forse con deliberazione. Il Prof. Tim Bromage, che ha effettuato studi sull'anatomia della faccia umana, ha descritto questo fatto, scoperto nel 1992 grazie all'aiuto di alcune simulazioni al computer:

Quando venne ricostruito per la prima volta (intendi il KNM-ER 1470), la faccia era adattata al cranio in una posizione quasi verticolare, in maniera molto simile al volto piatto degli umani moderni. Ma i recenti studi sulle relazioni anatomiche mostrano che in vita tale faccia deve essere stata assai prominente, creando un aspetto simile ad una scimmia piuttosto che ad un Australopithecus.67

Il paleoantropologo evoluzionista J.E. Cronin scrive in riferimento a questa questione:

... la sua faccia costruita in modo relativamente robusto, il clivus naso-alveolare piuttosto piatto (che ricalca il volto degli Australopithecinae), la scarsa ampiezza massima del cranio (presso le zone temporali), i forti canini e i larghi molari (come indicato dalle radici rimaste) sono tutti caratteri relativamente primitivi che imparentano l'esemplare con i membri del taxon A. africanus.68

Loring Brace dell'Università del Michigan pervenne alle stesse conclusioni grazie alle analisi da lui condotte sulla mascella e sulla struttura dentale del cranio 1470; disse che le dimensioni della mascella e delle parti contenenti i molari rivelavano esattamente la faccia e i denti di un Australopithecus.69

Il Prof. Alan Walker, paleoantropologo presso la John Hopkins University, che ha svolto altrettante ricerche di Leakey sul KNM-ER, afferma che questo essere vivente non dovrebbe essere classificato come "homo", ovvero come specie umana, ma al contrario dovrebbe essere incluso sotto la specie Australopithecus.70

Per ricapitolare, classificazioni quali Homo habilis o Homo rudolfensis, che vengono presentate come vincoli di transizione tra l'Australopithecinae e l'Homo erectus, sono del tutto immaginarie. Come è stato oggi confermato da molti ricercatori, questi esseri viventi sono membri della serie Australopithecus. Tutte le loro caratteristiche anatomiche rivelano la loro appartenenza alla specie delle scimmie.

Seguendo queste creature, ognuna delle quali appartiene alla specie delle scimmie, giungiamo agli "homines" fossili, ovvero agli esseri umani fossili.
 

Homo erectus ed oltre: esseri umani

Il fantasioso schema degli evoluzionisti asserisce che l'evoluzione interna della specie Homo segua questa progressione: primo l'Homo erectus, poi l'Homo sapiens arcaico e l'Uomo di Neanderthal, quindi l'Uomo di Cro-Magnon ed infine l'uomo moderno. Tutte queste classificazioni sono in realtà soltanto razze umane originarie. Le differenze che intercorrono tra loro sono pari a  quelle tra un nero e un Inuit o un pigmeo e un europeo.

Esaminiamo dapprima  l'Homo erectus, a cui si fa riferimento come alla più primitiva specie umana. Come implica la parola stessa, "Homo erectus" significa  un "uomo che cammina eretto". Gli evoluzionisti hanno dovuto distinguere questi uomini dai precedenti annettendovi la qualità di "erezione", per la quale tutti i fossili di Homo erectus esistenti si distinguono nettamente rispetto agli esemplari di Australopithecus e di Homo habilis. Non vi è alcuna differenza tra lo scheletro di un uomo moderno e quello di un Homo erectus.

La ragione primaria per cui gli evoluzionisti definiscono "primitivo" l'Homo erectus è la capacità cranica (900-1100 cc.), inferiore rispetto alla media dell'uomo moderno, e la sporgenza delle arcate sopraccigliari. Nondimeno, molti popoli che vivono oggi nel mondo hanno la stessa capacità cranica dell'Homo erectus (ad esempio i pigmei), mentre esistono altre razze umane che hanno arcate sopraccigliari prominenti (come gli aborigeni australiani).

È un fatto comunemente accettato che tali differenze di capacità cranica non denotino disparità per quanto riguarda l'intelligenza o la capacità. L'intelligenza dipende dall'organizzazione interna del cervello, non dal volume.71

I fossili che hanno reso noto al mondo l'Homo erectus sono quelli dell'Uomo di Pechino e dell'Uomo di Giava scoperti in Asia, per quanto si comprese ben presto che non erano attendibili. L'Uomo di Pechino consisteva di alcuni elementi di gesso i cui originali erano andati perduti, mentre l'Uomo di Giava era "composto" di alcuni frammenti di cranio e di un osso pelvico, trovato ad alcuni metri di distanza, privo di qualsiasi indicazione valida ad attribuirne l'appartenenza allo stesso essere vivente. Questa è la ragione per cui i fossili di Homo erectus scoperti in Africa hanno goduto di una tale crescente importanza. (Si deve menzionare il fatto che alcuni fossili identificati come Homo erectus vennero anche inclusi da alcuni evoluzionisti sotto una seconda classe detta "Homo ergaster". Regna tuttavia il disaccordo su questo argomento. Tratteremo in seguito tutti questi fossili sotto la classificazione di Homo erectus).
 

