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Sistemi di allevamento Giri
di vite Alcune sono basse,
altre ad altezza d'uomo, altre ancora "pergolate", o più spesso si allungano
in orizzontale appoggiate su fili d'acciaio. Le forme di allevamento della vite
sono differenti e profondamente diverse l'una dall'altra: tutte però, condizionano
in modo decisivo il livello qualitativo del prodotto finale. La vitis vinifera
è infatti un rampicante, un po' come l'edera, ed è possibile creare
una "traccia" per il suo sviluppo in modo da renderne ottimale la maturazione
delle uve e più facile la raccolta. La scelta del sistema di allevamento
da utilizzare dipende da molti fattori: innanzi tutto il clima, in alcune zone
bisogna cercare il più possibile l'esposizione al sole o all'aria, in altre
bisogna proteggere il frutto dai raggi troppo violenti o da umidità troppo
elevate. Molto dipende poi dal tipo di terreno, dalle caratteristiche del vitigno
impiantato, dalla destinazione enologica dalle scelte produttive, dall'eventuale
meccanizzazione del vigneto... I sistemi di allevamento più diffusi sono
circa una decina. Quello dell'"alberello", una pianticella tenuta a un'altezza
di 30-40 centimetri da terra, è un sistema adottato di solito nelle zone
calde dove l'acqua scarseggia o nelle zone fredde per sfruttare al meglio il calore
dei terreni. Il "Guyot", uno dei sistemi di allevamento più diffusi
prevede che sul fusto, alto 50-80 centimetri, vengano sistemati diversi fili orizzontali
tra i pali, al più basso dei quali viene legato il capo al frutto. Gli
altri rami sono legati verticalmente ai fili superiori. È un sistema che
può adattarsi a diverse varianti. Nel "Cordone speronato" il fusto
della pianta può arrivare a un metro di altezza; la
potatura
è fatta in modo da far sviluppare un andamento orizzontale su un filo di
ferro sul quale si trovano gli speroni (i tralci). Simile al precedente il
"Cazenave" che prevede la creazione di nuovi capi a frutto che partendo dalla
branca orizzontale vengono inclinati verso l'alto. Adatto alle grandi produzioni
è il sistema "Sylvoz" che prevede un tralcio orizzontale alto da cui dipartono
i rami fruttiferi arcuati verso il basso. Una variante dello Sylvoz è il
sistema "Casarza" che prevede l'impianto di due viti contro lo stesso palo e l'andamento
orizzontale dei tralci legnosi. Si forma così un cordone permanente con
un imponente sviluppo fogliare che offre una buona protezione ai grappoli.
Sotto il nome di "pergola" vanno numerose forme di allevamento che si differenziano
da regione a regione. Particolarmente usata nel Triveneto ha come caratteristica
di base quella di formare un vero e proprio tetto vegetale. Studiato per l'uso
delle macchine vendemmiatrici è infine il "Geneva double courtain", che
prevede la crescita della pianta fino a un metro e mezzo e la creazione di due
corridoi perpendicolari ai filari da dove scendono dall'alto i germogli.
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