HOMO ERECTUS: UN'ANTICA RAZZA UMANA

Homo erectus significa ovviamente "uomo eretto". Tutti i fossili inclusi in questa specie appartengono a particolari razze umane. Dal momento che la maggior parte di questi fossili non presenta una caratteristica comune, è abbastanza difficile definire questi uomini sulla base del loro cranio. Questa è la ragione per cui diversi ricercatori evoluzionisti hanno fatto varie classificazioni e designazioni. In alto a sinistra: cranio trovato presso Koobi Fora, in Africa, nel 1975, esso può essere generalmente definito Homo erectus. In alto a destra: cranio di Homo ergaster KNM-ER 3733 che presenta alcune oscurità.

La capacità cranica di tutti questi differenti fossili di Homo erectus varia tra 900 e 1100 cc. Queste cifre si mantengono entro i limiti dell'odierna capacità cranica umana.

KNM-WT 15000 o scheletro del "ragazzo di Turkana", è probabilmente il più antico e più completo fossile umano mai scoperto. Le ricerche condotte su questo fossile, che si ritiene risalga a 1,6 milioni di anni orsono, rivelano che esso apparteneva a un bambino di 12 anni il quale avrebbe raggiunto l'altezza di circa 1,80 m. se fosse pervenuto all'adolescenza. Il "ragazzo di Turkana", molto simile alla razza di Neanderthal, rappresenta una delle prove più significative a confutazione della favola dell'evoluzione umana.

L'evoluzionista Donald Johnson ha scritto riguardo a questo fossile: "Era alto e magro. La forma del suo corpo e la proporzione delle sue membra erano le stesse degli attuali Africani equatoriali. Le dimensioni dei suoi arti combaciano perfettamente con quelle degli odierni adulti nordamericani bianchi".

MARINAI DI 700 MILA ANNI

"Early humans were much smarter than we suspected..." ("I primi umani erano più abili di quanto sospettassimo...")

Notizia pubblicata su New Scientist del 14 marzo 1998 in cui si dice che quegli umani chiamati Homo erectus dagli evoluzionisti praticavano l'arte marinaresca 700000 anni fa. Questi umani, che disponevano di conoscenza e tecnologia sufficiente a costruire vascelli e a navigare, si possono difficilmente definire "primitivi".

Il più famoso esemplare di Homo erectus trovato in Africa è quello detto di Narikotome o "Ragazzo di Turkana", che venne rinvenuto nei pressi del lago Turkana in Kenya. È confermato che questo fossile apparteneva ad un giovinetto di dodici anni, che, nel corso della sua adolescenza, avrebbe raggiunto l'altezza di 1,83 metri. La struttura scheletrica eretta del fossile non si differenzia da quella dell'uomo moderno. A tale riguardo, il paleoantropologo americano Alan Walker affermò di dubitare che "un normale patologo potesse distinguere la differenza tra lo scheletro fossile e quello di un uomo moderno."72  Del cranio, Walker ha detto che "assomiglia molto a quello di Neanderthal."73 Come vedremo in seguito, gli uomini di Neanderthal sono una razza umana moderna; ne consegue, quindi, che anche l'Homo erectus deve essere considerato tale.

Anche l'evoluzionista Richard Leakey nota che la differenza tra l'Homo erectus e l'uomo moderno è pari ad una variazione di razza:

Si potrebbero considerare le differenze nella forma del cranio, nel grado di protrusione della faccia, nella robustezza della fronte e così di seguito. Tali differenze non sono probabilmente più pronunciate di quelle che vediamo oggi tra le diverse razze geografiche degli umani moderni. Una simile varazione biologica si presenta quando le popolazioni vivono geograficamente separate le une dalle altre per significativi periodi di tempo.74

Il Prof. William Laughlin dell'Università del Connecticut compì parecchi esami approfonditi sugli Inuit e sugli abitanti delle isole Aleut e osservò che queste popolazioni erano straordinariamente simili all'Homo erectus. La conclusione a cui arrivò fu che tutte queste distinzioni erano in realtà razze differenti di Homo sapiens (uomo moderno).

Allorquando si considerino le ampie differenze che intercorrono tra gruppi remoti quali gli Esquimesi e gli Aborigeni, noti per appartenere alla singola specie dell'Homo sapiens, pare giustificato concludere che lo stesso Sinanthropus [un esemplare eretto-ALC] ne faccia parte.75

Vi è, d'altra parte, un'enorme vuoto tra l'Homo erectus, che è una razza umana, e le scimmie che lo precedettero nello scenario dell'evoluzione umana (Australopithecus, Homo abilis, Homo Rudolfensis). Ne consegue che i primi uomini apparvero nelle testimonianze fossili improvvisamente e direttamente, escludendo ogni concatenazione evolutiva. Non vi potrebbe essere alcuna indicazione più chiara della loro creazione.

Ammettere, tuttavia, questo fatto è del tutto contrario alla filosofia dogmatica e all'ideologia degli evoluzionisti. Tentano, quindi, di rappresentare l'Homo erectus come una creatura per metà scimmia. Nelle ricostruzioni, persistono tenacemente nell'attribuirvi tratti scimmieschi. D'altra parte, in tali immagini, scimmie quali l'Australopithecus o l'Homo habilis vengono umanizzate. Tale metodo cela il tentativo di "avvicinare" le scimmie agli esseri umani, colmando così il vuoto intercorrente tra queste due distinte classi viventi.
 

I Neandertaliani

I Neandertaliani sono esser umani apparsi repentinamente centomila anni fa in Europa e scomparsi –o assimilati, per mescolanza, da altre razze– altrettanto rapidamente 35 mila anni orsono. L'unico elemento che li differenzia dall'uomo moderno è la superiore robustezza del loro scheletro e la maggiore capacità cranica.

 

 

MASCHERE FALSE: sebbene non differissero dagli uomini moderni, gli uomini di Neanderthal sono ancora raffigurati simili alle scimmie dagli evoluzionisti.

I Neandertaliani sono una razza umana, come oggi per lo più si ammette. Sebbene gli evoluzionisti abbiano tentato con ogni mezzo di definirli "una specie primitiva", tutti i reperti dimostrano che essi non erano differenti da un "uomo robusto" odierno. Un'eminente autorità in questo campo, Erik Trinkaus, paleoantropologo presso l'Università del New Mexico, ha scritto:

Un dettagliato confronto tra gli scheletri di Neanderthal e quelli umani moderni ha rivelato che non vi è nulla nell'anatomia dell'uomo di Neanderthal che dimostri una capacità motoria, manipolativa, intellettuale o linguistica inferiore a quella degli uomini attuali.76

Molti ricercatori contemporanei definiscono l'uomo di Neanderthal una sottospecie dell'uomo moderno e lo chiamano "Homo sapiens neanderthalensis". I ritrovamenti testimoniano che i Neandertaliani seppellivano i loro morti, foggiavano strumenti musicali e presentavano alcune affinità culturali con l'Homo sapiens sapiens a lui contemporaneo. Per riassumere, i Neandertaliani erano una razza umana "robusta", semplicemente scomparsa nel corso del tempo.
 

L'Homo Sapiens arcaico, l'Homo Heilderbergensis e l'Uomo di Cro-Magnon

L'Homo sapiens arcaico è l'ultimo gradino verso l'uomo contemporaneo nell'immaginario schema evolutivo. Gli evoluzionisti, infatti, non hanno molto da dire riguardo a questi uomini, che presentano scarse differenze rispetto agli uomini moderni. Alcuni ricercatori hanno addirittura affermato che esistono  ancora oggi dei rappresentanti di questa razza, indicandone un esempio negli aborigeni australiani. Come l'Homo sapiens, gli Aborigeni hanno arcate sopraccigliari prominenti, una struttura mandibolare prognata e una capacità cranica lievemente inferiore. Sono state fatte, inoltre, significative scoperte che rivelano come tali uomini siano vissuti in Ungheria e in alcuni villaggi italiani fino a tempi recenti.

Il gruppo denominato Homo heilderbergensis nella letteratura evoluzionista è in realtà lo stesso Homo sapiens arcaico. La ragione per cui vengono utilizzati due termini differenti per definire la medesima razza umana è la diversità concettuale tra gli evoluzionisti. Tutti i fossili inclusi sotto la classificazione di Homo heilderbergensis indicano che popoli anatomicamente molto simili ai moderni Europei vissero 500 e addirittura 740 mila anni orsono in Inghilterra e in Spagna.

Si è stimato che l'Uomo di Cro-Magnon sia vissuto 30000 anni fa. Questi ebbe un cranio a cupola e una fronte ampia. La capacità cranica era superiore a quella dei suoi contemporanei. Le arcate sopraccigliari erano prominenti e presentava una protrusione ossea nella schiena, caratteristica che compare anche nell'uomo di Neanderthal e nell'Homo erectus.

Sebbene l'uomo di Cro-Magnon sia considerato una razza europea, la struttura e il volume del suo cranio sono molto simili a quelli di alcune razze viventi oggi in Africa e ai tropici. Confidando in tale similitudine, si è creduto si trattasse di un'antica razza africana. Altre scoperte paleoantropologiche hanno mostrato che le razze di Cro-Magnon e di Neanderthal si mescolarono tra loro, gettando le basi delle razze attuali. Ai nostri giorni, inoltre, è stato accettato il fatto che i rappresentanti della razza di Cro-Magnon siano ancora viventi in diverse parti dell'Africa e nelle regioni francesi di Salute e Dordogne. Uomini viventi che presentano simili caratteristiche sono stati individuati anche in Polonia e in Ungheria.
 

Specie viventi nella stessa epoca dei loro antenati

Ciò che abbiamo finora investigato ci permette di constatare la finzione assoluta dello scenario dell'evoluzione umana. Affinché possa esistere un simile albero genealogico, dovrebbe essere avvenuta una graduale evoluzione dalla scimmia all'uomo e questo processo dovrebbe essere testimoniato dai reperti fossili. Vi è tuttavia uno iato enorme tra le scimmie e gli umani. La struttura scheletrica, la capacità cranica ed altri fattori quali il procedere eretti distinguono nettamente le due specie. (Abbiamo menzionato una recente ricerca, risalente al 1994, sui canali d'equilibrio dell'orecchio interno, grazie alla quale l'Australopithecus e l'Homo abilis erano classificati come scimmie, mentre l'Homo erectus come umano.)

Un'altra scoperta significativa che prova come non vi possa essere stato un albero genealogico tra queste specie differenti è il fatto che queste ultime, le quali vengono descritte come progenitrici le une delle altre, in realtà vissero contemporaneamente. Se, come sostengono gli evoluzionisti, l'Australopithecus si convertì nell'Homo habilis, e se questo, a sua volta, si evolvette nell'Homo erectus, allora le ere in cui vissero dovrebbero necessariamente susseguirsi reciprocamente. Non c'è tuttavia un tale ordine cronologico.

Sulla base delle stime degli evoluzionisti, gli Australopithecinae comparvero quattro milioni di anni orsono e scomparvero un milione di anni fa. Gli esseri viventi classificati come Homo habilis, d'altra parte, si ritiene che siano vissuti fino a 1,7-1,9 milioni di anni fa. L'Homo rudolfensis, che si afferma sia stato più "avanzato" rispetto all'Homo habilis, risalirebbe a 2,5-2,8 milioni di anni addietro! Ciò significa che l'Homo rudolfensis è di circa un milione di anni più vecchio dell'Homo habilis, del quale si suppone sia l'antenato. Per l'altro verso, l'età dell'Homo erectus risale a 1,6-1,8 milioni di anni fa, che indica come i primi esemplari apparvero sulla terra nello stesso lasso di tempo dei loro cosiddetti antenati, ovvero, l'Homo habilis.

Alan Walker, a conferma di questo fatto, ha affermato che "esistono prove dall'Africa orientale della tarda sopravvivenza di individui minuti di Australopithecus, i quali furono contemporanei dapprima dell'H. Habilis, poi dell'H. erectus."77 Louis Leakey ha rinvenuto fossili di Australopithecus, Homo habilis e Homo erectus contigui nella regione di Olduvai Gorge.78
 


UN AGO RISALENTE A 26000 ANNI FA.
Un fossile interessante che rivela come gli uomini di Neanderthal utilizzassero dei vestiti: un ago risalente a 26000 anni fa.

Un'ulteriore prova dell'inesistenza di un tale albero genealogico è fornita dal paleontologo di Harvard Stephen Jay Gould, il quale parla di questa empasse dell'evoluzione nonostante sia egli stesso un evoluzionista:

Che ne è della nostra scala se vi sono tre razze di uomini coesistenti (A. africanus, i robusti Austrlopithecinae e l'H. habilis), nessuna delle quali deriva dall'altra? Per di più, nessuna delle tre mostra alcun orientamento evolutivo durante la loro permanenza sulla terra.79

Muovendo dall'Homo erectus all'Homo sapiens, constatiamo ancora che non esiste alcun albero genealogico di cui parlare. È provato che l'Homo erectus e l'Homo sapiens arcaico continuarono a vivere da 27000 a 10.000 anni prima del nostro tempo. Nella palude di Kow in Australia, è stato rinvenuto il cranio di un Homo erectus risalente a 10.000 anni fa, mentre nell'Isola di Giava ne è stato scoperto un altro della stessa specie la cui datazione è attribuibile a 27000 anni orsono.80
 

La storia segreta dell'Homo Sapiens

Il fatto più interessante e significativo che invalida le basi reali dell'immaginario albero genealogico della teoria evoluzionista è l'impensata antichità della storia dell'uomo moderno. I dati della paleoantropologia rivelano che la gente Homo Sapiens, che assomigliava del tutto a noi, visse un milione di anni fa.

Fu Louis Leakey, il famoso paleoantropologo evoluzionista, a scoprire le prime tracce di questa realtà. Nel 1932, nella regione di Kanjera, nei pressi del Lago Vittoria in Kenya, Leakey scoprì parecchi fossili appartenenti al Medio Pleistocene, i quali non presentavano alcuna differenza rispetto all'uomo moderno. L'epoca del Medio Pleistocene corrisponde ad un milione di anni fa. Poiché queste scoperte rovesciavano l'albero genealogico evoluzionista, vennero respinte da alcuni paleoantropologi evoluzionisti. Leakey, tuttavia, avallò sempre l'esattezza delle sue stime.

Proprio quando questa controversia stava per essere dimenticata, un fossile rinvenuto in Spagna nel 1995 rivelò in modo sorprendente che la storia dell'Homo Sapiens era molto più antica di quanto si fosse presunto. Tale fossile venne scoperto nella grotta detta Gran Dolina nella regione di Atapuerca in Spagna da tre paleoantropologi iberici dell'Università di Madrid. Il fossile apparteneva alla faccia di un bambino undicenne del tutto simile agli uomini moderni. Erano nondimeno trascorsi 800000 anni dalla sua morte. La rivista Discover diede grande risalto all'evento dedicandovi la copertina nel numero di dicembre 1997.
 
 


Una delle più popolari riviste di letteratura evoluzionista, Discover, pubblica in copertina un volto umano risalente a 800000 anni fa con la domanda evoluzionista: "È questo il volto del nostro passato?".

 

Il fossile scosse le convinzioni di Ferreras, a capo degli scavi di Gran Dolina, il quale dichiarò:
 

Ci aspettavamo qualcosa di grande, qualcosa di largo, qualcosa di gonfiato... qualcosa di "primitivo". Ciò che ci attendevamo da un bambino di 800000 anni era qualcosa di simile al Ragazzo di Turkana. Mentre ciò che trovammo fu una faccia del tutto moderna... Per me questo era la cosa più spettacolare... Questo è quel tipo di cose che ti scuotono. Trovare qualcosa di assolutamente inaspettato come quella. Nella ricerca dei fossili, il rinvenirne è ugualmente inaspettato, ed è un bene. Ma la cosa più spettacolare è trovare ciò che tu riterresti appartenente al presente, nel passato. È come trovare qualcosa come... come rinvenire un audioregistratore a Gran Dolina. Ciò sarebbe sorprendente. Non ci aspettiamo cassette e registratori nel Basso Pleistocene. Trovarvi una faccia moderna è la stessa cosa. Noi fummo molto sorpresi quando la vedemmo.82

Il fossile mette in evidenza il fatto che la storia dell'Homo Sapiens deve essere retrodatata di ben 800 mila anni. Dopo essersi ripresi dallo shock iniziale, gli evoluzionisti che rinvennero il fossile decisero che doveva essere attribuito a una specie differente, in quanto, sulla base del noto albero genealogico, nessun Homo Sapiens sarebbe vissuto 800 mila anni fa. Essi crearono, di conseguenza, una specie immaginaria chiamata "Homo antecessor", sotto la cui classificazione inclusero il cranio di Atapuerca.


Una capanna di 1,7 milioni di anni

 La scoperta di una capanna risalente a 1,7 milioni di anni fa suscitò enorme impressione presso la comunità scientifica. Essa era simile alle capanne utilizzate oggi da alcuni popoli africani.

Molte scoperte hanno dimostrato che la datazione dell'Homo Sapiens deve essere fatta risalire a un periodo anteriore agli 800 mila anni. Una di esse è quella effettuata da Louis Leakey agli inizi degli anni '70 a Olduvai Gorge. Qui, nello strato Bed II, Leakey scoprì che le specie Australopithecus, Homo Habilis e Homo erectus erano coesistite nello stesso periodo. Ciò che fu addirittura più interessante fu una struttura rinvenuta nello stesso strato (Bed II), nella quale Leakey trovò i resti di una casupola di pietra. L'aspetto inusuale dell'evento fu che questa costruzione, ancora in uso in molte parti dell'Africa, avrebbe potuto essere costruita soltanto dall'Homo Sapiens! Così, in conformità ai rinvenimenti di Leakey, l'Australopithecus, l'Homo Habilis, l'Homo erectus e l'uomo moderno devono essere coesistiti approssimativamente 1,7 milioni di anni fa.83 Tale scoperta inficia definitivamente la teoria evoluzionista laddove pretende che l'uomo moderno sia evoluto da una specie simile alla scimmia quale l'Australopithecus.


Le impronte di un uomo moderno di 3,6 milioni di anni fa!

Altre scoperte fanno risalire le origini dell'uomo moderno ad un periodo anteriore a 1,7 milioni di anni fa. Tra le più importanti spiccano le impronte di piedi rinvenute a Laetoli, in Tanzania, da Mary Leakey nel 1977. Queste furono rinvenute in uno strato che si calcola risalga a 3,6 milioni di anni fa, ma, cosa più importante, non sono diverse da quelle che lascerebbe un uomo contemporaneo.

Tali impronte di piedi furono in seguito esaminate da numerosi paleoantropologi, tra cui Don Johanson e Tim White. I risultati furono identici. White ha scritto:

Non vi è alcuna possibilità di errore... Sono simili alle impronte di piedi degli uomini moderni. Se qualcuno le lasciasse oggi sulla sabbia di una spiaggia californiana e si chiedesse poi a un bambino di quattro anni che cosa fossero, egli risponderebbe subito che qualcuno aveva camminato lì. Non sarebbe in grado di distinguerle tra cento altre, e neppure noi.84

Dopo aver esaminato le impronte, Louis Robbins dell'Università della North Carolina ha commentato:
L'arco è elevato –l'individuo più piccolo presenta un arco più alto del mio– e l'alluce è largo e allineato al secondo dito... Le dita stringono il terreno come quelle umane. Ciò non è visibile in altre forme animali.85
 

Le impronte di Laetoli appartengono a un umano moderno, sebbene risalgano a milioni di anni fa.

 

Gli esami condotti sulla morfologia delle impronte dei piedi mostrarono di nuovo che queste dovevano essere accettate come umane e, in particolare, appartenenti a un uomo moderno (Homo Sapiens). Russell Tuttle, che ha esaminato le impronte, ha scritto:

Potrebbe averle fatte un piccolo Homo sapiens a piedi scalzi... Per tutte le caratteristiche morfologiche discernibili, i piedi degli individui che lasciarono le impronte sono indistinguibili da quelli di umani moderni.86

Analisi imparziali delle impronte rivelarono la loro reale appartenenza. Esse constavano di 20 impronte fossilizzate attribuite a un umano moderno di dieci anni di età e di altre 27 appartenenti ad uno di età inferiore. Essi erano sicuramente simili a noi.

Le impronte di Laetoli furono al centro della discussione per anni. I paleoantropologi evoluzionisti tentarono disperatamente di trovare delle spiegazioni, tanto era duro per essi accettare il fatto che un uomo moderno avesse camminato sulla terra 3,6 milioni di anni fa. Nel 1990, tale "spiegazione" iniziò a prendere corpo. Gli evoluzionisti decisero che queste impronte sarebbero state lasciate da un Australopithecus, in quanto, basandosi sulla loro teoria, era impossibile che una specie homo fosse vissuta 3,6 milioni di anni fa. Russell H. Tuttle scrisse in un articolo datato 1990:
 

Un altro esempio che prova la mancanza di validità dell'immaginario albero genealogico ideato dagli evoluzionisti: una mandibola di un umano moderno risalente a 2,3 milioni di anni fa. Questa mandibola, il cui codice è A.L. 666-1, fu scoperta ad Hadar, in Etiopia. Le pubblicazioni evoluzioniste  hanno tentato di dissimularla presentandola come "una scoperta veramente sorprendente..." (D. Johanson, Blake Edgar, From Lucy to Language, p. 169)

Insomma, le caratteristiche dell'impronta di 3,5 milioni di anni rinvenuta al sito G di Laetoli è simile a quelle abitualmente lasciate da uomini moderni senza scarpe. Nessun aspetto suggerisce che gli ominidi di Laetoli fossero bipedi meno capaci di noi. Se non si sapesse che le impronte G sono così vecchie, si potrebbe facilmente concludere che siano state lasciate da un membro del nostro genere Homo... In ogni caso, dovremmo accantonare la perduta ipotesi che tali impronte appartengano a un tipo Lucy, un Australopithecus afarensis.87

Per riassumere, queste impronte, che si suppone risalgano a 3,6 milioni di anni orsono, non sarebbero potute appartenere ad un Australopithecus. L'unica ragione per cui venne avanzata tale ipotesi fu l'età dello strato geologico (3,6 milioni di anni) in cui furono rinvenute le impronte, che si attribuirono ad un Australopithecus per la presunzione che gli umani non avrebbero pouto vivere in un'età così  remota.
Queste interpretazioni rivelano una realtà molto importante. Gli evoluzionisti non sostengono la loro teoria fondandosi su scoperte scientifiche, ma indipendentemente da esse. Abbiamo una teoria difesa ciecamente con qualunque mezzo, mentre tutte le nuove scoperte che ne hanno confutato i presupposti sono state ignorate o distorte al fine di preservarla.

In breve, la teoria evoluzionista è un dogma mantenuto in vita a dispetto della scienza.

Laetoli izleri hakkýnda yapýlan bu yorumlar, bizlere çok önemli bir gerçeði göstermektedir. Evrimciler, teorilerini bilimsel bulgulara dayanarak deðil, bilimsel bulgulara raðmen savunmaktadýrlar! Ortada ne olursa olsun, körü körüne savunulan bir teori vardýr ve ele geçirilen her aleyhte bulgu, bu teoriye uydurulmak için çarpýtýlmakta ya da görmezden gelinmektedir.

Kýsacasý, evrim teorisi bilim deðildir. Bilime raðmen yaþatýlan bir dogmadýr.
 

La locomozione bipede: l'impasse dell'evoluzionismo

Oltre ai fossili di cui ci siamo occupati, anche le differenze anatomiche tra uomini e scimmie confutano la finzione dell'evoluzione umana; tra queste vi è il modo di camminare.

Gli esseri umani camminano eretti sui loro due piedi. Questo un tipo di locomozione è molto speciale in quanto non è presente in nessun'altra specie. Alcuni animali hanno una limitata capacità di movimento poggiando sulle zampe posteriori. L'orso e la scimmia, ad esempio, possono procedere in tal modo solo in rare occasioni e per breve tempo, quando vogliono raggiungere una fonte di cibo. Normalmente il loro scheletro è inclinato in avanti e in posizione quadrupede.

La locomozione bipede si sarebbe, allora, evoluta dall'andatura quadrupede delle scimmie come affermano gli evoluzionisti? Sicuramente no.

Le ricerche hanno dimostrato che l'evoluzione verso la locomozione bipede non è mai avvenuta, né ciò sarebbe possibile, principalmente in quanto questo carattere non rappresenta un vantaggio evolutivo. Il modo in cui si muovono i primati è molto più facile, veloce ed efficiente di quello degli uomini. Un uomo non potrebbe mai saltare da un ramo all'altro come uno scimpanzé, né correre alla velocità di 125 km orari come un ghepardo. Al contrario, l'andatura bipede dell'uomo è molto più lenta sul terreno. Per la stessa ragione, è la specie più indifesa in natura in termini di movimento e protezione. Secondo la logica dell'evoluzione, le scimmie non avrebbero dovuto evolversi verso la locomozione bipede: gli umani, piuttosto, sarebbero dovuti diventare quadrupedi.
 


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Ricerche recenti hanno rivelato l'impossibilità che lo scheletro curvo di una scimmia, destinato a un'andatura quadrupede, possa evolversi in uno scheletro umano eretto atto alla locomozione bipede.

Un'altra impasse dell'evoluzionismo è che la locomozione bipede non è funzionale al modello dello "sviluppo graduale" del darvinismo, il quale richiede un passo "scalare" tra l'una e l'altra postura. Nondimeno, grazie ad alcune ricerche condotte al computer nel 1996, il paleoantropologo inglese Robin Crompton ha dimostrato che tale passo scalare non sarebbe stato possibile. Lo studioso è pervenuto alla conclusione che un essere vivente può camminare eretto o a quattro zampe.88  Un tipo di passo intermedio è impossibile a causa dell'estremo consumo di energia che comporterebbe. Questa è la ragione per cui è impossibile che sia esistito un mezzo-bipede.

L'immensa distanza tra l'uomo e la scimmia non si limita solo alla locomozione bipede. Molti altri problemi restano insoluti, quali le capacità cerebrali e verbali. A questo riguardo, la paleoantropologa evoluzionista Elaine Morgan confessa:

Quattro dei misteri più insolubili dell'uomo sono: 1) Perché cammina su due gambe? 2) Perché ha perso la pelliccia? 3) Perché ha sviluppato un cervello così grande? 4) Perché ha imparato a parlare?
Le risposte ortodosse a queste domande sono: 1) 'Non lo sappiamo ancora'; 2) 'Non lo sappiamo ancora'; 3) 'Non lo sappiamo ancora'; 4) 'Non lo sappiamo ancora'. La lista delle domande potrebbe essere considerevolmente estesa senza intaccare la monotonia delle risposte.
 

Evoluzione: una fede anti-scientifica

Lord Solly Zuckerman è uno tra i più famosi e stimati scienziati britannici. Per anni si è dedicato allo studio dei fossili e ha condotto molte indagini dettagliate. Venne onorato con il titolo di 'Lord' per i suoi contributi alla scienza. Zuckerman è un evoluzionista, quindi, i suoi commenti all'evoluzione non possono essere ritenuti deliberatamente sfavorevoli. Dopo anni di studi sui fossili inclusi nello scenario dell'evoluzione umana tuttavia, ha raggiunto la conclusione che, in realtà, non esiste tale albero genealogico.

Zuckerman ha anche preparato uno "spettro della scienza" al fine di sceverare quelle dottrine che riteneva scientifiche da quelle che non lo erano. Secondo tale spettro, i rami della scienza più "scientifici" –ovvero dipendenti da dati concreti– sono la chimica e la fisica. Seguono poi le scienze biologiche ed infine quelle sociali. All'estremità opposta dello spettro, ovvero nella parte considerata "meno scientifica", si trovano le "percezioni extrasensoriali" –concetti quali la telepatia e il sesto senso– ed infine "l'evoluzione umana". Zuckerman giustifica la sua posizione con queste parole:

Muovendo dal registro della verità oggettiva verso quegli ambiti di presunta scienza biologica, come le percezioni extrasensoriali o l'interpretazione della storia fossile dell'uomo, dove per il fedele tutto diventa possibile –e dove, per l'ardore della sua fede, è talvolta in grado di ritenere vere le cose più contraddittorie allo stesso tempo.90

Che cosa ha reso tanti scienziati così tenacemente saldi a questo dogma? Perché hanno tentato, con tanta insistenza, di mantenerlo in vita, al costo di accettare innumerevoli conflitti e di rinunciare alle prove da loro stessi avanzate?

L'unica risposta è la paura di affrontare il rischio di dover abbandonare la teoria dell'evoluzione e l'inevitabile confronto con la realtà della creazione da parte di Allah. Considerando, tuttavia, i fondamenti della filosofia materialista in cui credono, la creazione è per loro un concetto inaccettabile.
Per questo motivo, essi ingannano se stessi e il mondo valendosi dei media. Qualora non riescano a trovare i fossili necessari, "fabbricano" delle rappresentazioni immaginarie o dei modelli fittizi,per diffondere la convinzione che esistano fossili che comprovino l'evoluzione. Parte dei mass media, che condivide il punto di vista materialistico, tenta anche di ingannare il pubblico instillando la favola dell'evoluzione per vie subliminali.

Nonostante i loro saldi tentativi, la verità è evidente: l'uomo non è pervenuto all'esistenza tramite un processo evolutivo, ma per creazione da parte di Allah. L'uomo è quindi responsabile di fronte a Lui, per quanto si rifiuti di assumere questa responsabilità.
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NOTE :
61 David Pilbeam, "Humans Lose an Early Ancestor", Science, April 1982, pp. 6-7.
62 Solly Zuckerman, Beyond The Ivory Tower, New York: Toplinger Publications, 1970, pp. 75-94.
63 Charles E. Oxnard, "The Place of Australopithecines in Human Evolution: Grounds for Doubt", Nature, Vol 258, p. 389.
64 Fred Spoor, Bernard Wood, Frans Zonneveld, "Implication of Early Hominid Labryntine Morphology for Evolution of Human Bipedal Locomotion", Nature, Vol 369, June 23, 1994, pp. 645-648.
65 Holly Smith, American Journal of Physical Antropology, Vol 94, 1994, pp. 307-325. 
66 Fred Spoor, Bernard Wood, Frans Zonneveld, "Implication of Early Hominid Labryntine Morphology for Evolution of Human Bipedal Locomotion", Nature, vol 369, June 23, 1994, p. 645-648.
67 Tim Bromage, New Scientist, vol 133, 1992, p. 38-41.
68 J. E. Cronin, N. T. Boaz, C. B. Stringer, Y. Rak, "Tempo and Mode in Hominid Evolution", Nature, Vol 292, 1981, p. 113-122.
69 C. L. Brace, H. Nelson, N. Korn, M. L. Brace, Atlas of Human Evolution, 2.b. New York: Rinehart and Wilson, 1979.
70 Alan Walker, Scientific American, vol 239 (2), 1978, p. 54.
71 Marvin Lubenow, Bones of Contention, Grand Rapids, Baker, 1992, p. 83.
72 Boyce Rensberger, The Washington Post, November 19, 1984.
73 Ibid.
74 Richard Leakey, The Making of Mankind, London: Sphere Books, 1981, p. 62.
75 Marvin Lubenow, Bones of Contention, Grand Rapids, Baker, 1992. p. 136.
76 Erik Trinkaus, "Hard Times Among the Neanderthals", Natural History, vol 87, December 1978, p. 10; R. L. Holloway, "The Neanderthal Brain: What Was Primitive", American Journal of Physical Anthropology Supplement, Vol 12, 1991, p. 94.
77 Alan Walker, Science, vol 207, 1980, p. 1103.
78 A. J. Kelso, Physical Antropology, 1st ed., New York: J. B. Lipincott Co., 1970, p. 221; M. D. Leakey, Olduvai Gorge, Vol 3, Cambridge: Cambridge University Press, 1971, p. 272.
79 S. J. Gould, Natural History, Vol 85, 1976, p. 30.
80 Time, November 1996.
81 L. S. B. Leakey, The Origin of Homo Sapiens, ed. F. Borde, Paris: UNESCO, 1972, p. 25-29; L. S. B. Leakey, By the Evidence, New York: Harcourt Brace Jovanovich, 1974.
82 "Is This The Face of Our Past", Discover, December 1997, pp. 97-100.
83  A. J. Kelso, Physical Anthropology, 1.b., 1970, pp. 221; M. D. Leakey, Olduvai Gorge, Vol 3, Cambridge: Cambridge University Press, 1971, p. 272.
84 Donald C. Johanson & M. A. Edey, Lucy: The Beginnings of Humankind, New York: Simon & Schuster, 1981, p. 250.
85 Science News, Vol 115, 1979, pp. 196-197.
86 Ian Anderson, New Scientist, Vol 98, 1983, p. 373.
87 Russell H. Tuttle, Natural History, March 1990, pp. 61-64.
88 Ruth Henke, "Aufrecht aus den Baumen", Focus, Vol 39, 1996, p. 178.
89 Elaine Morgan, The Scars of Evolution, New York: Oxford University Press, 1994, p. 5.
90 Solly Zuckerman, Beyond The Ivory Tower, New York: Toplinger Publications, 1970, p. 19.


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